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venerdì 7 novembre 2008

Mi hanno preso gli Americani (VII)

Mi hanno preso gli Americani (I)
Mi hanno preso gli Americani (II)
Mi hanno preso gli Americani (III)
Mi hanno preso gli Americani (IV)
Mi hanno preso gli Americani (V)
Mi hanno preso gli Americani (VI)

L'esito delle elezioni statunitensi suggerisce in maniera molto eloquente quale possa essere l'obiettivo finale di un Piano per la Rinascita Multietnica dell'Italia: avere un Presidente del Consiglio di origini straniere. Sarebbe la pietra tombale alla deriva razzista più volte denunciata da media, politici e uomini di Chiesa: una deriva che non potrà che aggravarsi nei prossimi anni , anche alla luce della crisi economica. Un obiettivo oggi più legittimo che mai, visto che proprio il presidente della Superpotenza mondiale è figlio di un keniota e di una statunitense, di cognome fa "Hussein" e ha vissuto tra le Hawai e l'Indonesia. Certo, in un paese completamente privo di un qualsivoglia modello di integrazione pur ospitando oltre quattro milioni di immigrati regolari, che si prepara a varare classi ghetto per gli stranieri mentre è pervaso da forti correnti xenofobe, puntare a questo obiettivo può sembrare un sogno delirante. Ma i "Piani" sono fatti proprio per conseguire obiettivi apparentemente impossibili da raggiungere e rendere concrete prospettive che in un dato momento sembrano vaneggiamenti da visionari. Il Piano per la Rinascita Multietnica non è piano di breve o medio periodo: potrebbero volerci intere generazioni. Strada facendo, però, si raggiungono tanti piccoli traguardi intermedi che sono sempre più significativi quanto più è in alto l'obiettivo finale. Nessun cambiamento epocale comincia dal nulla, nessuna rivoluzione politica, sociale o culturale è sembrata "ragionevole" ai suoi esordi: da qualche parte deve pur scoccare una scintilla. E le scintille, di solito, non le fanno scoccare le masse bensì ristrette cerchie di persone illuminate. Sono profondamente convinto che non possiamo confidare nelle folle manipolate da capipopolo più o meno carismatici, come Beppe Grillo. E' roba da Seconda Guerra Mondiale. L'Italia, poi, come ho già avuto modo di dire altre volte, è un paese molto interessante dal punto di vista storico: la sua stessa nascita come Stato era frutto di un piano d'élite, mica di un progetto popolare. Negli ultimi giorni si è parlato molto, e a ragione, della riuscita dei piani della P2. Proprio per questo rimango convinto della validità dell'approccio elitario.

L'ipotesi di un Presidente del Consiglio italiano di origini straniere, meticce o addirittura di colore non è cosi folle, a ben vedere le gaffes che l'elezione di Obama ha scatenato nell'attuale maggioranza. Segno che molti sono completamente impreparati a trattare con questa novità, figuriamoci immaginare una prospettiva del genere in Italia. Sarà proprio questa limitata visione a condannarli al fallimento. L'unico movimento che ha fiutato il "pericolo" e si è premurato a tranquillizzare il proprio elettorato è la Lega. Bossi in persona si è sentito in dovere di affermare che"Non ci sarà mai un presidente nero in Italia. Finché c'è la Lega, il voto sarà concesso solo agli italiani, che non sceglieranno un nero". Al mio incontro con i funzionari statunitensi, durante la visita negli USA su invito del Dipartimento di Stato, non sono ricorso a mezzi termini: la situazione in Italia sta degenerando. L'emergenza mediatica del razzismo mi ha dato ragione. Ora non c'è più bisogno di aggiungere altro. La nuova amministrazione statunitense si potrà rendere conto autonomamente del clima "Alabama anni 50" vigente da queste parti. In ogni caso, val la pena notare che il "Mai" di Bossi è condizionato alla presenza della Lega e alla restrizione del diritto di voto agli italiani. Ma nessuno garantisce che la Lega rimanga sulla scena politica italiana per sempre, anzi: in questo momento storico proprio la Lega risulta essere il più vecchio partito italiano. Non è esattamente di buon augurio, se si va a vedere quanti partiti - anche importanti - sono comparsi e scomparsi nella storia repubblicana. Cosi come nessuno garantisce che il voto rimanga per sempre un'esclusività degli italiani o che gli italiani restino per sempre una maggioranza "padana, bianca e cristiana" (demograficamente parlando è invece più plausibile che l'Italia diventi sempre più una società multietnica e multireligiosa).

Io non ho nessun problema ad affermare che il mio impegno è tutto proteso a porre le basi per una società dove fedi e origini diverse convivano armoniosamente. Tale società è un dato di fatto a cui stiamo andando inesorabilmente incontro, piaccia o meno a quelli che gridano all'invasione, alla conquista, all' "olocausto dei popoli europei". E' una questione di meccanismi storici, di flussi migratori, di esigenze economiche, di volontà politiche: i movimenti che vogliono isolare i propri paesi e i propri popoli possono solo ritardare la conclusione scontata, ma non la possono affatto evitare. Prima o poi saranno costretti a sorbirsi padroni di lavoro di origine straniera, sindaci e ministri di origine straniera e persino presidenti del consiglio di origine straniera. Sta già succedendo in Italia (molti datori di lavoro sono stranieri, nonostante si continui a pubblicizzare solo le figure delle colf e degli operai edili), è già successo in Francia, Inghilterra e Olanda, è appena successo negli Stati Uniti. Ecco perché non ho nessun problema a dire che sto pensando a cosa succederà quando gli italiani saranno sempre più neri, con gli occhi a mandorla o con altre caratteristiche non esattamente europee e soprattutto a come si può guidare e regolare questa transizione sociale nella maniera più pacifica e proficua per tutti. Se in giro ci sono invece persone che non riescono a mettersi nella zucca che non ci si può opporre alla Storia, quella con la S maiuscola, non è colpa mia. (Vai alla Puntata Ottava)