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martedì 14 ottobre 2008

Razzismo in crescita. Ma se lo dico io...

Qualcuno mi sa spiegare perché, quando affermo - come immigrato (e quindi come diretto interessato) oltreché come osservatore esterno che cura un blog che monitora lo stato dell'integrazione (sic) in Italia - che il razzismo è in crescita nel Bel Paese, vengo regolarmente accusato da alcuni anonimi commentatori - nell'ordine - di: "sputare nel piatto dove mangio", "denigrare l'ospite ingiustamente", "effettuare propaganda anti-italiana", "insultare impunemente in casa d'altri", "progettare il califfato islamico" (e mi fermo qui) mentre se lo dicono Fini, il Papa, Napolitano, Veltroni, il Cardinal Bagnasco, Monsignor Marchetto, nessuno si scandalizza?

Per favorire i processi di integrazione c'è la necessità di combattere "la tendenza all'isolamento da parte delle minoranze di stranieri" e "impedire il prodursi di fenomeni di razzismo e xenofobia che nel nostro paese tendono purtroppo ad aumentare per effetto di paura, ignoranza, degrado". Lo sostiene il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo a un convegno organizzato dalla fondazione "Fare futuro". Il presidente della Camera ha anche aggiunto: "C'è stata un po' di accondiscendenza nei confronti di datori di lavoro che, lo dico in modo papale papale, a volte sono degli autentici sfruttatori degli immigrati". (Repubblica)

Allarme razzismo in Italia: lo ha lanciato il Presidente Giorgio Napolitano, rivolgendosi al Papa durante la sua visita al Quirinale. Il capo dello Stato ha puntato l’indice contro i «rischi e i fenomeni di oscuramento di valori fondamentali, quello della dignità umana insieme ad altri, anche nel nostro Paese»; la dignità umana, ha spiegato Napolitano, «è il valore supremo che ci deve guidare»; e questo «in tutti i luoghi e in tutte le sue forme». Ciò, secondo Napolitano, «implica più che mai la coscienza e la pratica della solidarietà cui non possono restare estranee, anche dinanzi alle questioni più complesse, come quelle delle migrazioni verso l’Europa, le responsabilità delle scelte dei governi». (Secolo XIX)

"Quanto è importante, soprattutto nel nostro tempo, che ogni comunità cristiana approfondisca sempre più questa sua consapevolezza, al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano! Una delle grandi conquiste dell’umanità è infatti proprio il superamento del razzismo. Purtroppo, però, di esso si registrano in diversi Paesi nuove manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali ed economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale". (Papa Benedetto XVI)


Il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni accoglie l'appello che gli e' stato rivolto da un gruppo di intellettuali perche' il tema del razzismo sia al centro della grande manifestazione del Pd del 25 ottobre. ''Il pesante clima di intolleranza che si sta diffondendo nel Paese impone a tutti -ha dichiarato Veltroni- una profonda riflessione. Si ripetono con allarmante frequenza episodi inaccettabili, aggressioni, violenze, discriminazioni. (ASCA)

«Nell'ultimo periodo stanno emergendo qua e là dei segnali di contrapposizione anche violenta che sarà bene da parte della collettività ai vari livelli non sottovalutare. Vogliamo credere che non si tratti già di una regressione culturale in atto, ma motivi di preoccupazione ce ne sono, e talora anche allarmi, che occorre saper elaborare in vista di risposte sempre civili, per le quali il pubblico dibattito deve lasciar spazio alla ricerca di rimedi sempre compatibili con la nostra civiltà». E questo di fronte anche all'«incessante arrivo di nuovi irregolari, sempre nostri fratelli, che a prezzo della vita si accostano alle rive italiane, interrogando la nostra coscienza e inevitabilmente sfidando ogni volta le nostre potenzialità d'accoglienza». Angelo Bagnasco, Presidente della CEI (Corriere)

«Il governo italiano insiste: qui non c'è alcun allarme razzismo ma la discriminazione invece esiste e quando colpisce i giovani nella loro età più fragile le conseguenze non solo per loro ma per l'intera società possono essere devastanti. E questo rischio riguarda soprattutto i figli degli immigrati». Monsignor Agostino Marchetto, segretario del consiglio pontificio per i migranti. (Corriere)