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lunedì 20 ottobre 2008

Nel mirino degli Arabi

Il Giornale, con un editoriale intitolato: "Le nostre aziende nel mirino degli Arabi", riferisce che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe «notizie di Paesi produttori di petrolio che hanno molti fondi e stanno acquistando massicciamente sui nostri mercati». Notizia che lo stesso Premier, con al fianco i ministri Tremonti e Frattini, ha confermato aggiungendo che «Consob e Tesoro stanno già lavorando per introdurre una passivity rule», cioè norme che consentano alle aziende di difendersi da Opa ostili. La preoccupazione del Presidente è sicuramente dettata da un autentico spirito patriottico, tant'è vero che un paio di mesi fa è stato letteralmente costretto a comprare una villa sulla costa piemontese del Verbano per evitare che "la comprassero gli arabi". Eppure il Presidente Berlusconi dovrebbe essere il primo a sapere che i capitali arabi, in Italia, non sono mai stati ostili. Nel 1976, alla vigilia dell'ingresso del capitale Libico in FIAT, dopo 18 mesi di trattativa, il compianto Senatore Giovanni Agnelli disse "Quanto più i paesi produttori di petrolio investono nelle industrie occidentali tanto più saranno cauti nel misurare gli aumenti del prezzo del greggio e nel pensare quali potranno essere i danni che tali aumenti possono provocare alle economie occidentali". Sempre nella stessa occasione dichiarò: "Il miglior affare l'ha realizzato il nostro paese: basti pensare che in un colpo solo abbiamo portato a casa una somma quasi pari a quella che, da mesi, stiamo cercando di avere dal Fondo Monetario Internazionale". E' di pubblico dominio, inoltre, che il principe saudita Al Walid Bin Talal nel luglio del 1995 acquistò per circa 100 milioni di dollari un pacchetto del 2,7 % di Mediaset, diventando così socio del gruppo berlusconiano in un momento assai delicato per la sua vita, impegnato come era ad uscire da un colossale indebitamento e a quotarsi in borsa. Proprio in questi giorni poi, le lancette dell'orologio tornano indietro e Unicredit tira una boccata d'aria grazie alla Banca centrale e ai fondi sovrani di Tripoli, già soci con una piccola quota dello 0,87% del gruppo di Alessandro Profumo, che hanno annunciato il balzo al 4,23% del capitale. «Soddisfazione» è stata espressa dai vertici di Unicredit per il «significativo investimento che testimonia la fiducia nella redditività nel lungo termine e nelle strategie del gruppo e del suo management». Non si può quindi affermare che "gli Arabi" e i loro fondi siano un pericolo: per lungo tempo sono stati anzi un salvagente per il disastrato capitalismo italiano. Il Presidente farebbe quindi meglio a non avvalorare, seppur in buona fede, le tesi allucinate di una sedicente antropologa come Ida Magli, che ebbe persino il coraggio di sostenere in più interventi che "dovrebbero immediatamente vietare con una legge apposita l’acquisto di qualsiasi bene immobiliare a chi non è cittadino italiano e residente in Italia da almeno trent’anni" in quanto "i musulmani possiedono enormi ricchezze (tanto più che lasciano nella più estrema povertà i propri sudditi) con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali". All'elenco mancavano solo - imperdonabile errore - "le nostre donne". Per non parlare degli attacchi ad Afef Jnifen che, con il suo eventuale ingresso in politica, avrebbe addirittura portato ad "un parlamento italiano composto da una maggioranza di musulmani". Il tempo confermerà che in questi anni gli Arabi sono stati dei veri e propri Signori - si, con la S maiuscola - sempre disposti a correre in soccorso dell'Italia nonostante i quotidiani insulti che vengono rivolti da alcuni partiti italiani alla loro cultura, religione e immigrati. Il tempo dimostrerà che i loro fondi sono stati come quella città descritta dal Corano, nella sura della Giovenca, dove è scritto: "Entrate in questa città e rifocillatevi dove volete a vostro piacimento; ma entrate dalla porta inchinandovi e dicendo "perdono". Noi perdoneremo i vostri peccati ed aumenteremo coloro che avranno operato il bene".