Notizie

Loading...

lunedì 14 aprile 2008

Nessuna resa

Il 29 aprile del 2006, pensavo che la "feroce propaganda tesa a dipingere una maggioranza divisa su tutto e in procinto di cadere prima ancora di nascere non farà che spingere i vari leader della Sinistra italiana a cercare ogni tipo di compromesso politico e di rinuncia diplomatica per durare. Ne va della propria reputazione, delle cariche ricoperte e quindi dell'esito delle prossime campagne elettorali. L'elettorato di sinistra, che stavolta è andato – non nascondiamocelo – a votare a malavoglia non perdonerà mai alla propria leadership un' eventuale bagarre che porti alla caduta prematura del governo. E non perdonerà loro nemmeno qualsiasi deroga o mancanza nelle riforme proposte e sottoscritte nel programma". La mail che un amico impegnato politicamente mi ha recentemente mandato esemplifica lo stato d'animo in cui versa oggi il popolo della Sinistra: "Il sedicente governo di centrosinistra ha tradito le tante aspettative di molti cittadini, italiani e non, usciti dal tunnel del governo Berlusconi. Non una delle leggi vergogna lasciate dal precedente governo, non dico cancellate, ma messe in discussione nel loro assetto socio culturale. Non hanno fatto nulla. Figuriamoci, poi, approvare la legge Ferrero Amato che sicuramente non era rivoluzionaria. Anzi hanno approvato il pacchetto sicurezza contro i cittadini rumeni, ormai comunitari ma sempre sotto esame". All'epoca, preannunciando intimamente questa clamorosa sconfitta politica e morale, scrissi: "Non so se questo governo durerà cinque anni, due anni, o sei mesi, anche se penso che ce la farà a durare a lungo. Ma so di certo una cosa: per quel periodo che sarà in carica non ci sarà tempo da perdere, si dovranno fare pressioni per ottenere le riforme più importanti ed attuarle subito. La fortuna degli immigrati, che finora sono rimasti in secondo piano, sarà nel riuscire a formare in questo periodo propizio strutture in grado di condizionare il corso degli eventi, e nel riuscire ad inserirsi nel meccanismo politico e sociale del paese per far sentire la propria voce e le proprie esigenze ed essere di conseguenza accontentati".

Winston Churchill diceva: "l'abilità politica è l'abilità di prevedere quello che accadrà domani, la prossima settimana, il prossimo mese e l'anno prossimo. E di essere cosi abili, più tardi, da spiegare perché non è accaduto". Avevo preso un abbaglio, sopravalutando - oltre la sinistra governativa - il mondo degli immigrati presenti in Italia. Se il governo di Centro sinistra non ha avuto interesse nel promuovere leggi a favore degli immigrati, è soprattutto perché gli immigrati stessi non si sono dati da fare. Anzi, persino quei pochi progetti pilota (tipo la Moschea di Colle Val D'Elsa), che avrebbero dovuto essere oggi pienamente funzionanti e consolidati, si sono arrenati. La responsabilità quindi è anche dei diretti interessati, che in due anni di tempo non sono riusciti a mettere in piedi la benché minima azione dimostrativa (manifestazione, sciopero nazionale, o altro) per rivendicare e sollecitare i propri diritti. Ho impiegato poco tempo per capire che la salvezza degli immigrati in Italia non sarebbe mai provenuta dalle masse, bensi da una lobby che ne rappresenti gli interessi. Appena due mesi dopo le elezioni, nel luglio 2006, scrissi infatti una serie di tre post in cui mi sono posto una domanda dando contemporaneamente la risposta più appropriata: "Che cosa possiamo fare, oltre che spronare i nostri leader o coloro che si candidano a diventarlo, ad essere un po’ più attivi e un po’ più decisi nella difesa degli interessi delle comunità immigrate? In particolare, parlando dei musulmani e più in generale degli arabi, che cosa si potrebbe fare per frenare il vergognoso trend imboccato da politici e giornalisti occidentali in questi ultimi anni, caratterizzato dall’allarmismo, dal sensazionalismo, dalla faziosità populista? La risposta è molto semplice: creare una lobby". Un progetto ambizioso, soprattutto laddove si parlava di ingenti strumenti finanziari, esperti di immagine, strutturecapaci e campagne mediatiche. Ambizioso, certo, ma non impossibile.

Alla vigilia di queste elezioni, che molto probabilmente vedranno il ritorno della destra al potere, e lo scatenarsi delle forze più retrive in materia di immigrazione, è legittimo pensare che sarà dura sia per gli immigrati che per chi ne ha difeso i diritti in questi anni. La presenza sulla scena politica e mediatica di alcuni personaggi ambigui e dal ruolo discutibile non aiuta di certo a tracciare un profilo roseo in materia. Sarà sostanzialmente un momento di crisi, e probabilmente qualcuno - fra gli ideologi e i sostenitori delle tenebre - si illude pensando che sarà anche un momento appropriato per la "resa dei conti". Ebbene, credo che sia utile ricordare che se il governo di Centro Sinistra non si è mosso, in questi due anni, per conto degli immigrati, questo non significa che gli immigrati di Centro Sinistra siano rimasti inerti a guardare la sua immobilità. L'eventuale vittoria - si spera monca - della Destra in queste elezioni - e lo dico a quelli che si illudono di poter finalmente chiudere la "questione Immigrati" a proprio favore 10 a 0 - non significa che gli immigrati abbiano intenzione di alzare bandiera bianca o scendere a compromessi. A meno che questi compromessi, ovviamente, non prevedano risultati in linea con ciò che gli immigrati stessi vorrebbero ottenere in cambio del loro sudore e delle loro tasse: il diritto di voto. Personalmente continuerò a scrivere e a rivendicare i diritti degli immigrati, come ho fatto "sotto" qualsiasi schieramento - e posso tranquillamente dire che sono confortato dall'appoggio di molte forze a favore della stessa battaglia - per un'Italia multetnica in cui sia presente un Ministero per l'Uguaglianza e non un Ministero della cosiddetta Identità nazionale.

Alla faccia vostra, il dialogo continuerà.