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martedì 30 dicembre 2008

Gaza e il Chiodo di Giuha

Giuha è un personaggio di cui l'immaginazione popolare araba ha fatto l'eroe di qualche centinaio di facezie, aneddoti e storielle scherzose. Una di queste storielle racconta di quando Giuha decise di vendere la propria casa. Prima di annunciare questa sua volontà, però, Giuha fissò un chiodo nel muro della sala da pranzo. Ai potenziali acquirenti spiegava: "sono molto affezionato a questo chiodo, e non me la sento né di toglierlo né tanto meno di vendere la casa sapendo che il nuovo proprietario l'avrebbe tolto". Giuha era quindi disposto a vendere la casa solo a colui che avrebbe garantito di lasciare il chiodo al suo posto, permettendogli di visitarlo una o due volte al giorno. Ad un certo punto un commerciante compra la casa: "Che vuoi che sia un chiodo?" - pensò - "E poi Giuha non potrebbe darmi fastidio più di tanto". Il problema era che Giuha si presentava, puntualmente (e regolarmente a mani vuote), in orario di pranzo e cena. Ufficialmente per visitare il suo chiodo. In realtà sapeva benissimo che l'ospitalità araba imponeva al nuovo proprietario di invitarlo altrettanto regolarmente a tavola. Da quel giorno, gli arabi - e in particolare gli egiziani - sono soliti indicare con "il chiodo di Giuha" qualsiasi cosa possa essere usata come una scusa per intromettersi abusivamente nel privato altrui.

Ebbene, Gaza rischia di essere il "Chiodo di Giuha" martellato sul suolo egiziano. Un regolare invito a pranzo e cena per Israele. Che certamente non si presenterà a mani vuote, ma con un sacco di doni poco graditi, come quelli che piovono in questi giorni di festività su Gaza. Sulle modalità con cui la Striscia rischia di trascinare l'Egitto nell'ennesimo conflitto armato, ho già scritto un articolo (segnalato anche su Nazione Indiana) che ha suscitato non poche reazioni. Apriti cielo: accuse di cinismo, freddezza, ipocrisia, vigliaccheria, sostegno a regimi corrotti e chi più ne ha più ne metta. Tali accuse denotano una conoscenza sommaria della questione arabo-israeliana sia come origini che come prospettive. Pensate che c'è stato persino chi è arrivato al punto di affermare che "Le possibilità che Israele sganci le testate atomiche in testa a qualcuno sono le stesse, per italiani ed egiziani". Quante guerre l'Italia ha combattuto contro Israele? Zero. Quante ne ha combattuto l'Egitto? Quattro oltre una guerra di attrito lunga 6 anni. Questa visione semplificata e oserei dire retorica del conflitto è tipica di chi segue a distanza, con le terga al caldo. E non mi riferisco solo a chi lo sta seguendo in Occidente, ma anche a quelli che manifestano nelle capitali arabe ed islamiche. Il giorno in cui saranno trascinati in un altro conflitto con Israele, saranno i primi a chiedersi: "E noi che c'entravamo?".

Ma le masse arabe sono giustificate: le cocenti e continue sconfitte subite nei conflitti arabo-israeliani e l'incapacità dei propri governi sul piano interno ancor prima che in politica estera spiegano le manifestazioni di rabbia. Quegli stessi governi che, insieme ai trafficanti di religione, li hanno convinti che esista davvero "la fratellanza araba" e "La solidarietà musulmana" che qualcuno ancora ieri invocava nei commenti. Spiacente di deludervi: non esiste e non è mai esistita né l'una né l'altra. Noi arabi siamo sempre stati divisi e litigiosi. Basta ritrovarsi a cena e discutere di Palestina ed ecco la ripoduzione miniaturizzata di una seduta della Lega Araba. Insulti e accuse di tradimento incluse. Se fosse stato diversamente, oggi avremmo avuto un'unione politica ed economica mille volte più forte di quella europea. E i palestinesi avrebbero avuto un loro stato. Per quale motivo l'Egitto dovrebbe sacrificarsi da solo? Abbiamo già dato. Ora basta. Che se scoppia un'altra guerra con Israele, l'Egitto non sarà mai più in grado di ricostruire quanto distrutto.

Qualcuno invece vuole strumentalizzare le mie affermazioni per sostenere che "i palestinesi puzzano e neanche gli arabi li vogliono", facendo paragoni che non stanno né in cielo né in terra con gli immigrati musulmani che vengono a lavorare in Italia. Non mi risulta che gli immigrati presenti in Italia stiano sparando missili - che ne so - sulla Francia, né che la Francia stia minacciando rappresaglie. I palestinesi non puzzano affatto: ambiscono legittimamente ad uno stato e a migliori condizioni di vita. Vogliono l'autodeterminazione e cercano di conseguirla con i mezzi che hanno. Solo che non hanno capito che applicando questi mezzi non otterranno nulla se non la loro totale distruzione. E' la loro leadership che puzza. Se ne sente l'odore persino a Torino: in Giordania ha agito come uno Stato nello Stato estorcendo a mano armata soldi persino ai commercianti, con la pretesa che si trattassero di donazioni alla causa palestinese, ha trascinato il Libano nella guerra civile ancor prima che nella guerra con Israele, ha perso l'occasione storica di sedere al tavolo di negoziato aperto da Sadat, si è rovinosamente schierata dalla parte di Saddam durante la guerra del Golfo. Questi esponenti palestinesi sono stati persino capaci di dividersi e architettare reciproci colpi di stato. Questa è la leadership di cui parliamo: una leadership corrotta che ha fatto dell'Islam e del laicismo uno stratagemma con cui racattare soldi e privilegi, con cui fare gli interessi di stati terzi senza badare alle conseguenze sul proprio popolo.

Mi sia poi permesso di aggiungere che le masse arabe, onnubilate dalla retorica islamista e panaraba, sono solitamente incapaci di pensare alle conseguenze insite nelle proprie rivendicazioni. Pensano anche loro che "Ciò che gli abitanti di Gaza esigono è di poter fare acquisti, pagandoli, in Egitto e che possano entrare liberamente gli aiuti umanitari e i beni di prima necessità". Ma l'Egitto non è un supermercato, in cui chiunque può entrare e uscire per fare acquisti. E non lo è per il semplice motivo che non appena sarà permesso ai palestinesi di farlo, non solo l'Egitto si troverà nella scomoda situazione di chi ha infranto un embargo internazionale, ma dovrà anche garantire ad Israele che nel carrello di spesa non ci sono i componenti dei missili fatti in casa. I filo-palestinesi da strapazzo che risiedono in occidente davanti ai propri computer e televisori, invece, non hanno nessuna scusa. Non solo non hanno fatto niente quando i loro governi esercitavano protettorati e tracciavano confini promettendo stati a destra e a manca, ma per 60 anni sono stati assolutamente incapaci di cambiare alcunchè. Ora si vuole che l'Egitto entri in guerra con Israele, vengano rase al suolo le sue infrastrutture, distrutto il suo patrimonio, ucciso il suo popolo mentre loro sono incapaci di imporre ad un solo telegiornale di raccontare il conflitto arabo-israeliano con un minimio di obiettività. Ma per favore...