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lunedì 29 dicembre 2008

Temo i Greci e i doni che portano

Non voglio entrare, ancora una volta, nel merito del conflitto arabo-israeliano: sono fermamente convinto che 60 anni di accuse, insulti, recriminazioni, attacchi, guerre, ecc da ambo le parti coinvolte bastino ed avanzino - a chi ne ha la voglia - per capire origini, sviluppi e prospettive della situazione in quel piccolo e travagliato lembo di terra. Ma dal momento che, nelle stesse ore in cui Gaza viene sottoposta ad un durissimo attacco israeliano, anche l'Egitto viene "tirato per la giacca" nel circolo vizioso di accuse e contro-accuse, mi trovo costretto ad intervenire. Sappiamo tutti che mentre le bombe continuano a piovere sui palestinesi, la protesta dei simpatizzanti di questi ultimi monta: è una cosa del tutto comprensibile. Ciò che non lo è affatto è che nelle loro invettive l'Egitto venga accusato, se non equiparato, ad Israele. Le accuse che vengono rivolte al mio paese sono, nell'ordine: l'Egitto sostiene l'embargo su Gaza, l'Egitto respinge i palestinesi che vogliono attraversare il confine, l'Egitto accoglie i rappresentanti dello stato di Israele alla vigilia dell'attacco israeliano. Secondo i simpatizzanti della Palestina, in effetti, l'Egitto dovrebbe violare l'embargo imposto a Gaza, accogliere i palestinesi, aprire le frontiere e magari stracciare anche gli accordi di pace sottoscritti con Israele dopo la guerra del 6 ottobre (Yom Kippur).

Ebbene, evidentemente chi sostiene queste irragionevoli richieste non si rende conto di essere totalmente in sintonia con Daniel Pipes. E chi è costui? Un neoconservatore incallito, nominato da Bush - il che è tutto dire - componente del "Consiglio dell'Istituto per la Pace". Membro di vari think-tank filoisraeliani, è inoltre uno dei più furiosi agitatori anti-musulmani negli Stati Uniti. La summa del suo pensiero è riassunta in alcune citazioni raccolte dal sottoscritto nell'ambito di una serie di articoli pubblicati in passato su questo blog. Ora, se fossi al posto di coloro che sostengono la causa palestinese, mi preoccuperebbe non poco il fatto che le mie posizioni e le mie volontà coincidano con quelle di un simile figuro. Cito da un suo editoriale, significativamente intitolato "Dare Gaza all'Egitto" e datato 30 gennaio 2008: "Washington e le altre capitali dovrebbero considerare un fallimento l'esperimento dell'autogoverno di Gaza e dovrebbero esercitare pressioni sul presidente egiziano Husni Mubarak affinché egli offra un contributo, magari assegnando a Gaza ulteriore territorio o perfino annettendola all'Egitto come provincia". Il 7 febbraio 2008, invece, Pipes è già operativo e pubblica un editoriale intitolato "Come cedere Gaza all'Egitto". Cito: "Alcuni israeliani desiderano soddisfare tali richieste. Il vice-ministro della Difesa israeliano Matan Vilnai, ad esempio, ritiene che il Cairo dovrebbe assumere il potere a livello economico. "(...) Desideriamo staccarci da Gaza. Non vogliamo più erogarle elettricità. Né vogliamo più rifornirla di acqua e medicinali". Il fatto che la Suprema Corte israeliana abbia sentenziato il 30 gennaio che il governo può ridurre le forniture di carburante ed energia elettrica a Gaza rende possibile una scorciatoia."

Chi è interessato può leggersi gli editoriali nella loro interezza. Se Pipes ha un pregio, è quello della trasparenza: non usa inutili giri di parole per spiegarsi: "Queste iniziative israeliane forzerebbero la mano all'Egitto. Indubbiamente, gli egiziani con l'aiuto di Fatah e perfino di Hamas, cercheranno di risuscitare il confine e di re-imporre l'obbligo a Israele. Ma alla fine, la solidarietà araba esige che i "fratelli" egiziani rimpiazzino il nemico israeliano. Una volta che Gerusalemme taglierà i rifornimenti, il Cairo non avrà altra scelta se non quella di approvvigionare gli abitanti di Gaza. E poi, la dipendenza economica coinvolgerebbe ancor più l'Egitto, il che ha ulteriori conseguenze". Quanti abitanti ha l'Egitto? Quasi 80 milioni. E quanti abitanti ci vorrebbe "regalare" Israele? Un milione e mezzo, con un alto tasso demografico e una densità abitativa unica al mondo. Quindi come dice Pipes, nulla vieta che l'Egitto - oltre ad assumersi i costi del rifornimento in elettricità, gas, acqua, medicinali e tutto il resto - assegni "a Gaza ulteriore territorio", ovvero terra del Sinai. Attenzione però: l'Egitto dovrà, ovviamente, impedire che lancino dei missili su Israele. Su questo Pipes è chiarissimo. I precedenti del Libano e della Giordania ci insegnano, però, che i palestinesi non rinunceranno alla resistenza. Quindi chi dovrà beccarsi le prossime tonnellate di cluster-bombs e magari una bella invasione difensiva? L'Egitto.

Ora, chi segue l'attuale politica israeliana e il pensiero neoconservatore che la supporta oltreoceano, sa benissimo che Israele teme un solo nemico, anche se non lo dichiara apertamente. Daniel Pipes ci risparmia la fatica di cercarlo quando scrive, in un editoriale del 2006: "L'Egitto rappresenta sempre più un pericolo con le sue potenti armi convenzionali". E' un dato di fatto che Israele non ha mai mandato giù il boccone amaro della guerra del Kippur: l'umiliazione dell'esercito israeliano che in poche ore perde migliaia di soldati e deve dipendere da un ponte aereo statunitense per rovesciare le sorti della guerra, la distruzione del mito dell'invalicabilità della Linea Bar Lev in meno di due ore, lo choc della proposta di pace del Presidente Sadat e i conseguenti accordi - che oltre a fruttare all'Egitto la restituzione totale del Sinai, quasi due miliardi di dollari all'anno e armi delle ultime generazioni - garantiscono stabilità politica ed economica per il paese, già attanagliato da mille altri problemi. Ci manca solo la guerra con Israele (ancora!). E' un dato di fatto che Israele non vede l'ora di creare il casus belli con l'Egitto. Gaza è un ottimo espediente in questa direzione. Per neutralizzare la possibile minaccia egiziana. E magari per riprendersi il Sinai. Chi grida allo scandalo, dovrebbe pensarci due volte, prima di pretendere che l'Egitto si prenda questa mela avvelenata. E non sarò di certo io ad accodarmi al coro - legittimo - di chi, anche in Egitto, vorrebbe aprire le frontiere a Gaza. Non si era forse rivelato vero l'avvertimento di Laocoonte ai Troiani quando disse "Temo i greci e i doni che portano"?