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mercoledì 28 maggio 2008

Beati gli assetati di giustizia

Da tutta Europa si levano voci indignate per il carnevale di razzismo e xenofobia che imperversa da giorni, impunito e indisturbato, in Italia. Un clima che denuncio da anni ma che solo nelle ultime settimane ha cominciato a materializzarsi sotto la forma di vergognosi raid contro gli stranieri e le loro proprietà. Il vicepremier spagnolo Maria Teresa Fernandez de la Vega ha dichiarato che "il governo spagnolo rifiuta la violenza, il razzismo e la xenofobia, e pertanto non può approvare quanto sta succedendo in Italia". Subito dopo è intervenuto il ministro del Lavoro e dell'Immigrazione spagnolo, Celestino Corbacho, che ha affermato che le politiche sull'immigrazione del governo italiano "pongono l'accento più sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno" e "intendono criminalizzare il diverso". El Pais in un editoriale intitolato "Populista e xenofoba" ha affermato che "alcune delle prime iniziative del governo Berlusconi in materia di sicurezza sono molto inquietanti per il razzismo che nascondono". Poi sono arrivate le dichiarazioni dell'Eurodeputata Vicktoria Mohacsi in visita per due giorni ai campi Rom: "L'Italia non ha una politica sull'immigrazione, non ha mai riconosciuto i Rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche. Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento".

Tutte queste dichiarazioni sono state ovviamente accolte da un coro di indignazione bipartisan.
I ministri, parlamentari e eurodeputati italiani si sono prontamente mobilitati per difendere la reputazione internazionale del Bel paese. La Farnesina non ha perso tempo per protestare e pretendere scuse ufficiali. Le accuse di razzismo e xenofobia sono state prontamente respinte al mittente. L'aspetto tragicomico della faccenda è che, nel frattempo, a Napoli, decine di camorristi e mafiosi - coadiuvati dalla popolazione locale - mettevano allegramente a ferro e a fuoco le baracche fatiscenti in cui erano rifugiate le famiglie Rom, prontamente "scortate" dalla Polizia lontano dagli aspiranti linciatori. A Roma, decine di giovani neofascisti, ancora una volta protetti dall'omertà del quartiere, assaltavano e sfasciavano allegramente i negozi degli immigrati. In altre parole, negli stessi giorni in cui tutti si affannavano a dire che "No, non è vero, in Italia gli immigrati vengono accolti con i palloncini colorati", mafiosi e neofascisti portavano avanti imponenti azioni dimostrative, confidando nella complicità dell'opinione pubblica e mediatica. Viene spontaneo chiedersi quale infelice congiuntura astrologica abbia trasmesso a questi signori la sicura sensazione di poter tranquillamente uscire per strada a decine, con i volti coperti e le mazze chiodate in mano, croci uncinate al collo e braccia tese nel saluto romano, a picchiare gente inerme e a buttare molotov. A sentire il bravissimo regista Claudio Lazzaro, "quando la base di questi movimenti si sente sdoganata e legittimata dal sistema politico, allora, con ogni probabilità, diventa più aggressiva, tende a recuperare lo spazio che per anni si era vista negare".

In questo clima, trovo altamente preoccupante che il Ministro dell'Interno, in un'intervista a Repubblica, affermi che "L'Italia non è un paese razzista. Episodi di questo tipo talvolta sono alimentati dai delitti commessi dai clandestini. Nomadi che rapiscono neonati, violenze sessuali dei rumeni, incidenti stradali provocati da extracomunitari che finiscono pure in tv. Il pacchetto cerca di evitare reazioni che sono ovviamente da condannare. E che hanno a che fare con miti e subculture del passato che vanno combattute oltre che col codice anche sul piano culturale". Non riesco a capire come gli "episodi" di violenza xenofoba possano essere combattuti sul piano culturale quando lo stesso Ministro ripropone l'intero repertorio di pregiudizi che criminalizzano gli immigrati. Intanto quella dei bimbi rapiti da zingari è un "classico" per gli studiosi di leggende metropolitane. Lo dicono gli esperti interpellati dalla Reuters. Le statistiche dicono chiaro e tondo che le violenze sessuali sono commesse soprattutto da italiani, in primo luogo stretti famigliari e conviventi. Gli incidenti stradali provocati da extracomunitari fanno più notizia perché pubblicizzati più di quelli provocati da italiani ubriachi o drogati, da mezzi di informazione generalmente abituati a osannare stragisti e serial killer di ogni colore. Ma a che serve raccontare tutto ciò? Come diceva Angelo Cecchelin "Beati quei che ga sede de giustizia, perché i sarà giustiziai"(*)

(*) Beati gli assetati di giustizia, perché saranno giustiziati.