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lunedì 16 giugno 2008

Dello sputar nei piatti

Su "La Stampa" dell'altro ieri c'era un articolo che raccoglieva gli umori del dopo-partita tra le tifoserie italiane e rumene residenti a Torino. In particolare, si è parlato di come era il clima al parco cittadino dove da circa un mese si svolge il festival rumeno. Proprio li infatti si era concentrata - racconta il cronista - la maggioranza dei tifosi della Romania che ovviamente tifavano per il loro paese di origine. Sempre in quel parco, però, era presente anche un'italiana e un marocchino che tifavano invece Italia. Fin qui non c'è nulla di male, ci mancherebbe altro: almeno loro non sono stati picchiati. Mi ha colpito però la dichiarazione del cittadino marocchino al quotidiano torinese: tifa Italia perché "non si sputa nel piatto dove si mangia". Come ben sapete, ho avuto modo di leggere la frase appena citata un'infinità di volte su questo blog. Corollario immancabile di tutte le accuse di "razzismo anti-italiano" che mi vengono rivolte nonché degli inviti a tornare nel mio paese, "visto che nessuno ti ha invitato qui". E più volte ho avuto modo di specificare che "è vero che non sono stato invitato. Ho scelto io di venire qui. E quindi sceglierò io - o il destino - quando andarmene". Come conseguenza naturale del fatto che la mia presenza in Italia è il risultato di una mia autonoma decisione e ben conscio che non sono affatto un'ospite - visto che nessuno mi mantiene - io non ritengo di sputare in nessun piatto. Anzi, in linea con le altisonanti dichiarazioni a difesa della democrazia e della libertà di espressione che vengono spesso e volentieri ribadite da queste parti, credo di essere pienamente autorizzato a dire come la penso e a criticare apertamente tutto ciò che secondo me non funziona.

Ecco perché sono letteralmente saltato sulla sedia leggendo la dichiarazione dell'immigrato marocchino che ritiene di dover tifare Italia per un - mi sembra di capire - non meglio precisato "senso di gratitudine". Voglio dire all'amico marocchino - e a tutti gli immigrati e discendenti di immigrati che leggono questo blog (e siete in tanti) che nessuno, proprio nessuno, vi ha regalato o ha regalato ai vostri genitori alcunché. Gli immigrati sono venuti qui, hanno trovato lavoro - in condizioni spesso difficilissime, se non degradanti - perchè ce n'era bisogno. E tutto quello che finora hanno ottenuto, l'hanno ottenuto con il sudore della loro fronte, con il loro sforzo, con la loro tenacia, con la loro creatività. Non per qualche benevolenza da parte di qualche misterioso "portatore di piatti", a meno che - ad un certo punto - non abbiano veramente dovuto ricorrere all'aiuto di qualche struttura missionaria. E il merito, in questo caso, va esclusivamente alla struttura missionaria in questione. Io so che all'italiano medio - che spesso e volentieri capita su questo sito - piacerebbe avere immigrati che "non sputano nel piatto dove mangiano". E che quindi decantino le lodi dell'italiano brava gente, il suo innato buonismo e generosità, che gli permette di civilizzarsi e progredire. E che quindi, di rimando, non protesta, non si lamenta e soprattutto tifa per gli Azzurri. D'altronde è proprio per questo che gente come Magdi Allam piace tanto. Io invece faccio quello che faccio e dico quello che dico perché so quello che faccio e quello che dico. Qualcuno sostiene che sembro addirittura "incattivito" nonostante "mi venda bene". La realtà è che io protesto per conto di chi non se lo può permettere. Solo un deficiente infatti può credere che il rumeno che sale sul pullman e ritrova la scritta "Rumeni di merda" rimanga impassibile. Solo un deficiente può pensare che il marocchino che accende il televisore e si ritrova con un politico che spara a zero sui "marocchini che stuprano le nostre donne" non abbia nulla da ridire. Solo un deficiente può credere che un immigrato che si ritrova umiliato e maltrattato quando deve espletare le procedure burocratiche che lo riguardano sia in vena di cantare lodi e inni al paese che generosamente gli permette di "restare". Solo un deficiente può credere che un immigrato che vive e paga le tasse da più di trent'anni in Italia senza riuscire ad avere la cittadinanza (e senza neanche poterla garantire ai figli nati e cresciuti in Italia) sia contento e felice come una pasqua.

Però - è vero - non ci sono in giro molti immigrati che affermano cose di questo scandalosissimo tenore. Il che mi fa sembrare appunto un seminatore di zizzania e un propagandista di odio e la cosa diventa ancor più inspiegabile alla luce del fatto che io, personalmente, non ho nulla di cui lamentarmi. Ebbene, è buono sapere che c'è un sistema - perfettamente collaudato - che è riuscito ad imporre l'omertà agli immigrati residenti in questo paese. Io sfuggo a quel sistema semplicemente perché non temo le conseguenze delle mie affermazioni (che sono tra l'altro stra-lecite) e perché so di potermelo permettere. Se parli male dell'Italia e protesti, rischi di essere accusato di non essere integrato o di odiare il paese e quindi essere oggetto di qualche denuncia o delazione che ti crei problemi. Gli immigrati hanno paura di parlare, hanno paura di protestare e questo - secondo il mio modesto parere - è la prova provata che non sono effettivamente integrati. Non per colpa loro, ma per colpa di chi non tollera che dicano apertamente come la pensano, bollando invece chi - come il sottoscritto - afferma che gli immigrati (anche di successo e residenti da tanti anni in Italia), nel privato delle loro discussioni, confermano di essere scontenti e insodisfatti per il trattamento loro riservato. Ecco perché all'immigrato che tifa Italia "per non sputare nel piatto dove mangia", io preferisco quello che ha dato del "delinquente" in diretta televisiva al sottosegretario leghista Roberto Castelli. Non perché gli abbia dato del delinquente (non approvo l'uso di questi termini, tanto meno nelle dirette di prima serata) ma perché ha avuto il coraggio di ribellarsi ad una propaganda che lo danneggia in prima persona e di dire apertamente ciò che pensava. Certo, molti italiani saranno "rizelati" sulla sedia: "ma come osa, l'extracomunitario?" Non a caso l'On. Castelli ha affermato che quel cittadino aveva "esattamente illustrato la volontà di molti stranieri di non integrarsi" e che "dimostra la mentalità con cui tanta gente viene nel nostro paese". E invece no. La mentalità di quell'immigrato è il risultato della propaganda xenofoba che alcuni partiti portano avanti da anni. Il fatto che si sia sfogato in diretta e senza temere ritorsioni, è il segno che ormai il vaso è colmo. Volenti o nolenti, gli immigrati si integrano. E il primo segnale relativo alla loro integrazione è il fatto che rivendicano apertamente i diritti a loro negati, anche a costo di andare sopra le righe nella discussione con un esponente del governo, il cui stipendio - va ricordato - è pagato anche con le tasse dell'immigrato in questione.