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venerdì 17 ottobre 2008

Soldi del Miur? Rimangano in Egitto!

Le Autorità del Cairo hanno saggiamente deciso di non restituire, per ora, i 13 milioni di euro rubati (sic) al Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca italiano (Miur). Per chi di voi non lo sapesse, nel febbraio scorso alcuni personaggi legati alla 'Ndrangheta riuscirono a sottrarre da un deposito online aperto presso Poste Italiane, fondi destinati al finanziamento dei "bonus " scolastici per le famiglie. L'ammanco viene scoperto agli inizi di quest'anno, durante le verifiche periodiche sulle disponibilità di cassa. Il 13 gennaio, l'allora ministro Giuseppe Fioroni presenta la denuncia e la polizia postale scopre che i soldi, dopo essere transitati sui conti di varie società fittizie in Italia, erano passati su un conto corrente della National Bank of Egypt. Un prelevamento di 50.000 euro spinge il governo italiano a chiedere il blocco dell'intero importo in attesa dell'esito delle indagini. Dalla Procura di Roma parte la rogatoria internazionale che ne chiede la restituzione.

Fortunatamente, la risposta recapitata in questi giorni gela le aspettative italiane. Viene infatti precisato che gli accertamenti della polizia egiziana sono ancora in corso e affidate alla sezione dell'Antiterrorismo. Il sospetto - questa è la spiegazione fornita attraverso i canali Interpol - è che i soldi possano essere finiti su quel conto della National Bank per finanziare cellule fondamentaliste. E dunque i soldi non potranno essere restituiti sino alla fine degli accertamenti. Potrebbero volerci mesi, forse anni. Io spero ci vogliano millenni. Innanzittutto un Ministero a cui vengono "rubati", con questa disarmante facilità, ben 13 milioni di euro dovrebbe essere l'ultimo a rivendicarne la restituzione. E poi stiamo parlando dello stesso Ministero che si appresta a mandare a zonzo migliaia di insegnanti e a spingere le Università a chiedere la beneficenza. Sorge spontanea la domanda: a che gli servono i soldi?

Non dimentichiamo, infine, che si tratta dello stesso Ministero che vorrebbe relegare gli studenti stranieri - e quindi anche egiziani - in classi ghetto nelle stesse scuole italiane, pur rifiutando strenuamente che siano gli stranieri ad aprire scuole proprie, aperte a tutti, sul modello di quelle italiane all'estero. E la cosa interessante, è che coloro che oggi cantano le lodi delle classi serie B, sono gli stessi che gridavano allo scandalo quando qualcuno aveva proposto di spostare i ragazzini della scuola di via Quaranta a Milano alla scuola italiana attraverso una classe intermedia che permettesse loro di recuperare la lingua. Basti ricordare il gruppo di studenti che si erano iscritti all’Istituto Agnesi dove era prevista una classe per il loro inserimento: urla, strepiti... All'epoca, Riccardo Albertini (Forza Italia) spiegava che l'iniziativa sembra "un ritorno alle classi speciali per i portatori di handicap che, un tempo, non potevano essere integrati con il resto degli studenti". Matteo Salvini (capogruppo della Lega Nord, ripeto: Lega Nord) diceva: "Io mi chiedo che integrazione sia quella di un ghetto. Allora facciamo la classe per i cinesi, per i valdesi, per i buddisti, per gli ebrei, per i protestanti. Se questo è il modello di integrazione verso cui andiamo, allora non ci siamo assolutamente capiti". Bene: ora sono i loro partiti a creare classi per cinesi, buddisti, arabi, musulmani. E le difendono pure.

Nulla da eccepire, ma in questi tempi di crisi finanziaria globale, io credo che l'Egitto dovrebbe trattenere definitivamente i soldi che il lassismo del Miur avrebbe regalato ai terroristi. L'isteria collettiva che si era scatenata all'epoca contro la scuola egiziana a Milano giustificherebbe da sola il trattenimento definitivo e insindacabile dei tredici milioni. Anche perché la comunità egiziana è al settimo posto per numero di imprenditori con migliaia di imprese, di cui il 49,4% sviluppatosi dopo il 2002. Pari a 110 titolari d’impresa ogni 1000 soggiornanti egiziani: un valore molto alto se rapportato per esempio a quello delle Comunità marocchina (84) e tunisina (66) e inferiore solo a quello cinese e senegalese (163). E quasi tutti sono concentrati a Milano con esattamente la metà delle presenze. Anzi, la Lombardia complessivamente ne ospita quasi i 2/3. E in cambio? Nel 2003 solo 264 egiziani hanno ottenuto la cittadinanza italiana, il 52% dei quali per matrimonio. E i loro figli vengono sballotati tra scuole chiuse per "inagibilità" (quando centinaia di scuole italiane versano in condizioni peggiori) e provvedimenti sconfessati nel giro di pochi mesi dai loro stessi promotori. L'Egitto si tenga i soldi. Onassis diceva: "Non bisogna correre dietro ai soldi. Basta andare loro incontro". In questo caso, i 13 milioni sono addirittura venuti da soli in Egitto. Anche loro hanno diritto alla leggendaria ospitalità egiziana.