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mercoledì 31 dicembre 2008

Arrivederci al 2009!

Sessanta milioni. Siamo così tanti, e forse è il caso di chiederci cosa significhi e dove porterà questo numero misterioso e rotondo. "Ci porterà a un obbligo: quello di pensare nuove leggi e diverse politiche di integrazione rivolte agli stranieri". Antonio Golini, docente alla Sapienza di Roma, è uno dei più importanti e ascoltati demografi italiani. Anche lui squaderna sulla cattedra questo cubitale sessanta e lo fissa con sguardo interrogativo: "Le cifre tonde possiedono quest'attrazione inspiegabile e affascinante. Siamo sessanta milioni grazie agli stranieri: nessuno di noi, chiamato per mestiere a guardare lontano, lo aveva immaginato. Anzi, soltanto una quindicina di anni fa esistevano segnali di declino clamorosi. Da un lato, la popolazione italiana continua a invecchiare, dall'altro si insiste nel considerare gli stranieri come merce e non come persone, materie prime da importazione a costo zero, anche se così si è innescata un'autentica bomba sociale a orologeria. Se non interviene il legislatore, esploderà con conseguenze devastanti. Finora non è accaduto solo grazie al volontariato e all'oculatezza delle autorità locali, delle amministrazioni e dei sindaci. Ma non può durare". In Italia risiedono oltre 4 milioni di stranieri, che ogni anno crescono di almeno il dieci per cento. Nel 2008 ogni sette bambini ne è nato uno straniero, e tra pochi anni è previsto che il rapporto diventi di uno a cinque. Entro il 2020, il numero totale degli stranieri sul nostro e, a questo punto, sul loro territorio potrebbe raddoppiare. Ecco perché il numero di sessanta milioni va letto in chiave dinamica. "Le donne che emigrano in Italia non appena stabilizzate e ambientate cominciano a fare figli per recuperare il tempo perduto" spiega l'economista Stefano Molina, dirigente di ricerca della Fondazione Agnelli. "Nel nostro Paese esiste una speranza di vita tra le più alte al mondo, l'Italia piace anche perché ha un diritto a maglie larghe nel quale può essere facile infilarsi. La vera novità sono le seconde generazioni di stranieri, bambini e ragazzi a tutti gli effetti italiani ma non per la nostra legge, che in questo senso è tra le più severe e restrittive al mondo". Da un lato, continua Molina, "i nuovi stranieri hanno più motivazioni degli italiani, vogliono salire la scala sociale mentre per i nostri figli sarebbe già un successo non scendere troppi gradini. Però, all'orizzonte ci sono i conflitti di chi si vedrà escluso dall'accesso alle professioni e alla cittadinanza, nonostante abbia studiato con impegno, lavorato sodo e pagato le tasse proprio come gli italiani. Infine, sanità e assistenza andranno sotto pressione e non riusciranno a smaltire i carichi". (...) Intanto i numeretti verdi continuano a lampeggiare con la loro tenace, progressiva presenza. Nel tempo impiegato a scrivere questo articolo siamo diventati sessanta milioni, settantunomila e 757: l'armata silenziosa avanza. (Il resto su Repubblica)

PS: consiglio la lettura di questo articolo del Corriere sul "Centro di accoglienza" (sic) di Lampedusa.

martedì 30 dicembre 2008

Gaza e il Chiodo di Giuha

Giuha è un personaggio di cui l'immaginazione popolare araba ha fatto l'eroe di qualche centinaio di facezie, aneddoti e storielle scherzose. Una di queste storielle racconta di quando Giuha decise di vendere la propria casa. Prima di annunciare questa sua volontà, però, Giuha fissò un chiodo nel muro della sala da pranzo. Ai potenziali acquirenti spiegava: "sono molto affezionato a questo chiodo, e non me la sento né di toglierlo né tanto meno di vendere la casa sapendo che il nuovo proprietario l'avrebbe tolto". Giuha era quindi disposto a vendere la casa solo a colui che avrebbe garantito di lasciare il chiodo al suo posto, permettendogli di visitarlo una o due volte al giorno. Ad un certo punto un commerciante compra la casa: "Che vuoi che sia un chiodo?" - pensò - "E poi Giuha non potrebbe darmi fastidio più di tanto". Il problema era che Giuha si presentava, puntualmente (e regolarmente a mani vuote), in orario di pranzo e cena. Ufficialmente per visitare il suo chiodo. In realtà sapeva benissimo che l'ospitalità araba imponeva al nuovo proprietario di invitarlo altrettanto regolarmente a tavola. Da quel giorno, gli arabi - e in particolare gli egiziani - sono soliti indicare con "il chiodo di Giuha" qualsiasi cosa possa essere usata come una scusa per intromettersi abusivamente nel privato altrui.

Ebbene, Gaza rischia di essere il "Chiodo di Giuha" martellato sul suolo egiziano. Un regolare invito a pranzo e cena per Israele. Che certamente non si presenterà a mani vuote, ma con un sacco di doni poco graditi, come quelli che piovono in questi giorni di festività su Gaza. Sulle modalità con cui la Striscia rischia di trascinare l'Egitto nell'ennesimo conflitto armato, ho già scritto un articolo (segnalato anche su Nazione Indiana) che ha suscitato non poche reazioni. Apriti cielo: accuse di cinismo, freddezza, ipocrisia, vigliaccheria, sostegno a regimi corrotti e chi più ne ha più ne metta. Tali accuse denotano una conoscenza sommaria della questione arabo-israeliana sia come origini che come prospettive. Pensate che c'è stato persino chi è arrivato al punto di affermare che "Le possibilità che Israele sganci le testate atomiche in testa a qualcuno sono le stesse, per italiani ed egiziani". Quante guerre l'Italia ha combattuto contro Israele? Zero. Quante ne ha combattuto l'Egitto? Quattro oltre una guerra di attrito lunga 6 anni. Questa visione semplificata e oserei dire retorica del conflitto è tipica di chi segue a distanza, con le terga al caldo. E non mi riferisco solo a chi lo sta seguendo in Occidente, ma anche a quelli che manifestano nelle capitali arabe ed islamiche. Il giorno in cui saranno trascinati in un altro conflitto con Israele, saranno i primi a chiedersi: "E noi che c'entravamo?".

Ma le masse arabe sono giustificate: le cocenti e continue sconfitte subite nei conflitti arabo-israeliani e l'incapacità dei propri governi sul piano interno ancor prima che in politica estera spiegano le manifestazioni di rabbia. Quegli stessi governi che, insieme ai trafficanti di religione, li hanno convinti che esista davvero "la fratellanza araba" e "La solidarietà musulmana" che qualcuno ancora ieri invocava nei commenti. Spiacente di deludervi: non esiste e non è mai esistita né l'una né l'altra. Noi arabi siamo sempre stati divisi e litigiosi. Basta ritrovarsi a cena e discutere di Palestina ed ecco la ripoduzione miniaturizzata di una seduta della Lega Araba. Insulti e accuse di tradimento incluse. Se fosse stato diversamente, oggi avremmo avuto un'unione politica ed economica mille volte più forte di quella europea. E i palestinesi avrebbero avuto un loro stato. Per quale motivo l'Egitto dovrebbe sacrificarsi da solo? Abbiamo già dato. Ora basta. Che se scoppia un'altra guerra con Israele, l'Egitto non sarà mai più in grado di ricostruire quanto distrutto.

Qualcuno invece vuole strumentalizzare le mie affermazioni per sostenere che "i palestinesi puzzano e neanche gli arabi li vogliono", facendo paragoni che non stanno né in cielo né in terra con gli immigrati musulmani che vengono a lavorare in Italia. Non mi risulta che gli immigrati presenti in Italia stiano sparando missili - che ne so - sulla Francia, né che la Francia stia minacciando rappresaglie. I palestinesi non puzzano affatto: ambiscono legittimamente ad uno stato e a migliori condizioni di vita. Vogliono l'autodeterminazione e cercano di conseguirla con i mezzi che hanno. Solo che non hanno capito che applicando questi mezzi non otterranno nulla se non la loro totale distruzione. E' la loro leadership che puzza. Se ne sente l'odore persino a Torino: in Giordania ha agito come uno Stato nello Stato estorcendo a mano armata soldi persino ai commercianti, con la pretesa che si trattassero di donazioni alla causa palestinese, ha trascinato il Libano nella guerra civile ancor prima che nella guerra con Israele, ha perso l'occasione storica di sedere al tavolo di negoziato aperto da Sadat, si è rovinosamente schierata dalla parte di Saddam durante la guerra del Golfo. Questi esponenti palestinesi sono stati persino capaci di dividersi e architettare reciproci colpi di stato. Questa è la leadership di cui parliamo: una leadership corrotta che ha fatto dell'Islam e del laicismo uno stratagemma con cui racattare soldi e privilegi, con cui fare gli interessi di stati terzi senza badare alle conseguenze sul proprio popolo.

Mi sia poi permesso di aggiungere che le masse arabe, onnubilate dalla retorica islamista e panaraba, sono solitamente incapaci di pensare alle conseguenze insite nelle proprie rivendicazioni. Pensano anche loro che "Ciò che gli abitanti di Gaza esigono è di poter fare acquisti, pagandoli, in Egitto e che possano entrare liberamente gli aiuti umanitari e i beni di prima necessità". Ma l'Egitto non è un supermercato, in cui chiunque può entrare e uscire per fare acquisti. E non lo è per il semplice motivo che non appena sarà permesso ai palestinesi di farlo, non solo l'Egitto si troverà nella scomoda situazione di chi ha infranto un embargo internazionale, ma dovrà anche garantire ad Israele che nel carrello di spesa non ci sono i componenti dei missili fatti in casa. I filo-palestinesi da strapazzo che risiedono in occidente davanti ai propri computer e televisori, invece, non hanno nessuna scusa. Non solo non hanno fatto niente quando i loro governi esercitavano protettorati e tracciavano confini promettendo stati a destra e a manca, ma per 60 anni sono stati assolutamente incapaci di cambiare alcunchè. Ora si vuole che l'Egitto entri in guerra con Israele, vengano rase al suolo le sue infrastrutture, distrutto il suo patrimonio, ucciso il suo popolo mentre loro sono incapaci di imporre ad un solo telegiornale di raccontare il conflitto arabo-israeliano con un minimio di obiettività. Ma per favore...

lunedì 29 dicembre 2008

Temo i Greci e i doni che portano

Non voglio entrare, ancora una volta, nel merito del conflitto arabo-israeliano: sono fermamente convinto che 60 anni di accuse, insulti, recriminazioni, attacchi, guerre, ecc da ambo le parti coinvolte bastino ed avanzino - a chi ne ha la voglia - per capire origini, sviluppi e prospettive della situazione in quel piccolo e travagliato lembo di terra. Ma dal momento che, nelle stesse ore in cui Gaza viene sottoposta ad un durissimo attacco israeliano, anche l'Egitto viene "tirato per la giacca" nel circolo vizioso di accuse e contro-accuse, mi trovo costretto ad intervenire. Sappiamo tutti che mentre le bombe continuano a piovere sui palestinesi, la protesta dei simpatizzanti di questi ultimi monta: è una cosa del tutto comprensibile. Ciò che non lo è affatto è che nelle loro invettive l'Egitto venga accusato, se non equiparato, ad Israele. Le accuse che vengono rivolte al mio paese sono, nell'ordine: l'Egitto sostiene l'embargo su Gaza, l'Egitto respinge i palestinesi che vogliono attraversare il confine, l'Egitto accoglie i rappresentanti dello stato di Israele alla vigilia dell'attacco israeliano. Secondo i simpatizzanti della Palestina, in effetti, l'Egitto dovrebbe violare l'embargo imposto a Gaza, accogliere i palestinesi, aprire le frontiere e magari stracciare anche gli accordi di pace sottoscritti con Israele dopo la guerra del 6 ottobre (Yom Kippur).

Ebbene, evidentemente chi sostiene queste irragionevoli richieste non si rende conto di essere totalmente in sintonia con Daniel Pipes. E chi è costui? Un neoconservatore incallito, nominato da Bush - il che è tutto dire - componente del "Consiglio dell'Istituto per la Pace". Membro di vari think-tank filoisraeliani, è inoltre uno dei più furiosi agitatori anti-musulmani negli Stati Uniti. La summa del suo pensiero è riassunta in alcune citazioni raccolte dal sottoscritto nell'ambito di una serie di articoli pubblicati in passato su questo blog. Ora, se fossi al posto di coloro che sostengono la causa palestinese, mi preoccuperebbe non poco il fatto che le mie posizioni e le mie volontà coincidano con quelle di un simile figuro. Cito da un suo editoriale, significativamente intitolato "Dare Gaza all'Egitto" e datato 30 gennaio 2008: "Washington e le altre capitali dovrebbero considerare un fallimento l'esperimento dell'autogoverno di Gaza e dovrebbero esercitare pressioni sul presidente egiziano Husni Mubarak affinché egli offra un contributo, magari assegnando a Gaza ulteriore territorio o perfino annettendola all'Egitto come provincia". Il 7 febbraio 2008, invece, Pipes è già operativo e pubblica un editoriale intitolato "Come cedere Gaza all'Egitto". Cito: "Alcuni israeliani desiderano soddisfare tali richieste. Il vice-ministro della Difesa israeliano Matan Vilnai, ad esempio, ritiene che il Cairo dovrebbe assumere il potere a livello economico. "(...) Desideriamo staccarci da Gaza. Non vogliamo più erogarle elettricità. Né vogliamo più rifornirla di acqua e medicinali". Il fatto che la Suprema Corte israeliana abbia sentenziato il 30 gennaio che il governo può ridurre le forniture di carburante ed energia elettrica a Gaza rende possibile una scorciatoia."

Chi è interessato può leggersi gli editoriali nella loro interezza. Se Pipes ha un pregio, è quello della trasparenza: non usa inutili giri di parole per spiegarsi: "Queste iniziative israeliane forzerebbero la mano all'Egitto. Indubbiamente, gli egiziani con l'aiuto di Fatah e perfino di Hamas, cercheranno di risuscitare il confine e di re-imporre l'obbligo a Israele. Ma alla fine, la solidarietà araba esige che i "fratelli" egiziani rimpiazzino il nemico israeliano. Una volta che Gerusalemme taglierà i rifornimenti, il Cairo non avrà altra scelta se non quella di approvvigionare gli abitanti di Gaza. E poi, la dipendenza economica coinvolgerebbe ancor più l'Egitto, il che ha ulteriori conseguenze". Quanti abitanti ha l'Egitto? Quasi 80 milioni. E quanti abitanti ci vorrebbe "regalare" Israele? Un milione e mezzo, con un alto tasso demografico e una densità abitativa unica al mondo. Quindi come dice Pipes, nulla vieta che l'Egitto - oltre ad assumersi i costi del rifornimento in elettricità, gas, acqua, medicinali e tutto il resto - assegni "a Gaza ulteriore territorio", ovvero terra del Sinai. Attenzione però: l'Egitto dovrà, ovviamente, impedire che lancino dei missili su Israele. Su questo Pipes è chiarissimo. I precedenti del Libano e della Giordania ci insegnano, però, che i palestinesi non rinunceranno alla resistenza. Quindi chi dovrà beccarsi le prossime tonnellate di cluster-bombs e magari una bella invasione difensiva? L'Egitto.

Ora, chi segue l'attuale politica israeliana e il pensiero neoconservatore che la supporta oltreoceano, sa benissimo che Israele teme un solo nemico, anche se non lo dichiara apertamente. Daniel Pipes ci risparmia la fatica di cercarlo quando scrive, in un editoriale del 2006: "L'Egitto rappresenta sempre più un pericolo con le sue potenti armi convenzionali". E' un dato di fatto che Israele non ha mai mandato giù il boccone amaro della guerra del Kippur: l'umiliazione dell'esercito israeliano che in poche ore perde migliaia di soldati e deve dipendere da un ponte aereo statunitense per rovesciare le sorti della guerra, la distruzione del mito dell'invalicabilità della Linea Bar Lev in meno di due ore, lo choc della proposta di pace del Presidente Sadat e i conseguenti accordi - che oltre a fruttare all'Egitto la restituzione totale del Sinai, quasi due miliardi di dollari all'anno e armi delle ultime generazioni - garantiscono stabilità politica ed economica per il paese, già attanagliato da mille altri problemi. Ci manca solo la guerra con Israele (ancora!). E' un dato di fatto che Israele non vede l'ora di creare il casus belli con l'Egitto. Gaza è un ottimo espediente in questa direzione. Per neutralizzare la possibile minaccia egiziana. E magari per riprendersi il Sinai. Chi grida allo scandalo, dovrebbe pensarci due volte, prima di pretendere che l'Egitto si prenda questa mela avvelenata. E non sarò di certo io ad accodarmi al coro - legittimo - di chi, anche in Egitto, vorrebbe aprire le frontiere a Gaza. Non si era forse rivelato vero l'avvertimento di Laocoonte ai Troiani quando disse "Temo i greci e i doni che portano"?

sabato 27 dicembre 2008

Non sapete accogliere lo straniero

In una chiesa di Bergamo il parroco si è rifiutato di mettere la statuetta di Gesù Bambino nel presepe (come accade, per tradizione, il 24 dicembre), perché la gente "non è pronta". E ora fa discutere la scelta di monsignor Attilio Bianchi, parroco della chiesa di Santa Lucia, il Tempio votivo di Bergamo, annunciata nel corso dell'omelia, alla Messa di Mezzanotte. Il sacerdote, che durante le omelie domenicali invita i fedeli a curarsi dei poveri e degli emarginati, ha deciso di comportarsi di conseguenza. E durante l'omelia ha proclamato: "Questa notte non è Natale. Non siete pronti. Se non sapete accogliere lo straniero, il diverso, non potete accogliere il Bambin Gesù. Perciò Gesù non nasce". (La Repubblica)

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale!

"La presenza nel presepe di simboli di altre religioni, come la moschea, ci dice che noi dobbiamo fare i conti con quello che io chiamo il processo di meticciato. È chiaro che se vogliamo rispettare il presepe nella sua genesi, quando è venuto Gesù l’Islam non c’era. Ma da sempre c’è la tendenza ad attualizzare il presepe. E adesso siamo dentro questo processo di meticciato di civiltà".

Cardinale Angelo Scola, Il Corriere

lunedì 22 dicembre 2008

Cammelli e marocchini non graditi

Martedì sera alle dieci in punto, Sanahaji ha iniziato lo sciopero della fame e della sete per protestare contro l´ordinanza "cofferatiana" che ha colpito il suo locale, il "Tarcaban", e che lo sta riducendo sul lastrico. Una scelta estrema, plateale, ma che ha incontrato subito la solidarietà dei residenti del Pratello che hanno lasciato decine di candele accese davanti al pub del gestore marocchino, mentre negli stessi minuti gli osti della via hanno abbassato le serrande a metà, per spiegare ai clienti il perché della scelta di Sanahaji. «Noi osti del Pratello colpiti dai provvedimenti non ci arrendiamo - dice Vladimiro del "Barazzo" - e andiamo avanti finché Cofferati non ci ascolterà». Nella speranza di «purificargli l´animo, addolcirgli le parole e stimolargli il pensiero, ogni mattina aspetterò il sindaco in piazza Maggiore per offrirgli latte e datteri - dice Sanhaji - . Gli chiederò di incontrarmi e ritirare l´ordinanza. Non posso più aspettare, non riesco ad andare avanti e a dare da mangiare alla mia famiglia, è un caso sociale prima che economico», spiega l´oste di origine marocchina ma in Italia da 16 anni. «Sono quattro anni che va avanti una persecuzione nei confronti del mio locale, tra controlli e multe spesso per motivi stupidi - dice esasperato Sanhaji - per non parlare di chi ha cercato di intimidirmi con offese alla mia religione lasciate sulle colonne davanti al pub. Ora poi, con questa ordinanza Cofferati mi ha tolto il lavoro e la dignità, come posso ancora entrare in casa a testa alta quando vedo che ai miei figli mancano delle cose e io non posso dargliele? (...) Il digiuno dell´oste è iniziato ieri perché in Marocco è la festa del montone e lui, se non fosse stato per l´ordinanza, a quest´ora sarebbe a festeggiare nel suo paese. «Non ho tempo per aspettare mediazioni», spiega Sanhaji, che in una lettera che consegnerà oggi al primo cittadino ricostruisce la cronologia di tutti i controlli e le multe subite a partire da quando ha aperto. Un elenco completo, non come quello «che è stato fatto avere al consiglio comunale» denuncia il gestore. Le sanzioni accumulate fino ad oggi (molte «per motivi assai futili») raggiungono i 40 mila euro. «Ecco che fine fanno i soldi che dovevano servire alla mia famiglia e ho omesso di riportare tutti gli atteggiamenti razzisti che ho dovuto sopportare in questi anni». A partire da quei residenti che, ancora prima che il "Tarcaban" aprisse, avevano raccolto le firme contro di lui preoccupati che «portasse cammelli e marocchini non graditi». (La Repubblica)

domenica 21 dicembre 2008

Un fallimento preannunciato

In questi ultimi giorni, questo blog ha dedicato un intermezzo satirico (divertenti vignette ed esilaranti articoli pubblicati su quotidiani e siti web di ogni tendenza) al partito "Protagonisti per l'Europa Cristiana" fondato da Magdi "Cristiano" Allam. Alcuni - pochissimi ed anonimi - commentatori, evidentemente fan di Allam, mi hanno scritto: "se ti fosse indifferente non ne parleresti di continuo". Mi chiedo dove abbiano letto o percepito che Allam mi è indifferente. Anzi, colgo l'occasione per rispondere allo stimato Angelo D'Orsi, che pochi giorni fa si chiedeva come ha fatto questo "inquietante figuro" e "mediocrissimo scriba" a crearsi "uno spazio simile di manovra". La risposta è che per molto tempo giornalisti ed accademici lo hanno considerato "insignificante" ed "ininfluente" (alcuni invece temevano di finire diffamati sul Corriere) mentre gli immigrati, semplicemente, erano convinti che fosse in grado di decretare espulsioni a mezzo stampa. Questo accadeva mentre il sottoscritto denunciava l'uso che il nostro faceva del Corriere e il pericolo insito nei suoi editoriali che condizionavano negativamente il dibattito sull'immigrazione e l'integrazione in Italia. Erano i tempi in cui ero il primo (e l'unico) a dare voce ai suoi oppositori su Il Manifesto, rompendo il muro di paura e omertà che lo circondava e l'unico a monitorare costantemente la sua attività con un'apposita sezione sul blog. Se mi fosse indifferente, state certi che non gli avrei dedicato neanche mezza parola. Non nascondo però che, dopo la sua conversione e le successive dimissioni dal Corriere, egli risulta enormemente ridimensionato. Se ne ho parlato quindi ultimamente, era solo per regalare un momento di ilarità generale ai lettori. Ma siccome alcuni di loro, soprattutto dall'estero, hanno mandato email in cui mi chiedevano se "ci faremo delle risate oppure riuscirà (Allam, ndr) a rafforzare la compagine ispirata al leghismo della peggior specie?", mi sono riservato di fare qualche seria riflessione nel momento opportuno e quindi eccoci qui. Che dire? L'Italia è un paese davvero singolare. Cose che nel resto d'Europa e persino in alcuni paesi del Terzo Mondo sarebbero inconcepibili, qui non sono solamente plausibili, ma del tutto normali. Quindi non si può escludere a priori che un movimento cappeggiato da un ex-musulmano, ora cristiano, che si dice filo-sionista raccolga abbastanza voti per un seggiolino in Europa. Solo l'esito delle elezioni potrà darci un'indicazione precisa e affidabile circa il peso che questo sedicente partito e il suo fondatore potranno rivendicare in seguito sulla scena politica italiana, che poi è quella che ci interessa. Perché, sinceramente, del fatto che Allam finisca accanto a Borghezio sui banchi del Parlamento Europeo non me ne può fregar 'na cippa. Sappiamo tutti che l'Europa tollera benevolmente gli aspetti folcloristici di cui si fanno portatori alcuni parlamentari, indipendentemente dal fatto che siano padani o ex-egiziani. E sappiamo altrettanto bene che quando deve prendere delle decisioni importanti fa prevalere il buonsenso, lasciando allegramente strepitare i parlamentari di cui sopra. Quindi, indipendentemente dal risultato, penso che possiamo stare tranquilli: il Parlamento Europeo è il posto più sicuro ed adatto a simili personaggi.

Ho comunque i miei buoni motivi per garantire che, prima o poi, anche quest'avventura di Allam si concluderà con un disastroso fallimento. D'altronde, la stessa decisione di lasciare il Corriere e rincorrere un seggio al Parlamento Europeo non è forse un fallimento? Non è forse Magdi Allam colui che scriveva che "La condizione essenziale, che ho posto a me stesso prima di porla agli altri, è di fare politica solo se mi fosse data l'opportunità di poter ricoprire un ruolo istituzionale nel governo"? Non è proprio lui a raccontare di aver detto "a Berlusconi che ero disposto a un’esperienza politica se avesse creato un ministero dell’Identità nazionale e dell’Integrazione"? Non è ancora lui a dire, in una telefonata a Gianni Letta, che "la mia qualifica di vicedirettore del 'Corriere della Sera' vale dieci seggi"? Risultato? Niente ruolo istituzionale, niente ministrero, niente qualifica al Corriere. Da potentissimo vicedirettore del quotidiano più diffuso è finito per diventare la barzelletta del web e dei quotidiani di tutta Italia. Prima lo si elogiava magnificando la sua persona e la sua scorta, ora viene rappresentato nelle vesti caricaturali del Crociato e del Templare. Roba da far venire la depressione. Ma basta analizzare tutte le iniziative "politiche" di Magdi Allam per presagire la fine del sedicente partito. Come è finito il "progetto dell'Islam moderato", che poi era il progetto a cui Allam aveva dedicato interamente le proprie energie? Nonostante una martellante e lunghissima campagna contro l'UCOII, i ministri dell'interno (prima Pisanu e poi Amato) ne hanno accolto il Presidente in veste di Consulente. Poi la Consulta è degenerata in un teatrino di risse e veti capace di produrre solo una sedicente carta dei valori parcheggiata in qualche cassetto. Oggi, e a ragione, non viene nemmeno più convocata. Ecco la fine ingloriosa del progetto Allamita. Non solo: all'epoca è bastato che il sottoscritto facesse un'intervista al candidato di punta scelto da Allam per far emergere le divergenze e far crollare l'intero castello di carte. Uno dopo l'altro i famosi moderati hanno preso le distanze dal loro sponsor, lasciandolo praticamente solo a combattere i mulini a vento, costretto a qualificare come estremisti quelli che fino al giorno prima erano preziosi alleati.

Che Allam sia incapace di scegliersi gli alleati e ancor meno di seguire una linea coerente è un dato di fatto. Ecco come descriveva Piccardo, ex-segretario dell'UCOII, che poi diventerà la quintessenza del fondamentalismo islamico in salsa italiana: "Nel corso degli anni ho instaurato con Piccardo un rapporto corretto, sincero e intenso. Lui vive la sua vita con una integrità morale, un'onestà intelletuale e una generosità interiore che è difficile disconoscergli. La sua anima sentimentale e poetica traspare dai poemetti che mi invia (...) Con il tempo si è sviluppata una relazione confidenziale, basata (...) sulla necessità di far evolvere una logica improntata alla trasparenza, alla libertà di espressione, e alla democrazia rappresentativa (...) In questo caso Piccardo si considera ed è effettivamente un laico". E Jabareen, Imam di Colle Val D'Elsa che poi Allam scoprirà essere un pericoloso "Fratello Musulmano"? “un arabo-israeliano che ha deciso di dare concretezza all'impegno di affermare un Islam tollerante, pacifico, aperto e compatibile con le leggi e i valori dell'Italia”. E Khalid Chaouki, membro della consulta che Maria Giovanna Maglie attaccherà su Il Giornale per aver preso le distanze da Allam dicendo che era "un arrampicatore sociale sempre aiutato e beneficato da Magdi Allam. Che gli ha presentato un libretto insignificante, lo ha aiutato ad essere assunto all'Ansa"? Poco tempo prima Allam esprimeva il suo "profondo apprezzamento per la personalità del giovane Khalid, che ha 22 anni, tanto buonsenso e tantissima voglia di affermare un islam compatibile con i valori fondanti della comune civiltà umana". E questo sarebbe uno in grado di fondare e guidare un partito che salvi l'Italia dal fondamentalismo islamico, uno in grado di districarsi nei meandri della politica nazionale, europea e internazionale? Ma mi faccia il piacere!

sabato 20 dicembre 2008

Indovinello: chi sono i Bingo Bongo?

di Danilo Cirillo, Il Corriere

Doveva essere una manifestazione per suggellare l’amicizia tra napoletani e immigrati: si è trasformata in un «festival dell’intolleranza» e dello scontro razziale. In via Toledo si è sfiorato il peggio. Da una parte gli extracomunitari che suonavano i bonghetti, dall’altra commercianti inferociti che volevano mandarli via, molto lontano, al loro Paese. «Tornate in Africa», qualcuno gridava. La kermesse organizzata dall’assessorato alle Politiche sociali guidato da Giulio Riccio (Rifondazione) e dalla Fondazione Etabeta si chiama «Napoli a colori», il sottotitolo è: «La musica come arte della convivenza etnica». Bene, come si vede nel video girato da Lorenzo Paganelli, la giornata tutto è stata fuorché convivenza e tolleranza, e di colorato c’erano soltanto gli epiteti lanciati nei confronti dei tre immigrati. Eppure era tutto regolare, la manifestazione era autorizzata dal Comune con tanto di carte che secondo i commercianti sarebbero dovute servire a ben altro uso. Per placare gli animi sono intervenuti gli uomini della Guardia di finanza. Alla base dello sfogo dei commercianti c’era la musica – a loro dire – assordante che tre giovani senegalesi vestiti con gli abiti caratteristici dei loro paesi (uno di loro da Babbo Natale) suonavano con i bonghetti, uno strumento caratteristico della loro cultura, dunque pienamente in linea con lo spirito della manifestazione. Il proposito è quello di «aprire nuovi spazi di comunicazione tra cittadini autoctoni ed immigrati, in un momento storico in cui la crisi economica ed il disagio che colpiscono il paese finiscono per alimentare pericolosi momenti di tensione ed intolleranza». Ma gli spazi nuovi, a quanto pare, non si sono aperti.

venerdì 19 dicembre 2008

Allam? Inquietante figuro, mediocrissimo scriba

di Angelo d'Orsi, Micromega

Dunque, pochi giorni fa un signore che qualche mese prima, tra squilli di trombe e rulli di tamburo, aveva “abbracciato il Cristo”, tanto da assumere un secondo prenome magari poco fantasioso ma sufficientemente mediatico, “Cristiano”, ha annunciato di aver fondato nientemeno un partito politico. Che cosa? Avete letto benissimo. Nell’Italia che, stando ai media di regime, invoca il maggioritario, in un sistema politico governato da due gentiluomini, Silvio e Walter, che si danno da fare per “elidere le estreme” (vogliono forse “elidere” semplicemente il dissenso?), procedendo a una “semplificazione del quadro elettorale”, nell’Italia dei “partiti e partitini”, il signor Magdi Allam – di lui, stiamo discorrendo – ne mette su un altro. E almeno una buona notizia ce l’ha fornita. Ossia, la sua fuoruscita dal quotidiano di via Solferino, dove addirittura, era “vicedirettore ad personam”. E da quelle pagine, trasformate in trampolino di lancio, prima e dopo la sua “conversione”, scenograficamente tradotta in evento televisivo nella notte di Pasqua, seguita da un instant book dal titolo che non saprei se definire più grottesco o comico: "Grazie, Gesù". Non escludo che l’autore ci comunichi presto che il dedicatario non si sia limitato a replicare con un Prego, Magdi, ma gli sia comparso in sogno ingiungendogli: tu fonderai un partito, e su di esso noi costruiremo un mondo che sappia "Vincere la paura" (così il titolo di altra mirabile opera del nostro). E, sempre nel racconto che presto, in campagna elettorale, Magdi Cristiano ci servirà, il buon Gesù, ricordandosi della propria origine semitica, inviterà il suo popolo a gridare in coro, due volte al giorno, insieme con le preghiere cattolicissime, antisemitismo incluso, riportate in auge da questo papa, Viva Israele (altro titolo alla-r-mistico). Non mi soffermo sul poco originale programma di questo nuovo aspirante leader che in sintesi si riduce al solito trittico Dio/Patria/Famiglia, con una vera ossessione di sottofondo: sconfiggere l’Islam radicale, che per Allam, convertito-pentito, è tutto l’Islam, fatto di alcune centinaia di milioni di Bin Laden. L’ultimo, annunciato impegno di questo islamo-cristianizzato, è insegnare agli italiani ad amare il loro Paese, ma a modo suo (Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano?, recita con improntitudine un altro titolo del nostro). Ma chissà chi gli ha detto che gli italiani aspettano di essere suoi alunni. Chissà chi gli ha lasciato credere che il terrorismo si sconfigge con le ricette che egli ci ha propinato per anni sul Corriere. Chissà quale autorità superna gli ha confidato che Cristianesimo ed Ebraismo sono buoni, e l’Islamismo è cattivo. E chissà, infine, chi lo ha consigliato nella decisione di dar via al suo partito: che si chiama, e non è uno scherzo, “Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana”. E qui la congiunzione con il prof. Pera (un altro dei peccati capitali dell’accademia italiana, accanto al prof. Brunetta), è evidente: entrambi sotto la paterna ala proteggitrice di Benedetto XVI, dalle cui mani di “Vicario di Cristo” Magdi si vanta, nel testo con cui ha annunciato il parto partitico, di aver ricevuto il battesimo. Ne consegue, manco a dirsi, che il partito è non soltanto “una scelta personale”, ma “un dono del Signore”. Del resto, nella sua biografia autografa, Magdi-Cristiano racconta che sin dalla più tenera età, grazie “a un’opportunità” offertagli sempre “dalla Divina Provvidenza” (a quanto pare c’è una vera joint venture fra l’Allam e l’Altissimo, quale che sia il suo nome), egli frequentò scuole religiose cattoliche, pur essendo islamico, nel natio Egitto. E lì capì, precocemente, che la politica era il suo destino: e che il suo dovere era lottare contro il “mostro ideologico di odio, violenza e morte” che è in sostanza l’Islam. Poi, giunto, ahinoi, in Italia, nei primi anni Settanta, sperimentò un nuovo mostro, il “comunismo internazionalista e terzomondista”, che – attenzione! – “cominciò a picconare dall’interno i pilastri della civiltà cristiana”. Ma non basta: nell’apocalittica visione di Allam, lo “sgretolamento” della “civiltà giudaico-cristiana” sarebbe addirittura proseguita con “il dilagare in seno all’insieme della società laica e liberale, persino in seno alla società cattolica e alla stessa Chiesa, di una profonda crisi dei valori e dell’identità”. Ecco, quando gli studiosi delle idee e della mentalità, domani, vorranno cercare un idealtipo di pensiero reazionario, autentica fucina di terrore, troveranno nell’opera di questo inquietante figuro materiale adattissimo. Egli non solo ha raccolto il testimone lasciato dall’ultima Oriana Fallaci, con le sue sguaiate invettive contro l’Occidente che non sapeva difendersi come avrebbe dovuto, sgominando i suoi “nemici”, ma è andato molto oltre. Per anni, il Magdi ha condotto, tra Corriere e il suo sito web, una campagna contro ogni voce intellettuale che proponga un pensiero critico, contro ogni forma di dissenso dal nuovo papismo, contro qualsivoglia contestazione, nei riguardi del nuovo pensiero dominante, emanando liste di proscrizione, spingendosi addirittura a invocare, sinistramente, “una bonifica della cultura”, cominciando dai “cattivi maestri” che operano nelle scuole e nelle università. E (questo è il monito che lanciava prima delle elezioni), chiedendo contro di loro sanzioni “non solo a carattere amministrativo”. Ancora una volta, risponderemo: eccoli, i cattivi maestri sono qui. E continueranno, fino a che le sanzioni invocate dai piccoli allam non saranno tradotte in atto. Che ci aspetta? L’ostracismo soddisferà il Grande Accusatore? O non sarà sufficiente. Aspettiamo a piè fermo. Ma, per ora, la domanda finale, in attesa degli anatemi allamiani, è rivolta al Corriere. Come, un tale mediocrissimo scriba che intinge la penna nell’odio, i cui argomenti sono ingiurie criminalizzanti e banalità stupefacenti, all’insegna di un manicheismo penoso, ha potuto crearsi uno spazio simile di manovra? Nell’inconscienza della direzione? Nella sottovalutazione della direzione? Nell’indifferenza della direzione? O in un calcolo della direzione? Ma quale calcolo? Nessuno ci risponderà. E allora, tornando da Allam a Vulpio, mi si lasci fare un’ennesima domanda che non aspette risposte: Che sta accadendo in quel giornale?

giovedì 18 dicembre 2008

Razzismo culinario

I segnali di razzismo strisciante in Italia assumono anche livelli surreali. Negato o "silenziato" dal Palazzo e dai Media, il fenomeno della discriminazione nei confroni degli stranieri è stato analizzato dall’Associazione Nazional-Europea degli Amministratori d’Immobili (Anammi), che negli ultimi mesi ha registrato una forte crescita del problema e un aumento delle liti tra condomini. Giuseppe Bica, presidente dell’Associazione ha dichiarato: “Non è un semplice fatto di colore, ma un problema assai serio, anche se con risvolti grotteschi”. A cosa si riferisce? Sono in aumento i conflitti tra condomini italiani e immigrati causati dagli odori dei differenti tipi di cucina. Gli italiani sempre più intolleranti nei confronti della cucina straniera e l’ultimo anno ha visto crescere le segnalazioni di conflitti legati ai forti odori delle spezie utilizzate dagli immigrati. Consultando i dati in possesso dell’Anammi, le liti di condominio legate alle cosiddette ”immissioni”, ovvero i rumori e gli odori provenienti da altri appartamenti, rappresentano il 27 per cento del totale dei conflitti tra coinquilini. Non si tratta del ticchettio di scarpe a tutte le ore, dello spostamento di mobili a tarda sera, della musica ad alto volume, del televisore urante, ma della cucina estera e dei suoi aromi.

Secondo l’Associazione gli episodi di razzismo culinario si sono moltiplicati. La "lamentela da cucina etnica", spesso seguita dall’esposto alle Forze dell’Ordine, ha raggiunto il 16 per cento del totale delle lamentele che rientrano nella categoria “immissioni”. Spiega Bica che “il caso più classico è quello del gruppo di condomini che si lamenta per il forte odore di cucina orientale”. L’inquilino responsabile, il più delle volte, si difende cosi’: ”Voi avete il soffritto, io il pollo al curry”. L’80 per cento delle liti di stampo etnico-culinario coinvolgono immigrati di origine asiatica (India, Bangladesh e Pakistan), seguiti alla distanza dai cinesi (15 per cento) e da stranieri del Maghreb (in particolare Tunisia e Marocco). Secondo l’articolo 844 del Codice Civile, però, l’immissione non può essere impedita a meno che “non superi la normale tollerabilità, rilevata nel contesto di riferimento”. Impossibile a questo punto valutare il “contesto di rifermimento”. Gli italiani rimangono impassibili di fronte all’odore di cavolo bollito, ma si arrabbiano se sentono friggere verdure miste.

L’Associazione pensa che l’amministratore dell’immobile debba tentare in tutti i modi la via del dialogo, anche ricorrendo a qualche stratagemma. Ad esempio, “una cena etnica tra condòmini, un giro nella cucina della famiglia di immigrati, in modo da far capire che in quel posto non succede nulla di strano. E’ un modo per superare la barriera tra due mondi”. Insomma, la filosofia dell’associazione è che “gli odori della cucina etnica non possono essere considerati un’immissione molesta”. L’immigrazione, conclude il presidente dell’Anammi, “è una realtà del nostro Paese. Non siamo negli Stati Uniti, dove convivono decine di etnie, ma è chiaro che la nostra quotidianità deve tener conto della presenza degli immigrati. Nella gestione delle differenze, l’amministratore di condominio è quindi chiamato a decidere non soltanto sulla base della legge, ma anche del buon senso”. Il fatto potrà sembrare marginale, ma indica una tendenza preoccupante, nella quale ormai anche il pretesto dell’odore di una cipolla soffritta da uno straniero è moltivo di litigio. (Fonte)

lunedì 15 dicembre 2008

Complimenti, Ministro Maroni

Voglio esprimere il mio apprezzamento per l'operato del Ministro Maroni in merito alla cosiddetta "Questione islamica" in Italia. Tranquilli, non mi sono "allamizzato" né sono in procinto di farlo: dò semplicemente al Ministro ciò che è del Ministro. E' un dato di fatto che Maroni non si è mai espresso nei termini triviali in cui eccellono altri suoi colleghi di partito, quando in ballo sono gli immigrati in generale o i musulmani in particolare. O almeno non mi risulta che l'abbia mai fatto. Ma al di là di questo, bisogna dargli atto dell'esemplare gestione della vicenda di Mourad Trabelsi, ex imam della moschea di Cremona. Trabelsi aveva scontato una condanna di sette anni per terrorismo internazionale di matrice islamica ed era tornato in libertà solo da pochi giorni. Come pena accessoria aveva avuto l'espulsione verso il suo paese, la Tunisia, dove era già stato condannato per 20 anni (ancora per terrorismo). Trabelsi aveva fatto ricorso alla Corte europea di Strasburgo contro l'espulsione dall'Italia perchè in Tunisia, sostenne il suo avvocato, avrebbe rischiato la tortura. La Corte europea aveva sospeso l'espulsione e, pur negando al tunisino lo status di protezione sussidiaria perché non si può concedere ai condannati per terrorismo, aveva raccomandato la concessione di un permesso temporaneo. Lo stesso avvocato si appellò ai giudici in Italia: "I giudici possano ritenere attenuata la sua pericolosità sociale e non ordinare l'espulsione disposta, a fine pena, già dalla Corte d'Assise di Cremona". I giudici invece sono stati di tutt'altro avviso confermando la pericolosità di Trabelsi. Il 3 dicembre, Maroni annuncia di aver firmato l'espulsione dell'ex imam per motivi di sicurezza "dopo che il giudice di Pavia aveva confermato la pericolosità sociale di Trabelsi". Fine della storia, anche se l'avvocato vorrebbe citare Maroni per "abuso d'ufficio". Credo che non servano ulteriori commenti per capire la linearità e trasparenza dell'operato del Ministro: un soggetto già condannato dalla giustizia (anche all'espulsione), che ha scontato la sua pena in Italia, che ha avuto modo di rimanere nel paese mentre veniva valutato il suo ricorso alla Corte europea, che è riuscito ad ottenere da quest'ultima solo una generica raccomandazione per un permesso temporaneo e che è stato giudicato tuttora pericoloso dalla giustizia italiana - per non parlare del fatto che è già stato condannato nel suo paese di origine - è stato espulso. Anche un adolescente con i brufoli può capire la differenza rispetto a quanto è accaduto con altri Imam, frettolosamente condannati all'espulsione con decreti amministrativi firmati nel giro di una notte o di qualche mese, magari dopo una trasmissione televisiva o un articolo delatorio. Niente processo, niente prove, niente condanne (tanto meno all'espulsione), niente ricorsi alla Corte europea (anzi, a volte facendo in fretta e furia proprio per evitarli), e - una volta tornati nel loro paese di origine - scopriamo anche che questi signori non avevano né precedenti né conti in sospeso: anzi, non vengono neanche trattenuti per un controllino veloce, non sia mai che siano riusciti a nascondere qualcosa. Neanche qualche ora di carcere. Nulla. Solo formalità di ingresso e un tè alla menta. Prova che persino gli spietatissimi servizi di sicurezza dei loro paesi li ritengono innocenti. Non mi capacito di come facciano i detrattori di questo blog a non comprendere l'elementare differenza che distingue il caso di Trabelsi dagli altri. E a non capire che il sottoscritto non ha nulla contro le espulsioni fatte con tutti i crismi, e quelle invece di cui non si capiscono le motivazioni se non leggendo o guardando qualche fantasioso contributo dei media. Ma c'è un altro motivo per cui apprezzo l'operato del Ministro Maroni: dal giorno in cui si è insediato, non ha convocato la cosiddetta Consulta islamica. Molti sanno della mia particolare avversione a questo organo di cui non è chiara né l'utilità né tantomeno il contributo. D'altronde ho iniziato a scrivere sul Manifesto proprio per contrastare questo ridicolo progetto - frutto della fervida immaginazione di Magdi Allam - che voleva accreditare un gruppetto di prescelti nominati a mezzo stampa come rappresentanti dell'Islam in Italia. Nonostante tutto il rispetto e la stima che serbo a parecchi dei suoi membri, il mio giudizio negativo che ho nei confronti di quella Consulta rimane. Soprattutto dopo che l'abbiamo vista all'opera, con tanto di liti, veti e sceneggiate e nessun risultato concreto tranne (se così si può dire) quella carta dei valori di cui sinceramente non so cosa farne. Complimenti, quindi, Ministro Maroni. E - mi raccomando - non convochi quella Consulta.

domenica 14 dicembre 2008

Non vi tratteremmo cosi

I sopravvissuti alle odissee che hanno dovuto affrontare per arrivare fin qui, in fuga da paesi in guerra o stremati da ingiustizie e povertà, derubati e minacciati dalla teppa internazionale che governa il traffico dell'emigrazione africana, ora sono qui. Alloggiano alla "Rognetta", dentro baracche di cartone e bambù, nell'ex deposito alimentare diroccato, senza neache il tetto, in pieno centro di Rosarno - paese commissariato per infiltrazioni mafiose - a poche decine di metri dalla scuola elementare, in mezzo al fango, ai topi e a una carcassa di montone, sgozzato qualche giorno fa da un macellaio magrebino. Sono qui a centinaia, tutti giovani dell'Africa sud sahariana e magrebini solo perché, in questo periodo dell'anno, sono la mano d'opera più ambita nella zona, dove è tempo di raccolta di agrumi. Ogni mattina i pullmini dei caporali si presentano davanti alla "Rognetta", o nell'ex cartiera abbandonata di S. Ferdinando (paese vicino, anche questo commissariato) dove vivono assiepati come maiali da macello più di settecento persone, in condizioni igieniche spaventose dentro baracche puzzolenti, due metri per tre, con quattro, cinque o sei letti. Ognuno di loro, a parte le revolverate di qualche cittadino locale, ha finora imparato a conoscere il nostro Paese senza mai incontrare neanche un rappresentante delle pubbliche istituzioni.(...) gente che letteralmente non ha più nulla, se non le braccia per lavorare fino a 12 ore al giorno per 20 euro, in mezzo ai campi di arance, dove per arrivarci devono anche pagare il trasporto: due euro e mezzo all'andata e altrettanto per il ritorno. (...) "Se venite in Ghana, nel mio paese, siate certi che non vi tratteremmo così" dice con orgoglio Edward, 27 anni, di Accra, che si elegge a portavoce. "Se ci devono far vivere come animali in gabbia, tra i topi e la paura della gente che fuori di qui ci spara pure addosso, perché ci chiamano per raccogliere le arance? Si decidano: o serviamo, e allora vorremmo essere trattati un po' meglio e lavorare dignitosamente, oppure ce ne torniamo nei nostri paesi. Qui non ha più senso stare". (Repubblica)

sabato 13 dicembre 2008

Allam e l'attentato al Prof. Branca

Su Nazione Indiana, fra i primi dieci blog più letti in Italia, un mio articolo su Allam e l'attentato al Prof. Paolo Branca.

venerdì 12 dicembre 2008

Non ridere, non piangere, non giocare

di Gian Antonio Stella, Corriere della Sera

Le mogli e i bambini degli immigrati? «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d' una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». Chi l' ha detto: qualche xenofobo nostrano contro marocchini o albanesi? No: quel razzista svizzero di James Schwarzenbach. Contro gli italiani che portavano di nascosto decine di migliaia di figlioletti in Svizzera. E non nell' 800 dei dagherrotipi: negli anni Settanta e Ottanta del ' 900. Quando Berlusconi aveva già le tivù e Gianfranco Fini era già in pista per diventare il leader del Msi. Per questo è stupefacente la rivolta di un pezzo della destra contro la sentenza della Cassazione, firmata da Edoardo Fazzioli, che ha assolto l' immigrato macedone Ilco Ristoc, denunciato e processato perché non si era accontentato di portare in Italia con tutte le carte in regola (permesso di soggiorno, lavoro regolare, abitazione decorosa) solo la moglie e il bambino più piccolo ma anche la figlioletta Silvana, che aveva 12 anni. Cosa avrebbe dovuto fare: aspettare di avere un giorno o l' altro l' autorizzazione ulteriore e intanto lasciare la piccola in Macedonia? A dodici anni? Rischiando addirittura, al di là del trauma, il reato di abbandono di minore? Macché. Il leghista Paolo Grimoldi, indignato, si è chiesto «se la magistratura sia ancora un baluardo della legalità oppure il fortino dell' eversione». E la forzista Isabella Bertolini ha bollato il verdetto come «un' altra mazzata alla legalità» e censurato la «legittimazione di un comportamento palesemente illegale». Lo «stato di necessità» previsto dalla legge e richiamato dalla suprema Corte, a loro avviso, non è in linea con le scelte del Parlamento. L' uno e l' altra, come quelli che fanno loro da sponda, non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina. Lo ricordano molte copertine della Domenica del Corriere, il capolavoro di Pietro Germi «Il cammino della speranza», decine di studi ricchi di dettagli (tra cui quello di Simonetta Tombaccini dell' Università di Nizza o quello di Sandro Rinauro sulla rivista «Altreitalie» della Fondazione Agnelli) o lo strepitoso reportage in cui Egisto Corradi raccontò sul Corriere d' Informazione del 1947 come aveva attraversato il Piccolo San Bernardo sui sentieri dei «passeur» e degli illegali. Non conoscono storie come quella di Paolo Iannillo, che fu costretto ad assumere sua moglie come domestica per portarla a vivere con lui a Zurigo. Ma ignorano in particolare, come dicevamo, che la Svizzera ospitò per decenni decine di migliaia di bambini italiani clandestini. Portati a Berna o Basilea dai loro genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari. Leggi durissime che Schwarzenbach, il leader razzista che scatenò tre referendum contro i nostri emigrati, voleva ancora più infami: «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s' ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell' operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l' ex guitto italiano». Marina Frigerio e Simone Burgherr, due studiosi elvetici, hanno scritto un libro in tedesco intitolato «Versteckte Kinder» (Bambini nascosti) per raccontare la storia di quei nostri figlioletti. Costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi, per anni, nei loro bugigattoli alle periferie delle città industriali. Coi genitori che, terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Lucia, raccontano Burgherr e la Frigerio, fu chiusa a chiave nella stanza di un appartamento affittato in comune con altre famiglie, per una vita intera: «Uscì fuori per la prima volta quando aveva tredici anni». Un' altra, dopo essere caduta, restò per ore ad aspettare la mamma con due costole rotte. Senza un lamento. Trentamila erano, a metà degli anni Settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera: trentamila. Al punto che l' ambasciata e i consolati organizzavano attraverso le parrocchie e certe organizzazioni umanitarie addirittura delle scuole clandestine. E i nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delazione di qualche zelante vicino di casa, erano stati portati dai genitori appena al di qua dei nostri confini e affidati al buon cuore degli assistenti: «Tenete mio figlio, vi prego, non faccio in tempo a riportarlo a casa in Italia, è troppo lontana, perderei il lavoro: vi prego, tenetelo». Una foto del settimanale Tempo illustrato n. 7 del 1971 mostra dietro una grata alcuni figli di emigranti alla Casa del fanciullo di Domodossola: di 120 ospiti una novantina erano «orfani di frontiera». Bimbi clandestini espulsi. Figli nostri. Che oggi hanno l' età di Grimoldi e della Bertolini. Dicono: la legge è legge. Giusto. Ma qui il principio dei due pesi e delle due misure nella Costituzione non c' è. E la realtà dice che almeno un milione di italiani vivono oggi in condizioni di sovraffollamento nelle sole case popolari senza essere, come è ovvio, colpiti da alcuna sanzione: non si ammanettano i poveri perché sono poveri. A un immigrato regolare e a posto con tutti i documenti che sogna di farsi raggiungere dalla moglie e dai figli esattamente come sognavano i nostri emigrati, la nuova legge chiede invece non solo di dimostrare un reddito di 5.142 euro più altri 2.571 per la moglie e ciascuno dei figli ma di avere a disposizione una casa di un certo tipo. E qui la faccenda varia da regione a regione. In Liguria ad esempio, denuncia l' avvocato Alessandra Ballerini, in prima linea sui diritti degli immigrati, occorre avere una stanza per ogni membro della famiglia con più di 14 anni più un vano supplementare libero (esempio: il salotto) più la cucina e più i servizi igienici. Il che significa che una famiglia composta da padre, madre e quattro figli adolescenti dovrebbe avere una casa con almeno sei stanze. Quanti italiani hanno la possibilità di vivere così? Quando vinse la Coppa dei Campioni, coi soldi dell' ingaggio e del premio per la coppa, Gianni Rivera comprò un appartamento a San Siro. Il papà e la mamma dormivano nella camera matrimoniale, il fratello nella cameretta e lui in un divano letto in salotto. Se invece che di Alessandria fosse stato di Belgrado, sarebbe stato fuorilegge. Ed era Gianni Rivera. Il campione più amato da un' Italia certo più povera. Ma anche più serena di adesso.

mercoledì 10 dicembre 2008

I rantoli di un disperato

Ricevo, dai miei lettori "internazionali", e pubblico volentieri. La mia risposta seguirà a breve, cosi chiudiamo definitivamente l'intermezzo satirico dedicato a Magdi "Cristiano" Allam.

Ho letto i tuoi ultimi posts sul nostro Cristiano preferito, divertendomi parecchio anche se in fondo c'e' poco da scherzare. Io trovo impressionante come egli cambi cavallo di battaglia, in maniera cosi' repentina che e' disarmante. Fino a pochissimi mesi fa si era tutti terroristi a meno che non si urlasse ogni sera dal balcone delle nostre case inneggiando allo stato d'Israele, ora sembra tutto dimenticato, a quanto pare non e' piu' questa la soluzione per estirpare il male del mondo, adesso bisogna diventare tutti crociati oltranzisti, dal governo alle istituzioni financo al clero. Tu che sei ben piu' informato, concordi con l'articolo dell' Opinione che sia un piano ben chiaro e studiato, frutto dell'avere cambiato padrone, oppure -come sospetto io- sono i rantoli di un disperato rimasto senza un padrone? Gia' qualche mese fa con il tonfo delle marcette per i cristiani di medioriente il Cristiano aveva fatto un gesto disperato, che non poteva assolutamente sfociare in nulla, eppure vi si lancio' a capofitto convinto che fosse la mossa del millennio. Insomma, pensi che ci faremo risate oppure riuscira' a rafforzare la compagine ispirata al leghismo della peggiore specie?

E, Londra

Ho seguito con molto interesse i tuoi commenti sulla vicenda di Magdi Allam. Questo personaggio è sempre alla ricerca di propaganda mediatica e “protagonismo” per essere in prima linea. Potrebbe essere “oggetto” di studi psicologici e psichiatrici per mettere in rilievo questo caso estremamente egocentrico ma soprattutto integralista. Perchè a nome della religione elimina l’esistenza degli altri. Praticamente è un tipo che costruisce la sua identità e esistenza solo insultando gli altri con una mancanza di oggettività e di analisi profonda. Uno che sa solo insultare senza nessun riferimento teorico e metodologico…Siamo davanti a un caso di “cristianesimo politico” ma secondo me è condannato a sparire e a vivre nell’ombra come il caso dell “’islam politico” ..Allam è libero di scegliere la sua religione e la sua appartenenza politica: è una scelta personale, però è importante sottolineare che sia la religione che la politica hanno dei valori umani che devono in prima linea rispettare l’altro. Le religioni sono affari personali e da secoli è stato definito il ruolo della religione nella vita privata e personale delle persone. L’occidente va avanti col suo progresso socio culturale e economico, solo con la separazione della religione alla politica e non ha bisogno dei “nuovi cristiani” per promuovere l’identità cristiana! Infatti c’è anche una brava marocchina “musulmana”: è una certa ********, completamente sconosciuta ma alla ricerca di propaganda mediatica anche lei!

M., Marocco

lunedì 8 dicembre 2008

Santo immediatamente

"In tante zone della Città, inoltre, mancano anche gli spazi fisici e le occasioni concrete per fermarsi a riflettere e a pregare. Ne hanno un bisogno ancora più urgente le persone che appartengono a religioni diverse da quella cristiana, in modo particolare all'Islam. Abbiamo bisogno anche di iniziative culturali che favoriscano la riflessione, non di provocazioni che suscitano esclusivamente dibattiti sterili e scalpore ma che non accrescono l'interiorità. Una Città amica sa offrire questi tempi, questi spazi, queste opportunità, perché da qui prendono forma il dialogo e la relazione, rendendo così possibile una convivenza umana e umanizzante".

Cardinal Dionigi Tettamanzi

giovedì 4 dicembre 2008

Crisi mistiche sull'Opinione

Nota del sottoscritto: incredibile ma vero. Persino su un quotidiano come l'Opinione prendono per i fondelli Magdi "Cristiano" e il suo partito "Cristiano".

Allora è vizio! Non bastava la lista dei più papisti del Papa presentata alle ultime elezioni da Giuliano Ferrara! Adesso ci si mette anche Magdi Cristiano Allam che, scontento ed insoddisfatto di come i cattolici italiani stiano difendendo i valori della loro religione, ha deciso di dare vita ad un proprio partito dal titolo significativo: Protagonisti per l’Europa Cristiana. La faccenda, con tutte la stima che si può avere per Allam, è decisamente preoccupante. Perché mette in evidenza un fenomeno buffo ma anche inquietante che si va verificando da qualche tempo nel nostro paese. Quello secondo cui le crisi mistiche e le conversioni non possono essere più un fatto privato, riservato, intimo ma talmente pubblico ed eclatante da richiedere la presentazione di una lista alle elezioni, la formazione di un nuovo partito o peggio. L'Opinione, Edizione 261 del 03-12-2008

“Protagonisti per l’Europa Cristiana”, un disegno illiberale e pericoloso
"
di Alessandro Litta Modignani, L'Opinione

La notizia, in sé, potrebbe sembrare trascurabile. Magdi Cristiano Allam lascia il giornalismo ed entra in politica, fondando un nuovo partito di ispirazione schiettamente religiosa. La lettura del manifesto dei “Protagonisti per l’Europa cristiana” è estremamente istruttiva, persino illuminante in alcuni passaggi. Il testo rappresenta un autentico concentrato del pensiero cattolico-integralista e illiberale, cioè di quella cultura che punta a sostituire lo Stato moderno, laico e di diritto, con uno Stato etico di tipo confessionale. Nel testo si sprecano le maiuscole, neanche fosse scritto in tedesco: Fede, Verità, Valori, Civiltà, poi ancora Testimoni, Costruttori, Protagonisti e via delirando. La denominazione stessa scelta per il movimento testimonia dell’estremismo del progetto. Perciò è giusto chiedersi: questa minaccia diretta alla libertà degli individui è reale, oppure è soltanto il velleitarismo di un esaltato? Esistono possibilità concrete che Allam riesca a costruire il suo partito, trovando spazio, alleanze e consensi? La risposta spontanea - no, sarà il solito buco nell’acqua ed è persino inutile parlarne e fargli pubblicità - non è poi così scontata. Nel paese in cui ha sede il Vaticano, qualsiasi progetto politico-religioso, che prescinda dalle intenzioni delle gerarchie ecclesiastiche, è destinato a non fare molta strada. Dunque molto dipenderà dall’atteggiamento della Cei. Nel marzo scorso il Vaticano scelse di spettacolarizzare al massimo la conversione di Allam al cristianesimo, facendolo battezzare a Roma dal Papa in persona, nel giorno di Pasqua. E’ difficile pensare che queste due operazioni politiche – lo show di allora e il partito di oggi – non fossero già collegate e preparate da tempo. L’appoggio annunciato da parte di monsignor Fisichella al nuovo partito lascia intendere che esso parte con la “benedizione” di un potentissimo sponsor.

E’ noto, del resto, che le gerarchie sono sempre più irritate dall’atteggiamento neutrale di Silvio Berlusconi sui temi cosiddetti “eticamente sensibili”, da ultimo sul caso Englaro. Avere definito il PdL “anarchico” sul piano valoriale per i religiosi è una colpa imperdonabile, e infatti su questo Allam attacca apertamente il premier. Se la prende anche con Casini, reo di non volere l’abrogazione della legge 194 sull’aborto. Il fondamentalismo religioso è per sua natura fazioso, non ammette mediazioni di sorta: se la fede non è negoziabile, neppure il programma di un partito fideista può esserlo. Attraverso Allam, la corrente di Comunione e liberazione, pesantemente sconfitta al momento della formazione del governo, si accinge forse a esercitare il pressing su Silvio Berlusconi, per conquistare nuovo potere. Quale migliore occasione delle prossime elezioni europee, con tanto di proporzionale e preferenze, ma che comunque non possono compromettere l’equilibrio politico generale? Non a caso Maurizio Lupi, padrino di battesimo di Allam e aspirante ministro, è fra gli artefici dell’operazione. Pur in mancanza di riscontri ufficiali, è possibile immaginare che anche Roberto Formigoni, dopo aver acquisito benemerenze con il rifiuto opposto dalle strutture sanitarie lombarde a Beppino Englaro, potrebbe essere della partita – specie nel segreto dell’urna. Nessuno può dire con certezza se il disegno illiberale di Magdi Cristiano Allam abbia effettivamente speranze di successo, oppure se il personaggio andrà a infoltire la schiera dei “crociati falliti”, sulle orme di Marcello Pera e Giuliano Ferrara. Staremo a vedere. Intanto il personaggio annuncia i suoi primi obiettivi programmatici: no all’aborto, al divorzio, all’eutanasia e ai matrimoni gay. Un progetto troppo pericoloso perché lo si possa semplicemente snobbare, come pure meriterebbe.

mercoledì 3 dicembre 2008

Dov'è Sartori, fan sfegatato di Allam?

Chiedono i lettori del blog: ma Andrea Sartori (che ci manca tanto qui) (e di cui potete rintracciare la storia qui, ndr) che ruolo avrà nel partito di Allam?

Qualcuno di voi si ricorderà che il 2 settembre del 2006 il sottoscritto si rivolse apertamente al Sartori dicendo:

"Modestamente, posso suggerire a Sartori il ruolo di “correttore di bozze”. Sinceramente mi meraviglia che il nostro Vicedirettore non sia ancora riuscito a trovargli un’occupazione al Corriere o in qualche altro giornale, tipo che ne so, La Padania. Insomma, lo sforzo immane svolto da Sartori nel difenderlo in giro per il web merita pure qualche ricompensa, o forse Allam ritiene Sartori tanto stupido da non osare raccomandarlo da qualche parte, preferendo lasciarlo sulla prima pagina del suo forum e magari riservandogli qualche ruolo nel suo prossimo partito? (Sartori, fatti furbo: se Allam non vorrà perdere un prezioso sostenitore alle prossime elezioni, qualche occupazione al Corriere te la troverà. Chiedi e ti sarà dato. Non scordarti di ringraziarmi però, per averti messo sulla strada giusta. Potresti anche portargli una lettera di referenze dal ristorante londinese dove hai lavorato: sono cose che aiutano moltissimo, in queste faccende). Peccato che l’unico posto che abbia in mente per Sartori, data la sua vasta esperienza professionale, sia tuttora saldamente occupato".

Ebbene, nuntio vobis gaudium magnum, nell'elenco dei cinquanta soci fondatori del "Partito Protagonisti per l'Europa Cristiana", dopo i nomi di Magdi "Cristiano" Allam (Fondatore e Presidente) e Valentina Colombo (moglie del Fondatore e Presidente) chi ritroviamo? Andrea Sartori. Il terzo del Partito. L'uomo forte del regime. Il potente vizir ed eloquente portavoce. A questo punto basta leggere quanto scrissi più di due anni fa e tirare le dovute conclusioni (incluso il fatto che qui non state seguendo un semplice blog, ma un Oracolo)

martedì 2 dicembre 2008

Pii indurimenti

Alleluia, adesso abbiamo anche il Partito Cristiano di Cristiano Allam. E´ un po' allitterante, mi fa venire in mente una vecchia canzoncina sciocca che diceva più o meno "Sono Gigi del Lago Maggiore, residente sul Lago Maggiore" ma pazienza, è questo che passa il convento. Dice Cristiano del Partito Cristiano che il Partito Cristiano "punterà al dialogo con tutti quelli che condividono i suoi stessi valori". Diciamo che, tra i buoni propositi, è il meno complicato: ad andare d´accordo con quelli che già sono d´accordo, sono capaci quasi tutti. In ogni modo, per riflesso, di fronte a questi pii indurimenti viene da ripensare con un certo rimpianto al vecchio partitone cattolico, generalista, lasco di morale, arrangione e compromissorio, in fin dei conti un partito di mondo. Qui la musica è diversa, e si respirano intransigenze e slanci purificatori che cattolici decisamente non sono. Piuttosto rimandano ai cristiani rinati (come Cristiano), a storie americane di gente che siccome ha visto la Verità tiene molto a raccontarlo a tutti. Sinceramente non ne sentivamo la mancanza, tra la Verità e la politica il nesso ci sembra discutibile e magari anche pericoloso. Troppa Verità, e poi in un colpo solo, rischia di farci rimpiangere le solite amabili balle. Ridateci Fanfani.

Michele Serra, La Repubblica

Avete sentito l'ultima?

L'ex immigrato, ex arabo, ex egiziano, ex musulmano, ex giornalista, ex Vicedirettore onorario del Corriere dichiara: "Io non sono un ex musulmano e tra i fondatori del partito c'è una donna musulmana*. Sono un italiano e un cattolico che sceglie di impegnarsi in politica"(ANSA)

* Sono curioso di sapere chi è l'ennesima "presidentessa" delle donne arabe, marocchine o musulmane (fate voi) che ha avuto la bella idea di candidarsi con uno che è convinto che sia seguace di una religione "ispirata dal Demonio".

Fama internazionale

Normalmente, la notizia non avrebbe oltrepassato i confini di Vigevano, provincia di Pavia (Lombardia). La sera di sabato 18 ottobre, l’arbitro di un incontro di basket fra Cat Vigevano e Bopers Casteggio si è così rivolto ad un giocatore che contestava una sua decisione: “Vai a raccogliere banane in Africa”. L’insulto era rivolto a Bryant Inoa Piantini, 20 anni, italiano di origini dominicane. Il giorno successivo, il quotidiano torinese “La Stampa” ha dedicato ampio spazio al resoconto di questa partita. Normalmente…ma nell’Italia di oggi, non passa una settimana senza che accadano episodi di natura razzista. La lista è già lunga. Dopo gli incendi dolosi dei campi Rom che hanno segnato la primavera e l’estate, sono sopraggiunte le aggressioni. (...) Da allora, la stampa tiene il bilancio preciso di tutte le manifestazioni di razzismo. Da un lato una marocchina insultata, dall’altro una prostituta africana lasciata nuda nella stanza di un commissariato, poi un venditore senegalese picchiato a colpi di mazza da baseball per aver osato esporre la sua paccottiglia vicino agli ambulanti italiani. Nei telegiornali della Penisola, questi atti di violenza nei confronti degli stranieri si intrecciano ormai con l’elenco dei reati commessi dagli “extracomunitari”. Sociologi, psicologi, vescovi, politici si accalcano al capezzale della Penisola. Persino il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è preoccupato: “E’ allarme razzismo”. Cosa sono diventati questi “Italiani brava gente” che hanno fatto la notorietà dell’accoglienza in Italia? (Un bel editoriale - seppur datato - di Le Monde, traduzione italiana qui)

lunedì 1 dicembre 2008

Allam. Comincia la débâcle

Le mie considerazioni sulla nuova invenzione di Allam si possono leggere qui.

Il fertile terreno centrista/cattolico/democristiano continua ad essere protagonista di una rigogliosa stagione di creatività: dopo il Partito dell’Alleanza e l’Alleanza di centro, ecco che, nel giro di poche settimane, il panorama politico si “arricchisce” di un nuovo soggetto politico, Protagonisti per l'Europa Cristiana. A leggere il programma transitorio del partito sembra di essere ad un passo dal lancio della 5° Crociata: “considero il Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana una scelta personale e un dono del Signore”. "Nella consapevolezza che la nostra Europa è in preda ad una deriva etica - dice Magdi Allam dopo aver indossato elmo e armatura - che si alimenta di una concezione materialista e consumista della vita; così come è prigioniera di una malattia ideologica naufragata nel nichilismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo, indifferentismo e, sul piano più ampio della gestione sociale, nel multiculturalismo […] il Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana si assume la storica missione di riscattarci sul piano personale e collettivo proclamando uno stato di emergenza etica, che consideri come priorità nazionale italiana e comunitaria europea la riscoperta, l’adesione e la difesa della nostra comune civiltà europea cristiana". Spiegare questa abbondanza di etica e valori ai numerosi pregiudicati e ai collezionisti di famiglie che siedono in Parlamento sarà più impegnativo della conquista di Costantinopoli. (Polis)

Non se ne sentiva il bisogno e non se ne capiscono le ragioni, eppure l'Italia da oggi ha un nuovo partito politico. Si chiama "Protagonisti per l'Europa cristiana", si autoproclama laico, ma promette di battersi contro tutto cio' che odora di nichilismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo, indifferentismo e multiculturalismo. (...) E' un partito che si occupa di valori e principi morali, ovvero di quello che, in un'ottica liberale, dovrebbe essere lasciato esclusivamente ai singoli individui nella loro libertà morale e spirituale, e restare il piu' possibile estraneo alle preoccupazioni della politica e del buon governare. E' insomma un partito che dà l'impressione di nascere quasi sulla falsariga di certi partiti delle destre religiose arabe ed europee, che si fonda sull'etica, non sulla ricerca delle soluzioni concrete ai problemi della collettività e che dà l'impressione di voler "insegnare alla gente a vivere", anziché assicurare loro "la libertà di vivere liberamente".(Sostenibile)

Nel nome dell'occidente, Magdi Cristiano Allam, vicedirettore del Corriere della Sera, ha fondato ufficialmente il nuovo partito della destra integralista: Protagonisti per l'Europa cristiana. (...) Come dire che Allam ha fondato un altro partito di destra integralista, specchio fedele del totalitarismo fondamentalista islamico che vorrebbe arginare. Peccato. (Tusciaweb)

''Non contento della sua conversione, Magdi 'Cristiano' Allam ha esordito nella sua nuova, per così dire, fede attaccando i diritti degli omosessuali. Se questo e' il frutto della conversione possiamo dire che ce la poteva anche risparmiare. Passare da un integralismo all'altro, contestare il fanatismo islamico per diventare un fanatico e fondamentalista cattolico non ci pare un gran progresso''. Cosi' replica a Magdi Cristiano Allam l'ex deputato Franco Grillini, presidente di Gaynet, associazione omosessuale di informazione. ''In ogni caso - aggiunge - Allam dica pure quel che crede, ma ci risparmi la litania di colui che a parole e' contro le discriminazioni e nei fatti fa dell'omofobia il perno della sua predicazione. La famiglia, caro Allam, e' quella che uno si sceglie e la morale cattolica e' tanto plausibile quanto la morale omosessuale. Vorrei ricordare ad Allam che siamo in una democrazia liberale e non in una teocrazia, il che vuol dire che ognuno si sceglie la famiglia che crede e che nessuno puo' negare i diritti alle persone in base all'orientamento sessuale o all'ideologia della 'famiglia naturale'''. (Gaynews)

Non bastavano 60 partiti, da oggi ce ne sono 61. Per Magdi Allam è la seconda conversione: da musulmano a cristiano, e ora da giornalista a politico. Ieri il vicedirettore del Corriere della Sera ha presentato il suo nuovo partito: «Protagonisti per l’Europa Cristiana». (Il Giornale)

Questa si che è una notizia! "Magdi abbandona il giornalismo per fondare un partito: "Protagonisti per l'Europa cristiana". (...) Non avremo dunque più "Noi e gli altri di Magdi Cristiano Allam": "Un forum di libero e civile confronto sui temi più dibattuti nell’Italia che guarda al mondo plurale e globalizzato: immigrazione, islam, dialogo tra le civiltà, identità nazionale, diritti dell’uomo". Tutti l'hanno voluto come collaboratore: i quotidiani il Manifesto e La Repubblica, poi il Corriere della Sera, che si è "accontentato" di averlo come vicedirettore ad personam, senza incarichi di responsabilità sulla linea politica del giornale, ovviamente. A conclusione: (...) l'Europa è minacciata anche se c'è il Salvatore Magdi Allam, Cristiano con un padrino eccellente come il giornalista Maurizio Lupi, membro di Comunione e Liberazione e deputato di Forza Italia. (Tellus Folio)

Conclusione prevedibile - e ampiamente prevista - del percorso di conversione di Magdi Cristiano Allam, da (tiepido) fedele musulmano a cattolico integralista e da giornalista a leader politico. Passare dalla prima pagina di Repubblica (che ha la responsabilità di avergli dato notorietà e credibilità) alla prima pagina del Corriere (come vicedirettore ad personam) evidentemente non gli bastava. (Queerblog)

Dopo 35 anni di onorata carriera giornalistica, Magdi Allam abbandona tutto e fonda un partito. Protagonisti per l'Europa Cristiana, così si chiama la nuova creatura del giornalista mussulmano convertito al cristianesimo la scorsa Pasqua direttamente dalle mani del Papa. (...) Nonostante le parole di Allam, un nuovo partito fondamentalmente cristiano (per non dire fondamentalista cristiano) vedremo quale sarà il risultato, anche in termini elettorali, della nuova creatura. (Schegge di Vetro)

Per l'esordio del suo partito, Allam ha scelto una scenografia estremamente minimal: due soli manifesti con la scritta «Sì, noi siamo i protagonisti e ce la faremo», sormontata dalla una sua foto sorridente, e lo stemma del movimento. (...) In platea nessun volto noto. (Il Messaggero)