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lunedì 31 marzo 2008

Non abbiamo bisogno di conversioni

di Ambrogio Crespi, Clandestino Web

A Pasqua Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della Sera, giornalista esperto di terrorismo, di religione islamica, si è convertito al cristianesimo e lo ha fatto in mondovisione battezzato direttamente dalle mani di Papa Ratzinger. Le scelte religiose dovrebbero essere un fatto personale, intimo, mentre questa conversione è stata un atto di propaganda politica e le motivazioni hanno esulato da quella mozione interiore e personale che dovrebbe muovere ogni fedele nel mondo ma, si sa che così non è e Papa Benedetto XVI si muove sempre di più come un leader politico e i leader politici si misurano con la capacità che hanno di produrre consenso e di generare proselitismo. Ed ecco che allora la scelta religiosa di un opinion leader, di un opinion maker diventa, nel giorno di Pasqua, l’occasione per affermare la condivisibilità delle proprie scelte rispetto a quelle altrui. Magdi Allam ha chiesto a tutti gli islamici moderati di uscire allo scoperto, magari seguendo il suo esempio ma con la sua conversione è come se affermasse che non possono esserci islamici moderati e che i moderati e i giusti, per essere tali, devono stare con Papa Ratzinger. Questa è banale propaganda. Noi sappiamo che gli estremisti islamici rappresentano una minoranza e certamente atti come questo non favoriscono il dialogo interreligioso anche se nel segnare la nostra distanza da operazioni di propaganda come questa non sottolineamo certamente la nostra vicinanza con altre forme di religione che fanno del proselitismo la misura di sé. Io no credo che sia stata l’operazione vincente e che abbia alimentato ed allargato la base del cattolicesimo o che abbia aggiunto qualcosa; semmai questa azione muscolare può aumentare la contrapposizione e alimentare l’odio di chi vive di odio. Sempre di più le scelte religiose dovrebbero non esulare dall’intimità della propria anima e non dovrebbero sconfinare dalle sacrestie e dai luoghi di culto.

Guaglio’, non sai cosa ti perdi...

Gustave Dore, Battesimo di un infedele a Gerusalemme

di Claudio Magris, Il Corriere

Nella lettera al Direttore pubblicata sul Corriere della Sera domenica 23 marzo, Magdi Allam parla della sua conversione al Cattolicesimo e del Battesimo ricevuto dal Sommo Pontefice Benedetto XVI. Come egli scrive, si tratta di una «scelta di fede religiosa e di vita personale... di un privato cittadino »; si tratta anzi della più personale e più importante delle scelte di vita, di quella «metanoia», come dice il Vangelo, che è trasformazione radicale dell’esistenza, nascita di un uomo nuovo. Nulla è importante come la conquista o la perdita di una fede; lo è tanto più quando il Battesimo avviene in età adulta e responsabile, per libera, meditata e anche sofferta scelta, come nel caso di Magdi Allam.

Il Battesimo è un atto di vita interiore, non di spettacolarità mediatica né di logica politica; riceverlo da un Sommo Pontefice, «servo dei servi di Dio», non è più valido che riceverlo da un sacerdote della chiesa del proprio quartiere. Naturalmente anche il Battesimo ha indirettamente un ruolo e una rilevanza politica, perché cambia l’uomo — e se non lo cambia nel cuore, nella mente e nel suo comportamento non fa di lui un vero cristiano — e, mutando il suo modo di essere e di agire, lo spinge a incidere in una direzione piuttosto che in un’altra sul reale. Il Battesimo rigenera e trasforma l’Io in tutti i suoi aspetti e dunque pure in quanto soggetto politico. Ma tale dimensione politica viene dopo, quale frutto della conversione—«dai loro frutti li riconoscerete», dice Gesù — e non nel momento in cui si riceve l’acqua di vita.

Le modalità di questa conversione e della sua comunicazione hanno e hanno evidentemente voluto avere pure un immediato significato politico. Infatti Magdi Allam, nella lettera in cui racconta la sua rinascita spirituale, non si limita a ringraziare Dio per la grazia ricevuta, ma propugna contestualmente una precisa linea politica, affermando la natura «fisiologicamente violenta di tutto l’Islam» e la conseguente necessità di combattere tutto l’Islam, il che non è conforme all’amore cristiano e al suo senso di fraternità universale. Non si tratterebbe dunque di combattere soltanto le aberranti, criminose e pericolose derive fondamentaliste e terroriste dell’Islam, che vanno certo combattute risolutamente, anche se il momento in cui si riceve il Battesimo non è forse quello più opportuno per dichiarazioni bellicose. Fra l’altro, la condanna globale dell’Islam si differenzia dal rispetto e dall’apprezzamento espressi dalla Chiesa nei confronti del monoteismo islamico. È curioso che, nel momento della conversione, nella lettera si critichi «la Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani » e si presuma di poter indicare alla Chiesa Mater et Magistra la strada giusta da seguire.

Una certa sorpresa, va detto, ha destato pure il fatto che sia stato il Sommo Pontefice a battezzare Magdi Allam, in un rito pasquale che di solito prevede il Battesimo pubblico a nuovi cristiani significativi, in quel momento, soprattutto in quanto anonimi e dunque rappresentanti di tutti. Lo sono altrettanto, ad esempio i dodici cui il Sommo Pontefice, in un altro rito pasquale, lava i piedi nel ricordo della lavanda dei piedi di Cristo agli apostoli. Sarebbe un po’ penoso se fossero soprattutto i vip ad ambire a quei lavacri. Ma per fortuna il Cattolicesimo fa balenare la sua grazia e la sua grandezza anche in dettagli minimi, che riscattano pure le tiare. Proprio a Pasqua, quasi a controbilanciare il mio disagio per questa vicenda privata divenuta pubblica, Moni Ovadia mi ha raccontato che una volta Monsignor Bruno Forte, grande teologo e Vescovo di Pescara e Chieti, a un aggressivo interlocutore che si proclamava baldanzosamente ateo, rispose, in napoletano: «Guaglio’, non sai cosa ti perdi...». Ecco, se la Chiesa parlasse sempre così...

domenica 30 marzo 2008

Magdi "Cristiano" Allam

di GRAZIELLA MOSCHELLA, Nuova Agenzia Radicale

Era nell'aria già da tempo, ma solo tre giorni fa si è consumato l'ultimo atto di un percorso di "profondo e sentito" ripensamento religioso. E così, ecco a voi il nuovo e super democratico Magdi "Cristiano" Allam, membro nuovo di zecca della comunità cattolica. In un clima di ostinata intransigenza religiosa, ancora c'è gente che insiste e persiste sull'inesistenza di un Islam moderato. E quale miglior modo per mettere un po' di zizzania se non quello di scegliere la via più semplice, quella della conversione al cattolicesimo? Ora, sia ben chiaro, il giornalista egiziano è sicuramente convinto della propria scelta religiosa, e guai se non fosse così. La libertà di religione, è un diritto costituzionalmente garantito e tutelato. Non c'è dubbio. Ma da una voce "autorevole" (o per lo meno, così era tempo fa...), ci si aspettava qualcosa di meno scontato che un semplice...arrivederci e grazie.

Magdi Allam, ha cavalcato l'onda del fondamentalismo, quando ancora non era arrivato l'incubo dell'11 settembre, mostrando il lato "democratico e pluralista" degli arabi, un vero vanto per tutti coloro che già da tempo si battevano per mostrare la via per un dialogo concreto con l'Islam. Ha conquistato quella credibilità necessaria per poter ergersi a paladino dei musulmani liberali di tutto il mondo, entrando nelle case della gente, attraverso i salotti "buoni" dei talk show italiani. Ma poi, qualcosa è cambiato. L'attacco alle torri gemelle, appunto, e Magdi Allam, con una virata degna del miglior skipper, diventa improvvisamente il paladino di una nuova forma di ibrido religioso: "il musulmano americanizzato/occidentalizzato", quello che non si integra semplicemente, ma si lascia "inglobare" dalle regole della modernità dell'occidente illuminato.

Ciò che difficilmente quelli come Allam comprendono, è che solo attraverso il percorso del dialogo, della comprensione e della legittimazione è possibile giungere alla costruzione di quel ponte tra due culture, solo apparentemente tanto distanti. L'Islam moderato non è solo un sogno utopistico che appartiene ad intellettuali visionari. È una realtà. Esiste e chiede a gran voce di non essere oscurato da personaggi non proprio rappresentativi della realtà musulmana italiana. Insomma, Allam sognava di diventare un musulmano che non esiste. E quindi, ha ben pensato di diventare un cattolico più realista del re. De gustibus...

E' tutto una fantasia

"L’italianità è una fantasia, e tante altre cose lo sono, compresa la naturale bontà degli italiani. La forza irradiante della Chiesa è una fantasia, e non basta il gran rumore della conversione di Magdi Allam a occultarla". Barbara Spinelli, La Stampa

Del resto...

"Del resto il Papa ha pur battezzato Magdi Allam. E dunque il Cavaliere ne adotterà il programma e magari farà in modo di fargli affidare la direzione del "Corriere della Sera", purché gli elettori dell'Udc votino per Berlusconi al Senato". Eugenio Scalfari, La Repubblica

I Demoni dell'Islam

di Pablo Trincia, La Stampa

Tutti avranno letto e sentito una delle principali notizie degli ultimi giorni: la conversione al cattolicesimo del giornalista Magdi Allam al cospetto di Papa Ratzinger. Premetto che di quello che fa Magdi Allam non mi importa nulla. Non mi importa nulla nemmeno della fede che sceglie di abbracciare – ognuno è libero di fare ciò che vuole e una scelta religiosa è una cosa su cui nessuno deve permettersi di dare giudizi. Ma ci sono un paio di cose che non mi sono andate giù. A cominciare dalla scelta del signor Allam di farsi battezzare nientemeno che dal Papa (la cosa aveva uno spiacevole retrogusto di evento vip), e della prevedibile pubblicità che la cosa ha scatenato. Per non parlare delle sulle sue apparizioni in tv, e dello sventagliare la cosa ai quattro venti, trasformando una conversione personale e intima in un atto pubblico, politico e provocatorio. Quando leggo che il signor Allam va in giro a dire cose del tipo: “la radice del male è insita nell’Islam”, sostenendo che la sua anima di ex musulmano si è liberata “dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza prevalgono sull’amore e sul rispetto della persona”, mi vengono i brividi. Uno capace di dire cose del genere mi fa paura, per certi versi quasi quanto gli stessi fondamentalisti islamici contro cui si scaglia. Perché quelli inveiscono dagli scantinati o dalle caverne di Medio Oriente, Iraq, Afghanistan o Indonesia, con la maggior parte del mondo che li guarda con disprezzo. Il signor Allam invece lo fa dall’alto della stampa e dell’editoria italiana, con molta gente che lo legge.

Sia ben chiaro, io odio profondamente il radicalismo islamico - anche per motivi personali - visto che mi ha ucciso un parente molto stretto. Ma non per questo giudico l’Islam una religione violenta o intrisa di male e odio. Chi si è macchiato di questo e di altri crimini è un assassino che con la religione non ha nulla a che vedere (così come lo sfarzo e la ricchezza ostentata oggi dal Vaticano non ha nulla a che vedere con i valori e gli insegnamenti dei suoi santi, dei suoi missionari e dei suoi preti di periferia). Sull'Islam avevo dei pregiudizi anch’io, da ragazzo. Ma poi ho viaggiato per il mondo e ho incontrato centinaia, migliaia di musulmani. Conoscere persone e condividere anche brevi momenti di vita con loro ti apre la testa, spazza via gli stupidi pregiudizi che avevi. Infatti ho cambiato idea. Sono stato in diversi paesi islamici, o con una cultura moderatamente islamica: Pakistan, Yemen, Marocco, Senegal, Mali, Kazakhstan, Uzbekistan, Tanzania, alcune regioni della Nigeria e del Kenya, Kosovo. Ho conosciuto tante persone liberali e qualcuno con idee un po’ estremiste. Ma non ho mai avuto alcun tipo di problema. Nessuno mi ha mai minacciato, né intimidito. Sono sempre stato trattato con grande rispetto e ospitalità, pur ammettendo apertamente di non essere musulmano. Nessuno mi ha mai nemmeno chiesto di convertirmi all’Islam. A differenza di quanto qualcuno insinua, alla stragrande maggioranza dei musulmani nel mondo non frega nulla di quello che facciamo noi in Occidente.

Detto ciò, i fondamentalisti ci sono eccome. E uccidono. Dall’Algeria alla Palestina, passando per Londra, Mogadiscio, Kabul e Dacca, fino a Jakarta. Nessuno dimentica quello che è accaduto negli Usa, a Madrid, a Bali, nel Regno Unito, né quello che accade quotidianamente a Baghdad e dintorni. Tuttavia, nonostante le notizie che ci passa il circuito mediatico, stiamo parlando di un numero infinitamente ristretto di persone, rispetto alla popolazione musulmana nel mondo. Gli “altri” musulmani, quelli di cui non si parla (forse perché non si fanno saltare in aria in mezzo a un mercato, ma ci vanno semplicemente a fare la spesa) sono persone di tutt’altra pasta. Eppure in Occidente c’è gente che fomenta odio, razzismo e pregiudizio, con vaneggiamenti su guerre di religione e scontri di civiltà. George W. Bush, che è un “Born again Christian”, ha fatto bombardare l’Iraq, inventandosi dal nulla una guerra che ha ucciso e continua a uccidere decine di migliaia di persone innocenti. Per quanto mi riguarda, è un criminale di guerra. Eppure nessuno (giustamente) sostiene che il cristianesimo sia una religione violenta. Per l’Islam non è così. Lo associamo sempre a quello: violenza contro le donne (che però raggiunge picchi consistenti anche nella cristianissima America Latina), terrorismo, uomini-kamikaze e tanti altri clichè. Non pensiamo nemmeno per un momento che tutti questi fenomeni siano legati a tantissimi altri fattori storici e culturali. No. E’ colpa dell’Islam. Non voglio difenderlo, sia chiaro. Ma non sono affatto d’accordo con chi lo demonizza. Perché sono convinto che le altre culture andrebbero conosciute, non criticate.

sabato 29 marzo 2008

Santa Subito!

Allam incita all'odio
di Afef Jnifen, La Stampa

Mi sono decisa a parlare della conversione al cristianesimo di Magdi Allam avendo letto la presa di distanza del Vaticano dai giudizi critici sull’Islam che il giornalista ha rilasciato dopo la cerimonia del battesimo nella veglia pasquale in San Pietro.

Voglio precisare che non mi permetto di giudicare Papa Benedetto XVI e che al tempo stesso sono profondamente convinta che debba essere a ogni costo difesa la libertà di professare la propria religione così come di convertirsi. Ma non posso più tacere sulla disinformazione riguardo al mondo musulmano che Magdi Allam porta avanti da anni. Pur essendo italiana, le mie origini si radicano nella cultura islamica e faccio parte della comunità araba in Italia. Non sono praticante, ma per rispetto della religione musulmana, la religione dei miei genitori in cui sono cresciuta, sento di dover intervenire.

Non sono interessata alla conversione di Magdi Allam, e così credo la maggioranza degli italiani, ma ho ben chiaro - e da diverso tempo - qual è il suo obiettivo. Magdi Allam grida al genocidio contro gli ebrei e i cristiani nel mondo islamico. Ci sono stati e ci sono casi, ce lo insegna la storia. Ma ci sono stati e ci sono conflitti anche all’interno di una stessa religione, tra sciiti e wahabiti, tra sunniti e sciiti, tra cattolici e protestanti. Di questo, però, Allam non scrive, come non scrive delle tante testimonianze e dei tanti sforzi per favorire il dialogo interreligioso. No, lui vuole soltanto alimentare i conflitti, infiammare lo scontro di civiltà per cercare di passare alla storia come un simbolo e una vittima di queste crisi. E’ diabolico, ma non ci riuscirà.

Nei giorni scorsi in Qatar - un Paese di soli 800 mila abitanti - è stata aperta la prima chiesa cristiana e negli Emirati Arabi la quinta, mentre in Oman sono quattro quelle già presenti. Ancora, in Tunisia c’è la più vecchia sinagoga di tutta l’Africa, il Marocco ha avuto un ministro del Turismo di religione ebraica così come oggi il re ha alcuni consiglieri che professano quella fede, mentre in Libano la Costituzione dice che il presidente debba essere cristiano. Insomma, ci sono tanti esempi di tolleranza e dialogo che la gente magari non conosce, ma Allam non ne parla mai. Lui cita soltanto esempi di conflitti. Certo che nel mondo musulmano ci sono gli integralisti, chi lo nega? E in presenza di conflitti gli integralisti esasperano il fattore religioso. Ma nessuno oserebbe dire che poiché Mussolini e Hitler erano cristiani il cristianesimo sia violento. Gli articoli che da anni scrive Magdi Allam sono stati molto dannosi per la comunità arabo-musulmana in Italia. Non c’è stato alcun esponente della destra, anche la più estrema, che abbia fatto un lavoro tanto negativo. Allam ha troppo astio dentro di sé, mi auguro che ora dopo il battesimo trovi pace interiore, lo dico senza ironia. Scommetto però che arriverà invece un libro sulla sua conversione, spero soltanto che darà i soldi in beneficenza a qualche parrocchia. Ci risparmi altre lezioni di malafede tra le religioni, anche il Vaticano ha capito che crea zizzania fra due mondi che cercano un dialogo difficile, ma molto importante.

Caro Magdi, alla faccia tua il dialogo continuerà.

venerdì 28 marzo 2008

Capiamo Allam, non il Papa

Di Carlo Silini, Corriere del Ticino

Al parroco che gli aveva chiesto perché non si convertisse ad un’altra religione o non diventasse ateo, un noto bestemmiatore cattolico aveva risposto: «Figuriamoci! Insulto la mia religione, che è quella vera, cosa dovrei fare se mi convertissi ad altre religioni che sono false?».
L’aneddoto tradisce un pensiero malizioso: chi cambia religione o non ha capito la ricchezza della fede a cui appartiene, oppure non ha capito i limiti della religione o della visione del mondo alla quale vuole approdare.

La conversione dall’Islam al Cristianesimo del vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam, battezzato dal Papa durante l’ultima veglia pasquale nella Basilica di San Pietro, sfugge, probabilmente, a questo impietoso giudizio. Non c’è motivo di dubitare della convinzione del suo gesto. Ci turba, certo, vederlo scrivere sul suo giornale dopo la conversione che «la radice del male è insita in un Islam che è fisiologicamente violento» – un’idea che la Chiesa cattolica non deve e non può condividere. Ma si può capire benissimo che per un uomo costantemente minacciato di morte dai radicali musulmani a causa dei suoi articoli, l’Islam non appaia come un messaggio d’amore, anzi. Più o meno come il Cristianesimo non doveva apparire gran che misericordioso ai dissidenti che nei secoli passati rischiavano il rogo.

A Magdi Allam va quindi il nostro rispetto per una scelta coraggiosa (l’apostasia è un «reato» degno di morte nel mondo musulmano) maturata nella sofferenza. Chi stentiamo invece a capire è il Papa. Perché se è naturale che si rallegri per la conversione del giornalista, è sbalorditivo che abbia deciso di battezzarlo egli stesso quasi in mondovisione. Non poteva lasciarlo battezzare altrove da un prete qualsiasi? Come può adesso pretendere che il battesimo da lui amministrato non venga letto dai musulmani come un tacito avallo alle idee negative che Allam ha spesso espresso sull’Islam? Si direbbe che la «gaffe» di Ratisbona non sia servita a nulla.

La Pasqua politica

di Furio Colombo, L'Unità

Il giorno di Pasqua del 2008 resterà memorabile per una svolta della Chiesa cattolica sotto la guida di Papa Ratzinger. Una terminologia politica sarebbe forse più adatta di quella religiosa per definire la svolta di cui stiamo parlando. (...) Si sa che Joseph Ratzinger è uomo attento ai dettagli e - da buon docente di teologia - meticoloso nelle definizioni. Se Israele non viene nominato vuol dire che non esiste, secondo le regole vigorose di una tradizione di insegnamento che - ormai lo abbiamo imparato - calcola e soppesa ogni frammento di evento e di parola. Ma le decisioni politiche espresse in modo chiaro, addirittura drammatico, nel giorno della Pasqua cristiana non si fermano qui. Accade che un notissimo giornalista e scrittore di origine egiziana e di religione islamica, Magdi Allam, abbia deciso di convertirsi, di diventare cattolico. A tanti secoli di distanza dai tempi in cui la conversione di un imperatore doveva essere solenne e pubblica perché significava la conversione di un intero popolo, chiunque avrebbe pensato che la luce della fede secondo il Vangelo avrebbe raggiunto uno scrittore-giornalista nell’intimo della sua vita privata. Invece è accaduto qualcosa di sorprendente e di stravagante: Magdi Allam si è convertito in mondovisione. Il suo battesimo è stato somministrato personalmente dal Papa.

Il Papa - lo abbiamo detto e lo ricordiamo - è allo stesso tempo il capo di una grande religione e di un piccolo potentissimo Stato. Le conseguenze di ogni gesto, in entrambi i ruoli, hanno, come tutti sanno, un peso molto grande. E’ un peso che cade due volte sulla delicata e instabile condizione internazionale. In un primo senso una delle tre grandi religioni monoteiste celebra se stessa come la sola unica e vera, e presenta Magdi Allam come qualcuno che ha visto la luce e si è elevato molto al di sopra della sua condizione (“di religione islamica”) precedente. In un secondo senso una implicita ma evidente dichiarazione di superiorità è stata resa pubblica, solennemente, in un modo che non ha niente a che fare con l’intima avventura di una conversione. Lo ha fatto personalmente il capo della Chiesa cattolica dedicandola a tutti i Paesi consegnati allo stato di inferiorità detto “islamismo”. Per evitare incertezze su questa interpretazione, la clamorosa pubblicità del gesto diffuso in mondovisione è diventato il messaggio: Allam è salvo perché non è più islamico. E’ finalmente ospite della grande religione che è il cuore della civiltà occidentale.

Da parte sua Magdi Allam ha voluto offrire un commento chiarificatore. Ha spiegato che l’islamismo - moderato o estremista che sia - ha al suo centro il nodo oscuro della violenza. Ha sanzionato l’idea di una religione inferiore e di una superiore. Comprensibile, anche se insolita per eccesso, l’illuminazione che Magdi Allam ha voluto dare al suo gesto per ragioni personali. Un giornalista, già noto, battezzato personalmente dal Papa in mondovisione lascia certo una traccia. Ma provate ad accostare il gesto di governo religioso di Papa Ratzinger, che accoglie personalmente un personaggio in fuga dall’inferno islamico e lo congiunge al rifiuto di nominare, nel corso di un altro evento altamente simbolico (la benedizione Urbi et Orbi), il nome di Israele, un Paese la cui sopravvivenza è in pericolo. Senza dubbio si tratta di due eventi diversi, opposti e straordinari. Ma i due gesti si equivalgono, quasi si rispecchiano per un tratto in comune. Una delle tre grandi religioni monoteiste sceglie, al livello della sua massima rappresentanza, di essere conflittuale verso le altre. Alla patria degli ebrei e alla sensibilità religiosa degli islamici non viene dedicata alcuna attenzione. Non è strano?

Forse no, visto alcuni precedenti di papa Ratzinger. Uno è il discorso di Bratislava, che ha creato, come si ricorderà, una lunga situazione di imbarazzo. Un altro è l’esitazione e il ritardo, e di nuovo l’esitazione, nel porre il Tibet e la sua libertà, prima di tutto religiosa, al centro dell’attenzione. E poi ci sono precedenti omissioni o disattenzioni di Joseph Ratzinger nei confronti di Israele, che hanno richiesto correzioni e provocato fasi di gelo che non si ricordano sotto la guida dei suoi predecessori. Questo è il caso di un Papa-governante che è noto per essere un minuzioso tessitore della propria politica e che - a quanto si dice - non ricade mai nei giochi “di curia” o comunque nei giochi di altri. Dunque è inevitabile la domanda. Mentre tace su Israele e battezza con la massima risonanza mondiale qualcuno che ha abiurato l’islamismo, mentre, intanto si tiene prudentemente alla larga dal Tibet, dove sta andando il Papa, dove sta portando la Chiesa di cui è governante e docente?

giovedì 27 marzo 2008

Allam non è l'Islam

«Un singolo non è la religione. Pericoloso farne un simbolo»

di Cecilia Zecchinelli, Il Corriere

Mohsin Hamid, nato in Pakistan, studi a Princeton e Harvard, giornalista e autore di Il fondamentalista riluttante (Einaudi), un libro sul complesso rapporto tra musulmani e Occidente dopo l’11 settembre. Gli abbiamo chiesto un parere sul tema conversioni, rilanciato dal caso Allam.

Buruma parla di «nuova fase aggressiva del Vaticano», molti imputano all’islam atteggiamenti offensivi. In Gran Bretagna, dove lei vive, 200mila musulmani sono diventati cristiani, migliaia di cristiani musulmani. Cosa sta succedendo?

«Nelle religioni ci sono aspetti politici, ma soprattutto scelte spirituali. E le conversioni tra Islam e cristianesimo, nei due sensi, avvengono da secoli. Non credo siano accelerate. La tendenza è sempre stata di passare alla religione dominante: quella del potere coloniale, o del nuovo Stato se sei immigrato. È successo anche in quello che poi diventò il Pakistan, che prima era India e tutti erano indù. Oggi ci sono due modi di guardare al fenomeno: come parte dei naturali cambiamenti nella storia. O come qualcosa di nuovo, e per molti allarmante. Posizione che rifiuto».

Per qualcuno essere musulmani in Occidente è un controsenso. Che il cattolicesimo, basato come dice anche Allam “sulla Ragione” sia più adatto. Lei, come musulmano, cosa pensa?

«Della mia religiosità non parlo, la vita spirituale di una persona è come la sua vita sessuale, molto privata. E trovo osceno ostentarla. Ma per risponderle: non esistono un Islam e un Cattolicesimo. Ce ne sono milioni, come gli individui che li professano. Musulmani che credono nella mutilazione genitale femminile e altri, come nell’ambiente da cui vengo, che ne sono scioccati e hanno scelto una donna come premier. E cristiani per nulla adatti al mondo moderno. Tutte le grandi religioni sono in grado di adattarsi a un contesto in rapida evoluzione: la prova è che sono sopravvissute fino a oggi».

Eppure qualcuno, come Allam, ritiene l’islam una religione di odio e violenza, quasi medioevale.

«Lei mi chiede se concordo su questo giudizio sull’islam? Chiaramente no. Ma Allam ha il diritto di dire quello che pensa. E il Papa è il capo di un’organizzazione religiosa, per definizione anche politica. Può avere avuto ragioni politiche, per quel battesimo, che non conosco e non posso quindi criticare. In tutte le religioni i sacerdoti hanno sempre agito politicamente, non dobbiamo sorprenderci».

Come spiegare allora il grande credito che oggi trova lo «scontro» tra religioni?

«Perché passiamo troppo tempo a cercare prove che esiste un conflitto, anziché minimizzarlo. È vero: Allam si scaglia contro l’islam, Hirsi Ali e Van Gogh pure. Migliaia di musulmani si scagliono contro il cristianesimo. Il Papa fa un gesto pubblico come quel battesimo. E allora? Non dovremmo scioccarci, ma chiederci: è così importante? Dovremmo avere la pelle un po’ più dura, essere meno allarmisti e pronti ad offenderci. Non dico che dovremmo ignorare il razzismo o l’islamofobia, ma lavorare per ridurli».

Lei ha una visione molto ottimista, eppure molte conversioni oggi vanno verso le forme più radicali delle religioni.

«Ma ancora: per un convertito estremista ne esistono cento che non lo sono. Soprattutto: ci sono milioni di persone che senza abbandonare la loro fede si "convertono" a un mondo multireligioso, imparano a convivere con gli altri senza uccidersi. Non fa notizia, non finisce sui media, ma è così. Dovremmo essere molto sospettosi verso chi vuol farci credere a uno scontro "tra religioni", viste come blocchi monolitici. Quando la paura che ha invaso il mondo dopo l’11 settembre, aggravata dalle immigrazioni di massa, recederà, capiremo che è così: se la Gran Bretagna batte a calcio la Francia, non è la vittoria di uno Stato sull’altro: è solo un calciatore inglese che ha buttato una palla in porta. Se un musulmano è battezzato dal Papa, non è la vittoria della cristianità sull’islam. Esagerare il simbolico è molto, molto pericoloso».

Finalmente tutto chiaro!

di Rita Guma,
Presidente Osservatorio sulla legalità e sui diritti Onlus

Plaudo alla decisione di Magdi Allam di manifestare la sua adesione al cattolicesimo in modo cosi' chiaro e plateale, nonche' alla scelta di farsi battezzare dal Papa, un papa che ha da tempo chiarito la sua visione restrittiva del dialogo fra le religioni. Sara' cosi' finalmente inequivoco da che parte sta il giornalista, il quale in questi anni - forte della sua dichiarata (ma da molti messa in dubbio) fede islamica - ha attaccato l'Islam in modo virulento attribuendo a questa fede (e quindi all'intero popolo che la professa) carattere nazifascista e generatore di morte.

Come associazione per la legalita' e i diritti, delle religioni (tutte) ci interessa solo che non interferiscano nello Stato laico e non contravvengano alla Costituzione e alle leggi internazionali, mentre viceversa ci interessa far rispettare la dignita' e liberta' di culto delle persone che le professano. Ma delle persone che fanno informazione - specialmente quando trattano temi delicati che hanno ricaduta sulla convivenza fra civilta' - ci interessa la correttezza e la mancanza di ambiguita'. Da ieri per Magdi Allam, la cui visibilita' ne ha sempre amplificato il messaggio, questa condizione e' rispettata.

Per questo credo ne debbano essere contenti anche gli Islamici per bene e le organizzazioni islamiche pacifiche, considerando fra l'altro che la fine dell'equivoco permettera' loro di chiamare in tutte le sedi opportune il giornalista e il suo editore a rispondere dei suoi scritti ove offensivi nei loro confronti senza che l'interessato possa proclamarsi loro correligionario e il giornale fregiarsi di ospitare una voce islamica fra le sue pagine. Peraltro - poiche' si presume che una conversione cosi' manifesta non sia nata dall'oggi al domani ma sia frutto di un percorso lungo e meditato - anche gli scritti del 'nostro' redatti in tempi recenti perdono quella carica di 'autocritica' che Allam aveva voluto accreditare per le sue analisi antiislamiche.

mercoledì 26 marzo 2008

Quando la Fede diventa Spettacolo

Tratto dal quotidiano La Rinascita

«Una scelta di fede religiosa e di vita personale (...) di un privato cittadino». Queste sono parole contenute in una lettera che Magdi Allam, vice-direttore ad personam del Corriere della Sera, ha inviato al suo giornale che ha prontamente provveduto a pubblicarla in prima pagina. Allam si riferisce alla propria conversione al cattolicesimo, sancita dal rito del battesimo del giornalista, officiato da Benedetto XVI nella basilica di San Pietro la notte della vigilia di Pasqua.

Fin qui nulla di strano, più o meno, se non fosse che questa «scelta di fede religiosa e di vita personale», una conversione appunto, un atto interiore, diventi un'offensiva politica e culturale di primissimo piano, giocata sulla spettacolarizzazione ed esasperazione di un conflitto di civiltà e religioni che laddove non esiste, si inventa. Sotto i riflettori dei mass media, quindi questo atto di un «privato cittadino» è diventata l'occasione per attaccare l'islam, bruciare quarant'anni di dialogo intereligioso, offendere gli ebrei, con la preghiera per la loro conversione, e tornare sempre più prepotentemente ad una chiesa, e perché no, ad un società preconciliare.

Una fine operazione, questo va riconosciuto, giocata di sponda con Ratzinger che, come ricorda Moni Ovadia in un'intervista rilasciata a Liberazione, «è tornato all'idea di primazia del cattolicesimo sulle altre religioni» dopo i pontefici precedenti avevano scelto la via del dialogo e dell'ecumenismo. Del resto la famosa lezione di Ratisbona che Benedetto XVI, nell'ambito della Lectio magistralis su "Fede, ragione e università" tenuta il 12 settembre 2006 non può essere dimenticata.

Non c'è più religione

La conversione di Magdi Allam non sfugge al vignettista Vauro Senesi, le cui caricature sono state occasione di polemica da parte dello stesso vice direttore del Corriere delle Sera. «Leggendo il suo pio editoriale - scrive Vauro ad Allam sul numero di domani del quotidiano gratuito Dnews, diffuso in alcune città italiane - anche il cuore duro di un ateo, comunista di professione, come me, si è aperto alla fede; chè il Cantico alle creature di San Francesco al confronto di quello di San Magdi a se stesso pare una canzonetta di Sanremo». «Lei che lo conosce - aggiunge Vauro rivolgendosi idealmente al Pontefice - metta una buona parola per me con Sua santità Magdi Cristiano Allam, che sia lui e non un Papa qualsiasi ad impartirmi il santo sacramento». Nei giorni scorsi Allam aveva criticato Vauro per la vignetta sulla candidata del Pdl Fiamma Nirestein, raffigurata con un simbolo fascista, un logo del Pdl e la stella di David. Fonte: ANSA, 24 marzo.

Il suo battesimo l'ha chiamato "approdo di un lungo cammino" Infatti Magdi Allam non è più di primo pelo, avendo compiuto più di cinquecento mesi. Fino a Pasqua il giornalista scrittore è stato musulmano e l'abbiamo imparato perchè in tutti i suoi articoli e i suoi libri ha sempre ritenuto di dircelo: il motivo non lo conosciamo, ma sappiamo che coloro che condividevano il suo credo non lo ritenevano un buon fratello per i suoi giudizi negativi sull'islam: per il fatto che si sia convertito ai princìpi e ai principi del cattolicesimo, probabilmente così in torto non erano. Lungi da noi l'entrar nel merito se non per a) chiederci se necessita ancora della scorta fornitagli con i nostri soldi dallo stesso ministro dell'interno che si serve della consulenza di quelli che Cristiano (nome di battesimo) definisce pericolosi b) se terrà di stabilire, lui, come deve essere l'islam moderato c) ora che ha ritenuto di dichiarare al mondo, non per modo di dire, che è cattolico, amico di illustri cardinali, battezzato nella notte di Pasqua dal Papa, assistito dal padrino di CL, riterrà di intervenire sul cristianesimo moderato e quello no? Fonte: Megachip

Tremendo Magdi "Cristiano" Allam, detto anche il Michael Jackson del Corriere della Sera. La sua conversione ha fatto arrabbiare i suoi ex fratelli musulmani. Centotrentotto saggi seguaci del Profeta non l'hanno presa bene e gli hanno contestato questa "plateale" conversione a mezzo televisivo. Inoltre - secondo noi giustamente - i saggi dell'Islam (gente tutta per bene con forti rapporti con la Santa Sede) se la prendono con la Chiesa che, grazie alla visibilità di suddetta conversione, cerca di "prendere punti" agli occhi dell'opinione pubblica occidentale. E fin qui, ci sta. Ma ad alzare la voce sono stati anche tanti laici. Complimenti a Bobo Craxi per la dichiarazione più chiara: il fondamentalismo alla Allam ci mette in pericolo. Perché il punto è proprio questo: secondo Magdi Cristiano non esiste un Islam moderato, il che è come dire che i musulmani sono tutti terroristi (tranne lui, s'intende). Non proprio una mano al dialogo. Ma soprattutto è una tesi "fondamentalista", uguale e contraria a quella di Al Qaida per la quale tutti i cristiani e occidentali sono Satana. Insomma è la tesi delle Crociate, delle guerre religiose medievali. Qualcuno svegli Cristiano Allam e il suo Papa: siamo nel XXI secolo. Purtroppo l'acqua del Fonte battesimale non è servita a far sbollire la sua testa calda. Fonte: Rosso di Sera

martedì 25 marzo 2008

El Sebaie: perplesso per scelta padrino di Allam

MAGDI ALLAM/ EL SEBAIE: PERPLESSO DA SCELTA DI BASILICA S. PIETRO
Così come da presenza di padrino deputato di Fi e membro di Cl

Roma, 25 mar. (Apcom) - Sherif El Sebaie, collaboratore del 'manifesto' e noto blogger, commenta la conversione di Magdi Allam dicendosi "perplesso" per la presenza come padrino di Maurizio Lupi, deputato - vicino a Comunione e liberazione - di Forza Italia, "partito con cui Allam avrebbe voluto fare il ministro dell'Immigrazione". "Così come mi lascia perplesso la scelta della cornice di San Pietro, del Papa come battezzante e della veglia pasquale in mondovisione per annunciare la conversione", prosegue in una nota. Queste ultime perplessità, sottolinea El Sebaie, sono state "rilevate anche da Yahe Pallavicini, vicepresidente della Coreis, una delle organizzazioni definite moderate dallo stesso Allam, quando questi si definiva musulmano". El Sebaie fa anche notare che la conversione "precede di poco la pubblicazione del prossimo libro di Allam intitolato 'Io e l'Islam'. Non vorrei che questo sublime atto di fede - afferma El Sebaie - si presti a strumentalizzazioni politiche: mi viene in mente il precedente storico dei cristiani che 'si facevano turchi' tra il '500 e il '700, abbandonando la fede cattolica e abbracciando l'islam, per raggiungere importanti posizioni di potere nel mondo islamico".

I due Allam e i due Khalid

Il "fronte immigrati" ci ha riservato non poche sorprese degne di commento nel corso di questa ultima campagna elettorale: il siluramento di Khalid Fouad Allam, eletto nella scorsa legislatura con la Margherita poi escluso dalle liste del PD, il linciaggio pubblico di Khalid Chaouki, membro della Consulta Islamica candidato con Rutelli-PD per il Comune di Roma, degradato in men che si dica da "musulmano moderato" a "pericoloso estremista" e - ovviamente - la conversione di Magdi Allam, vice direttore onorario del Corriere al Cristianesimo (ha assunto il nome di Cristiano) per mano del Pontefice nel corso della veglia Pasquale a San Pietro. Ognuno di questi argomenti meriterebbe pagine di commento ed analisi, che ognuno di essi ha un preciso significato ideologico, politico e sociale. Ma lo spazio - e il tempo - è quello che è, e quindi cercherò di scrivere lo stretto necessario cominciando proprio dall'ultimo fatto: sono contento che Magdi Allam abbia raggiunto, si spera dopo autentica, convinta e disinteressata riflessione spirituale, il capolinea del suo travagliato percorso religioso dissimulato ai lettori del Corriere fino alla sorpresa pasquale. Devo dire però che mi lascia perplesso la presenza come padrino di un deputato di Forza Italia, partito con cui Allam avrebbe voluto fare il Ministro dell'Immigrazione, cosi come mi lascia perplesso la scelta della cornice di San Pietro, del Papa come battezzante e della veglia pasquale in mondovisione per annunciare la conversione (aspetti, questi, rilevati anche da Yahe Pallavicini, Vicepresidente della Coreis). Una conversione che tra l'altro precede di poco la pubblicazione del prossimo libro di Allam intitolato "Io e l'Islam" (in uscita il 21 aprile prossimo, 18€). Non vorrei che questo sublime atto di fede si presti a strumentalizzazioni politiche: mi viene in mente il precedente storico dei cristiani che "si facevano turchi" tra il ‘500 e il ‘700, abbandonando la fede cattolica e abbracciando l’Islam, per raggiungere importanti posizioni di potere nel mondo islamico.

Torniamo ora ai discorsi seri: l'assenza di immigrati dalle file dei candidati della Sinistra cosiddetta "moderata" è un enorme passo indietro sul piano sociale nonché una sconfitta per chi si occupa di "integrazione" in questo paese. Negli Stati Uniti, Barack Obama - afroamericano e figlio di immigrati - è candidato di punta dei Democratici per la corsa presidenziale. In Francia, Rachida Dati - francese di origine marocchina - è la prima donna di origine non europea a ricoprire l'incarico di Ministro della Giustizia nel governo Sarkozy. In Italia, invece, gli immigrati (specie se di origine arabo-islamica) vengono accuratamente evitati. Se proprio necessario, vengono candidati nelle fila della Sinistra cosiddetta "estrema" o in qualche organo di rilievo secondario. Nella peggiore delle ipotesi, vengono cooptati - ovviamente negli ultimi posti - dalla destra: in questi casi, è praticamente inutile soffermarsi sulle loro convinzioni ridicolmente autoxenofobe. A Khalid Fouad Allam è stato detto che "si può fare politica anche fuori dal Parlamento". Parole sante: personalmente sono convinto che fare politica fuori dal Parlamento sia addirittura più incisivo e proficuo. L'ex deputato ha quindi incassato la solidarietà di Gianfranco Fini e rispondendo ad un reporter de Il Giornale ha detto di non aver "preclusioni di carattere ideologico. Su questioni come l’ambiente ad esempio ed ancor di più come l’immigrazione parlare di destra e di sinistra non ha davvero senso. Sono pronto a mettere tutta la mia esperienza a disposizione del centrodestra per affrontare e risolvere questioni tanto gravi e complesse". L'ex deputato ha perfettamente ragione: su questioni come l'immigrazione, parlare di destra e sinistra non ha senso. Ma è proprio per questo che egli è stato escluso e nessun altro musulmano è stato candidato nelle file del partito di Walter Veltroni.

In un paese pervaso da forti correnti xenofobe, l'assenza di un nominativo straniero - per di più musulmano - può essere addirittura decisivo per la vittoria. Ed è inutile farsi illusioni, come quando il deputato uscente afferma di essere "sicuro che pagheranno caro questo errore, in termini politici naturalmente": gli immigrati non possono votare e la loro voce non conta niente. Quando lo potranno fare, questo episodio sarà già dimenticato. La Sinistra non pagherà affatto cara la sua esclusione, anzi. D'altronde chi candida islamici, anche moderati, è sempre a rischio diffamazione. Prendete come esempio Khalid Chaouki, magnificato come moderato da Cristiano Allam e per questo candidato - e chiamato - a far parte della Consulta per l'Islam italiano del Viminale. Ebbene, è bastato un diverbio politico con Cristiano Allam - quando questi era ancora musulmano - per ritrovarsi dipinto dagli alleati ed amici di quest'ultimo come "pericoloso estremista" che pratica la dissimulazione. La parabola di Khalid Chaouki è emblematica. A nulla sono valse le sue posizioni contro l'UCOII (Unione delle Comunità ed organizzazioni islamiche in Italia), le dimissioni da presidente dei Giovani Musulmani, la nomina come Consulente di Ministro dell'Interno, l'appoggio dato alle forze "moderate" nella Consulta, le iniziative di dialogo interreligioso a fianco dei giovani ebrei e cristiani, gli editoriali entusiasti sul Corriere. Quando si è in campagna elettorale, tutti i colpi sono leciti e pochi sono quelli che si ricordano del passato: proprio per questo motivo una schiera di importanti esponenti della destra si sono scagliati contro Chaouki dipingendolo con i termini più infamanti mentre gli esponenti della Sinistra si chiedevano - in preda al panico - cosa fare: stare zitti o escludere Chaouki dalla candidatura come chiesto a gran voce dagli avversari? A pochissimi - e fra questi l'ex ambasciatore Scialoja - è venuto in mente di smentire queste voci e chiedere conto del periodo in cui proprio Chaouki veniva innalzato agli onori mediatici dalla destra e dai suoi alleati.

La morale che si può trarre dalle storie dei due Khalid è preziosa. Fare politica da musulmani espone lo sciagurato candidato al rischio dell'esclusione o a quello della diffamazione. In entrambi i casi il risultato è uno solo: si sta fuori dall'arena politica. Questo impone una seria riflessione sul futuro dell'integrazione della comunità islamica in Italia e degli immigrati più in generale e sulle modalità con cui si deve preparare a fronteggiare la prossima legislatura. "Fare politica fuori dal parlamento" non solo è auspicabile ma necessario: è ora che gli immigrati ed i musulmani riflettino profondamente sulla possibilità di incidere sul corso degli eventi esercitando pressioni politiche dall'esterno, come nella migliore tradizione del lobbying statunitense. Il percorso è lungo e non sarà privo di ostacoli: in Italia l’attività di lobbying non è ancora stata oggetto di una regolamentazione organica e coerente da parte del legislatore e un primo passo dovrebbe essere innanzittutto il riconoscimento legale del lobbismo in Italia come proposto dal Governo in un recente disegno di legge. D'altronde, come afferma la relazione descrittiva di quel DDL, si tratta di "disposizioni che riconoscono il più ampio diritto a svolgere l’attività di rappresentanza di interessi particolari, allo scopo di rendere il circuito istituzionale più informato, più recettivo ed attento alle richieste che provengono dalla società civile di cui le lobbies sono espressione".

domenica 23 marzo 2008

Scopri le differenze

Prima versione (tratta da il Corriere Online)
Seconda versione (tratta da il Corriere Online)

Allam, ora lasci i musulmani in pace

MAGDI ALLAM: BLOGGER EGIZIANO, ORA LASCI MUSULMANI IN PACE

(ANSA) - ROMA, 23 MAR «Sono contento che Magdi Allam abbia raggiunto, si spera dopo autentica, convinta e disinteressata riflessione spirituale, il capolinea del suo travagliato percorso religioso dissimulato ai lettori del Corriere fino alla sorpresa pasquale». Cosi Sherif El Sebaie, collaboratore de Il Manifesto, esponente della comunità islamica torinese e noto blogger commenta la conversione di Magdi Allam, vice direttore del Corriere della Sera, battezzato con il nome di Cristiano. «Ora che Cristiano Allam afferma di essersi finalmente liberato dalla 'radice del male che è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale - prosegue El Sebaie - ci si augura che si comporti secondo i preziosi dettami di Gesù Cristo che ha amato il diverso, il ladro, l'assassino, la prostituta, il corrotto e quindi lasci, finalmente, sia il Corriere che i musulmani cattivi in pace».

Sul Corriere

VENA POLEMICA - «Sono contento che Magdi Allam abbia raggiunto, si spera dopo autentica, convinta e disinteressata riflessione spirituale, il capolinea del suo travagliato percorso religioso dissimulato ai lettori del ’Corriere’ fino alla sorpresa pasquale»: così Sherif El Sebaie, collaboratore del ’manifesto’, esponente della comunità islamica torinese e noto blogger commenta il battesimo di Allam. «Ora che Cristiano Allam afferma di essersi finalmente liberato dalla ’radice del male che è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale’ - prosegue El Sebaie in riferimento alla lettera pubblicata dal quotidiano di via Solferino - ci si augura che si comporti secondo i preziosi dettami di Gesù Cristo che ha amato il diverso, il ladro, l’assassino, la prostituta, il corrotto e quindi lasci, finalmente, sia il ’Corriere’ che i musulmani cattivi in pace». (Corriere)

Ed ora, li lasci in pace

MAGDI ALLAM/ EL SEBAIE: ORA SPERO LASCI IN PACE MUSULMANI CATTIVI
Contento per conversione dopo riflessione spero disinteressata

Roma, 23 mar. (Apcom) - "Sono contento che Magdi Allam abbia raggiunto, si spera dopo autentica, convinta e disinteressata riflessione spirituale, il capolinea del suo travagliato percorso religioso dissimulato ai lettori del 'Corriere' fino alla sorpresa pasquale": così Sherif El Sebaie, collaboratore del 'Manifesto', esponente della comunità islamica torinese e noto blogger commenta il battesimo di Magdi Allam, vicedirettore 'ad personam' del 'Corriere della Sera', durante la veglia pasquale celebrata ieri notte dal Papa nella basilica di San Pietro. Un'occasione durante la quale Allam ha assunto il nome Cristiano. "Ora che Cristiano Allam afferma di essersi finalmente liberato dalla 'radice del male che è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale' - prosegue El Sebaie in riferimento alla lettera pubblicata oggi dal quotidiano di via Solferino - ci si augura che si comporti secondo i preziosi dettami di Gesù Cristo che ha amato il diverso, il ladro, l'assassino, la prostituta, il corrotto e quindi lasci, finalmente, sia il 'Corriere' che i musulmani cattivi in pace".

Bloccata la discordia

Il fornitore americano di accesso ad internet Network Solution ha sospeso il sito prenotato dal deputato olandese di estrema destra Geert Wilders per diffondere il suo film giudicato anti islamico "Fitna" ("La discordia" in arabo).

Allam è Cristiano

Alleluia!

Il giornalista di origine egiziana Magdi Allam, ex musulmano non praticante ed ex allievo dei salesiani del Cairo, è stato battezzato dal Papa in occasione della tradizionale veglia pasquale celebrata nella basilica di San Pietro, a Roma. (TGCom)

«Ego te baptizo in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti». L'acqua benedetta versata sul capo e la tradizionale formula del battesimo, pronunciata da Benedetto XVI nella solennità della basilica vaticana, hanno questa volta un destinatario particolare: tra le sette persone adulte cui il Papa ha impartito i sacramenti dell'iniziazione cristiana durante la veglia pasquale in San Pietro c'è anche il giornalista e saggista di origine egiziana Magdi Allam, vice direttore del Corriere della Sera, noto fustigatore delle attività dell'estremismo islamico in Occidente e dei suoi legami col terrorismo. È questa la sorpresa, tenuta nascosta fino all'ultimo, spuntata nella notte di Pasqua in Vaticano. Allam, dopo averne fatto richiesta, è tra le sette persone - due uomini e cinque donne provenienti da Italia, Camerun, Cina, Stati Uniti e Perù - che hanno seguito il «catecumenato», cammino di preparazione spirituale e catechetica, a cura del Vicariato di Roma e che stasera hanno ricevuto il battesimo, la cresima e la prima comunione dalle mani del Pontefice. A fare da padrino a Magdi Allam, ex-musulmano che ha abbracciato così la religione cattolica e che ha assunto il nome di Cristiano, era il deputato di Forza Italia Maurizio Lupi.

sabato 22 marzo 2008

Il "Caso singolo"

Un vostro volantino recita: «Un’Italia senza extracomunitari si può fare». Non è razzismo questo?

«No, non siamo contro i popoli che soffrono. E non sosteniamo che ci sia una differenza ontologica tra le razze. Io non ho problemi con gli stranieri: sono sposato con una spagnola e abbiamo dieci figli. Ma dico no agli immigrati extraeuropei e ai Rom».

Perché respingere un ingegnere etiope?

«Ma il caso singolo va bene, figuriamoci».

Tratto da un'intervista a Roberto Fiore, candidato premier di Forza Nuova

venerdì 21 marzo 2008

Metti un Moderato (islamico) al Comune

"Il libro di Khalid, Salaam Italia! La voce di un giovane musulmano italiano (Aliberti Editore) reca una mia prefazione. Dove esprimo il mio profondo apprezzamento per la personalità del giovane Khalid, che ha 22 anni, tanto buonsenso e tantissima voglia di affermare un islam compatibile con i valori fondanti della comune civiltà umana"

Magdi Allam, Vice direttore del Corriere della Sera

(ANSA
) Il Partito Immigrati, dopo la presentazione di ieri alla stampa, in vista delle elezioni per il Campidoglio, della Lista Moderati per Rutelli, segnala, in un comunicato, «la pericolosa presenza del candidato Khalid Chaouki, noto estremista islamico, membro dei Giovani Musulmani, ricollegati alla associazione Fratelli Musulmani, ed ex-componente dell'Ucoii». «È a dir poco raccapricciante, - afferma il vice-presidente del Partito degli Immigrati Marco Angelelli - la presenza, fra le file dei Moderati per Rutelli, di Khalid Chaouki, noto soprattutto tra gli immigrati per le sue posizioni radicali e per non aver firmato la Carta dei Valori di Amato (sintesi della Costituzione Italiana), ai tempi in cui era componente della Consulta per l'Islam italiano presso il Viminale». «Gli immigrati - ha proseguito Angelelli - non si riconoscono in questo ambiguo personaggio anzi, la sua presenza, come candidato al Consiglio Comunale di Roma, è una offesa per tutti quei nuovi cittadini italiani che si riconoscono nelle leggi e nella Costituzione italiana. Pertanto chiediamo all'on. Rutelli di ritirare la candidatura di Chaouki, frutto, speriamo, di un cattivo consiglio o di una errata valutazione»

(ANSA) «Altro che partito dei moderati. Rutelli candida tra le sue file un noto estremista islamico ben conosciuto per le sue posizioni radicali. Con la candidatura di Khalid Chaouki, Rutelli ha chiaramente gettato la maschera e sposato la causa estremista.» È quanto dichiara Maurizio Gasparri, deputato di An-Pdl. «Come ha denunciato il partito degli immigrati - continua Gasparri - si tratta di un personaggio che è conosciuto tra gli immigrati per aver assunto più volte posizioni estreme nelle quali essi stessi non si sono mai riconosciuti. D'altra parte l'appartenenza di Chaouki all'Ucoii dovrebbe da sola parlar chiaro, unitamente alla mancata sottoscrizione della Carta dei valori nella quale si accettavano i principi fondanti la nostra Carta costituzionale». «Rutelli non può che vergognarsi di questa scelta - conclude - che dimostra chiaramente quanto poco gli importi il tema della sicurezza, del terrorismo interno e di una seria integrazione a fronte di qualche voto pescato in un torbido mare»

(ADNKronos) «Non ci piace criminalizzare il passato delle persone che hanno compiuto scelte che non approviamo, nè vogliamo mancare di rispetto nei confronti di un candidato dello schieramento che appoggia Francesco Rutelli. Ci sembra tuttavia inevitabile porre l'accento sull'evidente contraddizione che costituisce la presenza dell'ex capo dei Giovani Musulmani d'Italia, al tempo collegato ai Fratelli Musulmani, sotto l'etichetta Moderati per Rutelli». È quanto dichiara il senatore di An, Andrea Augello. «Si può pensare bene o male dei Fratelli Musulmani, ma è davvero difficile sostenere che siano dei moderati. Per dirla tutta, è ancora più difficile dire che siano delle persone tolleranti, amanti della pace e della convivenza tra diverse religioni - aggiunge - Immaginiamo e auspichiamo - conclude Augello - che il signor Khalid Chaouki abbia in qualche modo preso le distanze da quella visione del mondo. Fatichiamo a credere che sia però già diventato un esempio di moderazione».

(ADNKronos) «Quello che viene rivelato oggi da parte del Partito degli Immigrati sulla lista del fronte per Rutelli è inquietante e anche paradossale vista la denominazione della lista 'Moderati per Rutellì nella quale è inserito questo signor Chaouki. Se a questo aggiungiamo che anche Action appoggia Rutelli, allora sono chiare le ambiguità e le doppiezze che caratterizzano la linea del candidato sindaco di Roma, che pur di raccattare qualche voto nell'estrema sinistra ricorre persino ai fondamentalisti islamici o gente a loro contigua». Lo afferma il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto.

(Omniroma) «Un clamoroso errore o una scelta ponderata? In ogni caso la candidatura di Chaouki è la dimostrazione che Rutelli sulla sua nave ha imbarcato un pò tutti. In nome del pluralismo esasperato ha candidato nella 'lista moderati per Rutellì un esponente del mondo islamico meno moderato e più intollerante. Complimenti!». Lo dichiara in una nota il candidato sindaco Udc Luciano Ciocchetti.

(Agenzie) Chiede al Pd di prendere le distanze dalla candidatura di Chaouki anche il senatore di An Alfredo Mantovano che ricorda il diluvio di critiche da parte del Pd alla notizia della candidatura nelle file del Pdl di Giuseppe Ciarrapico: «C'è una bella differenza tra il folklorico e sgradevole richiamo ai simboli di un regime che non c'è più da 65 anni, da cui peraltro il Pdl ha preso le distanze, e la presentazione di personaggi che non riconoscono l'eguale dignità fra uomo e donna nè la legittimità a esistere dello Stato di Israele».

(Agenzie) Immediata intanto la risposta del diretto interessato. «Le affermazioni del fantomatico partito degli immigrati sono totalmente false e deformanti della realtà - dice Chaouki - e sono pronto naturalmente a sporgere querela contro tali fandonie e calunnie. Non sono mai stato membro dell'Ucoii nè sostenitore di alcuna formazione integralista. Al contrario, mi sono sempre battuto contro ogni forma di fanatismo e integralismo, tanto da dimettermi, tra i primi, da presidente dei Giovani musulmani d'Italia, proprio per denunciare le infiltrazioni dell'Ucoii».

(Agenzie) A difendere Chaouki dall'attacco del Pdl molti esponenti del Pd. Marcella Lucidi, sottosegretario all'Interno, parla di «un episodio di grave intolleranza» e sottolinea che «si tratta di un attacco a sfondo razzista e strumentale. Gli esponenti del Pdl si vergognino e chiedano scusa». Il parlamentare del Pd Roberto Giachetti ricorda che «Chaouki andava bene a Pisanu, che da ministro dell'Interno lo aveva inserito nella Consulta islamica, e ora non va bene al suo collega di partito Cicchitto e al suo ex sottosegretario Mantovano».

Se volete capire che cosa sta succedendo al povero Khalid Chaouki, candidato con Rutelli (PD) al Comune di Roma, declassato di punto in bianco da "musulmano moderato" a "pericoloso estremista", leggete le agenzie sopra riportate quindi andate qui e qui. Un precedente di questa discesa dalle "stelle alle stalle" si può leggere invece qua.

giovedì 20 marzo 2008

Piccoli xenofobi crescono

C’è l’articolo su Greenpeace, la rievocazione di Jim Morrison; c’è la spontanea girandola di argomenti di ogni giornalino studentesco. E a pagina 6, il misfatto: un’invettiva contro i musulmani che «ci mangeranno tutti», persino contro Ratzinger che «ha stretto loro la mano». L’armamentario xenofobo dell’estrema destra finisce in un articolo di «Le voci dell’intervallo» periodico autogestito dagli studenti del liceo classico «Daniele Crespi» di Busto Arsizio.

Lo scritto porta la firma di un alunno sedicenne e ha già provocato scandalo per i toni usati, per l’ambiente in cui è circolato ma anche per una inquietante coincidenza. Una trentina di adolescenti avevano inscenato una manifestazione xenofoba nel centro della città. Si pensava che dietro di loro ci fosse la «longa manus» di qualche adulto, di movimenti estremisti. E invece la polizia ha scoperto che tutto era partito dagli stessi ragazzi. Nell’articolo incriminato si parla di «invasione in Europa attraverso il boom demografico», di «cristiani che si rifugeranno nelle catacombe».

Fino all’apice: «Armiamoci di maiale e sconfiggiamo i musulmani». Replica adesso la preside Cristina Boracchi: «L’articolo non va nella direzione del rispetto e del dialogo a cui la scuola tiene molto. Il ragazzo è spaventato, forse non si è reso conto di quel che scriveva». Lo scrittore Antonio Scurati invita a non sottovalutare l’episodio: «Le ricerche confermano che i messaggi xenofobi sono i più recepiti dagli adolescenti, ormai privi di cultura politica. Ma certi toni sono gli stessi usati dagli adulti, specie adesso che divampa la campagna elettorale». Corriere

martedì 18 marzo 2008

Lezione di Diritto (e di Stile)

Confessioni religiose e diritti garantiti

di Valerio Onida, già Presidente della Corte Costituzionale

Il 25 e il 26 febbraio scorsi il giornale (Il Corsera, ndr) ha pubblicato due articoli di Magdi Allam, polemici contro il riconoscimento del matrimonio islamico in Gran Bretagna, che sfociano nella singolare proposta, per l'Italia, di «vietare il matrimonio islamico in quanto incompatibile con il nostro diritto e la nostra Costituzione».

Allam dovrebbe conoscere
la distinzione fra istituti giuridici del diritto civile degli Stati e istituti giuridici del diritto «interno» di alcune confessioni religiose. Dovrebbe sapere che varie confessioni religiose considerano i rapporti matrimoniali materia di diretto interesse del proprio ordinamento giuridico e li regolano. Che in molti Stati mediorientali, compreso Israele (di cui Allam è grande ammiratore, e che tutti conosciamo come uno Stato democratico) addirittura il diritto matrimoniale non è disciplinato dalla legge dello Stato, ma è rimesso al diritto delle rispettive confessioni religiose e alla giurisdizione dei rispettivi tribunali (ebraici per gli ebrei, cristiani per i cristiani, islamici per i musulmani), così che non c'è matrimonio «civile» per chi non appartenga ad alcuna confessione. Da noi non è così, per fortuna, e il codice civile regola l'istituto matrimoniale per tutti i cittadini: tuttavia, come si sa, lo Stato, con il Concordato lateranense, ha riconosciuto «effetti civili» al matrimonio religioso cattolico, e con le intese ha riconosciuto gli stessi effetti ai matrimoni celebrati secondo il rito di altre confessioni cristiane e non cristiane; le sentenze che i Tribunali ecclesiastici della Chiesa cattolica pronunciano in tema di nullità dei matrimoni canonici sono a loro volta riconosciute; e ci sono volute una decisione della Corte costituzionale e la revisione del Concordato per introdurre un controllo dei giudici italiani su queste sentenze sotto il profilo del rispetto dei principi supremi del nostro ordinamento costituzionale (come il diritto di difesa delle parti).

Quanto alla poligamia, essa contrasta con i principi del nostro diritto matrimoniale, e quindi non può trovare riconoscimento: tuttavia, secondo le regole nazionali e internazionali del cosiddetto diritto internazionale privato, il matrimonio e i rapporti di famiglia sono regolati dalla legge nazionale dei coniugi (indipendentemente dall’appartenenza religiosa), e dunque è del tutto corretta l'affermazione del giudice di Bologna citato e criticato da Allam, secondo cui non può essere imputato di bigamia il cittadino straniero cui la sua legge nazionale riconosce la possibilità di contrarre più matrimoni, e nessun principio di ordine pubblico è leso là dove i matrimoni contratti all'estero siano privi di effetti civili per l'ordinamento italiano.

Più in generale, occorre essere molto attenti nel mantenere fermi i pilastri della libertà religiosa, da una parte, e della garanzia dei diritti umani universali, dall'altra. Le confessioni religiose devono essere libere di «organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano» (articolo 8 della Costituzione), e gli individui devono essere liberi di professare liberamente la loro religione «in qualsiasi forma, individuale o associata» e di esercitare liberamente il loro culto «purché non si tratti di riti contrari al buon costume» (articolo 19 della Costituzione). Lo Stato, se riconosce dei benefici (ad esempio per la costruzione di edifici di culto) deve farlo in condizioni di eguaglianza fra le diverse confessioni, anche indipendentemente dalle intese che abbia stipulato con alcune di esse (come ha riconosciuto la Corte costituzionale fin dal 1993). Enti, religiosi come non religiosi, hanno diritto di istituire scuole, alle sole condizioni generali poste alla legge dello Stato, in base all'articolo 33 della Costituzione. Su tutto domina il grande principio della distinzione degli ordini (l'ordine civile e quello religioso), espresso dall'articolo 7 della Costituzione con riguardo alla Chiesa cattolica ma valido anche per le altre confessioni. Lo Stato non può identificarsi in nessuna religione e in nessuna filosofia antireligiosa, deve rispettare la libertà di tutti, individui e gruppi, deve trattare tutti, individui e gruppi, in conformità al principio di eguaglianza, e insieme assicurare il rispetto da parte di tutti delle regole comuni inderogabili.

In tutto questo il tema del rischio di complotti terroristici, magari all'ombra di luoghi di culto, non c'entra. Se la collettività è esposta a pericoli concreti, non dalla diffusione di idee, ma da attività di organizzazione o di istigazione alla violenza, lo Stato ha il diritto e il dovere di intervenire a difendere la sicurezza pubblica, nei modi e con le garanzie della legge, anche se si tratta di intervenire su organizzazioni di culto. Se sono violati diritti fondamentali, lo Stato ha il dovere di tutelarli indipendentemente dal fatto che tali violazioni siano compiute in nome di vere o presunte esigenze religiose.

L'Occidente ha compiuto un lungo e tormentato cammino per superare le antiche contrapposizioni relative alle religioni e affermare la laicità dello Stato. Sarebbe paradossale che ora facesse passi indietro finendo risucchiato da posizioni culturali o ideologiche che non hanno (ancora) compiuto lo stesso cammino. Il resto è affidato al libero confronto delle idee.

Corriere della Sera, p.40, 18 marzo 2008

domenica 16 marzo 2008

Immigrati? Inaffidabili.

Sono appena sette, su una platea di migliaia di nomi, i candidati di origine straniera che si presenteranno alle elezioni politiche del prossimo 13 aprile. Rintracciarli non è stato facile, nemmeno per gli uffici stampa dei partiti che abbiamo interpellato: Sinistra l'Arcobaleno, Partito democratico, Unione di centro, Popolo della libertà e La Destra. Tra l'altro, i sei nomi non sono nemmeno collocati in posizioni “sicure”. E quindi più che di rischio di non vederli eletti, si può parlare di certezza. Oltre a loro c'è la sorpresa degli ultimi secondi: l'ingresso di Jean Leonard Touadì, assessore ai giovani e alla sicurezza nella giunta capitolina guidata da Veltroni, nelle liste dell'Italia dei Valori, candidato numero 2, subito dietro a Di Pietro, per la Camera a Roma.

La coalizione più attenta agli immigrati è sicuramente quella della Sinistra l'Arcobaleno, che ha candidato cinque “stranieri” alla Camera: due in Piemonte (Suad Omar, somala e Dorota Niescier, polacca) e uno rispettivamente in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. In quest'ultima regione si gioca la partita con il numero 4 la domenicana Mercedes Frìas. Con un passato nella cooperazione sociale (nella onlus Nosotras e in alcune cooperative) è stata già eletta deputata per Rifondazione nella tornata del 2006. In Emilia Romagna, sedicesimo in lista, ecco l'unico cinese, Lu Jahun mentre in Lombardia si candida l'unica rom (serba), Dijana Pavlovic che occupa un speranzoso ottavo posto: d'altra parte, nel 2007 è stata una delle protagoniste della scena politica milanese. Attrice e ideatrice di una rete provinciale di comitati per i diritti degli stranieri, potrebbe essere la prima rom ad entrare in Parlamento.

Per il resto bisogna contare sul centrodestra, perché nelle liste del Pd e dell'Unione di centro di stranieri non c'è nemmeno l'ombra. Nel Pdl in Puglia, sempre per la Camera, scende in campo un nome noto agli immigrati italiani*: Souad Sbai, presidente delle Donne marocchine in Italia**. Non che Berlusconi ci faccia molto affidamento: per trovare il suo nome occorre infatti scendere fino al ventesimo posto. (Vita)

* sic ** ri-sic

E' "deluso e amareggiato", Khaled Fouad Allam, per l'esclusione dalle liste elettorali del Partito democratico. Anche perché nessun altro musulmano è stato candidato nelle file del partito di Walter Veltroni. "E poi parlano di Obama...", commenta. La dimensione dell'immigrazione, dell'islam, dei rapporti tra le due sponde del Mediterraneo è completamente occultata, sparita, invisibile", afferma il parlamentare uscente. "Si è ceduto a logiche tribali. La realtà di una società che è già eterogenea non sarà tradotta in Parlamento. E' molto grave. Potevano anche non candidare me, ma uno scrittore senegalese, un cinese italiano, un pakistano, una donna di origine sciita. Basta uscire sulle strade di Roma e si vede come ci sia una moltitudine di stranieri in questo paese, e invece il Pd si rifiuta di prenderlo in considerazione".

Cosa che invece ha fatto il Popolo delle libertà, che ha candidato Souad Sbai, così come la Sinistra arcobaleno, che ha presentato Ali Rashid. "Il paradosso è eclatante", risponde Fouad Allam. "La dice lunga sull'attuale situazione del Partito democratico. Non è consapevole dei problemi dell'integrazione. Mia figlia tra qualche anno voterà. Cos'ha da dire il Pd ai nostri figli?". L'intellettuale musulmano, editorialista di 'Repubblica' e, da settembre prossimo, dell''Osservatore romano', ha ricevuto anche la solidarietà di Gianfranco Fini. "Mi ha chiamato giovedì scorso. Come lui, molte persone mi hanno detto che sono esterrefatte dall'esclusione". E Veltroni? "Non l'ho sentito. Mi ha chiamato un suo collaboratore. Mi ha detto che si può fare politica anche fuori dal Parlamento". (ANSA)

venerdì 14 marzo 2008

La calunnia è un venticello

La calunnia è un venticello
Un'auretta assai gentile
Che insensibile sottile
Leggermente dolcemente
Incomincia a sussurrar.

Sono reduce da un incontro svoltosi all'Università di Torino il cui titolo era "Contro ogni integralismo per la libertà di espressione: dibattito in solidarietà ai 162 professori accusati di far parte di una lobby ebraica". Partendo da questo episodio, al sottoscritto è stato chiesto - tra l'altro con un brevissimo preavviso - di fare un intervento sul boicottaggio annunciato della Fiera del Libro di Torino la quale ha scelto come ospite d'onore per questa d'edizione lo Stato d'Israele. La registrazione la potete vedere qui, sul sito di Radio Radicale. Nel mio intervento ho sostanzialmente ribadito quanto già scritto su questo blog in più occasioni. Mi è stato chiesto per esempio se c'è un limite alla libertà di espressione, e ho risposto che secondo me - anche a costo di scandalizzare il pubblico - un limite alla libertà di espressione c'è. E quel limite invalicabile è il rispetto dell'interlocutore e della sua sensibilità. Non si può insultare ed infamare la gente nascondendosi dietro la libertà di espressione. Quindi ho ricordato che l'antisemitismo è un fenomeno che coinvolge sia gli ebrei che i musulmani di etnia araba - anch'essi semiti - presenti in Italia. Gli ultimi episodi che hanno preso di mira i musulmani in Lombardia (scritte razziste, attentati incendiari ai luoghi di culto ecc) hanno molto in comune con il clima dell'antisemitismo favorito dal Nazismo. Personalmente, tra l'altro, trovo molto più preoccupante che un candidato importante alle politiche si rifaccia pubblicamente ad un'ideologia che ha fatto dell'antisemitismo una bandiera che un blog delirante che - senza voler siminuire la gravità dell'episodio - ripubblica una lista di docenti ripescata da internet qualficandoli con frasi sconslusionate come "lobby".

In ogni caso - ho affermato - non me la sento di accusare di antisemitismo tout court coloro che hanno scelto il boicottaggio come mezzo per protestare contro la politica dello stato d'Israele. Soprattutto se si prende in considerazione che il boicottaggio è un mezzo pacifico e civile di espressione del dissenso. Mi spiace solo perché la Fiera del libro è un luogo dove si deve discutere di cultura e non di politica e boicottarlo significa privarsi di un'ottima occasione per sentire cosa hanno da dire gli autori israeliani, anche se contrari alle loro posizioni o motivazioni. Ho concluso l'intervento dicendo che mi spiaceva molto che non ci fosse la Prof.ssa Santus, protagonista di una singolare protesta a favore di Israele nei corridoi dell'Università, poiché la sua assenza dava ragione a coloro che non vogliono il dibattito e il confronto. Tra l'altro io stesso avrei voluto chiederle - dal momento che l'incontro era dedicato all'intolleranza e ai pregiudizi- il motivo per cui ha rinunciato alla partecipazione inviando una lettera - di cui conservo copia - in cui afferma che "l'Islam ci (gli ebrei, ndr) vuole eliminare dalla faccia della terra". Personalmente non credo che l'Islam - Sic et Simpliciter - e cioè i musulmani, vogliano eliminare gli ebrei dalla faccia della terra e non credo che tirare in ballo il dato religioso possa essere d'aiuto nella soluzione di un conflitto che è di natura politica.

Insomma: non mi sembra di aver detto né più né meno di quanto sostenuto innumerevoli volte su questo blog e in altri incontri/dibattiti (Vedi qui e qui solo per fare un esempio). Ebbene: come pensate che sia finita? Ad un certo punto mi alzo scusandomi causa impegno pregresso. Mentre mi avvio verso l'uscita sento una signora che non si è qualificata e che non posso qualificare agitarsi e borbottare "Dovete vedere cosa scrive sul suo blog". Torno quindi da lei e le chiedo se è sicura di avermi riconosciuto come autore del blog di cui si lamenta e lei mi risponde, a voce altina - e alla faccia del dialogo, confronto e apertura mentale di cui si era parlato fino a quel momento - che "non vuole avere nulla a che fare con me, e quindi tanto meno parlare e spiegarsi". A questo punto esco, annullo il mio appuntamento e torno sul palco. Mi viene data la parola di nuovo e annuncio di essere appositamente tornato per chiedere conto alla signora di un'accusa gravissima rivoltami in pubblico, ovvero quella di aver detto cose diverse da quelle che scrivo abitualmente sul blog. Per fortuna - ho ricordato alla signora - non scrivo né in arabo né in cinese bensi in italiano e quindi l'ho pregata, dal momento che si è lamentata di essere stata addirittura attaccata sul sito, di presentarsi e di farci qualche esempio delle incompatibilità da lei rilevate. Ebbene, la signora non solo non si è presentata ma ha tenuto a precisare che non era lei quella attaccata "direttamente" (sic) ma qualcun'altro misterioso quanto lei. Poi ha raccomandato al pubblico di cercare il blog su internet e farsi un giudizio, rifiutandosi quindi di dare un solo - unico - esempio delle cose gravissime che io starei scrivendo da queste parti. A questo punto non potevo, come conclusione del dibattito, che ricordare che il dissenso - una volta reso pubblico, diventando quindi oggetto di confronto e di discussione - non può che essere legittimo. Quando invece cova in silenzio rifiutando di manifestarsi oppure si esprime con mezze frasi ambigue e sottintesi, possiamo tranquillamente desumere che ha qualcosa da nascondere. E questo non è certo il mio caso.