Notizie

Loading...

giovedì 15 maggio 2008

Bruciano i campi

Rom, fratello mio
di Paola Caridi

Bruciano i campi, mentre l'accusa contro un'adolescente rom, di aver tentato di rapire un neonato, si trasforma in una presunta accusa. Bruciano i campi dei nomadi (e non solo) attorno a Napoli, e sembra che la procura abbia aperto un fascicolo per possibili implicazioni della camorra. Bruciano i campi rom, e in Italia il silenzio è totale. Nessuno s'indigna, denuncia, condanna, salvo l'eccezione ancora una volta encomiabile di Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato Onu in Italia. Vox clamans, come spesso ormai succede. Ma cosa succede invece all'Italia? E che cavolo rimane di quello che mi aveva insegnato la Costituzione? Bruciano i campi, e questo non ci riguarda. Salvo il fatto che questi sono i primi frutti avvelenati (e purtroppo i primi di una raccolta che sarà abbondante) di quel neanche più tanto sottile martellamento mediatico che va in onda da anni, su alcuni quotidiani di larga diffusione, su alcuni telegionali, su alcuni programmi di informazione: un martellamento in cui la xenofobia è solo coperta da un leggero velo, oppure è veicolata attraverso l'angoscia della sicurezza. La xenofobia, però, è xenofobia. Il razzismo è razzismo, e non è più cattivo e velenoso se riguarda un gruppo piuttosto che un altro. Razzismo lo è sempre. E per fortuna che gli amici sono tali anche perché c'è un comune sentire. Wlodek Goldkorn non poteva esprimere meglio quel sentimento da Cassandra che provo ormai da molto tempo. Un sentimento che temeva l'arrivo di tempi oscuri, e che ora i tempi oscuri non li vede neanche più all'orizzonte. Li vede travolgere con le fiamme i campi rom attorno a Napoli. Il silenzio è comunque, appartiene a maggioranza e opposizione. E questo è ancora più preoccupante. Il significato è: meglio seguire quello che si ritiene essere il comune sentire della gente. Parecchi decenni fa, il comune sentire della gente dava vita ai pogrom. Che faremo? Lo seguiremo anche in quel caso?