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lunedì 19 maggio 2008

Lunga vita al Fratello Colonnello

Più volte, in passato, alcuni commentatori di questo blog hanno misteriosamente accennato a ciò di cui sarebbe "capace il popolo italiano" qualora dovesse "stufarsi della presenza degli zingari e degli extracomunitari". Di cosa sia capace, questo popolo che vanta santi, navigatori, poeti e brava gente ma che si guarda bene dal punire - e anzi incoraggia e premia - gli incalliti razzisti che ne fanno parte, l'abbiamo visto nei giorni precedenti. Lo descrive molto bene una lettrice di questo blog, riprendendo la cronaca dei recenti pogrom anti-zingari: "ragazzi in motorino lanciano una molotov contro la casa di un vostro vicino. L'incendio brucia in parte l'appartamento ma, per fortuna, l'uomo, la donna e i due bambini che ci vivono se la cavano. Spaventati, ma incolumi. Poi è la volta di un intero quartiere: arrivano a centinaia con i bastoni e le bottiglie incendiarie. La gente scappa e si rifugia da parenti. Un bambino che vive ad un paio di isolati da casa vostra viene circondato da gente ostile che, sapendo che è del vostro paese, lo insulta, lo schiaffeggia, lo spinge a forza dentro una fontana. Il bambino è piccolo, forse piange, forse stringe i denti perché la violenza degli altri è un pane duro che ha imparato a masticare sin da quando è nato. La furia non si placa: anche i quartieri vicini sono sotto assedio. Raccolte in fretta poche povere cose intere famiglie si allontanano. La polizia non ferma nessuno degli incendiari ma "scorta" voi e i vostri compaesani. Andate via. Non sapete dove. Lontano dalle molotov, lontano dalla rabbia, lontano dalla ferocia di quelli che sino al giorno prima vivevano a poche centinaia di metri da voi. Andate in cerca di un buco nascosto dove, forse, potrete resistere per un po'. Fino alla prossima molotov".

L'Italia sta cominciando a raccogliere i frutti di un seme - quello della xenofobia - piantato tanti anni fa e cresciuto con amorevole cura dai media e dagli esponenti politici di destra e di sinistra. Non vi è alcun dubbio che uno dei primi obiettivi della campagna xenofoba avrebbe preso (ed ha ancora intenzione di prendere) di mira la comunità islamica in Italia: era chiaramente scritto nei manifesti e nei proclama di alcuni partiti politici che si sono presentati alle ultime elezioni. Se ciò non è successo (ancora) lo dobbiamo a Saif Al Islam, figlio del Fratello Colonnello Muammar Al Gheddafi, che - riferendosi a Calderoli - ha parlato di «ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la Libia» qualora l'esponente leghista entrasse nel nuovo governo». Lo dobbiamo ad Abdul Alim al Abyat (Lega Araba) che ha affermato che «se veramente un personaggio di questo tipo diventasse ministro, personalmente penso che ci potrebbero essere problemi nei rapporti con il vostro Paese». Ovviamente la nomina di Calderoli era più che scontata visto il successo della Lega nelle ultime elezioni. Ecco perchè il significato politico delle dichiarazioni lanciate da un paese che controlla importanti risorse petrolifere e le acque da cui transitano gli immigrati clandestini era più che chiaro. Non a caso Calderoli si è subito scusato, parlando del "più profondo rispetto per tutte le civiltà" e dicendosi "convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi".

Un sondaggio sul sito del Corriere chiedeva se era giusto che la Libia intervenisse sulla nomina di Calderoli. L'86% ha risposto di no. Io invece applaudo la presa di posizione araba sulla nomina di Calderoli e personalmente la estenderei anche ad altri esponenti del governo attuale. Le dichiarazioni di Gheddafi Junior e della Lega Araba sono più che condivisibili. Rientrano a pieno titolo nell'ambito della libertà di espressione. Non riesco a capire perché i governi occidentali sono liberi di criticare gli altri paesi definendoli canaglia e mettendoli sotto costante osservazione, bollare i loro governi come terroristici, interferire nei loro affari interni, minacciare o applicare sanzioni ed embarghi, mentre ad un paese chiave del Medio Oriente, pienamente riabilitato politicamente ed economicamente dagli Stati Uniti e dalla UE, non è permesso dire la sua su una nomina ministeriale controversa. Il governo del Fratello Colonnello Gheddafi si è sempre espresso senza peli sulla lingua, anche nei confronti di altri leader del mondo arabo. E in effetti Bossi ha poco elegantemente affermato che "La lingua di Gheddafi è sempre stata lunga". Non c'è da scandalizzarsi quindi se lo ha fatto anche con l'Italia, che con la Libia ha un sanguinoso conto coloniale in sospeso. L'Italia è libera di scegliersi i suoi ministri ma anche la Libia è libera di dire come la pensa su queste nomine e di prendere i provvedimenti adeguati di conseguenza, dal blocco dei visti per l’ingresso degli italiani alla nazionalizzazione delle attività dell’Eni in Libia. Ora che nemmeno la Sinistra si preoccupa dei destini degli immigrati, la forte presa di posizione della Libia non può che risollevare il loro morale. Lunga vita al Fratello Colonnello!