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domenica 30 novembre 2008

Voleva i pantaloni

Finalmente. Era ora. Magdi "Cristiano" Allam annuncia di voler lasciare il giornalismo per dedicarsi alla Politica. In un'intervista al Corriere afferma: "Fin da piccolo, quando mi chiedevano "cosa vuoi fare da grande?", rispondevo: il giornalista o il politico". Avrà fatto uno sforzo sovrumano per esprimersi con cotanta modestia. Perché nel suo romanzo "Il amo l'Italia", Allam sostiene che : «Ho sempre sognato di fare il giornalista. O il capo di Stato». Gli Stati Uniti hanno Obama. Noi invece ci dobbiamo accontentare: avremo (Dio ce ne scampi) "Cristiano". Verso la catastrofe, ma con ottimismo. Il suo partito ha un nome che è tutto un programma: «Protagonisti per l'Europa Cristiana». Il modello di riferimento, manco a dirlo, è la Lega Nord: «Penso a quando nacque la Lega: riuscì a farcela perché aveva idee forti e provocatorie e, una volta messa alla prova, amministrò bene il territorio» (sic). In questi ultimi mesi, molti mi hanno chiesto perché non scrivevo più di Magdi "Cristiano" Allam, a cui era pur dedicata una sezione di questo sito. I motivi sono quattro, molto elementari, tutti legati alla sua conversione. Perché con quest'ultima è successo nell'ordine che:

1) Magdi Allam si era automaticamente "bruciato" come giornalista esperto di "cose islamiche" per diventare esperto di "cose turche". Che credibilità poteva avere, sui temi legati all'Islam, uno che dopo essersi convertito, non perdeva occasione per definire - con acrimonia e virulenza - la religione che aveva abbandonato come "una falsa religione, ispirata non da Dio ma dal demonio". Si, parole sue, giuro. Manco fossimo ai tempi di Pietro l'Eremita. E dell'inadeguatezza della nuova veste, si era reso conto anche lui: "Ho preso atto che all'Italia piacevo più da musulmano che ora da cattolico" (sob).

2) Qualsiasi critica ai suoi vaneggiamenti - provenienti da un musulmano, poi - poteva essere scambiata per una pericolosissima "fatwa". E giù articoli a iosa, potenziamento della scorta a spese dei contribuenti ecc. "Figuriamoci", avrebbero strillato all'unisono i suoi sostenitori "ce l'avevano con lui (i musulmani cattivi, ndr) prima, potete immaginare ora". Perchè mica riescono a capacitarsi dell'idea che se uno contesta Allam è perché dice baggianate, mica per le sue convinzioni religiose (di cui, francamente, me ne frega 'na cippa).

3) Magdi Allam era diventato un problema della Chiesa, mica dei musulmani (che hanno anzi accolto la sua conversione con sollievo e preghiere di ringraziamento). Non passa giorno infatti senza che il suo sito dedichi attacchi allucinanti a rispettabili cardinali ed ecclesiastici "ammalati di relativisimo" e a dirsi "preoccupato per la grave deriva religiosa ed etica presente in seno al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso presieduto dal cardinale Jean-Louis Tauran". La Chiesa per ora non reagisce (mica sono sprovveduti come quelli che avevano definito il personaggio "un nemico dell'Islam") e infatti lui si lamenta "Nessun esponente della Chiesa ha risposto a questa Lettera aperta. Ed anche tra le risposte elaborate da parte degli iscritti alla mia Associazione, taluni si sono sentiti in dovere di difendere i musulmani e persino l’islam". Segno che alcuni di loro continuano a ragionare con la propria capuzella.

4) Allam era diventato più onesto con sé stesso, con i suoi lettori e con i suoi contestatori. Era finita la farsa secondo cui il nostro avrebbe creato, manco fosse un novello profeta, "l'Islam moderato" (che è moderato a prescindere e che esiste senza il suo contributo) nello stesso tempo in cui urlava sulle pagine del Corriere "Moschee-mania. Serve uno stop", invitando le casalinghe di Voghera a "soffermarsi sulla realtà dell’inquilino della porta accanto e che potrebbe condizionare il nostro futuro". Ovviamente solo se era musulmano. Quando invece sono i musulmani a dover controllare se come vicino hanno gente come i coniugi Romano.

Ecco, per tutte queste ragioni, avevo smesso di parlare di Magdi "Cristiano" Allam. Ora che è diventato un... rispettabile politico, non escludo qualche post, tanto per farci un po' di sane risate. Ero in attesa del suo "outing" politico. Non aveva altre alternative, visto che da quando si è convertito non aveva spazi nemmeno sul giornale di cui era Vicedirettore Onorario. Da allora era costretto a girare - letteralmente - le sette chiese e parrocchie per presentare il suo libro: la mia prima comunione, il mio primo battesimo, la mia prima cresima, e cosi via: la mia prima volta da padrino, la prima volta che ho pranzato da cristiano, la prima volta che ho dormito da credente. Tutto minuziosamente comunicato su un curioso sito personale che è riuscito a raccogliere 1500 firme (perdindirindina) sotto un appello a favore del Papa (nel paese che ospita il Papato). Più o meno il totale dei soci della sua Associazione. Ora l'Associazione diventa Partito, seguendo il modello di Forza Italia. Solo che Allam non è in buoni rapporti nemmeno con il Presidente Berlusconi, reo di non avergli affidato - dopo mesi di anticamera - il tanto agognato "Ministero dell'Immigrazione". L'ennesimo partito da 0,0000000000005%, che prima delle politiche verrà opportunisticamente imbarcato. O forse - anche se ne dubito - dal 10%, come la Lega alle ultime elezioni. E Magdi Allam sotto-sottosegretario agli interni, a convalidare decreti di espulsione di memoria nasseriana. Abbiamo convissuto con Borghezio, Calderoli, Gentilini. Conviveremo anche con Magdi "Cristiano" Allam. Tanto i voti che ottengono questi signori, mica qualificano questi ultimi. Essi qualificano soprattutto il popolo che li vota.

sabato 29 novembre 2008

Mi hanno preso gli Americani (VIII)

Mi hanno preso gli Americani (I)
Mi hanno preso gli Americani (II)
Mi hanno preso gli Americani (III)
Mi hanno preso gli Americani (IV)
Mi hanno preso gli Americani (V)
Mi hanno preso gli Americani (VI)
Mi hanno preso gli Americani (VII)

Nell'ultima puntata pubblicata di questa serie, avevo argomentato l'urgenza di un Piano per la Rinascita Multietnica dell'Italia scrivendo che "La crisi finanziaria, le cui conseguenze si vedranno nei prossimi anni, creerà centiniaia di migliaia - se non milioni - di disoccupati e senzatetto. I tagli che il governo sta predisponendo porteranno al collasso delle principali infrastrutture, università e scuola in primis. In questo clima, c'è un unico capro espiatorio da indicare alle folle inferocite: gli extracomunitari". Ebbene, la mia "profezia" si sta avverando nemmeno 25 giorni dopo: la cosiddetta "Social-card" varata dal governo e che garantisce di disporre di ben 1,40 euro al giorno (Un caffè? Due?) esclude quelli che vengono comunemente chiamati "gli stranieri". E' un segnale gravissimo, nonostante la modestia del contributo: i signori della Social Card hanno infatti deliberatamente dimenticato che gli esclusi sono partecipanti dal punto di vista fiscale, contributivo, previdenziale, alla spesa dello stato. E che quindi hanno diritto anche loro a farsi generosamente offrire un caffè dallo stesso. Perchè, come riportato dal Dossier Statistico immigrazione 2008, la spesa dedicata ai cittadini migranti è nettamente inferiore alla loro contribuzione. Oserei dire che è persino ampiamente compensata dalla rapina prospettata allo sportello: 200 euro per ogni pratica legata ai rilasci, ai rinnovi o alle richieste di cittadinanza. Una spesa non indifferente - in tempi di crisi - per un singolo, figuriamoci intere famiglie. Per un permesso che - viste le lungaggini burocratiche - viene consegnato quasi scaduto.

Al danno si aggiunge la beffa. Un simpatico assessore leghista annuncia: un bonus di 2.000 euro agli immigrati rimasti senza lavoro disposti a lasciare il paese anziché 'pesare' sulle casse comunali. L'assessore in questione spiega: "Siamo disposti a dare 2.000 euro a famiglia purché vadano ad abitare altrove: ci costa meno che garantire i contributi alle famiglie in difficoltà. Non è possibile che il Comune si trovi costretto a mantenere a proprie spese gli immigrati che, pur avendo perso il posto di lavoro, continuano ad avere il permesso di soggiorno valido". Lasciando quindi intuire che chi ha perso il posto di lavoro non dovrebbe avere un permesso di soggiorno valido. Le ipotesi sono due: o il simpaticone non è ben informato oppure sta invocando la revoca automatica del permesso a chi perde il lavoro, senza nemmeno lasciargli sei miseri mesi di tempo per tentare di trovarne un altro. Perchè è proprio cosi che funziona: la legge lega già il soggiorno al contratto di lavoro, e quelli che perdono il lavoro - se non ce la fanno a trovarne un altro entro appena sei mesi - rischiano automaticamente di dover tornare nel Paese d'origine. Senza che l'Assessore si scandalizzi. E senza i suoi 2000 euro. Tutto questo è in palese contraddizione con una regola americana che mi sta molto a cuore, e che ho avuto modo di saggiare direttamente durante il mio soggiorno statunitense su invito del Dipartimento di Stato: "No taxation without representation". La vita degli immigrati deve essere gestita con permessi di soggiorno (addirittura "a punti") senza nessuna prospettiva di stabilità e senza diritto di voto? Vogliamo davvero la reciprocità? Benissimo: allora niente tasse, niente imposte, niente contributi. Gli stessi privilegi di cui godevano gli italiani emigrati in Egitto (che tra l'altro non erano nemmeno soggetti alla legge egiziana). O forse gli italiani sbarcati ieri dalle carrette del mare per lavorare nella bonifica delle paludi egiziane e nel cantiere del canale di Suez erano "superiori" a quelli che arrivano oggi per lavorare nei cantieri edili e nelle piantagioni dell'Italia?

A fronte di questo evidente accanimento contro gli stranieri che vivono e lavorano in Italia, concepiti come meri strumenti "usa e getta", cosa si può fare, se non mettere in pratica un Piano per la Rinascita Multietnica? C'è chi afferma: un Piano per la Rinascita Multietnica c'è già o è presto delineato: riforma della legge della cittadinanza e concessione del diritto di voto. Benissimo: ma sono anni che diciamo che è ciò che andrebbe fatto. Vi sembra che ci sia stato almeno un singolo passo concreto in questa direzione? No. E vi dico anche perché: perché non c'è nessuno, fra i politici e le associazioni che dicono di voler bene agli immigrati che abbia davvero interesse a fare una cosa simile (e quindi a perdere consenso o bacino di utenza) se non a parole. A questo punto, possiamo tranquillamente affermare che sono gli immigrati stessi a dover fare in modo che qualcuno si interessi o sia costretto ad interessarsi veramente a questa battaglia. E siccome gli immigrati sono divisi, disorganizzati, occupati a cercare il pane o a evitare l'espulsione, la soluzione è una sola: la costituzione di una lobby che si faccia portatrice dell'interesse diffuso. Una lobby che definisco in nove parole: un gruppo informale di interessi senza pretese di rappresentatività. Motivo per cui non ci sarà gerarchia organizzativa o atti formali di costituzione: questa non è e non sarà l'ennesima "associazione". I membri saranno individuati per cooptazione e le sessioni di lavoro riservate, pur nella massima trasparenza. Non c'è bisogno di strombazzare, per ottenere risultati. Sappiamo che la legge sul voto e quella sulla cittadinanza e persino l'ambitissimo fine di far eleggere "un Obama italiano" sono degli obiettivi del Piano per la Rinascita Multietnica. Ma ciò che si deve discutere non è "che cosa" si dovrebbe ottenere, visto che lo sappiamo già, e da anni. Ma "come" ottenerlo concretamente.

venerdì 28 novembre 2008

E ora, l'Italia si adegui!

Chi incita al razzismo e alla xenofobia rischia sanzioni penali da 1 a 3 anni. Lo hanno deciso i ministri della Giustizia Ue, che hanno raggiunto un accordo sull'adozione della decisione quadro. Un comunicato del commissario Ue alla giustizia, Jacques Barrot, spiega che il provvedimento è rivolto contro "coloro che incitano pubblicamente e intenzionalmente alla violenza e all'odio, anche attraverso la disseminazione o la distribuzione di trattati, foto o altro materiale diretto contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo definito in base alla razza, al colore, alla religione, discendenza o origini nazionali o etniche". (Repubblica)

Vorrei ricordare ai deficienti (nel senso di "coloro che mancano di qualcosa", in questo caso buonsenso e cultura di base) che asseriscono che non si può essere "razzisti" con i musulmani perché "non sono una razza" che non c'era bisogno di aspettare l'UE per capire che prendersela con qualcuno per la fede che professa è "razzismo". Basta aprire il Dizionario.

giovedì 27 novembre 2008

Schiavisti

E' stato arrestato a Milano un pensionato di 57 anni accusato di violenza sessuale e sequestro di persona. In Mozambico, aveva acquistato una donna di trent'anni, l'aveva convinta a seguirlo in Italia con il miraggio di sposarla ma in casa la violentava e, per una manciata di soldi, la vendeva agli amici. (Repubblica)

Le rose e le spine

In quattro hanno aggredito, preso a pugni, insultato e minacciato con frasi razziste un cittadino del Bangladesh, immigrato regolarmente in Italia, sputandogli addosso. Motivo dell'aggressione: l'uomo aveva provato a vendere fiori nel locale di Ghirla, piccola frazione di Valganna (Varese), dove i quattro si trovavano in quel momento. Ora i giovani aggressori, tre di Cugliate Fabiasco e uno di Marchirolo, piccoli centri del Varesotto, sono stati individuati dai carabinieri di Marchirolo e del Nucleo operativo e radiomobile di Luino e si trovano agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Varese per atti di violenza, lesioni e minacce in concorso, aggravate dai futili motivi e da motivi razziali. Durante l'aggressione il locale non era vuoto e la maggior parte degli avventori, riportano i carabinieri, aveva assistito impassibile all'aggressione. Qualcuno però ha avvisato il 118 e i carabinieri di Marchirolo, che sono accorsi sul posto e hanno soccorso l'uomo, identificando i quattro aggressori. L'aggredito aveva rifiutato il ricovero proposto dai sanitari, ma sia il personale del 118 che i militari avevano riscontrato l'esistenza di lividi sulla testa del malcapitato. I carabinieri hanno poi ricostruito minuziosamente i fatti, raccogliendo le informazioni da alcuni testimoni che hanno rotto «un muro di omertà», consentendo di fare piena luce sull'episodio. La magistratura varesina ha ritenuto i fatti sufficientemente dimostrati, mettendo i quattro agli arresti domiciliari. Uno degli aggressori era già noto alle forze dell'ordine per un episodio a sfondo razzista avvenuto anni fa a Cadegliano Viconago. (Corriere)

mercoledì 26 novembre 2008

Brava gente, bravi figli

Alessandro Bruschi, 20 anni, Enrico Giovanardi, 19, Fabio Volanti, 20, e Matteo Pagliarani, 19. I quattro "bravi ragazzi" che hanno dato fuoco ad un senzatetto che dormiva su una panchina in un parco per "divertirsi". Una "bravata", dicono adesso. Curioso, questo paese, davvero: quello che la "bravata" l'ha fatta davvero - rubare due pacchi di Ringo - è morto sprangato al grido di "sporco negro" e la magistratura ha sancito che il razzismo non c'entrava. I quattro "bravi ragazzi", invece, che hanno freddamente pianificato un atroce omicidio ai danni di un poveraccio (che è stato salvato grazie alla tempestiva chiamata al 118 di una ragazza straniera che passava nelle vicinanze) reo di aver detto di voler "aiutare i vigili urbani: nel caso avesse notato qualcosa di strano o qualcuno che si comportava male", sono attorniati da papà e mamme "sconvolti" (di come hanno educato i loro figli?), avvocati (che prima o poi- più prima che poi - li tireranno fuori) e telecamere (cosi si esaltano di più, visto che già si "sentivano importanti" per essere finiti su giornali e Tv). E c'è già chi invoca "Io non sono per il carcere, io vorrei che questi qui passassero tutti i pomeriggi, un anno intero, in un reparto grandi ustionati. Un contrappasso dantesco". Glielo voglio descrivere io, il contrappasso dantesco adatto a sti figuri...

martedì 25 novembre 2008

L'Italia sulla strada dell'integrazione (fascista)

1500 euro per ogni bambino o bambina che porterà il nome di Benito o Rachele, in onore di Mussolini. L'operazione nostalgia è firmata dal Movimento sociale-Fiamma Tricolore della Basilicata. Un modo, dicono dal partito di estrema destra, per "affrontare il problema dello spopolamento della Regione". Le condizioni per la concessione di questo contributo una tantum, da parte dello stesso partito, sono state fissate dal segretario regionale del partito, Vincenzo Mancusi, e sono rigide: Benito per i maschietti, Rachele per le femminucce; il parto deve essere avvenuto nel 2009, nei cinque paesi dell'area sud della regione (Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e S. Paolo Albanese); i soldi devono tassativamente essere usati per il nascituro (per comprare culla, vestiti o alimenti). La stessa cifra, garantiscono, sarà destinata anche ai bambini nati da genitori extracomunitari. (Repubblica)
Faccetta nera,
Bell'abissina

Aspetta e spera

(appunto...)
Che già l'ora si avvicina!

quando saremo

Insieme a te,

noi ti daremo

Un'altra legge e un altro Re

(e 1500 euro)

lunedì 24 novembre 2008

Per voi ci vorrebbe Hitler

Qualcuno di voi si ricorderà di quella volta in cui raccontai di un simpatico tassista che, sentendosi a suo agio con due "italiani" (di cui uno finto, cioè il sottoscritto) si è messo ad inveire contro questa "alta concentrazione" di arabi. Ad un certo punto si è messo ad elencare misteriose sigle, dicendo che dovrebbero essere montate proprio in quella piazza (Porta Palazzo, il quartiere multietnico di Torino) per "fare pulizia". Di fronte alle nostre facce perplesse, ci spiegò gentilemente che erano le mitragliatrici usate dalle SS. "Perché qui bisogna fare come faceva Hitler. Sapone, bisogna farne di questi qua. Sapone. D'altronde Hitler faceva sapone anche degli zingaracci, no?", a dimostrazione del fatto che gli anti-islamici di oggi non sono nient'altro che nazisti riciclati. La sentenza, storica, emessa a Torino permetterà finalmente di mettere i puntini sulle "i". Incredibile ma vero: sembra infattti che finora, in Italia, l'aggravante del razzismo non sia mai stata contestata a chi ricorreva a insulti e epiteti chiaramente razzisti.

L’aveva ripetutamente insultata: «Sei una sporca negra. Bisognerebbe tornare ai tempi di Hitler, quando si bruciavano gli ebrei. Dovremmo fare la stessa cosa con voi». Maria Paola Cavallo, una donna di 57 anni è stata condannata ieri, in tribunale a Torino, per “ingiurie e minacce aggravate dall’istigazione all’odio razziale” dal giudice Federica Galllone. Sette mesi di reclusione senza il beneficio della condizionale (e un risarcimento alla vittima di 3000 euro, ndr). Ora, se la signora Cavallo vorrà usufruire della sospensione della pena, dovrà rigare dritto almeno fino al processo d’appello e sperare che i giudici di secondo grado credano al suo ravvedimento. Già, perché in attesa della sentenza, la signora Cavallo, altro non ha fatto che ribadire i suoi convincimenti, continuando ad insultare con interviste sui giornali (acquisiti come prove in giudizio) (nota del sottoscritto: un esempio si può trovare qui) Khadija Sadri, una donna di origine marocchina di 37 anni, da tempo in Italia e moglie di un torinese, Stefano Demaria, 41 anni, titolare di una nota concessionaria d’auto. I fatti risalgono al 2005 quando Khadija Sadri era solita fare la spesa al DìxDì di piazza Savoia. Lì aveva più volte incontrato la Cavallo, anche lei impegnata nelle compere: «Degli insulti ne parlai con mio marito - raccontò la giovane marocchina - che è italiano e lui mi consigliò di stare calma. I dipendenti del supermercato, ogni volta che andavo lì e c’era anche quella signora, cercavano di difendermi, di tutelarmi». Ma gli insulti sono proseguiti, in un continuo crescendo: «L’ultima volta mi sono davvero spaventata. Quella donna, facendomi il saluto romano, mi aveva detto che suo figlio era un naziskin e che alla fine me l’avrebbero fatta pagare». La Cavallo si è sempre difesa dicendo che la vittima era lei perché «Ero continuamente provocata dagli atteggiamenti e dalle parole di quella negra» e oggi commenta così la sentenza: «È assurda, siamo proprio in Italia». La sua versione, però, in tribunale, è stata smentita dal titolare del supermercato. Il commerciante ha confermato la deposizione della donna marocchina dando ancor maggior peso alle accuse sostenute dal pubblico ministero, il vice procuratore onorario Ferdinando Brizzi. «Quando leggeremo le motivazioni - afferma l’avvocato difensore, Fabrizio Bernardi - sapremo perché manca la condizionale. La mia cliente è incensurata, gli episodi sono occasionali e l’aggravante del razzismo non c’é, visto che si tratta di un battibecco senza intenti discriminatori». Di parere opposto Donatella Mondini, avvocato di parte civile: «Noi avevamo presentato la querela e, sulla base della nostra denuncia, la Procura ha formulato delle accuse, recepite dalla sentenza, con aggravanti tali da rendere inapplicabile l’indulto a questo caso». (CronacaQui) Altri dettagli qui

domenica 23 novembre 2008

Una Ferrovia per Auschwitz

Ieri si è parlato dei controllori e di razzismo sugli autobus. Non vorrei che le aziende dei trasporti metropolitani e i passeggeri dei pullman si sentano discriminati, quindi oggi propongo una raccolta analoga che coinvolge le Ferrovie.

Un capotreno delle Ferrovie dello Stato, in servizio sul treno espresso 1920 Palermo-Milano, ha aggredito, insultato con frasi a sfondo razzista e ferito una passeggera cittadina del Ghana, regolarmente in Italia, residente a Palermo e diretta a Parma. 'uomo, alla fermata di Reggio Emilia, aveva cominciato ad insultare la donna perché con le valigie occupava lo spazio adiacente alle porte di ingresso. Poi, dopo averle chiesto il biglietto e visto che doveva scendere a Parma, le ha scaraventato una borsa giù dal treno fermo sul binario. Recuperata la valigia, la donna è comunque riuscita a risaliresul convoglio, appena in tempo prima che ripartisse verso Parma. A quel punto il capotreno le ha prima strappato di mano il biglietto, poi l'ha schiaffeggiata, strattonata ed insultata con fasi a sfondo razzista. 'Sporca negra'', ''schifosi, tornate in Africa'', ''Berlusconi finalmente vi rimanderà tutti a casa''. Sono questi gli insulti che, secondo le testimonianze raccolte dagli agenti della Polizia Ferroviaria, il capotreno avrebbe più volte ripetuto alla cittadina ghanese. La donna, residente a Palermo, stava raggiungendo Parma per fare visita ad alcuni amici e, dopo alcuni giorni, è ritornata in Sicilia. Nella colluttazione con il capotreno la donna ha anche riportato una ferita a una caviglia, ma non ha fatto ricorso alle cure dei medici. Una volta arrivati a Parma la donna, in vidente stato di choc, è scesa dal treno e si è trovata di fronte gli agenti della Polfer.

La Repubblica riferisce che "Confrontate le versioni del dipendente Fs (che cercava di attribuire le responsabilità alla passeggera) e della donna, gli agenti si sono insospettiti e sono risaliti ai nomi delle altre persone presenti sul convoglio per raccogliere nuove testimonianze. Queste hanno confermato la versione della vittima e alla fine è scattata la denuncia".

Pensava di farla franca un capotreno che ha preteso una prestazione sessuale da una passeggera scoperta a viaggiare su un treno senza biglietto. Invece il 53enne di origine campana, ma residente a Milano, è stato denunciato dalla Polfer è sospeso dal lavoro in via cautelativa da Trenitalia. Il fatto è successo lo scorso 21 agosto. La donna, una ragazza nigeriana di 27 anni regolare in Italia, stava viaggiando sul convoglio 9417, un Eurostar Milano-Lecce, quando nella tarda mattinata - transitando nella zona di Reggio Emilia - è incappata nel controllo del biglietto. Il dipendente di Trenitalia, quando ha capito che la giovane non aveva il tagliando, ha spiegato alla donna che se voleva evitare le conseguenze del mancato pagamento del biglietto poteva appartarsi con lui per una prestazione sessuale.

Leggi
sul Corriere (episodio già riferito su questo blog)

Sono un genitore adottivo. Come me, molte famiglie hanno figli di colore diverso dagli altri bambini italiani. Per dirla senza tanti giri di parole: "sono negri". O anche cinesi, marocchini, zingari... Tanto, ormai, li picchiano tutti, senza distinzioni. Come genitore ho paura. Stiamo crescendo questi nostri figli in una famiglia italiana, pur rispettando le loro origini e le loro storie. Non vorrei che, una volta superato il trauma dell'abbandono subìto da bambini e, finalmente, integrati in società, si trovassero a essere fermati da qualche vigile urbano o da qualche naziskin, che li pestano dicendogli di tornare al loro Paese. Mi scusi la crudezza del titolo della e-mail che le ho inviato: "i nostri figli negri", ma non ne posso più davvero. Non ce la faccio più a sentire, ogni giorno, insulti e parolacce, o ad assistere alle aggressioni di chi sfoga la propria frustrazione su chi ha la pelle di colore diverso, giustificandosi col dire che non si tratta di razzismo. Ma come dovremmo definire il gesto di chi rincorre (per il furto di due biscotti) uno straniero, sprangandolo a morte e gridandogli "sporco negro"? Sono frustrato dal fatto che, mentre tra noi famiglie adottive (in riunioni o su Internet), ci diciamo quanto sia bello accogliere un bambino straniero, sul treno un signore, accanto a me, spiegava a un suo amico: "è meglio che in America non venga eletto Obama, se no anche i negri che abbiamo in Italia si monteranno la testa". (...) E magari riflettere sul caso di una nostra conoscente, figlia di diplomatici africani, che su un treno (ma che gente viaggia sui treni?) si è vista allungare un biglietto da 50 euro da un distinto signore italiano. Indovinate con quale motivazione!

Sul sito di Famiglia Cristiana si può leggere il resto.

Stamattina sono salita sul treno, ho acceso il portatile e mi sono messa tranquillamente a smanettare. Ad un certo punto un distinto signore che stava seduto di fronte a me ha attirato la mia attenzione, e mi ha detto: "Mi sa che io e lei siamo gli unici bianchi in questo scompartimento". Mi sono guardata intorno ed ho notato che, effettivamente, tutti i passeggeri nei paraggi erano africani vestiti in modo pittoresco, ma non ho fatto una piega. Il signore mi ha sussurrato: "Io vado a cercare posto da un'altra parte... Lei faccia come crede!". Gli ho fatto un cenno di saluto ed ho continuato a fare quello che stavo facendo, senza spostarmi di un millimetro. Sono ormai abituata a viaggiare in treno circondata da persone dalla pelle nera, e devo ammettere che le prime volte mi sentivo un po' a disagio, ma poi ho concluso che non può realisticamente succedermi nulla di male se rimango vigile (del resto, nella mia più che decennale carriera di finanziatrice delle Ferrovie dello Stato, non mi è mai capitato di addormentarmi involontariamente in treno); in caso contrario... beh, magari si rischia di essere derubati dalle persone più insospettabili! La presenza di viaggiatori di colore non mi ha mai creato alcun problema, se si eccettua il baccano che tendono a fare quando sono in gruppo.

Dal Blog La Curiosona

sabato 22 novembre 2008

Trasporti civili

Il sindaco di Bergamo, Roberto Bruni, ha sollecitato un accertamento "rapido e rigoroso" sull'eventuale comportamento vessatorio tenuto da un controllore dell'azienda locale dei trasporti nei confronti di un cittadino immigrato: l'uomo sarebbe stato costretto a spogliarsi davanti a decine di persone perchè sospettato di aver commesso un furto su un autobus. Il fatto, avvenuto su un pullman di linea diretto a Seriate, è stato denunciato con un esposto da una ragazza che si trovava sull'autobus e che ha assistito alla scena. Secondo la testimonianza, un controllore avrebbe fatto spogliare un giovane immigrato dopo che una viaggiatrice si era accorta che le era sparito il telefono cellulare. Non trovando la refurtiva, sempre secondo quanto è stato raccontato dalla testimone, il controllore avrebbe preteso il portafoglio dell'immigrato e, dopo aver prelevato alcune banconote, che ha poi consegnato alla vittima del furto, glielo avrebbe restituito. L'azienda del trasporto pubblico ha fatto sapere che è già stata aperta un'indagine interna per accertare i fatti e che nei prossimi giorni l'episodio sarà chiarito.

La Repubblica specifica che "L'azienda dei trasporti pubblici di Bergamo ha sospeso in forma preventiva il controllore coinvolto nella vicenda del giovane romeno che sarebbe stato costretto a denudarsi su un autobus perchè sospettato di un furto. L'episodio risale al 6 novembre scorso. Lo ha reso noto il direttore generale dell'Atb, Gian Battista Scarfone, il quale ha anticipato che "l'indagine interna prosegue, ma ritenevamo di avere elementi a sufficienza per l'adozione del provvedimento di sospensione".

Come tutte le mattine ho preso il 35/ che da via Saffi mi porta direttamente in stazione. In via dello scalo salgono 3 controllori dell’ ATC. Appena saliti a bordo (ore 07.57 circa) uno dei 3 inizia ad urlare: “Signori biglietti”. Fin qui tutto bene. A bordo, cosa di cui non avevo fatto caso c’erano delle persone Rom di cui 3 adulti e 4 bambini di cui ancor in fasce. Il controllore che subito dopo ho appreso essere tal n° di matricola 09043 sfoderando un sorriso sarcastico viene verso di me e mentre controlla il mio biglietto mi dice “Adesso vi liberiamo da un pò di puzza!” poi rivolto alla coppia Rom con bambino al seguito inizia a dire “Tu sacco di pulci o cacchi il biglietto oppure vieni in questura. la donna che era con l’uomo si ribella e ce ne è anche per lei “Ma stai zitta tu e vai a farti una doccia!” e poi ancora “Vieni vieni adesso ti dico anche dove abito così quando vieni a casa ti punto la doppietta che ho nel cassetto, vieni con i tuoi amici che c’ho i cani che hanno fame…tornate al tuo paese sacco di pulci! Adesso andiamo in questura e poi vediamo che ti succede…te la faccio passare io la voglia di venire in Italia”: Un bambino di circa 6 anni, di nascosto timbra un biglietto che gli ha dato la mamma: gli piombano alle spalle in due il tipo gli prende il biglietto dalle mani dicendo “O ciccio…questo non lo fai e…adesso questo lo prendo io!” Uno dei “fermati” (il sacco di pulci in particolare) si ribella e dice “ma cosa abbiamo fatto?Non abbiamo il biglietto…va bene!” e il Kapò spalleggiato da una sua collega “No tu rispondi delle offese che ci hai fatto..tu ci hai offeso!” a quel punto mi sono davvero incazzata e “Siete voi che state offendendo queste persone e ci state sottoponendo ad una scena degradante. Facciamo tanto gli evoluti, parliamo di integrazione e poi ci permettiamo di trattare le persone così…Cosa state insegnando a questi bambini,ma vi rendete conto che ci sono dei bambini bifronte a voi oltre che a delle persone che come me non tollerano di assistere a queste scene mentre sto andando a prendere un treno su un autobus. E proprio voi che dovreste insegnare il senso civico rispondete così? E’ giusto fare il biglietto e va bene punire chi non lo fa, ma non si può trattare delle persone così e anche dei cittadini Italiani come voi state trattando me obbligandomi ad assistere a questo scempio!” Questo è l’odio che la demagogia di questo governo ci sta insegnando, queste sono le persone che si sentono spalleggiate dalla destra al potere che continua a difendere e a coprire le rappresaglie a sfondo razzista che avvengono ogni giorno. Io non sono disposta a pagare questo prezzo e non sono disposta a subire questi comportamenti nella mia città, nel mio paese. Io mi vergogno di essere rappresentata da questi individui nei confronti di chi viene nel nostro paese in cerca di qualcosa di meglio di ciò da cui scappano. Basta! (Linda Serra).

La Repubblica specifica che "la scena è stata ricostruita dai responsabili del settore verifiche dell´Atc che hanno preso molto a cuore il caso" e che le frasi riportate dalla passeggera "hanno evidentemente trovato riscontro in una rapida istruttoria eseguita dai superiori del dipendente Atc" che hanno quindi deciso di sospenderlo.

giovedì 20 novembre 2008

Salviamo il Quotidiano Manifesto

Come certamente saprete, Il Manifesto sta attraversando la più grave crisi economica nei 37 anni della sua vita. I tagli sull'editoria decisi dal ministro Tremonti rischiano di far scomparire dalla scena editoriale un quotidiano che ha sempre fatto della libertà di parola e della propria indipendenza le bandiere di tutte le sue pagine. Chi legge questo blog, sa che è proprio grazie allo spazio dato al sottoscritto sulle pagine di questo giornale che si è riusciti - in un momento difficilissimo tra l'altro - a disturbare e disinnescare alcune delle manovre ambigue fiorite intorno alla cosiddetta "questione islamica" in Italia. Oggi come oggi, la cosiddetta "questione" sembra aver perso smalto, e proprio per questo motivo sono il primo a non proporre articoli o contributi sul tema. Come dice il detto, non svegliar can che dorme. Il quotidiano, però, deve continuare la sua opera di informazione e di denuncia sociale, anche in previsione dei tempi bui che verranno (e non ho dubbi che verranno). Per riuscire a sopravvivere, Il Manifesto ha bisogno di raggiungere entro il 30 novembre una cifra di sottoscrizioni pari a due milioni di euro. Per vivere ne servono altri due entro il 31 dicembre. In poco più di cento giorni, dunque, si decide il destino di una testata che, al di là delle appartenenze e delle idee politiche di ciascuno, ha sempre riscosso il rispetto e la stima anche dei suoi avversari. La direzione del Manifesto ha chiesto di lanciare un appello di sottoscrizione alla rete di amici. Dunque, oggi, vi scrivo per chiedervi di dare una mano al giornale. Lo potete fare inviando un contributo personale, effettuando una raccolta tra le vostre amicizie e tra i colleghi di lavoro, chiamando a vostra volta persone che conoscete e che pensate possano essere coinvolte in un'iniziativa come questa. Non importa la cifra. Anche il contributo più modesto aiuterà il giornale a rimanere una presenza quotidiana nelle edicole. Ad oggi, con una media di 20.000 euro al giorno, sono stati raccolti 952.566 euro. È molto, ma non è abbastanza. Come dare il vostro contributo: con carta di credito sul sito http://www.ilmanifesto.it (è il metodo più veloce), con bonifico bancario presso la Banca Popolare Etica, Ag. di Roma, intestato a Il Manifesto, Iban IT40K0501803200000000535353, con conto corrente postale 708016 intestato a Il Manifesto Coop. Ed. arl, via Bargoni 8, 00153 Roma. Se accompagnerete il vostro contributo economico con le motivazioni che vi hanno spinto a compiere questo gesto, farà molto piacere alla redazione. Anche le parole hanno un valore importante.

venerdì 14 novembre 2008

Trent'anni meno tre mesi

Lettera aperta di Sumaya Abdel Qader, autrice di "Porto il velo, adoro i Queen", Ed. Sonzogno (qui nella recensione di Martino Pilliteri sul Sole24ore) al Presidente della Repubblica.

Al mio Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano

Caro Presidente,

Le scrivo per esprimerLe gioia ed emozione, malinconia ed amarezza.I primi due sentimenti nascono dal suo storico incontro con i nuovi italiani, incontro in cui, forse, per la prima volta un’Istituzione così importante riconosce come tali.I secondi sentimenti invece nascono dalla delusione di non poter far parte, sulla carta, di quel gruppo di giovani.

Nata in Italia, a Perugia, 30 anni fa. Per un disguido burocratico che ha creato una interruzione di 3 mesi nella residenza mia e delle mie sorelle sul suolo italiano, abbiamo perso la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana per diritto di nascita.

Ma non parlerò delle difficoltà che tale situazione ci ha creato negli anni, tra rinnovi dei permessi di soggiorno, gite perse all’estero a scuola o con amici, lavori impossibili da ottenere e così via. No. Le voglio parlare dell’amore che provo per questo Paese, della voglia di farne parte comunque, sempre, al Suo servizio, fedele e cosciente.L’Italia ha accolto i miei genitori giovanissimi. Il suo popolo li ha curati, cresciuti, amati. La sua gente ha accolto noi figli. Ci ha amati, cresciuti, educati. Noi abbiamo risposto. Amando l’Italia, abbracciando i suoi principi e la sua cultura. Si, abbiamo radici altrove (che vogliamo curare e valorizzare come ricchezza e elemento aggiunto alla nostra identità), ma tutto il nostro tronco e i nostri rami sono qui. Qui i nostri frutti cresceranno, cadranno, doneranno nuovi semi che daranno nuova energia al grande e meraviglioso ciclo della vita.

Caro Presidente, mi auguro che il Suo appello di serietà, rispetto, considerazione e “investimento” sui nuovi italiani, giunga al cuore di chi questo Paese lo guida e lo proietta verso il futuro. Un futuro che deve dar spazio a tutti, nel rispetto dei diritti umani chiedendo in cambio il giusto dovere civico e non solo.

Noi, nuovi italiani (anche se non tutti confermati sulla carta) siamo in “piena identificazione con i valori di storia e di lingua, e con i principi giuridici e costituzionali che sono propri della nostra nazione e del nostro Stato democratico”.

Chiediamo di essere riconosciuti, con più facilità e in tempi ragionevoli, non dimenticando che una fascia significativa dei potenziali nuovi italiani sono figli di immigrati nati e cresciuti nel nostro Paese, a maggior ragione con il diritto di ritrovarsi inseriti ufficialmente tra i cittadini italiani. Chiediamo di naturalizzare il nostro essere italiani anche se ne siamo un po’ una rivisitazione.Concedere e riconoscere tutto ciò non solo sulla carta ma anche socialmente e civilmente, evitando la creazione di ghettizzazione, l’esclusione sociale e i cittadini di serie B. Chiediamo un modello italiano di cooperazione, interazione e interdipendenza che faccia dell’Italia un esempio per tutto il mondo. Siamo ancora in tempo. Per una antica legge della natura, i caratteri nuovi sono spesso motivo di forza, innovazione, propulsione in avanti e perché no una risposta alle sfide del futuro.

Fedele alla Repubblica e alla Patria italiana e in attesa che essa mi riconosca come sua nuova figlia, auguro a Lei e a tutte le donne e gli uomini che scelgono il bene e respingono il male, serenità, armonia, pace e amore.

Sumaya Abdel Qader

venerdì 7 novembre 2008

Mi hanno preso gli Americani (VII)

Mi hanno preso gli Americani (I)
Mi hanno preso gli Americani (II)
Mi hanno preso gli Americani (III)
Mi hanno preso gli Americani (IV)
Mi hanno preso gli Americani (V)
Mi hanno preso gli Americani (VI)

L'esito delle elezioni statunitensi suggerisce in maniera molto eloquente quale possa essere l'obiettivo finale di un Piano per la Rinascita Multietnica dell'Italia: avere un Presidente del Consiglio di origini straniere. Sarebbe la pietra tombale alla deriva razzista più volte denunciata da media, politici e uomini di Chiesa: una deriva che non potrà che aggravarsi nei prossimi anni , anche alla luce della crisi economica. Un obiettivo oggi più legittimo che mai, visto che proprio il presidente della Superpotenza mondiale è figlio di un keniota e di una statunitense, di cognome fa "Hussein" e ha vissuto tra le Hawai e l'Indonesia. Certo, in un paese completamente privo di un qualsivoglia modello di integrazione pur ospitando oltre quattro milioni di immigrati regolari, che si prepara a varare classi ghetto per gli stranieri mentre è pervaso da forti correnti xenofobe, puntare a questo obiettivo può sembrare un sogno delirante. Ma i "Piani" sono fatti proprio per conseguire obiettivi apparentemente impossibili da raggiungere e rendere concrete prospettive che in un dato momento sembrano vaneggiamenti da visionari. Il Piano per la Rinascita Multietnica non è piano di breve o medio periodo: potrebbero volerci intere generazioni. Strada facendo, però, si raggiungono tanti piccoli traguardi intermedi che sono sempre più significativi quanto più è in alto l'obiettivo finale. Nessun cambiamento epocale comincia dal nulla, nessuna rivoluzione politica, sociale o culturale è sembrata "ragionevole" ai suoi esordi: da qualche parte deve pur scoccare una scintilla. E le scintille, di solito, non le fanno scoccare le masse bensì ristrette cerchie di persone illuminate. Sono profondamente convinto che non possiamo confidare nelle folle manipolate da capipopolo più o meno carismatici, come Beppe Grillo. E' roba da Seconda Guerra Mondiale. L'Italia, poi, come ho già avuto modo di dire altre volte, è un paese molto interessante dal punto di vista storico: la sua stessa nascita come Stato era frutto di un piano d'élite, mica di un progetto popolare. Negli ultimi giorni si è parlato molto, e a ragione, della riuscita dei piani della P2. Proprio per questo rimango convinto della validità dell'approccio elitario.

L'ipotesi di un Presidente del Consiglio italiano di origini straniere, meticce o addirittura di colore non è cosi folle, a ben vedere le gaffes che l'elezione di Obama ha scatenato nell'attuale maggioranza. Segno che molti sono completamente impreparati a trattare con questa novità, figuriamoci immaginare una prospettiva del genere in Italia. Sarà proprio questa limitata visione a condannarli al fallimento. L'unico movimento che ha fiutato il "pericolo" e si è premurato a tranquillizzare il proprio elettorato è la Lega. Bossi in persona si è sentito in dovere di affermare che"Non ci sarà mai un presidente nero in Italia. Finché c'è la Lega, il voto sarà concesso solo agli italiani, che non sceglieranno un nero". Al mio incontro con i funzionari statunitensi, durante la visita negli USA su invito del Dipartimento di Stato, non sono ricorso a mezzi termini: la situazione in Italia sta degenerando. L'emergenza mediatica del razzismo mi ha dato ragione. Ora non c'è più bisogno di aggiungere altro. La nuova amministrazione statunitense si potrà rendere conto autonomamente del clima "Alabama anni 50" vigente da queste parti. In ogni caso, val la pena notare che il "Mai" di Bossi è condizionato alla presenza della Lega e alla restrizione del diritto di voto agli italiani. Ma nessuno garantisce che la Lega rimanga sulla scena politica italiana per sempre, anzi: in questo momento storico proprio la Lega risulta essere il più vecchio partito italiano. Non è esattamente di buon augurio, se si va a vedere quanti partiti - anche importanti - sono comparsi e scomparsi nella storia repubblicana. Cosi come nessuno garantisce che il voto rimanga per sempre un'esclusività degli italiani o che gli italiani restino per sempre una maggioranza "padana, bianca e cristiana" (demograficamente parlando è invece più plausibile che l'Italia diventi sempre più una società multietnica e multireligiosa).

Io non ho nessun problema ad affermare che il mio impegno è tutto proteso a porre le basi per una società dove fedi e origini diverse convivano armoniosamente. Tale società è un dato di fatto a cui stiamo andando inesorabilmente incontro, piaccia o meno a quelli che gridano all'invasione, alla conquista, all' "olocausto dei popoli europei". E' una questione di meccanismi storici, di flussi migratori, di esigenze economiche, di volontà politiche: i movimenti che vogliono isolare i propri paesi e i propri popoli possono solo ritardare la conclusione scontata, ma non la possono affatto evitare. Prima o poi saranno costretti a sorbirsi padroni di lavoro di origine straniera, sindaci e ministri di origine straniera e persino presidenti del consiglio di origine straniera. Sta già succedendo in Italia (molti datori di lavoro sono stranieri, nonostante si continui a pubblicizzare solo le figure delle colf e degli operai edili), è già successo in Francia, Inghilterra e Olanda, è appena successo negli Stati Uniti. Ecco perché non ho nessun problema a dire che sto pensando a cosa succederà quando gli italiani saranno sempre più neri, con gli occhi a mandorla o con altre caratteristiche non esattamente europee e soprattutto a come si può guidare e regolare questa transizione sociale nella maniera più pacifica e proficua per tutti. Se in giro ci sono invece persone che non riescono a mettersi nella zucca che non ci si può opporre alla Storia, quella con la S maiuscola, non è colpa mia. (Vai alla Puntata Ottava)

lunedì 3 novembre 2008

Mi hanno preso gli Americani (VI)

Mi hanno preso gli Americani (I)
Mi hanno preso gli Americani (II)
Mi hanno preso gli Americani (III)
Mi hanno preso gli Americani (IV)
Mi hanno preso gli Americani (V)

A pochi giorni dalle elezioni statunitensi, riprendo la serie relativa al mio viaggio negli Stati Uniti su invito del Dipartimento di Stato. Avevo sospeso la serie dopo l'omicidio di Abdul, un ragazzo italiano di origine africana abbattuto a Milano al grido di "Sporco negro". Pensavo di riprendere subito dopo, ma il tragico fatto - nonostante non abbia niente a che fare con il razzismo (tranquilli: lo dice la magistratura) - ha dato miracolosamente il "via mediatico" all' "emergenza razzismo": la strage di sei immigrati a Castelvolturno (tranquilli: non c'è aggravante razzista, lo dicono gli abitanti di Castelvolturno al grido di "Via gli immigrati") e la conseguente rivolta degli immigrati africani al grido di "Italiani bastardi, italiani di merda", la Waterloo dei neonazisti - fra cui alcuni italiani - che volevano manifestare contro la costruzione di una moschea a Colonia (tranquilli: non c'è aggravante razzista, lo dicono i neonazisti che sono andati a manifestare), il linciaggio degli immigrati che manifestavano contro il razzismo in un quartiere di Napoli, (tranquilli: non c'è aggravante razzista, lo dicono gli abitanti che hanno linciato gli immigrati) , le botte al giovane ghanese scambiato per pusher e poi rilasciato con una busta recante la scritta "Emanuel Negro" (tranquilli: non c'è aggravante razzista, lo dicono le forze dell'ordine), il pestaggio di una ragazza marocchina che non aveva lasciato il posto "agli italiani" (tranquilli: non c'è aggravante razzista, lo dicono gli inquirenti) e via di questo passo.

A questo punto mi sono reso conto che se dovessi aspettare con ottimismo l'esaurimento degli episodi a sfondo razzista (ma che non hanno nemmeno lontanamente l'odore del razzismo, ecchecavolo) che si verificano in Italia per concludere la serie, probabilmente avrei aspettato ancora a lungo. Soprattutto in questo periodo in cui i riflettori dei media sono puntati sull'"emergenza razzismo" (che non c'è, ci mancherebbe altro), passata la quale si tornerà ovviamente ad affermare che l'Italia è un paese immune da questo odioso fenomeno e che gli italiani sono tutti - ma proprio tutti, incluso l'ultimo manifestante con cartello recante lo slogan "Fuori i musulmani dalle balle", inclusi quelli che piazzano le molotov fuori dai loro luoghi di culto - bravi, belli, buoni, ospitali, caritatevoli (e in effetti gli episodi razzisti non hanno nulla a che vedere con il razzismo). Ci sono immigrati che vengono insultati o picchiati per strada? Che lavorano a 5 euro l'ora mentre di affitto ne pagano 600 a testa in una stanza per dieci? Elementare Watson: "Lui non razzista. Zono Io che zono negro". Si sa benissimo come vanno le cose in Italia: ogni tanto si scopre qualche "emergenza" e i media non fanno altro che dedicare paginate al tema. Per giorni e giorni. Fin quando l'argomento non perde smalto. Normalmente le emergenze, quando toccano il tema "immigrazione" sono legate ai problemi che la presenza degli stranieri comporterebbe: l'emergenza Rom, l'emergenza Cinesi, l'emergenza Clandestini. Quasi mai a ciò che gli stranieri subiscono. Ben venga quindi, ogni tanto, un'ondata mediatica dedicata al "razzismo".

L'ondata ha almeno il pregio di dimostrare pubblicamente quanti gravissimi episodi a sfondo discriminatorio possono verificarsi in un brevissimo lasso di tempo. Ma non facciamoci illusioni: esaurita la moda (e infatti ora è l'emergenza Scuola), gli episodi razzisti - che ci sono sempre stati e che ci saranno ancora - saranno affidati alle denunce delle associazioni di volontariato o, nella migliore degli ipotesi, ai soliti trafiletti nelle ultime pagine delle cronache locali. E ovviamente a questo blog. Anzi, non è da escludere che anche chi denuncia gli episodi razzisti finisca per essere a sua volta denunciato, per "resistenza a pubblico ufficiale" o per "diffamazione" (ancor prima che la magistratura si pronunci sulla fondatezza delle accuse) o - come minacciano periodicamente alcuni anonimi lettori di questo blog - per aver "attentato all'immagine dell'Italia".S intomi concreti dei tempi difficili che ci aspettano. La crisi finanziaria, le cui conseguenze si vedranno nei prossimi anni, creerà centiniaia di migliaia se non milioni di disoccupati e senzatetto. I tagli che il governo sta predisponendo porteranno al collasso delle principali infrastrutture, università e scuola in primis. In questo clima, c'è un unico capro espiatorio da indicare alle folle inferocite: gli extracomunitari. Ed è proprio in previsione di questa tragedia che si deve agire. Ecco quindi confermato che urge il Piano per la Rinascita Multietnica dell'Italia a cui accennavo negli epidosi precedenti. (Vai alla settima puntata)

domenica 2 novembre 2008

Israele, Iran, Egitto: il dialogo continua.

Vita Consulting, la cooperativa sociale del gruppo Vita (che tra le altre cose promuove il bellissimo inserto Yalla Italia), presenta una mostra d' arte contemporanea che prende spunto dall'Anno del Dialogo Interculturale, indicato dalla Comunità Europea per il 2008: giovani artisti mediorientali, provenienti da Egitto, Iran e Israele e attivi a Milano, sono stati individuati dalle Accademie d'Arte e invitati a partecipare al progetto dalla curatrice Marina Mojana. Il risultato della loro collaborazione è un'opera collettiva che scaturisce dalla mediazione e dalla contaminazione di culture e linguaggi. La mostra, realizzata con il contributo del Settore Tempo Libero del Comune di Milano, è l'occasione per realizzare un incontro dedicato alle nuove generazioni, chiamate a rispondere con l'arte alla sfida interculturale dei nostri tempi. Opere di: Mido Abdelsayed - Egitto, Golsa Glochini- Iran, Hila Ram - Israele, Azadeh Safdari - Iran, Iamit Segal - Israele. Fino al 9 novembre. Sempre per rimanere in tema, va ricordato che a Roma, recentemente, è approdata la mostra dei "Giusti dell'Islam" - dedicata ai musulmani che hanno salvato vite ebraiche durante la seconda guerra mondiale - grazie all'impegno e perseveranza di Khalid Chaouki, già Presidente dei Giovani Musulmani d'Italia. La stessa mostra era stata ospitata nell'ambito della mostra "Islam e Ebraismo", curata dal sottoscritto e inaugurata alla vigilia della contestatissima Fiera del Libro 2008.