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venerdì 14 marzo 2008

La calunnia è un venticello

La calunnia è un venticello
Un'auretta assai gentile
Che insensibile sottile
Leggermente dolcemente
Incomincia a sussurrar.

Sono reduce da un incontro svoltosi all'Università di Torino il cui titolo era "Contro ogni integralismo per la libertà di espressione: dibattito in solidarietà ai 162 professori accusati di far parte di una lobby ebraica". Partendo da questo episodio, al sottoscritto è stato chiesto - tra l'altro con un brevissimo preavviso - di fare un intervento sul boicottaggio annunciato della Fiera del Libro di Torino la quale ha scelto come ospite d'onore per questa d'edizione lo Stato d'Israele. La registrazione la potete vedere qui, sul sito di Radio Radicale. Nel mio intervento ho sostanzialmente ribadito quanto già scritto su questo blog in più occasioni. Mi è stato chiesto per esempio se c'è un limite alla libertà di espressione, e ho risposto che secondo me - anche a costo di scandalizzare il pubblico - un limite alla libertà di espressione c'è. E quel limite invalicabile è il rispetto dell'interlocutore e della sua sensibilità. Non si può insultare ed infamare la gente nascondendosi dietro la libertà di espressione. Quindi ho ricordato che l'antisemitismo è un fenomeno che coinvolge sia gli ebrei che i musulmani di etnia araba - anch'essi semiti - presenti in Italia. Gli ultimi episodi che hanno preso di mira i musulmani in Lombardia (scritte razziste, attentati incendiari ai luoghi di culto ecc) hanno molto in comune con il clima dell'antisemitismo favorito dal Nazismo. Personalmente, tra l'altro, trovo molto più preoccupante che un candidato importante alle politiche si rifaccia pubblicamente ad un'ideologia che ha fatto dell'antisemitismo una bandiera che un blog delirante che - senza voler siminuire la gravità dell'episodio - ripubblica una lista di docenti ripescata da internet qualficandoli con frasi sconslusionate come "lobby".

In ogni caso - ho affermato - non me la sento di accusare di antisemitismo tout court coloro che hanno scelto il boicottaggio come mezzo per protestare contro la politica dello stato d'Israele. Soprattutto se si prende in considerazione che il boicottaggio è un mezzo pacifico e civile di espressione del dissenso. Mi spiace solo perché la Fiera del libro è un luogo dove si deve discutere di cultura e non di politica e boicottarlo significa privarsi di un'ottima occasione per sentire cosa hanno da dire gli autori israeliani, anche se contrari alle loro posizioni o motivazioni. Ho concluso l'intervento dicendo che mi spiaceva molto che non ci fosse la Prof.ssa Santus, protagonista di una singolare protesta a favore di Israele nei corridoi dell'Università, poiché la sua assenza dava ragione a coloro che non vogliono il dibattito e il confronto. Tra l'altro io stesso avrei voluto chiederle - dal momento che l'incontro era dedicato all'intolleranza e ai pregiudizi- il motivo per cui ha rinunciato alla partecipazione inviando una lettera - di cui conservo copia - in cui afferma che "l'Islam ci (gli ebrei, ndr) vuole eliminare dalla faccia della terra". Personalmente non credo che l'Islam - Sic et Simpliciter - e cioè i musulmani, vogliano eliminare gli ebrei dalla faccia della terra e non credo che tirare in ballo il dato religioso possa essere d'aiuto nella soluzione di un conflitto che è di natura politica.

Insomma: non mi sembra di aver detto né più né meno di quanto sostenuto innumerevoli volte su questo blog e in altri incontri/dibattiti (Vedi qui e qui solo per fare un esempio). Ebbene: come pensate che sia finita? Ad un certo punto mi alzo scusandomi causa impegno pregresso. Mentre mi avvio verso l'uscita sento una signora che non si è qualificata e che non posso qualificare agitarsi e borbottare "Dovete vedere cosa scrive sul suo blog". Torno quindi da lei e le chiedo se è sicura di avermi riconosciuto come autore del blog di cui si lamenta e lei mi risponde, a voce altina - e alla faccia del dialogo, confronto e apertura mentale di cui si era parlato fino a quel momento - che "non vuole avere nulla a che fare con me, e quindi tanto meno parlare e spiegarsi". A questo punto esco, annullo il mio appuntamento e torno sul palco. Mi viene data la parola di nuovo e annuncio di essere appositamente tornato per chiedere conto alla signora di un'accusa gravissima rivoltami in pubblico, ovvero quella di aver detto cose diverse da quelle che scrivo abitualmente sul blog. Per fortuna - ho ricordato alla signora - non scrivo né in arabo né in cinese bensi in italiano e quindi l'ho pregata, dal momento che si è lamentata di essere stata addirittura attaccata sul sito, di presentarsi e di farci qualche esempio delle incompatibilità da lei rilevate. Ebbene, la signora non solo non si è presentata ma ha tenuto a precisare che non era lei quella attaccata "direttamente" (sic) ma qualcun'altro misterioso quanto lei. Poi ha raccomandato al pubblico di cercare il blog su internet e farsi un giudizio, rifiutandosi quindi di dare un solo - unico - esempio delle cose gravissime che io starei scrivendo da queste parti. A questo punto non potevo, come conclusione del dibattito, che ricordare che il dissenso - una volta reso pubblico, diventando quindi oggetto di confronto e di discussione - non può che essere legittimo. Quando invece cova in silenzio rifiutando di manifestarsi oppure si esprime con mezze frasi ambigue e sottintesi, possiamo tranquillamente desumere che ha qualcosa da nascondere. E questo non è certo il mio caso.