Notizie

Loading...

domenica 21 settembre 2008

Italiani Bastardi

La comunità africana di Castel Volturno ha sfilato in corteo per alcune ore, bloccando la Domiziana con una barricata fatta da cassonetti della spazzatura, materassi e vecchi mobili. Una vera e propria guerriglia urbana con il ribaltamento di automobili e il lancio di pietre. "Italiani bastardi" è il coro intonato dalla folla, che ha percorso oltre 10 chilometri. Il bianco che si azzarda da quelle parti viene aggredito: "Va via, italiano di merda. Vattene, razzista". Una protesta partita per manifestare la propria rabbia contro la recente strage di extracomunitari: una "punizione", affermano le forze dell'ordine, inferta dai casalesi a quegli spacciatori che non volevano rispettare le regole imposte dalla camorra. Nessuno però si scomoda per prendere in considerazione l'ipotesi estorsiva. Eppure è di poco tempo fa l'assassinio del gestore di un lido che si era rifiutato di pagare il pizzo. Come racconta un interessante reportage di Repubblica, "con i tempi che corrono (arresti, sentenze definitive d'ergastolo, avvocati da pagare, famiglie da sostenere, pentiti da punire), non è più sufficiente tassarsi del venti per cento, bisogna tirar fuori il cinquanta. Per ogni cosa che produce euro. Per un negozio, per una fabbrica, per le puttane, per la droga, per il lavoro nero". Eppure alla centrale di spaccio africana non è andato nessuno. Evidentemente il pizzo lo pagano solo gli italiani, mentre i neri sono tutti spacciatori. Un'ipotesi non accettata dalla comunità africana che rivendica l'innocenza delle vittime, sottolineando che nessuna di questa era di origine nigeriana, l'etnia che gestisce parte del traffico di droga in Campania. "Siete razzisti", gridavano ieri gli amici nordafricani delle vittime, "Ci vogliono cacciare, ce l'hanno con noi, ma non siamo camorristi".

La strage che ha scatenato la protesta non ha nulla delle caratteristiche dilettantesche che hanno finora (per fortuna) caratterizzato i blitz razzisti del bel paese (scritte ingiuriose, minacce, molotov). Non ce la faccio proprio ad immaginare "semplici" xenofobi armati con kalashinkov e camuffati da carabinieri che irrompono in un negozio solo per far fuori sette immigrati. Evidentemente dietro c'è qualche richiesta criminale. Diciamocelo: è decisamente più tranquillizzante immaginare due baristi che fracassano il cranio ad un giovane africano urlandogli "negro di merda" solo perché sospettato di aver rubato un pacchetto di Ringo. Secondo la magistratura infatti, non era un episodio razzista. Anche il Premier ha affermato che la xenofobia non c'entra. A chi l'ha chiesto? Al Ministero dell'Interno. Alla Lega Nord. Possiamo stare tranquilli. Di razzismo non c'è neanche l'ombra. Eppure gli africani di Castelvolturno sono insorti. Forse perché in molti denunciano violenze o minacce dai padroni di casa che cercano di cacciare con la forza gli immigrati ma spesso i Commissariati di zona si rifiutano di raccogliere le loro denunce. Angel, una donna sola con la sua bambina, picchiata a sangue dal proprietario di casa, sostiene di essere andata dalla polizia con gli abiti ancora sporchi di sangue, ma che si sarebbero rifiutati di raccogliere il suo racconto.

Un immigrato si chiede: "Noi siamo negri e la nostra vita non vale quella di un italiano, nemmeno quella di un italiano assassino. (...) Dov'è lo Stato in questo Paese? Perché non fa il suo mestiere? Perché per avere il rinnovo di un permesso di soggiorno si deve attendere due anni? Perché nel cantiere dove lavoro non ho alcun diritto? Perché degli assassini possono andarsene in giro liberi e nessuno li cerca davvero? Perché per dormire in un tugurio devo pagare quanto, uno di voi, un appartamento vero? (...) Sono cattolico. Accanto a voi prego in chiesa. Anche lì non riesco a sentirmi un essere umano". L'impressione è quella di essere compressi nel difficile status di persone senza diritti di cittadinanza e insieme oggetto dei peggiori stereotipi. Una frustrazione ancor maggiore perchè il sentimento di insicurezza e di abbandono si combina con la percezione che lo stato italiano sia vessatorio solo quando si occupa del diritto di soggiorno. Giuseppe D'Avanzo scrive su Repubblica: "Per gli assassini un nero vale un altro. E per fare un morto, sparando alla cieca 84 bossoli di 9×21 e 7.62, ne hanno lasciato a terra sei, venuti in Italia dal Ghana, dal Togo, dalla Liberia. Le vittime innocenti si raccoglievano davanti a quella piccola fabbrica-sartoria, alla fine della giornata di digiuno per il Ramadan, per consumare insieme l'unico pasto. È stata questa la sola colpa".

Anche se si è trattato di un regolamento di conti, abbiamo l'ennesima dimostrazione circa la subordinazione della malavita straniera a quella italiana. Come ho sempre affermato, chi si lamenta dello spacciatore marocchino o nigeriano sotto casa non vede oltre il proprio naso: quello è l'ultimo anello di una catena ai cui vertici ci sono i mafiosi locali, a loro volta protetti da personaggi al di sopra di ogni sospetto. Come scrive un altro acuto osservatore, "La strage si inserisce in un clima di incertezza politica in tema di immigrazione che rende labile anche il confine tra malavita e razzismo. Negli ultimi mesi il territorio campano è stata terra fertile di tensioni a sfondo razzista. Quindi anche un semplice e brutale regolamento di conti si trasforma in una manifestazione di razzismo. Gli immigrati di Castelvolturno non ci stanno e denunciano il razzismo dilagante che stanno vivendo sulla loro pelle". Non è la prima volta che una comunità straniera insorge violentemente in Italia. Evidentemente fanno a turno. E' di pochi mesi fa la rivolta dei cinesi nella piccola "Chinatown" di Milano. Anche in quel caso la protesta si è trasformata in una specie di guerriglia urbana Striscioni con le scritte: "Chiediamo diritti civili", "Basta violenze sulla comunita' cinese", "Basta razzismo". E' evidente che c'è un'insofferenza diffusa. Una rabbia che cova come la lava in un vulcano che sta per esplodere.

Come scrive D'Avanzo: "Nel mondo reale di Castelvolturno l'aggressore, il criminale, l'assassino non è l'immigrato ma l'italiano. E un tipo di italiano e di italianità diffusa nel Mezzogiorno, organizzata in Mafia, capace di tenere il potere dello Stato in un cantuccio, di governare il territorio, di succhiarne le risorse pubbliche e private, di decidere della vita e della morte degli altri, di ridurre gli altri, se neri, in uno stato di schiavitù, di non-umanità, dopo aver avvilito a sudditi i cittadini italiani". E gli "Italiani bastardi"? Saranno quelli che descrive ancora una volta D'Avanzo: quelli che "vogliono prostitute, ma non vederle sotto casa: il governo le punisce e le nasconde senza curarsi di chi controlla la "tratta delle schiave" e ne incassa gli utili. Gli italiani vogliono cocaina, ma non lo spacciatore nella strada accanto: il governo mostra qualche soldato in armi per strada per fare la faccia feroce senza curarsi delle 600 tonnellate l'anno di cocaina che 'ndrangheta e camorra importano in Italia; senza darsi pensiero della grande operazione di marketing lanciata al Nord dalle mafie che vendono ai teenager una bustina di "bianca" per dieci euro. Gli italiani vogliono lavoro a basso costo e in nero, ma non i clandestini. E il governo crea il reato di immigrazione clandestina e il lavoro diventerà ancora più nero e ancora più a basso costo e diffuso e clandestino".