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lunedì 26 maggio 2008

CPT, CDT e DDT

Manifesto fascista risalente alla guerra d'Etiopia
La scritta recita: Armamenti. Ecco l'arma più opportuna.
Sulla prima pagina di Repubblica di Giovedi scorso erano annunciati, nel sottitolo e a grossi caratteri cubitali, "limiti ai matrimoni misti" nell'ambito del nuovo "pacchetto sicurezza" voluto dal governo. E' la seconda volta che un quotidiano rilancia simili avvertimenti alle aspiranti coppie procreatrici di "bastardi" in Italia: nel 2005, infatti, "La Stampa" di Torino - riprendendo la fatwa dei Vescovi - aveva titolato: "Italiani, non sposate gli islamici". Niente allarmismo, per carità: ancora non c'è nulla di paragonabile alle leggi razziali del 1938, dove "L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti" o che sanciscono che "Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni" di una determinata razza o cittadinanza.

Ma siccome da qualche parte si deve pur incominciare, non sono mancati - in tempi recenti - casi di sindaci che vietano i matrimoni in caso di mancanza del permesso di soggiorno di uno dei coniugi, che sottopongono questi ultimi a esami di lingua o che escludono gli studenti extracomunitari dalle borse di studio. Non parliamo poi del "Commissario Speciale dei Rom" o della "Questione islamica", termini che evocano i tempi bui degli "Specialisti della Questione ebraica". E' proprio partendo da queste premesse, che si può legittimamente pensare all'introduzione di misure più draconiane nella "lotta" contro i clandestini. D'altronde il titolo principale di Repubblica era altamente evocativo: "Clandestini e rifiuti. Pugno di Ferro". Come se i clandestini dovessero essere smaltiti e - perché no? - inceneriti al pari dei sacchetti della spazzatura.

Qualche volta però la creatività italiota prende il soppravvento e tenta di usare termini che non evochino cosi apertamente il buio passato - neanche tanto "passato" - del bel paese. In effetti, non riesco più a contare il numero di volte in cui i cosiddetti "CPT", Centri di Permanenza Temporanea, hanno cambiato nome. Da "Centri di Permanenza Temporanea" a "CPA", Centri di Prima Accoglienza, si è sempre cercato di mascherare dietro qualche nome altisonante la realtà di questi centri. L'ultimo pacchetto sicurezza intendeva etichettarli come "CDT", Centri di Detenzione Temporanea, poi ci hanno ripensato e intendono chiamarli "CIE", Centri di Identificazione ed Espulsione. Stavolata almeno non si può che applaudire la coerenza degli estensori del Pacchetto Sicurezza: finalmente hanno avuto il coraggio di etichettare quei posti per quello che - in parte - sono, ovvero delle squallide prigioni con tanto di mura, filo spinato, guardie armate e rivolte dei detenuti.

In realtà il termine "prigioni" è un eufemismo. Perché in quegli "Alberghi a 5 stelle" come ebbe a definirli Borghezio, si viene "picchiati e umiliati dalle forze dell'ordine, costretti a sopravvivere tra escrementi e violenze, offesi nel pudore e nella dignità". "Gli immigrati appena sbarcati vengono fatti sfilare nudi tra i carabinieri che li schiaffeggiano, dei musulmani obbligati dai militari a guardare film pornografici, e per chi rifiuta, insulti e botte". Scene degne della descrizione di un lager: "Spogliati nudo" dice il carabiniere ad un ragazzo in canottiera che sta tremando per il freddo e la paura. Lui non capisce. Resta immobile un minuto intero. "What is the problem", urla il carabiniere e gli tira uno schiaffo sulla testa. L'immigrato, pallido e magro come uno scheletro, trema. Altro schiaffo. Tutte le persone in quel momento nude davanti ai carabinieri vengono prese a schiaffi...".

E' di ieri la notizia di un immigrato morto - dicono di Polmonite - nel CPT di Torino. "Ho perso la voce a furia di urlare - spiega un compagno di camerata - a mezzanotte e quarantacinque gridavamo tutti. Dopo un po' è arrivato un addetto della Croce Rossa. "Fino a domani mattina non c'è il medico", ha spiegato. Poi se n'è andato. Hassan si è steso sul suo letto, era caldo, stava malissimo...". La mattina successiva il medico si è scomodato per constatare il decesso. Gli altri immigrati hanno annunciato uno sciopero della fame. "Fate qualcosa per noi - urlano - dite la verità. Venite a vedere come siamo trattati. Qui siamo come in un canile, dove se abbai nessuno risponde". Mi chiedo perché non chiamano queste strutture "Centri di Concentramento Temporanei". O, se lo trovano proprio imbarazzante, non lasciano stare le sigle CPT, CPA, CDT e CIE e non adottano direttamente la sigla DDT: diclorodifeniltricloroetano, il pesticida più conosciuto nel mondo. Tutto sommato il passaggio da clandestino-rifiuto al clandestino-scarafaggio è breve (Kafka docet). Una sigla, una garanzia. In attesa della "Soluzione finale", ovviamente. Verso la catastrofe, con ottimismo.