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mercoledì 31 dicembre 2008

Arrivederci al 2009!

Sessanta milioni. Siamo così tanti, e forse è il caso di chiederci cosa significhi e dove porterà questo numero misterioso e rotondo. "Ci porterà a un obbligo: quello di pensare nuove leggi e diverse politiche di integrazione rivolte agli stranieri". Antonio Golini, docente alla Sapienza di Roma, è uno dei più importanti e ascoltati demografi italiani. Anche lui squaderna sulla cattedra questo cubitale sessanta e lo fissa con sguardo interrogativo: "Le cifre tonde possiedono quest'attrazione inspiegabile e affascinante. Siamo sessanta milioni grazie agli stranieri: nessuno di noi, chiamato per mestiere a guardare lontano, lo aveva immaginato. Anzi, soltanto una quindicina di anni fa esistevano segnali di declino clamorosi. Da un lato, la popolazione italiana continua a invecchiare, dall'altro si insiste nel considerare gli stranieri come merce e non come persone, materie prime da importazione a costo zero, anche se così si è innescata un'autentica bomba sociale a orologeria. Se non interviene il legislatore, esploderà con conseguenze devastanti. Finora non è accaduto solo grazie al volontariato e all'oculatezza delle autorità locali, delle amministrazioni e dei sindaci. Ma non può durare". In Italia risiedono oltre 4 milioni di stranieri, che ogni anno crescono di almeno il dieci per cento. Nel 2008 ogni sette bambini ne è nato uno straniero, e tra pochi anni è previsto che il rapporto diventi di uno a cinque. Entro il 2020, il numero totale degli stranieri sul nostro e, a questo punto, sul loro territorio potrebbe raddoppiare. Ecco perché il numero di sessanta milioni va letto in chiave dinamica. "Le donne che emigrano in Italia non appena stabilizzate e ambientate cominciano a fare figli per recuperare il tempo perduto" spiega l'economista Stefano Molina, dirigente di ricerca della Fondazione Agnelli. "Nel nostro Paese esiste una speranza di vita tra le più alte al mondo, l'Italia piace anche perché ha un diritto a maglie larghe nel quale può essere facile infilarsi. La vera novità sono le seconde generazioni di stranieri, bambini e ragazzi a tutti gli effetti italiani ma non per la nostra legge, che in questo senso è tra le più severe e restrittive al mondo". Da un lato, continua Molina, "i nuovi stranieri hanno più motivazioni degli italiani, vogliono salire la scala sociale mentre per i nostri figli sarebbe già un successo non scendere troppi gradini. Però, all'orizzonte ci sono i conflitti di chi si vedrà escluso dall'accesso alle professioni e alla cittadinanza, nonostante abbia studiato con impegno, lavorato sodo e pagato le tasse proprio come gli italiani. Infine, sanità e assistenza andranno sotto pressione e non riusciranno a smaltire i carichi". (...) Intanto i numeretti verdi continuano a lampeggiare con la loro tenace, progressiva presenza. Nel tempo impiegato a scrivere questo articolo siamo diventati sessanta milioni, settantunomila e 757: l'armata silenziosa avanza. (Il resto su Repubblica)

PS: consiglio la lettura di questo articolo del Corriere sul "Centro di accoglienza" (sic) di Lampedusa.