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giovedì 24 aprile 2008

Un'Italia nuova

La soubrette televisiva Sylvie Lubamba (iscritta alla Lega Nord) e il neodeputato leghista Matteo Salvini, con addosso una maglietta che recita "La Padania non è Italia", nel corso dei festeggiamenti per la vittoria elettorale della Lega Nord (Fotogramma, Corriere)

martedì 22 aprile 2008

Lo dicono anche le urne

Un commentatore anonimo mi scrive:

"Insomma Sherif... siamo un paese che consideri "razzista", ti fa schifo che finalmente abbiamo riacquistato la nostra dignità ed avremo un vice-premier come Calderoli e un ministro dell'Interno come Maroni...questa - grazie a Dio - è L'ITALIA REALE, non quella dei tuoi compagnucci del Manifesto che all'atto pratico risultano MACIULLATI dalle urne... Ma allora perchè NON TE NE TORNI NEL TUO MERAVIGLIOSO EGITTO, e non ti levi finalmente dai coglioni che ci stai da troppo tempo rompendo?"

Commento: sempre la solita storia: dove avrei detto che l'Italia è un paese "razzista"? Ho sempre affermato che il razzismo era un fenomeno montante, in Italia. Ma questo - per fortuna - non lo dico solo io. Ormai lo dicono anche le urne.

sabato 19 aprile 2008

Quando servono i nomi

Un operaio egiziano di 37 anni di cui non sono state rese note le generalità è morto questa mattina in cantiere a Legnano, in provincia di Milano. Secondo le prime informazioni l'uomo è rimasto schiacciato fra l'impalcatura elettrica sulla quale stava lavorando e il soffitto. I colleghi hanno chiamato il 118 quando l'hanno visto privo di conoscenza, ma i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. (Corriere)

Un'americana di 21 anni è stata violentata ieri sera fuori dalla discoteca «The Club», in Largo la Foppa a Milano. La ragazza era in Italia per un periodo di studio: frequentava la Bocconi, con il progetto Erasmus. Per la violenza la Polizia ha arrestato un egiziano, Mohammed El Sheimi, 25 anni, clandestino e già noto alle Forze dell'ordine per violazione della legge sull'immigrazione. (Corriere)

Tutto il mondo è paese

Dopo l'arresto del capo della polizia di Tehran trovato nudo in compagnia di sei donne in un bordello clandestino, leggo su Repubblica:

"Anche un prete della provincia reggina tra i clienti dei due bar a luci rosse. Tre uomini oggi sono finiti in manette per sfruttamento della prostituzione. Si tratta di Giuseppe e Giovanni Tutino, di 48 e 41 anni, e Leonardo Sciarrone, di 45, titolari di due esercizi a Gioia Tauro e a Varapodio dove ufficialmente lavoravano le ragazze, tutte provenienti dall'Est europeo e fatte giungere nel nostro Paese in via clandestina. (...) I carabinieri hanno scoperto che tra i frequentatori più assidui dei bar a luci c'era anche un sacerdote della provincia di Reggio Calabria".

venerdì 18 aprile 2008

Belle speranze o pie illusioni?

L'unico candidato musulmano alle elezioni per il Consiglio Comunale di Roma, il marocchino Khalid Chaouki, è risultato essere quello meno votato tra gli aspiranti consiglieri di origine straniera presenti in tutte le liste. Con lo scrutinio delle 2600 sezioni della capitale, finito ieri in tarda notte, non solo si è stabilito che si andrà al ballottaggio tra i candidati alla carica di sindaco, Francesco Rutelli (Pd) e Gianni Alemanno (Pdl), ma si sono assegnate anche le preferenze conquistate da ogni singolo candidato per entrare nel Consiglio Comunale della capitale.

Tra i cinque candidati di riferimento per le comunita' immigrate di Roma, solo Chaouki era di religione musulmana, noto alle cronache per essere stato fondatore e presidente dei Giovani Musulmani d'Italia, associazione vicina all'Ucoii (Unione delle Comunità e organizzazioni islamiche in Italia), e per essere membro della Consulta islamica del Viminale. Considerata la sua notorietà, in particolare tra i musulmani praticanti, ed essendo l'unico islamico in lizza, Chaouki ha puntato la sua campagna elettorale nella ricerca del voto delle seconda generazione di immigrati musulmani nati in Italia e con la cittadinanza italiana. Per farlo ha chiesto il voto ai fedeli che il venerdì affollano la grande moschea di Roma e ai giovani musulmani capitolini che hanno una sezione nella moschea di Centocelle. Il risultato è stato però quello di ottenere solo sette voti per la lista dei "Moderati al Centro per Rutelli".

Meglio di lui ha fatto l'altro candidato arabo di fede cristiana, l'egiziano Fouad Bishay, che per la 'Lista civica per Rutelli' ha conquistato otto voti. Passando al centro-destra non ha sfondato nemmeno la nota attrice di origine rumena, Ramona Badescu, che per la 'Lista civica per Alemanno' ha portato a casa solo 54 voti. A catalizzare i consensi della comunita' rumena, che in quanto europei avevano il diritto di votare alle amministrative pur senza la cittadinanza italiana, e' stato Ionut Gabriel Rusu della 'Lista Civica per Rutelli', che ha ottenuto ben 766 voti. Buono e' stato anche il risultato del medico eritreo, Ghebremedhin Ghebreigzabiher, che per la stessa lista civica ha ottenuto 334 voti. (AdnKronos)

giovedì 17 aprile 2008

Il baluardo della moralità

Era il baluardo della moralità in città. A lui era affidata la difesa dei costumi e la lotta alla corruzione. A quanto pare, però, nella vita privata il generale Reza Zarei, capo della polizia di Teheran, non seguiva esattamente alla lettera le leggi. Così, dopo essere stato trovato nudo in compagnia di sei donne in un bordello clandestino, è stato arrestato. Lo scandalo ha messo in comprensibile imbarazzo il regime, da un anno impegnato in un giro di vite nei confronti delle pratiche considerate troppo libertine. (...) Allo scandalo dell'arresto di un capo della polizia si aggiunge quello suscitato dal fatto che proprio al generale era stato affidato il compito di reprimere duramente le pratiche ritenute immorali e contrarie ai precetti dell'Islam. Nell'ultimo anno la campagna diretta da Zarei, che è stato ovviamente costretto a dimettersi, ha portato all'incarcerazione di migliaia di ragazze, di solito perché indossavano veli che lasciavano uscire troppo i capelli, indumenti che facevano intravedere il corpo o pantaloni troppo corti. (Repubblica)

martedì 15 aprile 2008

Una buona notizia c'è

Jean Leonard Touadì, eletto alla Camera nel collegio Lazio 1 con l'Idv, sarà il primo parlamentare di colore della storia italiana. Nato in Congo-Brazzaville nel 1959 è in Italia dal 1979: «Questo dato fa vedere com'è cambiata la società in questi ultimi 30 anni». È giornalista e conferenziere; ha insegnato filosofia in un liceo romano, si è laureato in Filosofia all'Università «La Sapienza»; in Giornalismo e Scienze politiche alla Luiss di Roma. È anche autore televisivo, ha lavorato per il programma di RaiDue «Un mondo a colori». Sposato con Cristina, 35enne romana e giornalista, un matrimonio «multiculturale» che supera le differenze con il rispetto e il dialogo, e due figlie (Sophie Claire, 3 anni, e Sandrine di 9 mesi), che rappresentano per Jean Leonard una «scommessa» e una sfida: «Da come cresceranno, dalla loro capacità di inserirsi in questa società e mantenere aperta al tempo stesso la doppia appartenenza culturale – spiega – potrò verificare il «laboratorio esistenziale» di questi anni trascorsi in Italia». Dopo aver saputo dell'elezione ha esultato: «È il segnale che l'integrazione ha fatto dei passi in avanti in Italia. Per me si tratta di una nuova frontiera». Assessore alla Sicurezza nella giunta comunale romana di Veltroni, Touadì conosce (e parla correttamente) diverse lingue, tra cui il croato. Ora, preannuncia, «vado a legiferare sui temi della legalità e della sicurezza avendo in mente un territorio come Roma, che per me è ha rappresentato una grande palestra operativa e mi è stata utile a conoscere norme e leggi. E anche i loro limiti, perché alcune non corrispondono più alla realtà, come quelle in materia di abusivismo commerciale e prostituzione». Nella Capitale, nella giunta Veltroni, ha trascorso due anni, che «ha nno dimostrato che abbiamo governato bene». Pd e Idv a Roma insieme hanno raggiunto circa il 45 per cento alla Camera: «È l'ennesima dimostrazione che il lavoro fatto in questi anni, da Veltroni prima e da Rutelli poi, ha pagato in termini di consensi». Felice per la sua affermazione, non si può dire altrettanto per il dato nazionale: «Walter non se lo meritava», dice. Tra i suoi sogni quello di tornare in Congo. Ma adesso comincia un'altra avventura: Montecitorio. (Il Corriere)

lunedì 14 aprile 2008

Nessuna resa

Il 29 aprile del 2006, pensavo che la "feroce propaganda tesa a dipingere una maggioranza divisa su tutto e in procinto di cadere prima ancora di nascere non farà che spingere i vari leader della Sinistra italiana a cercare ogni tipo di compromesso politico e di rinuncia diplomatica per durare. Ne va della propria reputazione, delle cariche ricoperte e quindi dell'esito delle prossime campagne elettorali. L'elettorato di sinistra, che stavolta è andato – non nascondiamocelo – a votare a malavoglia non perdonerà mai alla propria leadership un' eventuale bagarre che porti alla caduta prematura del governo. E non perdonerà loro nemmeno qualsiasi deroga o mancanza nelle riforme proposte e sottoscritte nel programma". La mail che un amico impegnato politicamente mi ha recentemente mandato esemplifica lo stato d'animo in cui versa oggi il popolo della Sinistra: "Il sedicente governo di centrosinistra ha tradito le tante aspettative di molti cittadini, italiani e non, usciti dal tunnel del governo Berlusconi. Non una delle leggi vergogna lasciate dal precedente governo, non dico cancellate, ma messe in discussione nel loro assetto socio culturale. Non hanno fatto nulla. Figuriamoci, poi, approvare la legge Ferrero Amato che sicuramente non era rivoluzionaria. Anzi hanno approvato il pacchetto sicurezza contro i cittadini rumeni, ormai comunitari ma sempre sotto esame". All'epoca, preannunciando intimamente questa clamorosa sconfitta politica e morale, scrissi: "Non so se questo governo durerà cinque anni, due anni, o sei mesi, anche se penso che ce la farà a durare a lungo. Ma so di certo una cosa: per quel periodo che sarà in carica non ci sarà tempo da perdere, si dovranno fare pressioni per ottenere le riforme più importanti ed attuarle subito. La fortuna degli immigrati, che finora sono rimasti in secondo piano, sarà nel riuscire a formare in questo periodo propizio strutture in grado di condizionare il corso degli eventi, e nel riuscire ad inserirsi nel meccanismo politico e sociale del paese per far sentire la propria voce e le proprie esigenze ed essere di conseguenza accontentati".

Winston Churchill diceva: "l'abilità politica è l'abilità di prevedere quello che accadrà domani, la prossima settimana, il prossimo mese e l'anno prossimo. E di essere cosi abili, più tardi, da spiegare perché non è accaduto". Avevo preso un abbaglio, sopravalutando - oltre la sinistra governativa - il mondo degli immigrati presenti in Italia. Se il governo di Centro sinistra non ha avuto interesse nel promuovere leggi a favore degli immigrati, è soprattutto perché gli immigrati stessi non si sono dati da fare. Anzi, persino quei pochi progetti pilota (tipo la Moschea di Colle Val D'Elsa), che avrebbero dovuto essere oggi pienamente funzionanti e consolidati, si sono arrenati. La responsabilità quindi è anche dei diretti interessati, che in due anni di tempo non sono riusciti a mettere in piedi la benché minima azione dimostrativa (manifestazione, sciopero nazionale, o altro) per rivendicare e sollecitare i propri diritti. Ho impiegato poco tempo per capire che la salvezza degli immigrati in Italia non sarebbe mai provenuta dalle masse, bensi da una lobby che ne rappresenti gli interessi. Appena due mesi dopo le elezioni, nel luglio 2006, scrissi infatti una serie di tre post in cui mi sono posto una domanda dando contemporaneamente la risposta più appropriata: "Che cosa possiamo fare, oltre che spronare i nostri leader o coloro che si candidano a diventarlo, ad essere un po’ più attivi e un po’ più decisi nella difesa degli interessi delle comunità immigrate? In particolare, parlando dei musulmani e più in generale degli arabi, che cosa si potrebbe fare per frenare il vergognoso trend imboccato da politici e giornalisti occidentali in questi ultimi anni, caratterizzato dall’allarmismo, dal sensazionalismo, dalla faziosità populista? La risposta è molto semplice: creare una lobby". Un progetto ambizioso, soprattutto laddove si parlava di ingenti strumenti finanziari, esperti di immagine, strutturecapaci e campagne mediatiche. Ambizioso, certo, ma non impossibile.

Alla vigilia di queste elezioni, che molto probabilmente vedranno il ritorno della destra al potere, e lo scatenarsi delle forze più retrive in materia di immigrazione, è legittimo pensare che sarà dura sia per gli immigrati che per chi ne ha difeso i diritti in questi anni. La presenza sulla scena politica e mediatica di alcuni personaggi ambigui e dal ruolo discutibile non aiuta di certo a tracciare un profilo roseo in materia. Sarà sostanzialmente un momento di crisi, e probabilmente qualcuno - fra gli ideologi e i sostenitori delle tenebre - si illude pensando che sarà anche un momento appropriato per la "resa dei conti". Ebbene, credo che sia utile ricordare che se il governo di Centro Sinistra non si è mosso, in questi due anni, per conto degli immigrati, questo non significa che gli immigrati di Centro Sinistra siano rimasti inerti a guardare la sua immobilità. L'eventuale vittoria - si spera monca - della Destra in queste elezioni - e lo dico a quelli che si illudono di poter finalmente chiudere la "questione Immigrati" a proprio favore 10 a 0 - non significa che gli immigrati abbiano intenzione di alzare bandiera bianca o scendere a compromessi. A meno che questi compromessi, ovviamente, non prevedano risultati in linea con ciò che gli immigrati stessi vorrebbero ottenere in cambio del loro sudore e delle loro tasse: il diritto di voto. Personalmente continuerò a scrivere e a rivendicare i diritti degli immigrati, come ho fatto "sotto" qualsiasi schieramento - e posso tranquillamente dire che sono confortato dall'appoggio di molte forze a favore della stessa battaglia - per un'Italia multetnica in cui sia presente un Ministero per l'Uguaglianza e non un Ministero della cosiddetta Identità nazionale.

Alla faccia vostra, il dialogo continuerà.

sabato 12 aprile 2008

Votate

"I nostri uomini politici non fanno che chiederci a ogni scadenza di legislatura un atto di fiducia. Ma qui la fiducia non basta: ci vuole l'atto di fede".

Indro Montanelli

venerdì 11 aprile 2008

"Sandalo non era solo"

La Digos di Milano ha arrestato Roberto Sandalo, ex esponente di Prima Linea, nell'ambito dell'inchiesta dei Pm Armando Spataro e Maurizio Romanelli sugli attentati alle moschee e ai centro culturali islamici messi a segno nei mesi scorsi a Milano e in Lombardia. Nell'appartamento di Sandalo la Digos ha rinvenuto cinque litri di benzina, due litri di diserbante, sette bottiglie in vetro già preparate come molotov, ed altro materiale da guerra. In una delle ultime rivendicazioni, giunta al quotidiano 'Il Giornale' il 29 marzo scorso, l'autore parlava di passare ad un livello più alto e cioè di colpire le persone invece che le cose. "Stiamo parlando di una minaccia di una persona che ha già ucciso - ha detto il pm Armando Spataro durante la conferenza stampa che ha illustrato l'arresto - il pericolo derivante dal profilo del personaggio non ci ha permesso nessuna minimizzazione". Ma quali sono le persone con cui ce l'ha esattamente, Sandalo? Dal Veneto alla Toscana, ovunque vi sia qualche iniziativa per impedire la costruzione di moschee (inclusa quella di Colle Val D'Elsa), c’è anche Sandalo. Un comunicato firmato con la sua casella di posta elettronica afferma che bisogna «Smascherare e isolare i collaborazionisti italiani (comunisti e vari) del terrorismo di Hamas e Hezbollah». Negli ultimi tempi era diventato militante di «Sos Italia», organizzazione che indica come manifesto ideologico «gli scritti di Papa Benedetto XVI, dell’ex presidente del Senato Marcello Pera, del giornalista Magdi Allam e della scrittrice Oriana Fallaci».

Ebbene, si dà il caso che il sottoscritto sia un immigrato egiziano e musulmano che rivendica pubblicamente i diritti degli immigrati, anche islamici, in Italia. Si dà il caso che il sottoscritto sia un collaboratore del quotidiano comunista Il Manifesto. Si dà il caso che il sottoscritto abbia firmato sul quotidiano in questione articoli indignati sugli attentati alle moschee e sulle campagne contro la costruzione di edifici di culto islamici, in particolare la Moschea di Colle Val D'Elsa. Si dà il caso che sullo stesso giornale e su internet io abbia firmato editoriali molto critici su Magdi Allam e Oriana Fallaci. Si dà il caso che il sottoscritto sia stato premiato con la "Mezzaluna d'Oro" dell'organizzazione Islamic Anti Defamation League- in presenza dell'Imam di Colle Val D'Elsa - proprio nel giorno in cui sia Magdi Allam che Oriana Fallaci venivano premiati a Milano con l'Ambrogino d'Oro. Si dà il caso che la nuova identità di Sandalo sia stata svelata proprio grazie ad un intervento della Islamic Anti Defamation League, presente per contro-manifestare in concomitanza con un presidio "anti-islamizzazione" organizzato da un "Osservatorio sul Diritto Italiano" in cui era presente Sandalo. Leggiamo su Repubblica di allora: «Ti abbiamo riconosciuto, sei Roberto Sandalo. Dacia Valent, ex parlamentare Pdci, e Giuseppe Fallisi, il cantante anarchico autore de "La ballata del Pinelli smascherano l'ex terrorista di Prima Linea mentre scandisce slogan contro l'Islam a una manifestazione milanese dell'11 settembre».

Sempre su Repubblica di allora leggiamo anche che in quell'occasione Sandalo "in compagnia di alcune parapsicologhe della rivista online Lisistrata, ha continuato a negare la sua identità". Ebbene, si dà il caso che il sottoscritto sia stato accusato proprio dalla curatrice della rivista online Lisistrata di "diffamazione": la mia colpa è quella di aver criticato - sulle agenzie, l'Unità e il Manifesto (quindi quotidiani "comunisti") - la puntata di Anno Zero a cui quest'ultima aveva partecipato in qualità di presidente di un "Osservatorio sul Diritto internazionale e Italiano". E si dà il caso che l'esposto in cui sono accusato della supposta diffamazione, assieme a Dacia Valent, portavoce della Islamic Anti Defamation League, e Miguel Martinez, curatore del blog Kelebek - che avevano smascherato Sandalo - sia stato curato e presentato proprio dalla moglie dell'anti-islamico appena arrestato, Antonia Parisotto, la quale è - guarda caso - anche il responsabile legale dell'Osservatorio sul Diritto Internazionale e Italiano la cui presidente si ritiene diffamata. Ieri, Dacia Valent ha commentato con l'AdnKronos l'arresto ordinato dalla procura di Milano nei confronti di Sandalo: «Siamo stati noi i primi a sospettare di Roberto Sandalo per gli attacchi condotti contro le moschee e i centri islamici della Lombardia. L'arresto di Sandalo è solo un primo passo - afferma la Valent - La questione sta nello smantellamento di una rete di terrorismo razzista che in Italia cresce con il silenzio delle istituzioni». Ricordando che «noi della Iadl denunciammo il suo ruolo per primi lo scorso settembre nel nostro sito», l'ex parlamentare di origine somala sottolinea il ruolo fondamentale di Internet in questa vicenda. «Sandalo era uno dei più attivi membri del sito anti-islamico www.lisistrata.com - prosegue la portavoce della Iadl - inoltre è stato membro del movimento di Volpe Pasini, Sos Italia. Sappiamo che l'indagine non si ferma qui, e sappiamo che Sandalo non era solo».

giovedì 10 aprile 2008

Il primo arresto

(ANSA) - MILANO, 10 APR - Roberto Sandalo, ex Prima Linea, è stato arrestato stamani a Milano con l'accusa di essere coinvolto in alcuni attentati ai danni di centri culturali islamici milanesi. Sandalo è stato arrestato su richiesta del pm milanese Maurizio Romanelli. L'operazione che ha portato al suo arresto sarà illustrata in una conferenza stampa nel pomeriggio in Questura a Milano.

(ANSA) - MILANO, 10 APR - A quanto si è saputo, Roberto Sandalo, l'ex terrorista di Prima Linea arrestato oggi in relazione a due attentati incendiari della serata di ieri nei pressi di due diverse moschee milanesi, avrebbe dato vita in passato al 'Fronte Cristiano Combattentè. Una sigla che ha dato notizie di sè in un'unica occasione, rivendicando il lancio di molotov contro la sede milanese dell'associazione internazionale 'Islam Relief', in via Amadeo. L'attentato era stato messo a segno il 13 aprile del 2007. Una telefonata ai vigili del fuoco aveva rivendicato il gesto a nome di un "Nucleo armato del Fronte Cristiano Combattente".

Roberto Sandalo? Ahhh....Già....

lunedì 7 aprile 2008

Déjà Vu

Meno male che ci sono. Mi riferisco a quei pochi immigrati con cittadinanza, diritto di voto ed impegno pubblico presenti in Italia, che continuano ad animare questa singolare e - diciamocelo - altrimenti monotona campagna elettorale. Khaled Fouad Allam, intellettuale e giornalista di origine algerina naturalizzato italiano, eletto parlamentare nella scorsa legislatura con la sinistra (Margherita) e non più ricandidato dal Partito Democratico, è passato in area PDL (Partito delle libertà di Berlusconi), dando la sua disponibilità a collaborare con la Fondazione Magna Charta. "Una Fondazione - precisa lui - non è un partito politico. E comunque il Pdl non è la Lega", con cui il primo "é solo apparentato". Poi aggiunge: "Io sono un tecnico e ritengo che la questione dell'immigrazione, come quella dell'ambiente, non sia né di destra né di sinistra. Certamente lavorerò in futuro a progetti della fondazione Magna Charta sui rapporti tra Europa e Mediterraneo e al momento ho deciso di sostenere la candidatura dell'unica musulmana presente tra le fila del Pdl, Souad Sbai, dando la mia disponibilità in qualità di esperto delle tematiche di immigrazione e Islam a collaborare con un futuro governo di centrodestra". In un'intervista concessa al quotidiano "Libero" si è detto pronto a fare "il Sottosegretario all'immigrazione o impegnarmi in un dicastero sul Maghreb-Mashrek". La decisione dell' ex. On. Allam si concretizza dopo un lungo periodo di polemica con il Partito Democratico, accusato di scarsa attenzione verso il mondo dell'immigrazione e dell'Islam moderato, culminato con "una lettera indirizzata a Romano Prodi, come garante del Pd" in cui l'ex. Onorevole ha "messo nero su bianco tutta la mia preoccupazione: il partito di Veltroni rischia di diventare un trompe l’oeil, un paesaggio finto, una vernice senza consistenza" mentre "il Popolo della Libertà ha acceso una luce sulla via dell’integrazione e del dialogo tra le religioni" candidando nientepopodimeno che Souad Sbai, grande ammiratrice di Magdi Cristiano Allam, Fiamma Nirenstein, anch'essa amica di Magdi Cristiano Allam, e Eugenia Roccella, portavoce del Family Day, valore tanto caro a Magdi Cristiano Allam. In un'intervista al Giornale, l'ex. Onorevole assicura che la sua "non è una delusione individuale, non riguarda la mia persona. Nel Pd non c’è un solo candidato che sia rappresentativo del mondo islamico o di qualsiasi altra cultura o religione. Questa decisione è uno schiaffo all’Islam e alla questione dell’immigrazione". Vergognoso. "Tutti quei candidati illustri sconosciuti! Paragonati a me, che ho scritto 8 o 9 libri?" afferma in un'intervista al Corriere in cui ribadisce che "Siamo ai limiti del razzismo". Nell'intervista a Libero, invece dice che "Considero questa una forma di razzismo nascosto. Per gente come noi, la cosa peggiore è trovarsi davanti al razzismo che non dice il suo nome".

Si può comprendere che un immigrato silurato decida di fare il salto della quaglia, specie se questa decisione arriva nel momento in cui la Sinistra cosiddetta moderata non candida nessun cittadino straniero. Dopotutto, la Sinistra ci ha abituato a questi salti poiché, come ebbe a scrivere Pietrangelo Buttafuoco: "Oriana Fallaci ne resterà l'emblema: il simbolo appunto di quella destra che altro non è che una malattia senile della sinistra. Sono infatti tutti di sinistra quelli di destra, lei la prima. Sono di sinistra i Marcello Pera, i Paolo Guzzanti e anche i Magdi Allam. È così di sinistra la destra che il capofila dei teocon italiani, Christian Rocca, forse il più caro amico di Fallaci, dal Foglio la celebra in nome dell'antifascismo, della democrazia e del libertarismo fabbricando però il fronte politico con Forza Italia, con Alleanza nazionale e con la Lega, non certo col nascente partito democratico. Perfino Daniela Santanché è a destra perché è di sinistra; la destra di Berlusconi, George Bush, e dell'esportazione della democrazia garantisce la libertà di fare ancora più cinico il nostro Occidente (cito Benedetto XVI, non il Muftì)". Proprio per questo ritengo inutile polemizzare sulle scelte politiche individuali. Riflettiamo piuttosto seriamente sui motivi per cui, spesso e volentieri, la Sinistra viene astiosamente abbandonata. Non è forse vero che la Sinistra che ha avuto due anni di tempo per offrire qualcosa agli immigrati che hanno sognato e facilitato la sua ascesa al potere? Ebbene: sono rimasti a bocca asciutta. Fouad Allam ha quindi ragione quando afferma che la questione dell'immigrazione non è nè di Destra né di Sinistra. Scanso equivoci, io ritengo che sia diritto degli immigrati schierarsi con coloro che promettono e che, soprattutto, potrebbero essere in grado di mantenere le promesse concernenti la realtà dell'immigrazione. Io non sono solo per il voto utile, io sono per il voto strumentale. E se il l'appoggio/voto a favore della Destra può aiutare gli immigrati ad ottenere il diritto di voto quantomeno alle amministrative, come promesso dal Presidente Berlusconi, ben venga. Eppure sperare di ottenere qualcosa di decente sul tema dalla destra in questo paese, con gli alleati e i candidati che si ritrova, è una pia illusione. Motivo per cui continuo a consigliare il voto a Sinistra.

Ciò che non posso comprendere invece, e che sinceramente mi dispiace, è che Khaled Fouad Allam si presti a partecipare, in compagnia di Souad Sbai e Carlo Panella, ad una manifestazione contro la Moschea di Colle Val D'Elsa, il cui progetto è per ora fermo per mancanza di fondi. Innanzittutto perché la Moschea di Colle è l'unica moschea di cui l'Italia avrebbe potuto dirsi orgogliosa, dopo quella di Roma. Sarebbe stata una vera e propria moschea e non un garage o uno scantinato adibito a luogo di culto e quindi indegno di un paese civile. Era finanziata in parte con i soldi di una fondazione bancaria italiana, e non mi sembra che questo sia un demerito, in un paese che - oltre a finanziare generosamente la Chiesa e le sue istituzioni con sgravi fiscali e altro - non è riuscito a trovare un accordo con i rappresentanti islamici per concedere l'8xmille che spetta alla loro fede. La moschea in questione, poi, sarebbe stata gestita da un comitato composto per metà da italiani e da istituzioni, garantendo piena trasparenza. E avrebbe persino avuto come guida un personaggio trasparente, educato e per bene come l'Imam Feras Jabareen, il quale - a quanto pare - ha deciso di concedersi una lunga pausa in Israele. Ma soprattutto perché Khaled Fouad Allam, più di qualsiasi altra persona, dovrebbe sapere che condurre le battaglie per sostenere l'Islam moderato non passa di certo attraverso le manifestazioni contro le moschee, specie quella di Colle. Nel suo saggio, "la Solitudine dell'Occidente", Khaled aveva esordito raccontando di due egiziani che l'hanno rincorso mentre era diretto alla sede de La Repubblica perché volevano comunicargli la gratitudine di avere una persona che parlava della loro cultura senza rigettarla. E lui scrisse di essersi commosso per queste parole poiché ponevano un problema fondamentale: il riconoscimento, la dignità dell'uomo nel suo rapporto con la cultura. Un rapporto che anche nel caso di Khaled Fouad Allam, che si appresta a collaborare con il quotidiano del Vaticano "l'Osservatore Romano", si annuncia quanto meno problematico. Nell'intervista a Libero dice che non si converte anche se "Durante la guerra in Iraq, vedendo le stragi di chi sgozzava allegramente la gente al nome di "Dio è grande", più volte ho pensato che avrei voluto cambiare religione". Afferma che non lo fa solo "perché dal profondo del cuore mi sento musulmano. Per i riferimenti culturali che ho ricevuto, quando imparavo a memoria le prime sure del Corano con mia mamma. Quello era un islam completamente diverso da oggi. E poi, io preferisco lottare dall'interno i soprusi dell'integralismo". E che se oggi manifesta contro una moschea, è "per porre il problema di chi c'è dentro le moschee, di chi sono gli imam. La soluzione non passa attraverso la moltiplicazione delle moschee, ma attraverso la costruzione di uno spazio europeo dell'islam". Non so perché, ma ho la sensazione di aver già sentito queste cose. Non sarà mica un déjà vu?

giovedì 3 aprile 2008

Che ci sia solo la nostra religione!



Santanché: Corano e Talmud fuori dalle aule (ma non il Vangelo...)

mercoledì 2 aprile 2008

Questione di stile

«Ho ricevuto il Battesimo nella chiesa di S. Eugenio, quella della mia parrocchia, del mio quartiere. E ho preferito farmi battezzare là come un comune fedele. In Vaticano mi avevano proposto di farmi battezzare dal Papa, ma io ho rifiutato questo onore: non volevo che il mio battesimo diventasse un caso diplomatico. Al battesimo celebrato il Lunedì di Pasqua, erano presenti i miei due figli, mia moglie e tanti amici. Mio figlio mi aveva detto: "Papà, finalmente sei dei nostri!". Questa mattina ho incontrato il Papa e gli ho detto che ero stato battezzato a Pasqua. Lui si ricordava: prima della cerimonia, per le mani del card. Sodano, avevo ricevuto un suo messaggio di auguri».

Chou Seng Tou, Ambasciatore cinese (Taiwan) presso la Santa Sede, in un'intervista rilasciata all'indomani del suo battesimo avvenuto il 17 aprile 2006.

martedì 1 aprile 2008

La reacción más dura

"Pero la reacción más dura llegó de Sherif El Sebaie, periodista egipcio, como él, que colabora con el diario Il Manifesto. Tras felicitar a Allam, dijo que esperaba que, ahora que "se liberó finalmente de la raíz del mal de un islam que es fisiológicamente violento e históricamente conflictivo, actúe según los dictámenes de Jesucristo, que supo amar al diferente, al ladrón, al asesino, a la prostituta y al corrupto"". La Nacion