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mercoledì 29 ottobre 2008

Metti, una sera a cena

Un lettore ha provveduto a chiarire "a questo rompicoglioni di egiziano" (cioè il sottoscritto) perché, quando affermo - come immigrato (e quindi come diretto interessato) oltreché come osservatore esterno che cura un blog che monitora lo stato dell'integrazione (sic) in Italia - che il razzismo è in crescita nel Bel Paese, vengo regolarmente accusato da alcuni anonimi commentatori - nell'ordine - di: "sputare nel piatto dove mangio", "denigrare l'ospite ingiustamente", "effettuare propaganda anti-italiana", "insultare impunemente in casa d'altri", "progettare il califfato islamico" (e mi fermo qui) mentre se lo dicono Fini, il Papa, il Presidente della Repubblica, Veltroni, il Cardinal Bagnasco, Monsignor Marchetto, ecc nessuno si scandalizza. Il lettore in questione afferma - sulla base di un interpretazione camorristico/mafiosa del dibattito pubblico - che: "NOI possiamo parlare della situazione in Italia, perché l'Italia è casa NOSTRA, e quindi parlando della situazione italiana stiamo parlando dei fatti NOSTRI. Sherif invece è un OSPITE (nemmeno tanto gradito), che SPUTA ABITUALMENTE nel piatto in cui mangia, e ABUSA della nostra ospitalità visto tolleriamo i suoi insulti per la sola ragione che non lo abbiamo ancora RISPEDITO IN EGITTO A CALCI NEL CULO. Succede cosi in tutte le famiglie: da mia moglie, dai miei figli, accetto e analizzo tutte le critiche sulla situazione familiare, perché provengono da chi FA PARTE della famiglia. Se invece trovo un poveraccio che A CASA SUA MUORE DI FAME, e lo invito a cena, se accetta l'invito è bene che si astenga dal cominciare a dire "A casa tua questo non va bene, quest'altro va cambiato, tua moglie sbaglia facendo così, tuo figlio sbaglia dicendo colà, ecc.", allora non posso fare a meno di dirgli "Impicciati di CASA TUA, non della MIA. Ti abbiamo ospitato perché CI FACEVI PENA, ma visto che ora ci stai rompendo le palle, QUELLA E' LA PORTA. Non sentiremo certo la tua mancanza". Un consiglio a tutti: votiamo Lega e continuiamo a farlo! Verrà il giorno in cui avremo finito di farci mettere i piedi in testa dagli ospiti NON GRADITI che PRETENDONO e ROMPONO LE PALLE. Verrà il giorno in cui uno come Sherif potrà finalmente ESSERE RISPEDITO IN EGITTO A CALCI IN CULO!"".

Alcuni ben informati mi riferiscono che la cena - per il resto non so - a casa di questo pezzente sia a pagamento: 200 euro per permesso, chiede la Lega, più tasse e contributi vari (che molti immigrati pagano regolarmente e molti italiani evadono altrettanto regolarmente) più lo sfruttamento del lavoro a basso costo e gli affitti stratosferici, più consumi e acquisti vari. Ho fatto due calcoli e ho letto le recensioni sul servizio ricevuto in cambio di questo conto profumatissimo: articoli e servizi sull' "emergenza razzismo" e sui problemi più impensabili a cui vanno incontro gli stranieri in Italia non mancano certo. Giudizio: ristorante pessimo. Un mio amico egiziano, ex-allievo salesiano, mi ha raccontato che un giorno ha chiamato il numero riportato in un annuncio dove si chiedeva personale per un nuovo ristorante. Quando l'interlocutore ha saputo che era egiziano, gli ha detto "mi spiace, ma il nostro ristorante è un ristorante italiano e vuole essere un ristorante di classe", al che il mio amico ha obiettato che ""italiano" e "classe" sono comunque in contraddizione tra di loro". Risposta poco diplomatica, certo. Ma mettetevi nei suoi panni. Ecco, in un ristorante cosi, se fossi un cliente me ne sarei già andato. Il problema è con il conto che si chiede sfacciatamente, c'è il rischio che il cliente si consideri un azionista. Un co-proprietario. Piaccia o meno alla "famiglia". Nel 1988, il Fratello Colonello Gheddafi ebbe a dire che "gli italiani che colonizzarono la Libia erano gorilla e maiali: non possono essere cambiati in cosi poco tempo. L'evoluzione della specie avviene in millenni, non in poche decine d'anni". Ebbene: sono fermamente convinto che il signore che ha risposto al mio amico cosi come il lettore che mi ha mandato il commento sopra riportato, siano proprio quegli italiani a cui si riferiva Gheddafi.