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venerdì 31 ottobre 2008

Marchio di garanzia

"Ci piace il vostro Paese: c'è molta eccitazione sul nostro sito per quello che sta succedendo da voi, siete i primi e a reagire a dimostrare che non vi fate sottomettere dagli immigrati. Anche David Duke* la pensa così, tanto che passa la maggior parte del suo tempo nel nord Italia e l'anno scorso eravamo tutti a sciare sulle Dolomiti".

Don e Dereck Black, leader del Ku Klux Klan (Repubblica)
* leader del Ku Klux Klan dal 1974 al 1978

mercoledì 29 ottobre 2008

Metti, una sera a cena

Un lettore ha provveduto a chiarire "a questo rompicoglioni di egiziano" (cioè il sottoscritto) perché, quando affermo - come immigrato (e quindi come diretto interessato) oltreché come osservatore esterno che cura un blog che monitora lo stato dell'integrazione (sic) in Italia - che il razzismo è in crescita nel Bel Paese, vengo regolarmente accusato da alcuni anonimi commentatori - nell'ordine - di: "sputare nel piatto dove mangio", "denigrare l'ospite ingiustamente", "effettuare propaganda anti-italiana", "insultare impunemente in casa d'altri", "progettare il califfato islamico" (e mi fermo qui) mentre se lo dicono Fini, il Papa, il Presidente della Repubblica, Veltroni, il Cardinal Bagnasco, Monsignor Marchetto, ecc nessuno si scandalizza. Il lettore in questione afferma - sulla base di un interpretazione camorristico/mafiosa del dibattito pubblico - che: "NOI possiamo parlare della situazione in Italia, perché l'Italia è casa NOSTRA, e quindi parlando della situazione italiana stiamo parlando dei fatti NOSTRI. Sherif invece è un OSPITE (nemmeno tanto gradito), che SPUTA ABITUALMENTE nel piatto in cui mangia, e ABUSA della nostra ospitalità visto tolleriamo i suoi insulti per la sola ragione che non lo abbiamo ancora RISPEDITO IN EGITTO A CALCI NEL CULO. Succede cosi in tutte le famiglie: da mia moglie, dai miei figli, accetto e analizzo tutte le critiche sulla situazione familiare, perché provengono da chi FA PARTE della famiglia. Se invece trovo un poveraccio che A CASA SUA MUORE DI FAME, e lo invito a cena, se accetta l'invito è bene che si astenga dal cominciare a dire "A casa tua questo non va bene, quest'altro va cambiato, tua moglie sbaglia facendo così, tuo figlio sbaglia dicendo colà, ecc.", allora non posso fare a meno di dirgli "Impicciati di CASA TUA, non della MIA. Ti abbiamo ospitato perché CI FACEVI PENA, ma visto che ora ci stai rompendo le palle, QUELLA E' LA PORTA. Non sentiremo certo la tua mancanza". Un consiglio a tutti: votiamo Lega e continuiamo a farlo! Verrà il giorno in cui avremo finito di farci mettere i piedi in testa dagli ospiti NON GRADITI che PRETENDONO e ROMPONO LE PALLE. Verrà il giorno in cui uno come Sherif potrà finalmente ESSERE RISPEDITO IN EGITTO A CALCI IN CULO!"".

Alcuni ben informati mi riferiscono che la cena - per il resto non so - a casa di questo pezzente sia a pagamento: 200 euro per permesso, chiede la Lega, più tasse e contributi vari (che molti immigrati pagano regolarmente e molti italiani evadono altrettanto regolarmente) più lo sfruttamento del lavoro a basso costo e gli affitti stratosferici, più consumi e acquisti vari. Ho fatto due calcoli e ho letto le recensioni sul servizio ricevuto in cambio di questo conto profumatissimo: articoli e servizi sull' "emergenza razzismo" e sui problemi più impensabili a cui vanno incontro gli stranieri in Italia non mancano certo. Giudizio: ristorante pessimo. Un mio amico egiziano, ex-allievo salesiano, mi ha raccontato che un giorno ha chiamato il numero riportato in un annuncio dove si chiedeva personale per un nuovo ristorante. Quando l'interlocutore ha saputo che era egiziano, gli ha detto "mi spiace, ma il nostro ristorante è un ristorante italiano e vuole essere un ristorante di classe", al che il mio amico ha obiettato che ""italiano" e "classe" sono comunque in contraddizione tra di loro". Risposta poco diplomatica, certo. Ma mettetevi nei suoi panni. Ecco, in un ristorante cosi, se fossi un cliente me ne sarei già andato. Il problema è con il conto che si chiede sfacciatamente, c'è il rischio che il cliente si consideri un azionista. Un co-proprietario. Piaccia o meno alla "famiglia". Nel 1988, il Fratello Colonello Gheddafi ebbe a dire che "gli italiani che colonizzarono la Libia erano gorilla e maiali: non possono essere cambiati in cosi poco tempo. L'evoluzione della specie avviene in millenni, non in poche decine d'anni". Ebbene: sono fermamente convinto che il signore che ha risposto al mio amico cosi come il lettore che mi ha mandato il commento sopra riportato, siano proprio quegli italiani a cui si riferiva Gheddafi.

domenica 26 ottobre 2008

Sani come pesci (grazie alla Lega)

Al centro delle polemiche è un emendamento presentato dal Carroccio in Senato, che mira a modificare l'articolo 35 del Testo unico sull'immigrazione. In particolare si vuole cancellare il comma 5, in base al quale "l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità". Quale è la logica di questa norma? "Non solo quella di curare l'immigrato irregolare - spiega Salvatore Geraci, presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni - ma di tutelare la collettività: il rischio di denuncia contestuale alla prestazione sanitaria spingerebbe infatti a una clandestinità sanitaria pericolosa per l'individuo, ma anche per la popolazione italiana in caso di malattie trasmissibili". (Repubblica)

sabato 25 ottobre 2008

giovedì 23 ottobre 2008

Paolo Branca sulle "classi ponte"

Ricevo, condivido e ovviamente pubblico volentieri dall'amico Paolo Branca*:

"Qualche anno fa, quando venne ipotizzato di istituire una classe ‘ponte’ per un gruppo di alunni provenienti da una scuola araba per favorire il loro graduale inserimento in quella pubblica si scatenò una furibonda polemica che vide anche alcuni bei nomi e anime altrettanto belle stracciarsi le vesti per il patente vulnus alla Costituzione. La quale, si sa, ha da essere sana e robusta persino per iscriversi a un corso di danza o di nuoto. Qalcuno gridò allo scandalo scandendo il goliardico slogan “scuola padana mai musulmana”. Tardivamente rinsaviti, gli stessi propongono oggi classi separate per gli stranieri. Il tema è senza dubbio delicato e complesso, ma dire tutto e il contrario di tutto in proposito, e a breve distanza, desta legittimi dubbi a proposito di seri problemi d’amnesia… Un movimeno politico, per di più con alte cariche nel governo della Repubblica, che non prova alcun bisogno di prendere almeno le distanze dalle intemperanze scanzonate dei suoi celoduristi supporter capaci di concepire ed esibire cartelloni su cui sta scritto “useremo il Corano per pulirci il c…” con che faccia (appunto) può pretendere di intervenire credibilmente a riguardo, adducendo a motivazione delle misure suggerite una migliore integrazione? Il candore evanglico ricorda che sempre “la bocca parla dell’abbondanza del cuore”… organo che si suppone meno rigido di altre parti anatomiche (salvo temporanee e, ahimé, reversibili eccezioni) alle quali sarebbe meglio non collegare gli apparati fonatori. Se proprio non se ne può fare a meno, si conti prima almeno fino al fatidico 10 (sempre che l’aritmetica sia stata appresa, non c’è bisogno di dirlo, in classi etnicamente omogenee)".

* Docente di Lingua Araba presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E' stato relatore in numerosi incontri e seminari di studio sull'Islam presso varie istituzioni tra le quali la Pontificia Universitas Urbaniana, Institut du Monde Arabe di Parigi, ecc. Una delle più recenti e significative collaborazioni è stata quella con il centro Oasis, promosso dal Cardinal Scola, del quale fa parte da tre anni, partecipando a vari incontri e pubblicando anche sull'omonima rivista articoli nei quali ha cercato di illustrare la pluralità delle posizioni presenti nel mondo musulmano. Altrettanto significativa ed encomiabile è la nascita di Yalla Italia, un mensile allegato al settimanale Vita curato direttamente da un gruppo di figli di immigrati arabi, in gran parte studenti universitari, che fanno capo all'esperienza di integrazione avviata negli scorsi anni nelle scuole di Milano proprio dall'equipe del professor Branca. Autore di più di 300 titoli, fra cui si segnalano solo i più recenti, intitolati: I musulmani (Ed. Il Mulino, 2000), Il Corano (Ed. il Mulino. 2001), Moschee inquiete. Tradizionalisti, innovatori, fondamentalisti nella cultura islamica (Ed, il Mulino 2003) e, l’ultimo, dal titolo “Yalla Italia! Le vere sfide dell'integrazione di arabi e musulmani nel nostro paese” (Ed. Lavoro, 2007)

lunedì 20 ottobre 2008

Nel mirino degli Arabi

Il Giornale, con un editoriale intitolato: "Le nostre aziende nel mirino degli Arabi", riferisce che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe «notizie di Paesi produttori di petrolio che hanno molti fondi e stanno acquistando massicciamente sui nostri mercati». Notizia che lo stesso Premier, con al fianco i ministri Tremonti e Frattini, ha confermato aggiungendo che «Consob e Tesoro stanno già lavorando per introdurre una passivity rule», cioè norme che consentano alle aziende di difendersi da Opa ostili. La preoccupazione del Presidente è sicuramente dettata da un autentico spirito patriottico, tant'è vero che un paio di mesi fa è stato letteralmente costretto a comprare una villa sulla costa piemontese del Verbano per evitare che "la comprassero gli arabi". Eppure il Presidente Berlusconi dovrebbe essere il primo a sapere che i capitali arabi, in Italia, non sono mai stati ostili. Nel 1976, alla vigilia dell'ingresso del capitale Libico in FIAT, dopo 18 mesi di trattativa, il compianto Senatore Giovanni Agnelli disse "Quanto più i paesi produttori di petrolio investono nelle industrie occidentali tanto più saranno cauti nel misurare gli aumenti del prezzo del greggio e nel pensare quali potranno essere i danni che tali aumenti possono provocare alle economie occidentali". Sempre nella stessa occasione dichiarò: "Il miglior affare l'ha realizzato il nostro paese: basti pensare che in un colpo solo abbiamo portato a casa una somma quasi pari a quella che, da mesi, stiamo cercando di avere dal Fondo Monetario Internazionale". E' di pubblico dominio, inoltre, che il principe saudita Al Walid Bin Talal nel luglio del 1995 acquistò per circa 100 milioni di dollari un pacchetto del 2,7 % di Mediaset, diventando così socio del gruppo berlusconiano in un momento assai delicato per la sua vita, impegnato come era ad uscire da un colossale indebitamento e a quotarsi in borsa. Proprio in questi giorni poi, le lancette dell'orologio tornano indietro e Unicredit tira una boccata d'aria grazie alla Banca centrale e ai fondi sovrani di Tripoli, già soci con una piccola quota dello 0,87% del gruppo di Alessandro Profumo, che hanno annunciato il balzo al 4,23% del capitale. «Soddisfazione» è stata espressa dai vertici di Unicredit per il «significativo investimento che testimonia la fiducia nella redditività nel lungo termine e nelle strategie del gruppo e del suo management». Non si può quindi affermare che "gli Arabi" e i loro fondi siano un pericolo: per lungo tempo sono stati anzi un salvagente per il disastrato capitalismo italiano. Il Presidente farebbe quindi meglio a non avvalorare, seppur in buona fede, le tesi allucinate di una sedicente antropologa come Ida Magli, che ebbe persino il coraggio di sostenere in più interventi che "dovrebbero immediatamente vietare con una legge apposita l’acquisto di qualsiasi bene immobiliare a chi non è cittadino italiano e residente in Italia da almeno trent’anni" in quanto "i musulmani possiedono enormi ricchezze (tanto più che lasciano nella più estrema povertà i propri sudditi) con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali". All'elenco mancavano solo - imperdonabile errore - "le nostre donne". Per non parlare degli attacchi ad Afef Jnifen che, con il suo eventuale ingresso in politica, avrebbe addirittura portato ad "un parlamento italiano composto da una maggioranza di musulmani". Il tempo confermerà che in questi anni gli Arabi sono stati dei veri e propri Signori - si, con la S maiuscola - sempre disposti a correre in soccorso dell'Italia nonostante i quotidiani insulti che vengono rivolti da alcuni partiti italiani alla loro cultura, religione e immigrati. Il tempo dimostrerà che i loro fondi sono stati come quella città descritta dal Corano, nella sura della Giovenca, dove è scritto: "Entrate in questa città e rifocillatevi dove volete a vostro piacimento; ma entrate dalla porta inchinandovi e dicendo "perdono". Noi perdoneremo i vostri peccati ed aumenteremo coloro che avranno operato il bene".

venerdì 17 ottobre 2008

Soldi del Miur? Rimangano in Egitto!

Le Autorità del Cairo hanno saggiamente deciso di non restituire, per ora, i 13 milioni di euro rubati (sic) al Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca italiano (Miur). Per chi di voi non lo sapesse, nel febbraio scorso alcuni personaggi legati alla 'Ndrangheta riuscirono a sottrarre da un deposito online aperto presso Poste Italiane, fondi destinati al finanziamento dei "bonus " scolastici per le famiglie. L'ammanco viene scoperto agli inizi di quest'anno, durante le verifiche periodiche sulle disponibilità di cassa. Il 13 gennaio, l'allora ministro Giuseppe Fioroni presenta la denuncia e la polizia postale scopre che i soldi, dopo essere transitati sui conti di varie società fittizie in Italia, erano passati su un conto corrente della National Bank of Egypt. Un prelevamento di 50.000 euro spinge il governo italiano a chiedere il blocco dell'intero importo in attesa dell'esito delle indagini. Dalla Procura di Roma parte la rogatoria internazionale che ne chiede la restituzione.

Fortunatamente, la risposta recapitata in questi giorni gela le aspettative italiane. Viene infatti precisato che gli accertamenti della polizia egiziana sono ancora in corso e affidate alla sezione dell'Antiterrorismo. Il sospetto - questa è la spiegazione fornita attraverso i canali Interpol - è che i soldi possano essere finiti su quel conto della National Bank per finanziare cellule fondamentaliste. E dunque i soldi non potranno essere restituiti sino alla fine degli accertamenti. Potrebbero volerci mesi, forse anni. Io spero ci vogliano millenni. Innanzittutto un Ministero a cui vengono "rubati", con questa disarmante facilità, ben 13 milioni di euro dovrebbe essere l'ultimo a rivendicarne la restituzione. E poi stiamo parlando dello stesso Ministero che si appresta a mandare a zonzo migliaia di insegnanti e a spingere le Università a chiedere la beneficenza. Sorge spontanea la domanda: a che gli servono i soldi?

Non dimentichiamo, infine, che si tratta dello stesso Ministero che vorrebbe relegare gli studenti stranieri - e quindi anche egiziani - in classi ghetto nelle stesse scuole italiane, pur rifiutando strenuamente che siano gli stranieri ad aprire scuole proprie, aperte a tutti, sul modello di quelle italiane all'estero. E la cosa interessante, è che coloro che oggi cantano le lodi delle classi serie B, sono gli stessi che gridavano allo scandalo quando qualcuno aveva proposto di spostare i ragazzini della scuola di via Quaranta a Milano alla scuola italiana attraverso una classe intermedia che permettesse loro di recuperare la lingua. Basti ricordare il gruppo di studenti che si erano iscritti all’Istituto Agnesi dove era prevista una classe per il loro inserimento: urla, strepiti... All'epoca, Riccardo Albertini (Forza Italia) spiegava che l'iniziativa sembra "un ritorno alle classi speciali per i portatori di handicap che, un tempo, non potevano essere integrati con il resto degli studenti". Matteo Salvini (capogruppo della Lega Nord, ripeto: Lega Nord) diceva: "Io mi chiedo che integrazione sia quella di un ghetto. Allora facciamo la classe per i cinesi, per i valdesi, per i buddisti, per gli ebrei, per i protestanti. Se questo è il modello di integrazione verso cui andiamo, allora non ci siamo assolutamente capiti". Bene: ora sono i loro partiti a creare classi per cinesi, buddisti, arabi, musulmani. E le difendono pure.

Nulla da eccepire, ma in questi tempi di crisi finanziaria globale, io credo che l'Egitto dovrebbe trattenere definitivamente i soldi che il lassismo del Miur avrebbe regalato ai terroristi. L'isteria collettiva che si era scatenata all'epoca contro la scuola egiziana a Milano giustificherebbe da sola il trattenimento definitivo e insindacabile dei tredici milioni. Anche perché la comunità egiziana è al settimo posto per numero di imprenditori con migliaia di imprese, di cui il 49,4% sviluppatosi dopo il 2002. Pari a 110 titolari d’impresa ogni 1000 soggiornanti egiziani: un valore molto alto se rapportato per esempio a quello delle Comunità marocchina (84) e tunisina (66) e inferiore solo a quello cinese e senegalese (163). E quasi tutti sono concentrati a Milano con esattamente la metà delle presenze. Anzi, la Lombardia complessivamente ne ospita quasi i 2/3. E in cambio? Nel 2003 solo 264 egiziani hanno ottenuto la cittadinanza italiana, il 52% dei quali per matrimonio. E i loro figli vengono sballotati tra scuole chiuse per "inagibilità" (quando centinaia di scuole italiane versano in condizioni peggiori) e provvedimenti sconfessati nel giro di pochi mesi dai loro stessi promotori. L'Egitto si tenga i soldi. Onassis diceva: "Non bisogna correre dietro ai soldi. Basta andare loro incontro". In questo caso, i 13 milioni sono addirittura venuti da soli in Egitto. Anche loro hanno diritto alla leggendaria ospitalità egiziana.

mercoledì 15 ottobre 2008

Pece e piume

Sagome di legno raffiguranti bambini di colore "sbiancate". E' accaduto a Brinzio, nel Varesotto, dove ignoti hanno ripassato con spray bianco faccia, mani e piedi di alcune sagome installate dalla scuola elementare del paese nelle strade. I bambini avevano realizzato le sagome di cartone nell' ambito del progetto di sicurezza stradale (stanno a indicare la presenza di una scuola agli automobilisti e a far rallentare il traffico). (Repubblica)

martedì 14 ottobre 2008

Razzismo in crescita. Ma se lo dico io...

Qualcuno mi sa spiegare perché, quando affermo - come immigrato (e quindi come diretto interessato) oltreché come osservatore esterno che cura un blog che monitora lo stato dell'integrazione (sic) in Italia - che il razzismo è in crescita nel Bel Paese, vengo regolarmente accusato da alcuni anonimi commentatori - nell'ordine - di: "sputare nel piatto dove mangio", "denigrare l'ospite ingiustamente", "effettuare propaganda anti-italiana", "insultare impunemente in casa d'altri", "progettare il califfato islamico" (e mi fermo qui) mentre se lo dicono Fini, il Papa, Napolitano, Veltroni, il Cardinal Bagnasco, Monsignor Marchetto, nessuno si scandalizza?

Per favorire i processi di integrazione c'è la necessità di combattere "la tendenza all'isolamento da parte delle minoranze di stranieri" e "impedire il prodursi di fenomeni di razzismo e xenofobia che nel nostro paese tendono purtroppo ad aumentare per effetto di paura, ignoranza, degrado". Lo sostiene il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo a un convegno organizzato dalla fondazione "Fare futuro". Il presidente della Camera ha anche aggiunto: "C'è stata un po' di accondiscendenza nei confronti di datori di lavoro che, lo dico in modo papale papale, a volte sono degli autentici sfruttatori degli immigrati". (Repubblica)

Allarme razzismo in Italia: lo ha lanciato il Presidente Giorgio Napolitano, rivolgendosi al Papa durante la sua visita al Quirinale. Il capo dello Stato ha puntato l’indice contro i «rischi e i fenomeni di oscuramento di valori fondamentali, quello della dignità umana insieme ad altri, anche nel nostro Paese»; la dignità umana, ha spiegato Napolitano, «è il valore supremo che ci deve guidare»; e questo «in tutti i luoghi e in tutte le sue forme». Ciò, secondo Napolitano, «implica più che mai la coscienza e la pratica della solidarietà cui non possono restare estranee, anche dinanzi alle questioni più complesse, come quelle delle migrazioni verso l’Europa, le responsabilità delle scelte dei governi». (Secolo XIX)

"Quanto è importante, soprattutto nel nostro tempo, che ogni comunità cristiana approfondisca sempre più questa sua consapevolezza, al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano! Una delle grandi conquiste dell’umanità è infatti proprio il superamento del razzismo. Purtroppo, però, di esso si registrano in diversi Paesi nuove manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali ed economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale". (Papa Benedetto XVI)


Il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni accoglie l'appello che gli e' stato rivolto da un gruppo di intellettuali perche' il tema del razzismo sia al centro della grande manifestazione del Pd del 25 ottobre. ''Il pesante clima di intolleranza che si sta diffondendo nel Paese impone a tutti -ha dichiarato Veltroni- una profonda riflessione. Si ripetono con allarmante frequenza episodi inaccettabili, aggressioni, violenze, discriminazioni. (ASCA)

«Nell'ultimo periodo stanno emergendo qua e là dei segnali di contrapposizione anche violenta che sarà bene da parte della collettività ai vari livelli non sottovalutare. Vogliamo credere che non si tratti già di una regressione culturale in atto, ma motivi di preoccupazione ce ne sono, e talora anche allarmi, che occorre saper elaborare in vista di risposte sempre civili, per le quali il pubblico dibattito deve lasciar spazio alla ricerca di rimedi sempre compatibili con la nostra civiltà». E questo di fronte anche all'«incessante arrivo di nuovi irregolari, sempre nostri fratelli, che a prezzo della vita si accostano alle rive italiane, interrogando la nostra coscienza e inevitabilmente sfidando ogni volta le nostre potenzialità d'accoglienza». Angelo Bagnasco, Presidente della CEI (Corriere)

«Il governo italiano insiste: qui non c'è alcun allarme razzismo ma la discriminazione invece esiste e quando colpisce i giovani nella loro età più fragile le conseguenze non solo per loro ma per l'intera società possono essere devastanti. E questo rischio riguarda soprattutto i figli degli immigrati». Monsignor Agostino Marchetto, segretario del consiglio pontificio per i migranti. (Corriere)

domenica 12 ottobre 2008

Razzismo in Italia? Negare, negare...

Una ragazza marocchina di 16 anni è stata picchiata in un raid da alcuni suoi coetanei, almeno sette. Il gruppo voleva «punirla» in quanto giovedì si era seduta su un autobus in un posto «non suo in quanto non italiana». L'episodio è stata denunciato dal padre della ragazza ai carabinieri, i quali hanno denunciato a piede libero con l'accusa di lesioni una delle presunte ragazze del gruppo, una 15enne che vive nel Varesotto. Al momento non vi è contestazione di aggravanti come le finalità di discriminazione razziale, perché in ambiente investigativo si tende a ritenere la violenza un episodio di bullismo fra adolescenti. La vittima, aggredita vicino alla stazione ferroviaria di Varese, è stata soccorsa dai volontari dei City Angels che operano nella zona ed è quindi stata portata al pronto soccorso per diverse contusioni. Il gruppo l'ha circondata per strada e pare che a picchiarla più pesantemente sia stata proprio una delle ragazze. (Corriere)

sabato 11 ottobre 2008

Fallaci, Haider...

Il leader del partito austriaco di estrema destra Bzoe e governatore della Carinzia, Joerg Haider, è morto in un incidente stradale. Il 27 agosto scorso ad una domanda dei giornalisti sulla possibile sua candidatura in Italia (alle europee) rispose: "Certo che potrei candidarmi in Italia. Prima pero' dovrei imparare bene l'italiano".

"Ritornerete a Lui e vi mostrerà quello che avete operato. Egli è Colui che domina i Suoi servi, e manda incontro a loro i custodi. E quando la morte si presenta a uno di voi, i Nostri angeli lo richiamano senza negligenza alcuna".

Corano, Surat Al-An'am (il bestiame), versetti 61-62

venerdì 10 ottobre 2008

Italiani? I più linciati dopo i negri

Sull'"Illustrazione italiana" del 1893
"Le prime aggressioni alle saline della fangouse",
Gli operai francesi accusavano gli italiani di rubare il lavoro.

Gian Antonio Stella, Il Corriere

«Acque-Morte ci addita l'orrenda / Ecatombe di vittime inulte!/ No, jamais, sì ferale tregenda / In Italia obliata sarà» tuona indignata la poesia Il grido d'Italia per le stragi di Aigues-Mortes, scritta di getto da Alessandro Pagliari, nel 1893, a ridosso del massacro. Invece è successo. L'Italia ha dimenticato quella feroce caccia all'italiano nelle saline della Camargue, alle foci del Rodano, che vide la morte di un numero ancora imprecisato di emigrati piemontesi, lombardi, liguri, toscani. Basti dire che, stando all'archivio del Corriere della Sera, le (rapide) citazioni della carneficina dal 1988 a oggi sui nostri principali quotidiani e settimanali sono state otto. Per non dire degli articoli dedicati espressamente al tema: due. Due articoli in venti anni. Contro i 57 riferimenti ad Adua, i 139 a El Alamein, i 172 a Cefalonia… Eppure, Dio sa quanto ci sarebbe bisogno, in Italia, di recuperare la memoria. Che cosa fu, Maurice Terras, il primo cittadino del paese, se non un «sindaco-sceriffo» che cercò non di calmare gli animi ma di cavalcare le proteste xenofobe dei manovali francesi contro gli «intrusi» italiani? Rileggiamo il suo primo comunicato, affisso sui muri dopo avere ottenuto che i padroni delle saline, sotto il crescente rumoreggiare della folla, licenziassero gli immigrati: «Il sindaco della città di Aigues-Mortes ha l'onore di portare a conoscenza dei suoi amministrati che la Compagnia ha privato di lavoro le persone di nazionalità italiana e che da domani i vari cantieri saranno aperti agli operai che si presenteranno. Il sindaco invita la popolazione alla calma e al mantenimento dell'ordine. Ogni disordine deve infatti cessare, dopo la decisione della Compagnia». Per non dire del secondo manifesto che, affisso dopo la strage, toglie il fiato: «Gli operai francesi hanno avuto piena soddisfazione. Il sindaco della città di Aigues-Mortes invita tutta la popolazione a ritrovare la calma e a riprendere il lavoro, tralasciati per un momento. (...) Raccogliamoci per curare le nostre ferite e, recandoci tranquillamente al lavoro, dimostriamo come il nostro scopo sia stato raggiunto e le nostre rivendicazioni accolte. Viva la Francia! Viva Aigues-Mortes!». È vero, grazie al cielo da noi non sono mai divampati pogrom razzisti contro gli immigrati neppure lontanamente paragonabili a quelli scatenati contro i nostri nonni. Non solo ad Aigues-Mortes ma a Palestro, un paese fondato tra Algeri e Costantina da una cinquantina di famiglie trentine e spazzato via nel 1871 da una sanguinosa rivolta dei Cabili. A Kalgoorlie, nel deserto a 600 chilometri da Perth, dove gli australiani decisero di «festeggiare » l'Australian Day del 1934 scatenando tre giorni di incendi, devastazioni, assalti contro i nostri emigrati. (...)

Ma soprattutto negli Stati Uniti dove, dal massacro di New Orleans a quello di Tallulah, siamo stati i più linciati dopo i negri. Al punto che un giornale democratico, ironizzando amaro sui ridicoli risarcimenti concessi ai parenti dei morti, arrivò a pubblicare una vignetta in cui il segretario di Stato americano porgeva una borsa all'ambasciatore d'Italia e commentava: «Costano tanto poco questi italiani che vale la pena di linciarli tutti». È vero, da noi non sono mai state registrate esplosioni di violenza xenofoba così. È fuori discussione, però, che i germi dell'aggressività verbale che infettarono le teste e i cuori di quei francesi impazziti di odio nelle ore dell'eccidio somigliano maledettamente ai germi di aggressività verbale emersi in questi anni nel nostro Paese. Anzi, sembrano perfino più sobri. Maurice Barrès scriveva nell'articolo Contre les étrangers su Le Figaro, che «il decremento della natalità e il processo di esaurimento della nostra energia (...) hanno portato all'invasione del nostro territorio da parte di elementi stranieri che s'adoprano per sottometterci ».

Umberto Bossi è andato più in là, barrendo al congresso della Lega di qualche anno fa: «Nei prossimi dieci anni vogliono portare in Padania tredici o quindici milioni di immigrati, per tenere nella colonia romano-congolese questa maledetta razza padana, razza pura, razza eletta». Le Mémorial d'Aix scriveva che gli italiani «presto ci tratteranno come un Paese conquistato » e «fanno concorrenza alla manodopera francese e si accaparrano i nostri soldi». Il sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini ha tuonato che «gli immigrati annacquano la nostra civiltà e rovinano la razza Piave» e occorre «liberare l'Italia da queste orde selvagge che entrano da tutte le parti senza freni» per «rifare l'Italia, l'Italia sana, in modo che non ci sia più inquinamento». (...) Per non dire del problema della criminalità. Quella dei nostri emigranti accecava i francesi che sul Memorial d'Aix denunciavano come «la presenza degli stranieri in Francia costituisce un pericolo permanente, spesso questi operai sono delle spie; generalmente sono di dubbia moralità, il tasso di criminalità è elevato: del 20%, mentre nei nostri non è che del 5». Quella degli immigrati in Italia, per quanto sia reale, fonte di legittime preoccupazioni e giusta motivazione al varo di leggi più severe, acceca certi italiani. Fino a spingere il futuro capogruppo al Senato del Popolo della Libertà, Maurizio Gasparri, a sbraitare dopo il massacro di Erba parole allucinate: «Chi ha votato l'indulto ha contribuito a questo eccidio. Complimenti. Ha fruito di quel provvedimento anche il tunisino che ha massacrato il figlio di due anni, la moglie, la suocera e la vicina a Erba».

L'europarlamentare Mario Borghezio riuscì a essere perfino più volgare: «La spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta quello che sarà, molte altre volte, uno scenario a cui dobbiamo abituarci. Al di là dell'“effetto indulto”, che qui come in altri casi dà la libertà a chi certo non la merita, vi è e resta in tutta la sua spaventosa pericolosità una situazione determinata da modi di agire e di reagire spazialmente lontani dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà». Chi fossero gli assassini si è poi scoperto: Rosa Bazzi e Olindo Romano, i vicini di casa xenofobi e razzisti. Del tutto inseriti, apparentemente, nella «nostra cultura e nella nostra civiltà». Insistiamo: nessun paragone. Ma gelano il sangue certe parole usate in questi anni. Come un volantino nella bacheca di un'azienda di Pieve di Soligo: «Si comunica l'apertura della caccia per la seguente selvaggina migratoria: rumeni, albanesi, kosovari, zingari, talebani, afghani ed extracomunitari in genere. È consentito l'uso di fucili, carabine e pistole di grosso calibro. Si consiglia l'abbattimento di capi giovani per estinguere più rapidamente le razze». (...) Per irridere amaramente a certi toni tesi a cavalcare l'odio e la paura, l'attore Antonio Albanese ha creato insieme con Michele Serra un personaggio ironicamente spaventoso: «Io sono il ministro della paura e come ben sapete senza la paura non si vive. (…) Una società senza paura è come una casa senza fondamenta. Per questo io starò sempre qua, nel mio ufficio bianco, alla mia scrivania bianca, di fronte al mio poster bianco. Con tre pulsanti, i miei attrezzi da lavoro: pulsante giallo, pulsante arancione, pulsante rosso. Rispettivamente poca paura, abbastanza paura, paurissima». C'è da ridere, e si ride. Ma anche da spaventarsi. E ci si spaventa. Ecco, in un contesto come questo, in cui perfino un presidente del Consiglio come Silvio Berlusconi arriva a sbuffare a Porta a Porta sulla xenofobia imputata alla sua coalizione dicendo di non capire «perché questa parola dovrebbe avere un significato così negativo », il libro di Enzo Barnabà sul massacro dei nostri emigranti ad Aigues-Mortes è una boccata di ossigeno. Perché solo ricordando che siamo stati un popolo di emigranti vittime di odio razzista, come ha fatto il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo denunciando «segni di paura e di insicurezza che talvolta rasentano il razzismo e la xenofobia, spesso cavalcati da correnti ideologiche e falsati da un'informazione che deforma la realtà», si può evitare che oggi, domani o dopodomani si ripetano altre cacce all'uomo. Mai più Aigues- Mortes. Mai più.

mercoledì 8 ottobre 2008

Essere un po' perseguitati

Gettato a terra e ammanettato davanti al figlio che stava accompagnando a scuola. Diop Moussa è un senegalese di 43 anni. Dal '92 vive e lavora regolarmente in Italia, è caporeparto responsabile del lavoro di 7 persone. E' sposato con un'italiana e ha un figlio di 6 anni. Mercoledì mattina, verso le 8.20, stava portando il figlio a scuola, in macchina. Parcheggia e scende con il bimbo. Lo raggiungono due vigili. Gli chiedono patente e libretto, perchè - dicono - il bambino viaggiava senza cintura. Lui mostra la patente e spiega che vuol portare prima il figlio a scuola. Poi li seguirà fino alla macchina, per mostrare il libretto. I vigili non sono d'accordo e insistono. Alla fine lo atterrano in 5 e lo ammanettano proprio di fronte la scuola, davanti al figlio, a tutti gli altri bambini e ai genitori. Lo portano via e il bambino rimane da solo, nel parco giochi, circondato da una piccola folla che inutilmente ha tentato di far ragionare gli agenti.

Alcune persone seguono Diop fino al Comando, per capire il motivo di un gesto del genere, e poi testimoniano a suo favore. Sono mamme e papà di bambini che ogni giorno giocano e studiano con suo figlio. Diop ci racconta che non ha mai avuto problemi di questo genere, ma che invece da un po' di tempo si sente perseguitato. Ogni volta che porta il figlio a scuola, ogni mattina, incontra i vigili, e spesso capita che lo fermino. Una settimana fa ha ricevuto una multa, racconta, ed è stato preso a male parole da un altro vigile mentre, in bicicletta, tentava di attraversare le strisce pedonali scendendo da un marciapiede. Negli ultimi giorni, dice, ha scelto di cambiare strada nel tentativo di evitarli. Ma questa volta non è bastato.

Nei confronti del senegalese è scattata una denuncia per resistenza, mentre non è stata confermata la notizia, secondo la quale l'immigrato a sua volta avrebbe denunciato i vigili per un atto di razzismo. Prende le difese degli agenti il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato: «Per il momento risulta del tutto infondata l'accusa di razzismo, comunque stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari. Di sicuro noi abbiano la denuncia dei vigili nei confronti del senegalese: inoltre dall'inizio dell'anno è il settantaseiesimo caso di aggressione ai vigili». (Corriere)

lunedì 6 ottobre 2008

E le dimissioni, no?

"Ma perché è ridotto così?" chiede il padre del giovane africano fermato per errore. La risposta della municipale è stata "perché è caduto".

"E' stata un'operazione esemplare per professionalità, risultato e correttezza visto che erano coinvolti anche alcuni minori. Era una segnalazione che arrivava dai cittadini e per questo sono soddisfatto due volte, per aver dato una risposta ad una richiesta reale che arrivava dai frequentatori del parco e, secondo, perché la Polizia municipale ha dimostrato ancora una volta di essere all'altezza dei compiti assegnati".

Costantino Monteverdi, Assessore alla Sicurezza del Comune di Parma.

"Portavo a passeggio il mio cane quando nel parco ho notato una certa confusione. Allarmata e incuriosita ho guardato: prima ho assistito a un arresto e poi ho visto un ragazzo nero, Emmanuel, a terra. Urlava, spaventato. Intorno a lui c'erano almeno 3 persone (solo poi ho capito essere agenti in borghese) che lo malmenavano. Una di loro aveva anche una pistola". E' quanto dichiara a panorama.it Francesca Zara, campionessa di basket della Lavezzini Parma. La giocatrice ha poi teleo hfonato a Chi l'ha visto precisando: "Non è scivolato, lo hanno messo a terra". E alla domanda se i vigili lo avessero picchiato, ha risposto: "Qualche calcio glielo hanno dato".

Una baby sitter che frequenta spesso il parco, intervistata da Radio Milano e da Chi l'ha visto, ha raccontato di avere assistito al pestaggio: "Ho sentito urlare. C'era quel ragazzo per terra, con quattro uomini e una donna che lo tenevano per non farlo muovere. Uno di quel gruppo gli ha dato un calcio nel fianco, e lui ha urlato. La scena era molto forte, e io ero scossa. Ho visto poi che lo portavano via, e uno degli uomini saliva sulla sua bicicletta. Il ragazzo ha urlato: Perchè mi portate via la bicicletta? E uno del gruppo gli ha dato un altro pugno nel fianco e gli ha detto: Stai zitto".

"Ero con un'amica sulla panchina che chiacchierava. Non avevamo mai visto quel ragazzo in questo parco - ha detto una signora alle telecamere di Chi l'ha visto - e l'abbiamo solo visto correre. Gli agenti erano tutti in borghese e quattro erano uomini, su due panchine. Non ci hanno detto nulla, si sono seduti lì e guardavano intorno e poi si sono scambiati un'occhiata...uno è partito verso il fondo del parco. poi c'è andato anche il secondo. Gli altri sono stati fermi sulla panchina a parlare e nel giro di un minuto sono partiti a correre dietro a un ragazzo con una felpa azzurra. Noi gli abbiamo visti correre dietro questo ragazzo e l'hanno atterrato e si vedeva che davano dei calci, l'hanno buttato a terra ancora e poi non abbiamo più visto nulla".

domenica 5 ottobre 2008

Varietà

Amina Sheikh Said, una donna somala di 51 anni, sposata con l'italiano Luigi Mancuso, cittadina italiana, è stata «umiliata, maltrattata e oltraggiata, tenuta nuda per ore all'aeroporto di Ciampino». A denunciare il fatto è l'associazione Antigone.(...) Accanto ad Amina, suo marito Luigi Mancuso, un giurista islamico che a Roma lavora nella Polizia Tributaria. Abdul Rahim Omar è il nome arabo dell'uomo di origine tunisina perché figlio di padre arabo. L'uomo, che all'aeroporto di Ciampino quel 21 luglio ha assistito a parte dell'episodio, ha raccontato di aver udito distintamente una delle tre donne che cercavano di perquisire la moglie dire: «Questa negra è pazza, se non fa quello che dico io la mando al centro per l'igiene mentale». Amina ha invece riferito di essere stata brutalmente offesa mentre cercava di opporsi alla perquisizione corporea. «Pazza negra ora ti meniamo, mi hanno detto» e ancora «te la faremo pagare». (...) È una clamorosa montatura, fatta anche dalla stampa, che non c’entra nulla col razzismo e non c’entra nulla con la prevaricazione della Polizia. Anzi - ha spiegato Maroni - direi che è tutto il contrario. La Polizia, infatti - sottolinea il titolare del Viminale - ha applicato con rigore la legge. Per questo motivo è stata presentata una querela contro questa signora, alla quale io aggiungerò una richiesta di danni, costituendomi, come ministero, parte civile. Non si può permettere - continua Maroni - che si infanghi la Polizia accusandola di comportamenti razzisti. Ed è veramente incredibile che i giornali - ha sottolineato anche il ministro leghista - diano credito a queste affermazioni senza nemmeno riportare correttamente ciò che è stata l’azione della polizia».La decisione di Maroni è stata accolta con soddisfazione dal Sap, il sindacato autonomo di polizia. Nel frattempo la denuncia di Amina tiene banco nel dibattito politico. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, invita a fare attenzione alle campagne montate sulle menzogne, come quella sul razzismo. "Fa bene il Viminale a reagire alla somala che probabilmente mente attaccando la polizia. Tra la sua parola e quella degli agenti non ho dubbio a credere alla seconda". (Il Corriere)

«Ci hanno massacrato di botte, sempre quei ragazzi, gli stessi che da un anno entrano nel nostro negozio e ci insultano perchè siamo cinesi e dobbiamo imparà a parlà l’italiano. Come ogni giorno sono arrivati al negozio per fare casino, rubarci i profumi, solo che stavolta io e mio zio ci siamo rifiutati di farli entrare e per punizione quelli ci hanno picchiato con una furia incredibile». Marco ha 17 anni, viene dalla provincia di Shangai. Martedì pomeriggio, un giorno prima che un suo connazionale venisse picchiato in via Cambellotti, è stato aggredito dentro al negozio di casalinghi a Tor Bella Monaca dove aiuta i suoi zii, da un gang di bulli «dagli undici ai sedici anni», che l’hanno preso a pugni e schiaffi. E alla fine i carabinieri intervenuti sul posto si sono anche ritrovati con le gomme delle auto bucate proprio dalle famiglie dei bulli. (Il Messaggero)

Un ragazzo cinese di 25 anni è finito al policlinico di Tor Vergata, a Roma, dopo essere stato accerchiato e picchiato a sangue da un gruppo di ragazzi, sette minorenni italiani in viale Duilio Cambellotti davanti al teatro di Tor Bella Monaca. L'immigrato, 36 anni, stava aspettando l'autobus quando il gruppo di ragazzini ha cominciato ad infierire prima a parole poi picchiandolo. Ad aggredirlo sarebbero stati gli stessi minorenni che nei giorni scorsi hanno assalito due uomini originari della Costa d'Avorio, di 30 e 24 anni e verso i quali avevano rivolto frasi razziste come "sporchi negri!". E, ancora, da una decina di giorni la baby gang si diverte a frantumare i finestrini delle autovetture di impiegati del Municipio VIII e dei vigili urbani dell'VIII Gruppo. Il giovane cinese ha il naso rotto e una profonda ferita alla testa. Il primo referto medico parla di un grave trauma cranico, il setto nasale rotto, una ferita lacero contusa profonda sulla testa e tagli al volto che saranno medicati con punti di sutura. E' l'ennesima aggressione a sfondo razziale in pochi giorni. (Affari Italiani)

Sarà operato all’occhio Emmanuel Bonsu, il ghanese di 22 anni che ha accusato i vigili di Parma di averlo picchiato e insultato. La ferita, infatti, sarebbe peggiorata tanto da causare, oltre ad un dolore molto forte nella parte sinistra del volto, problemi di equilibrio. Il giovane è stato ricoverato all'ospedale Maggiore di Parma dove sarà sottoposto a un intervento chirurgico nel reparto di chirurgia maxillo-facciale. Inoltre, uno dei due vigili accusati è già noto alle forze dell'ordine per un evento simile. nel settembre del 2007 fu querelato per lesioni dopo una lite degenerata in scontro fisico. (Fonte)

Scritte xenofobe a Sesto San Giovanni.
A Sesto San Giovanni, nell'hinterland di Milano, davanti ai ruderi dell'industria Falck dove dieci giorni fa è morto carbonizzato nella sua baracca un ragazzino romeno, qualcuno ha scritto frasi razziste. "Frasi indegne", ha tuonato il sindaco della città. Sono state tracciate sui muri delle case di via Trento, proprio dove il quattordicenne romeno è morto bruciato. "Frasi contrarie alla tradizione della nostra gente e alla sua storia di accoglienza". (Repubblica)