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martedì 30 settembre 2008

Eid Mubarak

A breve (razzismo in Italia permettendo) riprenderò
la mia serie sul viaggio ufficiale negli USA
Sopra, il francobollo statunitense emesso in occasione dell'Eid

Scambiato per un pusher

Come ogni giorno Emmanuel Bonsu Foster, 22 anni, ghanese regolare, è andato a scuola intorno alle 18,15. Le sue lezioni all'Itis serale di via Toscana, di fronte al parco ex Eridania, iniziano alle 18,45. Il giovane è entrato in classe con anticipo, ha posato la cartella (in cui c'erano i documenti d'identità) ed è sceso in strada a fare due passi nel parco, aspettando l'inizio della lezione. Sono le 18,25. "Ho visto due uomini che parlavano dietro di me al cellulare – racconta – e un altro che si è avvicinato. Di colpo l'uomo da solo si è avvicinato senza dire niente, senza identificarsi e mi ha preso le mani. Gli altri due sono arrivati di corsa e mi hanno accerchiato. Ho preso paura, mi sono liberato e sono scappato" (...) Braccato, pestato: un piede sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all'interno della macchina di servizio. Sette agenti della polizia municipale di Parma – questa la denuncia fatta in mattinata ai carabinieri del Comando locale – hanno aggredito alle 18,25 di ieri al parco cittadino ex Eridania Bonsu Emmanuel Foster, giovane studente ghanese di 22 anni – riducendolo con un occhio nero, una gamba malmessa (il ragazzo zoppica) e diverse lesioni, come testimonia il referto ospedaliero. Ancora una volta, dunque, i vigili urbani di Parma – la città della carta dei "più poteri ai sindaci e alla polizia municipale" finiscono nella bufera, dopo l'episodio della prostituta abbandonata a terra nella cella di sicurezza. Un nuovo grattacapo per l'assessore alla sicurezza Costantino Monteverdi e il sindaco Pietro Vignali, che solo due settimane fa ha presentato un pacchetto di sette ordinanze, ora allo studio di Roma e Bologna. L'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Una) del ministero delle Pari opportunità ha aperto un'inchiesta per far luce sull'episodio. Poi, nel primo pomeriggio, l'annuncio di un'inchiesta interna del Comune e un incontro tra l'assessore Monteverdi e i dirigenti della polizia municipale. Portato al comando della polizia municipale il giovane è stato fatto spogliare, perquisito e sbattuto in cella. Il giovane racconta di essere stato insultato: insulti razzisti. Gli è stato negato il permesso di telefonare a casa: solo alle 23 è arrivato il padre dello studente. Senza spiegazioni plausibile davanti a quell'occhio nero "mi hanno detto che era caduto ed era stato fermato perché non voleva dare le sue generalità" ha detto il padre, il giovane è stato rilasciato. E la polizia ha consegnato alla famiglia Bonsu una busta del Comune di Parma contenente i verbali con scritto sopra: "Emmanuel negro". Solo oggi la famiglia ha sporto denuncia e chiede, insieme alla comunità ghanese, scuse ufficiali e spiegazioni. (Leggi su Repubblica)

lunedì 29 settembre 2008

Pogrom Italiani

Cittadini italiani dimostrano a manifestante africano che non sono razzisti.
Momenti di tensione nel quartiere napoletano di Pianura, dove questa mattina si è svolto un corteo antirazzista organizzato dagli immigrati. Alcuni abitanti del quartiere hanno cercato di impedire agli extracomunitari di rientrare nei loro alloggi: un giornalista è stato malmenato, uno dei manifestanti è stato spinto a terra da un gruppo di persone del posto, che ha provato ad aggredirlo. L'uomo è stato salvato da un carabiniere; uno degli aggressori è stato fermato. L'immigrato finito a terra ha un regolare permesso di soggiorno, ottenuto per motivi di salute: "Kasmir è stato portato in ospedale da un'ambulanza - racconta il portavoce degli organizzatori della manifestazione, Aboubakar Soumahoro - quando lo hanno accerchiato stava andando a sottoporsi alla dialisi. Soffre di reni, e attende di poter fare un intervento di trapianto. E' qui per questo". Il giornalista picchiato si chiama Arnaldo Capezzuto, e lavora per il quotidiano Il Napoli.

Ancora una volta, a scaldare gli animi sono state soprattutto le donne di Pianura. Gridando "andatevene, andatevene", un cordone umano di residenti ha organizzato un blocco stradale. Tentando di impedire agli immigrati di rientrare, in via dell'Avvenire, nel fabbricato da loro occupato, giudicato fatiscente e che avrebbe quindi dovuto essere sgomberato nei giorni scorsi. Spintoni e insulti nella calca, poi le forze dell'ordine sono riuscite ad aprire un varco e a far rientrare gli immigrati. Uno di loro però è rimasto indietro: è su di lui che i contro-manifestanti hanno provato a infierire. "Vattene, vattene", gli hanno gridato prima. L'uomo è stato poi accerchiato, buttato a terra, e salvato da un carabiniere. Sul posto anche un'ambulanza per una delle donne, che ha sostenuto di avere problemi di cuore. "Ora abbiamo paura anche di andare a fare la spesa al supermercato - hanno commentato i partecipanti al corteo - non basta neanche il presidio delle forze dell'ordine in via dell'Avvenire: si devono identificare tutti i mandanti di questi episodi di violenza, perché hanno dei nomi e dei cognomi". Gli scontri di oggi sono stati duramente commentati dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino: "Pianura è diventato un problema perché abbiamo un clima di intolleranza che una città civile non dovrebbe avere". L'Ordine dei giornalisti della Campania ha espresso solidarietà al collega aggredito. (La Repubblica)

giovedì 25 settembre 2008

Clima Tolleranza Italia: 0

Scritte razziste sono comparse sulle mura del cimitero del Verano sulla via Tiburtina a firma di Militia, un gruppo razzista di estrema destra. Nel manifesto si fa riferimento al ragazzo di colore ucciso a Milano a bastonate e alla mattanza di sei nigeriani da parte della camorra a Castelvolturno con la scritta: "Minime in Italia: Milano -1, Castelvolturno -6.

martedì 23 settembre 2008

Il linguaggio fiorito del Fratello Colonnello

Del Fratello Colonnello Muammar Gheddafi si può dire di tutto e di più, ma non lo si può certo accusare di non aver difeso abbastanza la dignità del popolo libico, della nazione araba e del mondo islamico. Il forte valore simbolico delle sue decisioni coraggiose, seppur controverse, non si può assolutamente mettere in dubbio, soprattutto di questi tempi. Solo per fare qualche esempio: l'esproprio dei beni italiani con la conseguente espulsione di circa 20.000 coloni, la firma di un accordo di maxi-risarcimento (5 miliardi di dollari) per i danni subiti dal colonialismo italiano, l'obbligo della compilazione dei dati del visto di ingresso in Libia in lingua araba, il respingimento di circa 2500 italiani in crociera con passaporti privi di traduzione poiché salpati prima che la norma entrasse in vigore, la presa di posizione contro l'eventuale nomina di Calderoli a Ministro e - ultimamente - il secco comunicato con cui l'ambasciata libica ha fatto sapere al Ministro Maroni (che dopo aver accusato la Libia di scarsa collaborazione nel contrasto dei clandestini si è detto pronto a visitare il paese a bordo di una motovedetta) che la Gamahiriya "rifiuta il suo arrivo in questo modo spettacolare e, se desideriamo riceverlo, saremo noi a indicare la data e il modo in cui potrà arrivare". Queste misure possono sembrare arbitrarie, tendenziose, poco diplomatiche e persino di cattivo gusto. Per molti occidentali, forti dell'appoggio delle proprie rappresentanze consolari, del proprio passaporto e del valore d'acquisto della propria moneta, quelle di Gheddafi possono sembrare vere e proprie eresie. Ma anche i proclami di certi amministratori pubblici che si mettono a berciare dai palchi delle sagre dei villaggi italiani, sono poco diplomatiche e di cattivo gusto, per non aggiungere altro. A proposito di sagre, mi risulta che alla festa della Lega, il prosindaco Gentilini abbia ultimamente invitato i musulmani ad andare "a pisciare nelle loro moscheeeee" salvo poi invitarli ad andare "a pregare nei desertiiiii!" essendo lui stesso "contro quelli che vogliono aprire le moschee e i centri islamici". Ok, passi pure per la preghiera nel deserto. Ma se i musulmani devono pisciare nella moschea, qualche moschea la dovrà pur costruire, no? La cosa interessante è che questo delirio (comprensivo di "eliminare i bambini che vanno a rubare", "turaccioli per ficcarli in bocca e su per il culo ai giornalisti che infangano la Lega", "rivoluzione contro la magistratura", e un "Non voglio vedere neri, marroni o grigi che insegnano ai nostri bambini") è andato in onda subito dopo un'investitura del Ministro Maroni, che - va detto - è uno dei personaggi più rispettabili e moderati del movimento leghista. Pare che quello di Gentilini sia solo un "linguaggio colorito" e di conseguenza i cittadini extracomunitari non dovrebbero offendersi. Sono perfettamente d'accordo. Ecco perché spero vivamente che anche i cittadini italiani imparino ad apprezzare il linguaggio fiorito (e molto pratico) del Fratello Colonnello.

lunedì 22 settembre 2008

Turismo di razza

Dopo la tappa italiana, una banda di fascionazisti itineranti ha tentato di manifestare contro "l'islamizzazione dell'Europa" e la costruzione di una moschea a Colonia. Evidentemente pensavano di essere ancora in Italia, dove non appena viene annunciata una manifestazione anti-moschea, centinaia di abitanti bavosi accorrono per organizzare maialate sul terreno destinato ad accogliere il luogo di culto e "per raccogliere le firme contrarie". Maialate (e centinaia di firme) che, puntualmente, spingono i sindaci di Sinistra a gareggiare con quelli della Lega nella chiusura dei luoghi di culto islamici. Ebbene, a Colonia è andata in un modo leggermente (per usare un eufemismo) diverso: tanto per incominciare è stato il sindaco democristiano ad invocare una grande manifestazione anti-razzista. Poi, da tutta la Germania, sono arrivate migliaia e migliaia di persone, decise a difendere la reputazione multietnica del paese. Un'intera città si è trovata cosi sul piede di guerra, con sit-in, cortei, blocchi stradali tanto da costringere gli aspiranti manifestanti anti-islamici a riunirsi prima su un battello (raggiunto comunque dalle sassate) e poi a rinunciare ad arrivare alla piazza dove avrebbero dovuto tenere il loro comizio (la piazza era rimasta isolata fin quando le autorità non hanno deciso di sospendere tutto per ragioni di sicurezza). L'unico che è riuscito, grazie alla scorta, ad arrivare sul luogo predestinato era l'eurodeputato leghista Mario Borghezio. Il quale non ha fatto in tempo a dire due parole che già gli avevano tolto l'audio invitandolo gentilmente a scendere dal palco. La figuraccia è stata talmente colossale che perfino Bossi ha stigmatizzato l'operato del suo rumoroso eurodeputato: «Non tutti gli inviti vanno accettati. Io sono un segretario liberale e lascio la libertà ad ognuno di ragionare con la propria testa. Io non ci sarei andato». A dire la verità, qualcuno aveva provato ad impedire a Borghezio di ragionare con la sua, di testa. Walter Veltroni aveva infatti chiesto al Premier di impedire ad un membro della sua maggioranza di partecipare ad un convegno "apertamente razzista e antidemocratico". Perché alla manifestazione dei democratici, invece, erano presenti anche politici dell'opposizione italiana: c'erano Laura Garavini, eletta deputato nelle liste europee del Pd, Eugenio Marino, responsabile pd per l'emigrazione italiana, e Rossella Benati della comunità italiana di Colonia. Una rappresentanza che ci piacerebbe vedere manifestare in Italia, e non all'estero dove non c'è bisogno. Prima che l'Italia diventi la meta preferita per i raduni razzisti di tutta Europa. O forse è proprio questo tipo di turismo che si vuole incentivare per assorbire gli insegnanti precari dopo la prossima riforma scolastica?

domenica 21 settembre 2008

Italiani Bastardi

La comunità africana di Castel Volturno ha sfilato in corteo per alcune ore, bloccando la Domiziana con una barricata fatta da cassonetti della spazzatura, materassi e vecchi mobili. Una vera e propria guerriglia urbana con il ribaltamento di automobili e il lancio di pietre. "Italiani bastardi" è il coro intonato dalla folla, che ha percorso oltre 10 chilometri. Il bianco che si azzarda da quelle parti viene aggredito: "Va via, italiano di merda. Vattene, razzista". Una protesta partita per manifestare la propria rabbia contro la recente strage di extracomunitari: una "punizione", affermano le forze dell'ordine, inferta dai casalesi a quegli spacciatori che non volevano rispettare le regole imposte dalla camorra. Nessuno però si scomoda per prendere in considerazione l'ipotesi estorsiva. Eppure è di poco tempo fa l'assassinio del gestore di un lido che si era rifiutato di pagare il pizzo. Come racconta un interessante reportage di Repubblica, "con i tempi che corrono (arresti, sentenze definitive d'ergastolo, avvocati da pagare, famiglie da sostenere, pentiti da punire), non è più sufficiente tassarsi del venti per cento, bisogna tirar fuori il cinquanta. Per ogni cosa che produce euro. Per un negozio, per una fabbrica, per le puttane, per la droga, per il lavoro nero". Eppure alla centrale di spaccio africana non è andato nessuno. Evidentemente il pizzo lo pagano solo gli italiani, mentre i neri sono tutti spacciatori. Un'ipotesi non accettata dalla comunità africana che rivendica l'innocenza delle vittime, sottolineando che nessuna di questa era di origine nigeriana, l'etnia che gestisce parte del traffico di droga in Campania. "Siete razzisti", gridavano ieri gli amici nordafricani delle vittime, "Ci vogliono cacciare, ce l'hanno con noi, ma non siamo camorristi".

La strage che ha scatenato la protesta non ha nulla delle caratteristiche dilettantesche che hanno finora (per fortuna) caratterizzato i blitz razzisti del bel paese (scritte ingiuriose, minacce, molotov). Non ce la faccio proprio ad immaginare "semplici" xenofobi armati con kalashinkov e camuffati da carabinieri che irrompono in un negozio solo per far fuori sette immigrati. Evidentemente dietro c'è qualche richiesta criminale. Diciamocelo: è decisamente più tranquillizzante immaginare due baristi che fracassano il cranio ad un giovane africano urlandogli "negro di merda" solo perché sospettato di aver rubato un pacchetto di Ringo. Secondo la magistratura infatti, non era un episodio razzista. Anche il Premier ha affermato che la xenofobia non c'entra. A chi l'ha chiesto? Al Ministero dell'Interno. Alla Lega Nord. Possiamo stare tranquilli. Di razzismo non c'è neanche l'ombra. Eppure gli africani di Castelvolturno sono insorti. Forse perché in molti denunciano violenze o minacce dai padroni di casa che cercano di cacciare con la forza gli immigrati ma spesso i Commissariati di zona si rifiutano di raccogliere le loro denunce. Angel, una donna sola con la sua bambina, picchiata a sangue dal proprietario di casa, sostiene di essere andata dalla polizia con gli abiti ancora sporchi di sangue, ma che si sarebbero rifiutati di raccogliere il suo racconto.

Un immigrato si chiede: "Noi siamo negri e la nostra vita non vale quella di un italiano, nemmeno quella di un italiano assassino. (...) Dov'è lo Stato in questo Paese? Perché non fa il suo mestiere? Perché per avere il rinnovo di un permesso di soggiorno si deve attendere due anni? Perché nel cantiere dove lavoro non ho alcun diritto? Perché degli assassini possono andarsene in giro liberi e nessuno li cerca davvero? Perché per dormire in un tugurio devo pagare quanto, uno di voi, un appartamento vero? (...) Sono cattolico. Accanto a voi prego in chiesa. Anche lì non riesco a sentirmi un essere umano". L'impressione è quella di essere compressi nel difficile status di persone senza diritti di cittadinanza e insieme oggetto dei peggiori stereotipi. Una frustrazione ancor maggiore perchè il sentimento di insicurezza e di abbandono si combina con la percezione che lo stato italiano sia vessatorio solo quando si occupa del diritto di soggiorno. Giuseppe D'Avanzo scrive su Repubblica: "Per gli assassini un nero vale un altro. E per fare un morto, sparando alla cieca 84 bossoli di 9×21 e 7.62, ne hanno lasciato a terra sei, venuti in Italia dal Ghana, dal Togo, dalla Liberia. Le vittime innocenti si raccoglievano davanti a quella piccola fabbrica-sartoria, alla fine della giornata di digiuno per il Ramadan, per consumare insieme l'unico pasto. È stata questa la sola colpa".

Anche se si è trattato di un regolamento di conti, abbiamo l'ennesima dimostrazione circa la subordinazione della malavita straniera a quella italiana. Come ho sempre affermato, chi si lamenta dello spacciatore marocchino o nigeriano sotto casa non vede oltre il proprio naso: quello è l'ultimo anello di una catena ai cui vertici ci sono i mafiosi locali, a loro volta protetti da personaggi al di sopra di ogni sospetto. Come scrive un altro acuto osservatore, "La strage si inserisce in un clima di incertezza politica in tema di immigrazione che rende labile anche il confine tra malavita e razzismo. Negli ultimi mesi il territorio campano è stata terra fertile di tensioni a sfondo razzista. Quindi anche un semplice e brutale regolamento di conti si trasforma in una manifestazione di razzismo. Gli immigrati di Castelvolturno non ci stanno e denunciano il razzismo dilagante che stanno vivendo sulla loro pelle". Non è la prima volta che una comunità straniera insorge violentemente in Italia. Evidentemente fanno a turno. E' di pochi mesi fa la rivolta dei cinesi nella piccola "Chinatown" di Milano. Anche in quel caso la protesta si è trasformata in una specie di guerriglia urbana Striscioni con le scritte: "Chiediamo diritti civili", "Basta violenze sulla comunita' cinese", "Basta razzismo". E' evidente che c'è un'insofferenza diffusa. Una rabbia che cova come la lava in un vulcano che sta per esplodere.

Come scrive D'Avanzo: "Nel mondo reale di Castelvolturno l'aggressore, il criminale, l'assassino non è l'immigrato ma l'italiano. E un tipo di italiano e di italianità diffusa nel Mezzogiorno, organizzata in Mafia, capace di tenere il potere dello Stato in un cantuccio, di governare il territorio, di succhiarne le risorse pubbliche e private, di decidere della vita e della morte degli altri, di ridurre gli altri, se neri, in uno stato di schiavitù, di non-umanità, dopo aver avvilito a sudditi i cittadini italiani". E gli "Italiani bastardi"? Saranno quelli che descrive ancora una volta D'Avanzo: quelli che "vogliono prostitute, ma non vederle sotto casa: il governo le punisce e le nasconde senza curarsi di chi controlla la "tratta delle schiave" e ne incassa gli utili. Gli italiani vogliono cocaina, ma non lo spacciatore nella strada accanto: il governo mostra qualche soldato in armi per strada per fare la faccia feroce senza curarsi delle 600 tonnellate l'anno di cocaina che 'ndrangheta e camorra importano in Italia; senza darsi pensiero della grande operazione di marketing lanciata al Nord dalle mafie che vendono ai teenager una bustina di "bianca" per dieci euro. Gli italiani vogliono lavoro a basso costo e in nero, ma non i clandestini. E il governo crea il reato di immigrazione clandestina e il lavoro diventerà ancora più nero e ancora più a basso costo e diffuso e clandestino".

sabato 20 settembre 2008

Beppe Grillo si riscatta

Ogni anno vengono uccisi 40 milioni di squali dagli uomini. Ogni anno sono uccisi 10 uomini dagli squali. Se uno squalo incontra un uomo dovrebbe darsi alla fuga. Sei immigrati sono stati assassinati in un solo giorno dalla camorra a Castelvolturno. Un italiano di origine africana è stato bastonato a morte a Milano al grido di: “Sporco negro” da padre e figlio per aver rubato dei biscotti. Due ucraine sono state massacrate da un pensionato italiano. Era geloso. Centinaia di extracomunitari muoiono sul lavoro in Italia inghiottiti da un tombino o inceneriti in una fornace. Minorenni extracomunitari, spesso bambini, sono stuprati in massa dagli “Italiani brava gente”. Prezzi modici: 20/30 euro. Stranieri scompaiono nei campi di raccolta dei pomodori in Puglia. Gente della quale non sono state trovate neppure le ossa. L’Italia è la portaerei mondiale della cocaina. Passa tutta di qua, dal porto di Gioia Tauro. Una dose costa 5/10 euro, come un aperitivo. A Milano è così diffusa che si respira nell’aria, è gratis. L’esercito fa la guardia alle discariche della Impregilo e ai cassonetti, mentre all’angolo della strada la camorra ammazza uno dopo l’altro i testimoni di giustizia. Se un extracomunitario onesto incontra un italiano dovrebbe darsi alla fuga. L’italiano è lo squalo bianco d’Europa. (...) Dal crollo delle Torri il pericolo è il musulmano. Ma dal 2001 non un solo italiano, non UNO, è stato ucciso in Italia da un musulmano per motivi religiosi. La Lega vieta le moschee, luoghi di preghiera, ma non si preoccupa del dilagare della mafia e della droga al Nord. Squalo non mangia squalo…In Italia sopravvivere e già difficile per un italiano, l’extracomunitario rischia la vita. Arriva e finisce in un Cpt o in galera. Se non paga il pizzo è ammazzato, deve lavorare in nero, se è una donna o un minore è a rischio stupro. Solo se è un delinquente si sente a suo agio. Qui non corre nessun rischio. Si trova meglio che a casa sua. E’ nella patria degli squali.

Beppe Grillo

venerdì 19 settembre 2008

Abu Ghraib de' Noantri

Prostituta nigeriana in una cella dei vigili urbani, Parma
Immigrato ammanettato a un palo del Commissariato, Monza

lunedì 15 settembre 2008

Sono un'italiano... un'italiano vero...

Interrompo la serie dedicata al viaggio statunitense per dire la mia sul gravissimo episodio che si è verificato a Milano. Abdul, un ragazzo dicianovenne, di origine africana e fede musulmana ma con cittadinanza italiana, è stato ucciso a colpi di spranghe dai proprietari di un bar con l'accusa di aver rubato un pacco di biscotti. Ai colpi, ovviamente, si intercalavano gli insulti razziali, confermati dai testimoni ma non contestati dalla magistratura. Si, mentre gli fracassavano il cranio gli dicevano "Negro di merda", ma per la magistratura il razzismo non c'entra. Mi chiedo se i proprietari del bar avrebbero impugnato le spranghe e fracassato la testa ad un dicianovenne italiano per un pacco di biscotti. Se tanto mi dà tanto, gli avrebbero indirizzato a distanza un sonoro vaffanculo. In ogni caso, fin quando non verranno definitivamente chiariti i motivi dell'aggressione, all'accusa di aver "rubato un pacco di biscotti", io non ci credo. E lo dico apertamente, poiché nel clima semi-assolutorio imbastito dai media (si sottolinea che il ragazzo aveva precedenti per furto, ma chissà a quando risalgono. Forse a quando era minorenne e in tal caso non andrebbero neppure menzionati) e dall'opinione pubblica (basta leggere e sentire i commenti in giro), credere immediatamente alla futile accusa fa solo il gioco degli assassini, che tra l'altro ora cercano di assolversi dicendo di aver creduto di essere stati derubati persino dell'incasso.

La lettura degli allucinanti commenti dei lettori del Corriere sotto la notizia dà l'esatta valutazione del clima generale in cui si è consumato l'efferato delitto, alla faccia del clima di "tolleranza" e "buonismo" tanto decantato in questo paese: "Se avessero pagato quello che avevano mangiato non sarebbe successo nulla. Il mestiere del ladro è molto rischioso perchè nn sempre si risolve con una vecchietta che viene trascinata sulla strada per difendere i sui 20 Euro. Hanno rubato alle persone sbagliate...", "Non voglio assolutamente difendere gli assassini, ma per quello che ho capito il primo a rubare chi è stato? quindi non difendiamo i ladri...oggi due biscotti e domani....", "Comunque questo ragazzo "di colore" o "negro" o "nero" o "africano"(così nessuno può dirmi che sono razzista!), era italiano solo per legge e in più nella cronaca si dice che abbiano impugnato anche loro un bastone...forse così angioletto, come descritto dai suoi amici, non era ... Per gli italiani va data la giusta punizione per eccessiva violenza...comunque rispondevano ad un attacco...forse veramente pensavano che gli avevano portato via l'incasso...ma non per questo non vanno puniti".

"Non farti spaventare, sei italiano"
, diceva il padre alla vittima prima del tragico epilogo. "Sono del Burkina Faso, di un posto chiamato Gnagho, ma mio figlio è italiano". Papà Assane continua ad invocare la cittadinanza italiana del figlio nella speranza di avere giustizia. Non ha capito che suo figlio, per parecchi lettori del Corriere e altrettanti "uomini di strada", era "italiano solo per legge". E che quindi tutto sommato la sua vita vale meno di quella di un "italiano vero", soprattutto se si è reso colpevole del furto di nientepopodimeno che un pacco di biscotti. La sorella di Abdul, però, ha colto il punto: "Per la prima volta ci siamo accorti di essere negri". Un dato di fatto - quello dell'origine straniera - che gli immigrati, non solo africani, dimenticano non appena entrano in possesso della cittadinanza italiana. Con conseguenze assai traumatiche, come in questo caso. La verità è che non basta avere un passaporto italiano per essere considerati italiani. Fin quando non verrà inculcato nella mente della gente che non esiste il prototipo dell' "italiano vero" e che esistono "italiani negri", con l'aspetto slavo, con i tratti arabi, con gli occhi a mandorla, gli "altri" italiani saranno considerati lo stesso "stranieri". Sappiano che il loro passaporto italiano è un mero accessorio da usare in aeroporto. Per evitare le file chilometriche, piantonate da scortesissimi addetti, riservate agli extracomunitari. Spero di sbagliare, ma fin quando non cambierà la realtà quotidiana e il messaggio politico-mediatico, illudersi che la cittadinanza italiana dia diritto ad altro è solo una pia illusione.

domenica 14 settembre 2008

Mi hanno preso gli Americani (V)

Un'altra moschea negli USA

Mi hanno preso gli Americani (I)
Mi hanno preso gli Americani (II)
Mi hanno preso gli Americani (III)
Mi hanno preso gli Americani (IV)

"La situazione sta decisamente degenerando". Questo è il commento lapidario con cui ho risposto a chi mi chiedeva, nelle agenzie governative americane, la mia impressione sul modo con cui viene trattata la comunità musulmana in Italia. D'altronde il quadro tragico da me delineato nell' articolo precedente pubblicato su questo blog - e che è successivo alla mia visita negli Stati Uniti su invito del Dipartimento di Stato - si rivela sempre più disastroso. L'11 settembre scorso è stato annunciato che il capogruppo della Lega alla Camera sta per presentare un disegno di legge che prevede "una stretta sulla moschee": Nessuna costruzione a meno di un chilometro da una chiesa, divieto di minareto, via libera solo dopo referendum locale, ecc ecc. Il cosiddetto disegno di legge mi ha ricordato una scena del film "Hassan e Marcus," proiettato recentemente nelle sale egiziane. Il film con Omar Sharif e Adel Imam, i due attori più famosi e potenti del Medio Oriente, racconta la storia di Mustafa, un musulmano praticante e di Marcus, un teologo copto, che - minacciati rispettivamente dagli estremisti musulmani e da quelli cristiani per le loro posizioni contrarie alla violenza - si trovano costretti a vivere sotto falsa identità in un programma di "protezione testimoni". Marcus finisce per assumere l'identità di un musulmano mentre Mustafa assume quella di un copto ed entrambi si ritrovano a vivere nello stesso palazzo: vi lascio immaginare gli episodi esilaranti che scaturiscono da tale situazione, ma anche la carica di denuncia sociale contenuta nel film. Ebbene, in una scena si vedono imam musulmani e preti copti mentre si avviano ad uno dei tanti convegni di unità nazionale che vengono regolarmente promossi in Egitto. Mentre i due preti si lamentano delle restrizioni burocratiche sulla costruzione delle chiese, i due imam si stracciano le vesti: "Perseguitati? Ma se siamo noi quelli perseguitati, non c'è moschea che venga costruita senza che di fronte non sorga una chiesa!" (la legge risale agli anni 70, ndr).

Mentre in Egitto, il paese che "perseguita" i copti questo film viene proiettato nelle sale, in Italia - il paese che "garantisce" la libertà di culto, i musulmani vengono piantonati dai vigili affinché venga impedito loro di pregare. L'ottimo Renzo Guolo tira le somme in un editoriale pubblicato su Repubblica, venerdi scorso: "Nel delirio quotidiano che demolisce ogni residua sovranità, e autorità, dello Stato centrale a favore del nuovo, e invasivo, autoritarismo disciplinare locale, i sindaci leghisti decidono anche se gli appartenenti a una confessione possono o meno pregare insieme. Incidendo non solo sulla pratica religiosa ma anche sul concreto esercizio delle libertà costituzionali, sancite dagli articoli 3, 8 e 19 della Carta. Omaggio estremo al nuovo "federalismo religioso", ispirato alla nostalgia, regia e littoria, dei "culti ammessi". Non a caso è stato proprio negli Stati Uniti che ho maturato la convinzione che la priorità assoluta deve essere data all'approvazione di una legge sulla libertà religiosa in Italia, abolendo definitivamente il meccanismo fascista dei concordati e delle intese. Continua Guolo: "Da tempo nelle città venete i musulmani sono impediti collettivamente nel loro esercizio del culto, anche in locali che pure avevano acquistato o affittato. E costretti o all´umiliante pratica della "moschea itinerante", ospiti temporanei di comuni guidati dal centrosinistra, che hanno concesso loro degli spazi. O a pregare polemicamente all´aperto, sollevando le dure reazioni dei sindaci-sceriffi". L'altro giorno hanno pregato sotto l'occhio vigile delle telecamere della rete satellitare Aljazeera, cosi tanto per far rimediare all'Italia l'ennesima figuraccia all'estero. Proteste pacifiche, portate avanti soprattutto dai giovani di Seconda Generazione, a cui va il mio più totale e incondizionato appoggio. Non è più accettabile, infatti, come scrive Guolo, che "La seconda confessione per numero di fedeli in Italia – un milione e trecento mila persone , numeri destinati a crescere – , " rimanga "senza tutele a causa della mancanza di un´intesa con lo Stato e di una legge sulla libertà religiosa, sempre più lontane in questa legislatura ostaggio del Carroccio, incontra, così, seri ostacoli all´esercizio del culto. Con una serie di conseguenze destinate a generare tensioni". (Vai alla Sesta Puntata)

lunedì 8 settembre 2008

Mi hanno preso gli Americani (IV)

Una moschea negli USA
Mi hanno preso gli Americani (I)
Mi hanno preso gli Americani (II)
Mi hanno preso gli Americani (III)

L'urgenza di un "Piano per la Rinascita Multietnica" dell'Italia si può percepire alla luce di quanto sta accadendo alla comunità islamica locale. Non appena è iniziato il Ramadan, il mese sacro del digiuno, un sindaco leghista ha deciso di chiudere la moschea (e cioè il luogo di aggregazione della comunità per antonomasia). Altri minacciano: «Vigili di piantone 24 ore su 24: se i musulmani si mettono a pregare, li sgombero». «Se proveranno a pregare, i musulmani saranno fuorilegge e come tali dovranno prepararsi alle conseguenze dei loro gesti». Un consigliere comunale afferma di essere stato aggredito, la comunità islamica risponde: «Quell'uomo ci ha provocato. E' arrivato qui sputando per terra e insultandoci». Possibile che un consigliere comunale si sia abbassato a questi livelli? Il dubbio è legittimo, quando si legge che un eurodeputato, accompagnato da una trentina di simpatizzanti, ha compiuto una breve passeggiata tra i vicoli del centro storico di Genova "alzando il braccio nel segno dell’ombrello e scandendo lo slogan «abbiamo i c.... pieni delle moschee»", dicendosi disposto «a impugnare la spada di Giussano per fare pulizia etnica».

Per chi è appena tornato dagli Stati Uniti, un paese in cui non solo ci sono le moschee (e quali moschee) ma in cui non si è esitato a condannare a ben 14 anni e tre mesi di carcere un cittadino americano che aveva lanciato una molotov inesplosa contro la moschea di El Paso, assistere a questa escalation ha qualcosa di surreale. Soprattutto quando si legge che, dopo la stagione delle moltov italiane sui luoghi di culto islamici in Lombardia (il cui autore è stato finalmente arrestato), ignoti hanno impugnato la bomboletta spray per lanciare un avvertimento alla comunità musulmana sotto forma di citazione dell’Apocalisse di Giovanni e la scritta: «Allah=Satana. Il figlio di Satana è Maometto». Non si può che rimanere spiazzati, quando si viene a sapere che l'eurodeputato sopra citato aveva fatto irruzione in una chiesa per annunciare il solenne giuramento "approfittando dello sconcerto di un custode intimorito da tesserini parlamentari e polizia di scorta". Che a Treviso c'è un "massiccio intervento di controllo d’ordine pubblico voluto dal prefetto e attuato da vigili urbani e polizia" e che i vigili vengono quotidianamente mandati per controllare i musulmani: «Se si mettono a pregare, scatta lo sgombero» mentre chi osa protestare viene chiamato in questura e gli "viene chiesto di valutare se valga la pena di calcare la mano, di «ragionare»". Tutto questo accade con l'esercito per strada e varie figure politiche di primo piano impegnate in dotte disquisizioni sui meriti e i demeriti del Fascismo, che sembra tornato di gran moda.

Trovo demenziale che le forze dell'Ordine vengano strumentalizzate e dirottate da una reale attività di prevenzione e contrasto del crimine per controllare se gli islamici stanno pregando o meno. E' cosi difficile, in un paese che si professa democratico, laico e civile, dotare le comunità musulmane di adeguati luoghi di culto in base ad un compromesso amichevole con le istituzioni e la cittadinanza? Negli Stati Uniti, patria dell'11 settembre, non solo i musulmani hanno moschee e ne costruiscono di nuove, ma ho visto con i miei occhi un venditore di hot dog pregare sul marciapiede nel pieno centro di New York. Nessuno si è fermato a guardare, nessuno si è "spaventato", nessuno ha chiamato i vigili. Il procuratore di Treviso ammonisce «Invito tutti alla calma, andando avanti così si rischia una pericolosa escalation». Ma chi la vuole l'escalation? Leggo che i "nervi sono a fior di pelle nella stessa comunità islamica di Treviso, che ormai si è spaccata in due tronconi: l’ala integralista, spesso protagonista di proteste eclatanti contro la Lega come, mesi fa, la preghiera in mezzo alla strada; e le «colombe», che si sono dissociate dagli integralisti andando a pregare a Villorba, nel parcheggio dell’ex moschea del Centro grossisti, chiusa da anni. Un gesto per il quale le «colombe» sono state comunque diffidate dal Comune". Già, proprio cosi: diffidate dal Comune. (Leggi la quinta puntata)

venerdì 5 settembre 2008

Convoglio 9417

Pensava di farla franca un capotreno che ha preteso una prestazione sessuale da una passeggera scoperta a viaggiare su un treno senza biglietto. Invece il 53enne di origine campana, ma residente a Milano, è stato denunciato dalla Polfer è sospeso dal lavoro in via cautelativa da Trenitalia. Il fatto è successo lo scorso 21 agosto. La donna, una ragazza nigeriana di 27 anni regolare in Italia, stava viaggiando sul convoglio 9417, un Eurostar Milano-Lecce, quando nella tarda mattinata - transitando nella zona di Reggio Emilia - è incappata nel controllo del biglietto. Il dipendente di Trenitalia, quando ha capito che la giovane non aveva il tagliando, ha spiegato alla donna che se voleva evitare le conseguenze del mancato pagamento del biglietto poteva appartarsi con lui per una prestazione sessuale.(Leggi su Il Corriere)

Mi hanno preso gli Americani (III)

Mi hanno preso gli Americani (I)
Mi hanno preso gli Americani (II)

L'allucinante teatrino imbastito sul voto agli immigrati che si sta consumando in queste ore dà tutta la misura dell'abissale differenza in materia di immigrazione fra l'Italia e gli Stati Uniti, che ho visitato recentemente su invito del Dipartimento di Stato. Mi ricordo delle parole di un ricercatore che mi disse: "i musulmani qui non provano la stessa rabbia che provano in Europa poiché sanno che da queste parti possono "farsi una vita"". Mentre un businessman pakistano mi disse: "Negli USA sappiamo che sono garantite le nostre vite e le nostre proprietà". Sapere di poter "farsi una vita" ed essere certi che "vita e proprietà" siano al sicuro è difficile, in un paese che tratta persone che vivono e pagano le tasse magari da trent'anni come se fossero eterni "ospiti". Campare con in mano un foglio che non ti dà la possibilità di votare il tuo sindaco non è ciò che chiamo una garanzia di stabilità.

E cosi può capitare che il leader dell' opposizione scriva una lettera chiedendo al presidente della Camera, appartenente alla maggioranza, di realizzare una cosa che l'attuale opposizione avrebbe potuto - e dovuto - fare benissimo quando era la maggioranza. Interessante. Il Presidente della Camera risponde con un' "apertura". Il Ministro dell'Interno - da cui dipende l'esistenza degli immigrati - e il suo partito di riferimento prendono subito le distanze (chissà perché avevo l'impressione che sarebbe andata proprio così), segue lo stesso partito del presidente della Camera e infine il Presidente del Consiglio. Per non parlare del 66,6% dei lettori del Corriere. Insomma: nulla di nuovo sotto il sole. Il leader dell'opposizione afferma che «La notizia è che Berlusconi ha idee diverse dal presidente della Camera sul tema del voto agli immigrati». Carràmba che sorpresa.

"Non è una priorità", affermano tutti. "Non è nel programma". Effettivamente, in questo paese, il voto agli immigrati non può essere ritenuto una priorità se non dagli immigrati stessi. Come deve essere una priorità l'esercitazione di una pressione politica e sociale, anche senza possibiltà di voto, sui partiti politici affinché i loro programmi siano costretti ad adeguarsi alla realtà dell'Italia multietnica. Esercitare una pressione politica e sociale si chiama "lobbying". E quale altro paese, per studiare il lobbying, se non gli Stati Uniti e Washington, una città che vive di e sulla politica? Quando mi è stato chiesto di esprimere alcuni temi su cui avrei preferito concentrarmi durante la visita negli USA, la mia prima richiesta fu quella di incontrare persone che si occupano di "lobbying", e che quindi esercitano una pressione a favore di particolari gruppi di interesse.

Negli USA ho avuto modo di chiedere anche ai rappresentanti di vari organismi incontrati (banche, fondazioni, associazioni) dei progetti e delle attenzioni specificatamente rivolti alle minoranze etniche. E ciò che ho sentito conferma quando ho sempre richiesto a gran voce su questo blog: favorire la costituzione di una lobby che operi a favore dei diritti degli immigrati. Il soggiorno negli USA è stato un'esperienza interessante, da quel punto di vista, sia in termini di contatti che di know-how. Questa è la grande novità: forse si può già intraprendere la strada della costituzione di una lobby di immigrati e di italiani sensibili alle loro richieste che condizioni la politica italiana sul tema. E che nessuno si scandalizzi: se gli immigrati non possono votare, possono sempre esercitare pressione (vi meravigliereste di quanta pressione potrebbero esercitare). Rientra nel gioco democratico. Ecco perché invito tutti voi a darmi una mano a redigere un documento programmatico, una guida per chi vuole cambiare lo stato delle cose: il "Piano per la Rinascita Multietnica" dell'Italia. (Leggi la quarta puntata)

mercoledì 3 settembre 2008

Mi hanno preso gli Americani (II)

Mi hanno preso gli Americani (I)

Visitare gli Stati Uniti in qualità di ospite ufficiale del Dipartimento di Stato quando c'è in giro gente che avrebbe voluto vederti a Guantanamo solo perché osi contestare la gestione dell'immigrazione in Italia può portare a reazioni alquanto sgangherate. Una lettrice, nota tra l'altro per le sue posizioni xenofobe, ha tenuto a farmi sapere che sarebbe stato meglio se avessero invitato "qualcuno un po' più equilibrato e meno equilibrista, invece di un extracomunitario erudito (che non è sinonimo di cultura) immigrato in Italia", che proviene da una "cultura sanguinaria" e che fomenta "l'odio razziale" (si, sta parlando proprio di me, pericolosissimo Imam della Moschea Ammazzatelitutti). Ovviamente, da qui a ritenere che gli USA siano implicati in un complotto per l'islamizzazione dell'Europa il passo è stato brevissimo. Chi è appassionato al genere "delirio" può seguire gli allucinanti commenti sotto il primo episodio di questa serie (il link sopra). Andiamo però oltre, nel resoconto di questa mia particolare esperienza americana.

L'International Visitor Leadership Program, il programma sotto l'egida del quale sono stato invitato negli Stati Uniti è un perfetto esempio di quel partenariato pubblico-privato che caratterizza molte iniziative americane. Un modello unico nel suo genere, che sarebbe bene importare anche in Italia, soprattutto in ambito imprenditoriale. In poche parole, il Dipartimento di Stato mette a disposizione le risorse, il supporto, il tema attorno al quale dovrebbe essere strutturato il programma (il contenitore) e poi un insieme di organizzazioni private, no-profit e di volontariato sparsi su tutto il territorio americano mettono insieme una fitta agenda di incontri con politici, giornalisti, accademici, imprenditori, artisti, religiosi, studenti ecc (il contenuto). Nel tempo libero, poi, uno ha modo di girare e farsi le proprie esperienze personali o di chiedere di incontrare qualcuno in particolare. Ma molte sono anche le occasioni conviviali: gli inviti a casa, i pranzi di lavoro. Nel mio caso il programma è iniziato a Washington, prevedeva una tappa a a New York, quindi è proseguito con la visita di altre 4 città negli Stati dell'Iowa, Ohio, Missouri e Texas prima di tornare nuovamente a New York.

Gli Stati Uniti sono un paese vasto e complesso (ho visto più aerei e cambiato fusi orari in quel viaggio che in tutti quelli precedenti della mia vita) e non basta ovviamente una visita per comprenderne a fondo le dinamiche. Ma è certo che, con un programma del genere, si incontrano molte più persone che non nel corso di una semplice "vacanza turistica". E si ha soprattutto l'opportunità di interloquire con individui di origini, idee ed esperienze molto diverse fra di loro. Ho avuto modo di incontrare persone di origine siriana, libanese, palestinese, senegalese, pakistana, messicana, coreana, cinese, anglosassone, ecc. Persone che erano negli USA da 15 o 20 anni e altre che discendevano dai primi coloni o schiavi. Gente che è arrivata da regolare e altri che sono entrati da clandestini e che poi hanno usufruito di qualche sanatoria. Studenti e professionisti di successo. Ebrei, cristiani delle più disparate confessioni, indù ecc. Musulmani che si sentivano in pericolo e discriminati in seguito all'approvazione del Patriot Act e altri che dicevano di aver ritrovato negli USA la loro dignità di credenti e di esseri umani. Ho parlato con repubblicani che pregano per McCain e democratici che stravedono per Obama, con gente che maledice il governo e altri che invece ne elogiano l'operato.

In poche parole, nessuno ha tentato di "vendermi" gli Stati Uniti come il "paradiso terrestre". Hanno però cercato di darmi l'opportunità di avere una panoramica più completa possibile. E allora uno tira le somme, fa un bilancio e soprattutto un confronto con la situazione italiana. Quando senti l'Imam di una delle moschee storiche degli Stati Uniti dirti che il giorno dopo l'11 settembre aveva trovato un mazzo di fiori sulla porta della moschea, non può che venirti in mente la testa di maiale lasciata di fronte alla porta del cantiere della moschea di Colle Val D'Elsa. Quando vedi una moschea completa di cupola dorata e minareti e vieni a sapere che dopo l'11 settembre il locale comitato interfedi aveva organizzato una catena umana con ebrei, indù, metodisti, protestanti, ecc intorno alla moschea per ribadire la vicinanza dell'intero quartiere al luogo di culto e alla comunità locale, non possono non venirti in mente le contestazioni a base di salsiccia, le proteste delle curie, le manifestazioni politiche che vengono messe in scena in Italia per obbligare i musulmani a continuare a pregare nei garage e nei sottoscala.

Gli Stati Uniti sono un paese costruito sull'immigrazione. Ma sbaglia chi crede che il fatto che negli USA tutti siano "immigrati" o "discendenti di immigrati" abbia in un certo senso avvantaggiato la politica di integrazione mentre in Europa sarebbe del tutto impossibile riproporre lo stesso modello, poiché qui ci sono gli "autoctoni" e gli "stranieri". Gli americani che sono discendenti dei primi coloni non si sentono mica "immigrati" ma degli "autoctoni" a tutti gli effetti e con cadenza regolare essi devono confrontarsi con ondate di immigrati con caratteristiche e problematiche diverse (ora è il turno dei latinoamericani). Si sentono sui clandestini discorsi molto simili a quelli che si possono sentire in Italia (anche se li la preoccupazione maggiore non è la criminalità ma che questi irregolari usufruiscano di servizi senza pagare le tasse). Non è un paese che vive di rendita, in materia di immigrazione. E' quello che io pensavo fin quando non ho avuto modo di confrontarmi con i principali protagonisti del settore: gli USA, semmai, si rifanno alle esperienze passate per inventare meccanismi nuovi. Ora che in Italia ci sono seconde e persino terze generazioni di immigrati, sarebbe anche il caso di pensarci. (Leggi la terza puntata)

Tenersi le marokkine

Tempo fa pubblicai un articolo ripreso da Repubblica in cui si raccontava la storia di un giovane dicottenne marocchino selvaggiamente pestato da quattro giovani italiani solo perché lo avevano visto in compagnia di una fidanzata italiana. L'ultimo commento - ricevuto ieri - sotto l'articolo in questione è il seguente:

"i marokkini vengono nel nostro paese a fare i furbi e qualche italiano ha pure paura..quelli che pestano i marokkini dovrebbero farli santi!! se noi italiani ci permettesimo di fare quello ke fanno loro al loro paese ci taglierebbo le palle! i marokkini nn devono fotterci le nostre donne altrimenti devono fare i conti con noi.. devono tenersi le marokkine sporche come loro "

martedì 2 settembre 2008

Mi hanno preso gli Americani (I)

"Il portatore di questa tessera è un'ospite invitato dal governo degli Stati Uniti, che viaggia ufficialmente sotto gli auspici del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America. Qualsiasi cortesia potete estendere a questo ospite ufficiale assisterà enormemente il Dipartimento di Stato nel compimento della sua missione". Cosi recita la tessera che mi è stata consegnata al mio arrivo a Washington lo scorso luglio. Subito dopo, ho profondamente riflettuto - ancora una volta - su ciò che la parola "ospite" significa per me, su quello che significa per gli Stati Uniti e su come invece viene comunemente intesa in Italia, specie se riferita ad un cittadino straniero ed in particolare extracomunitario (Ah, mentre ero negli USA ho seguito - vergognandomi come se fossi italiano - le cronache legate all'immigrazione nel bel paese: la dichiarata "emergenza immigrazione" manco fosse un uragano, i pestaggi degli extracomunitari ad opera di balordi ma anche di vigili, l'umanitaria evacuazione (sic) dei rifiugiati politici che cercavano un tetto nel duomo di Napoli). Avremo senz'altro modo di parlarne ancora, ma cominciamo da capo: com'è che sono finito negli Stati Uniti, ospite del governo americano?

L'invito che mi è stato rivolto agli inizi del 2008 è stato il punto di arrivo di un lungo periodo in cui ho avuto il piacere di interloquire con le missioni diplomatiche statunitensi in Italia. In un certo senso quindi, questo è stato un viaggio alla ricerca di conferme, non di risposte. E fra le tante conferme giunte, quella che più mi preme di comunicare ai lettori di questo blog e in particolare ai lettori musulmani, sono gli sforzi positivi e propositivi che gli Stati Uniti stanno portando avanti per la promozione del dialogo con le comunità islamiche residenti in Europa.(lo so, sembra "propaganda" ma non lo è). Molti lettori si meraviglieranno, poichè l'attuale disastrosa politica estera statunitense induce a immaginare un paese che agisce solamente sulla strada del confronto armato trascurando quella del dialogo. E invece non è cosi, ma - come al solito - è l'aspetto peggiore, quello che viene esaltato dai media. Niente di nuovo sotto il sole, e sono rimasto sconvolto nello scoprire che la regola mediatica vale anche persino per gli aspetti positivi della politica della superpotenza mondiale.

Pur essendo questo il mio primo viaggio negli Stati Uniti, avevo già un'idea molto chiara sul paese, la sua storia e la sua politica interna ed estera. Non a caso avevo più volte invocato l'applicazione del modello statunitense di integrazione anche in Italia. Certo, è un modello che presenta elementi positivi e negativi, ma io ero - e lo sono ancora di più oggi- perfettamente convinto che ispirarsi quanto meno a tale modello sarebbe stato meglio della completa ed assoluta assenza di un qualsivolgia modello di integrazione, come avviene invece in Italia. Converrete con me che aver l'opportunità non solo di visitare gli Stati Uniti ma di studiare l'integrazione e il multiculturalismo statunitensi, in un' ottica culturale ed economico-imprenditoriale e con una particolare attenzione alla comunità islamica era un'occasione del tutto unica.

In effetti, l'invito che mi è stato rivolto dal Consolato Statunitense specificava che avrei partecipato all' "International Visitor Leadership Program": "un programma di scambi culturali amministrato dal Dipartimento di Stato" che "si basa sull’idea di dare la possibilità a giovani che noi pensiamo possano diventare dei leaders nei propri paesi, di soggiornare negli Stati Uniti per meglio comprendere il nostro sistema di governo, le nostre tradizioni, la nostra gente e la nostra cultura". Attivo sin dal 1948, al programma hanno preso parte, tra gli altri, più di 150 capi di stato e di governo. Fra questi tre presidenti della Repubblica Italiana: Francesco Cossiga (nel 1966, eletto nel 1985), Giuseppe Saragat (1963, eletto nel 1964) e Oscar Luigi Scalfaro (1960, eletto nel 1992). Ma anche Romano Prodi (1979, eletto nel 1996), Giovanni Goria (1981, eletto nel 1987) , Giovanni Spadolini (1952, eletto nel 1981), Arnaldo Forlani (1960, eletto nel 1980). Dall’estero, si annoverano Tony Blair, Hamid Karzai, Gerhard Schroeder, Margaret Thatcher, Valery Giscard D’Estaing, Indira Gandhi, Boutros Boutros-Ghali, Willy Brandt e Anwar Sadat. Insomma, è ufficiale: rinunciare alla partecipazione non poteva che portare sfiga.

N
el corso del programma, specificava l'invito, sarebbero stati organizzati "appuntamenti di alto livello presso le principali agenzie federali e governative a Washington e in altre città americane" con lo scopo di "conoscere la struttura del governo americano, il suo sistema politico, economico e sociale", "approfondire la conoscenza fra i nostri i due paesi" nonchè "i temi dell' imprenditorialità, integrazione e multiculturalismo". Una proposta che non si può rifiutare. Anche perché, un po' di tempo fa un lettore di questo blog si augurava che finissi "in una cella della CIA" perchè difendo i diritti degli immigrati sostenendo che in Italia esiste, e si aggrava, il fenomeno del razzismo. Converrete con me che l'unico modo per accontentarlo ero proprio quello di accettare l'invito del governo USA, e vedere se al mio arrivo a Washington sarei stato caricato su un aereo per Guantanamo. Mi spiace deluderlo: non è andata affatto cosi (Leggi la seconda puntata).

lunedì 1 settembre 2008

Ramadan karim

Ramadan Karim a tutti i lettori che lo festeggiano.
Fra brevissimo il blog riprenderà la consueta attività
(Grandi novità, come promesso)