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domenica 4 gennaio 2009

Due complotti, due misure

A lanciare l'allucinante proposta, circa 3 anni fa, era Ida Magli, sedicente antropologa: "Dovrebbero immediatamente vietare con una legge apposita l’acquisto di qualsiasi bene immobiliare a chi non è cittadino italiano e residente in Italia da almeno trent’anni" perché "Dire Arabi significa dire musulmani" (sic) "e i musulmani possiedono enormi ricchezze (...) con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali" (all'elenco mancavano solo "le nostre donne", ndr). D'altronde l'articolo era significativamente intitolato "La conquista musulmana dell'Italia" (sic). Riflessioni di tenore non tanto dissimile, ogni tanto, finivano sulle pagine di "prestigiosi" quotidiani, quali La Padania e Il Giornale: "il pericolo invasione arriva dal Sud e in particolare dai Paesi arabi. Mi chiedo, poi, se ci sia una regia occulta che punta alla distruzione dell’Italia e della sua civiltà. Non sono riuscita ancora a capire se ci sia una forza straniera che guida questo tentativo di distruzione dell’Italia". Ebbene, sembra che la Magli sia finalmente riuscita a individuare il colpevole. Anzi, il Colpevole. Quello di sempre.

Ripropongo un brano tratto da un suo editoriale risalente al 12 dicembre scorso: "Perché ci si trova oggi a dover precisare l’identità ebraica dei manipolatori della finanza mondiale? Perché esiste appunto una “visione del mondo” che li guida, un progetto di vita sul quale si fondano i dogmi che tutti noi, non ebrei, siamo stati obbligati a condividere dalla fine della seconda guerra mondiale: il primato dell’Economia nella struttura della società, il Mercato come massimo e quasi unico valore (non dimentichiamoci che anche Marx era ebreo). In realtà il “progetto” ebraico riguarda gli “altri”, tutti gli “altri” perché gli Ebrei per quanto riguarda sé stessi hanno sempre messo al primo posto la propria identità come “Popolo” e non si sono dati pace fino a quando non hanno ottenuto, con Israele, il proprio territorio, la propria patria, il proprio Stato. Ma agli altri popoli questo è negato. L’Europa del nazismo, del fascismo, della persecuzione razzista doveva pagare, o meglio non aveva diritto a sopravvivere se non cancellando la sua storia, la sua identità, i suoi sentimenti, i suoi valori, perfino la sua configurazione geografica, per abbracciare totalmente il modello ebraico. E’ così che è nata l’Unione Europea: eliminando la vecchia Europa".

Non voglio dilungarmi in commenti scontati. Tutto quello che c'era da dire, l'ho detto 3 anni fa (pensate un po'...) Voglio però ricordare che 3 anni fa scrissi anche, in una lettera aperta alle comunità ebraiche italiane, che "sono fermamente convinto che il clima odierno sia identico, in tutto e per tutto, a quello creatosi durante la II guerra mondiale. I perfidi musulmani, descritti dai media, quelli che si dissimulano e complottano, che non vogliono integrarsi bensì mantenere la propria specificità e conquistare il mondo, sono i degni eredi dei milioni di ebrei trucidati mediaticamente dai ministeri di Goebbels e Preziosi, prima ancora della Shoah (...) i media, i giornalisti e i politici usano un linguaggio identico a quello della propaganda nazista: basta sostituire alla parola "razza" quella di "cultura" e a "ebrei" quella di "musulmani" e il risultato è a dir poco sconvolgente. Ma anche premonitore. Dopo la fase della propaganda si arriva sempre a quella delle leggi speciali: domani i musulmani, come voi in passato, potrebbero essere esclusi dalle scuole o dagli uffici pubblici, se non addirittura dai mezzi di trasporto (v. articolo Corriere, 3 gennaio 2009, ndr), in nome della "sicurezza". E se staremo zitti, noi e voi, dopodomani passeranno alle deportazioni, e chissà, forse quella minoranza criminale tenterà di portare a termine ciò che non è riuscita a concludere negli anni 40".

Era proprio questo il punto: chi "ora milita contro i musulmani ma che un giorno, prima o poi, si rivolgerà di nuovo verso i nemici di sempre, e cioè la comunità ebraica che ancora oggi sente la Shoah come una ferita viva". Di non essere "inconsapevoli del mostro antiebraico che ora è accontentato e distratto dal gingillo dell’odio antislamico". A quella lettera rispose solo il Presidente della Comunità ebraica di Torino, Tullio Levi il quale - con grande coerenza - ha in seguito partecipato all'inaugurazione della mostra "Islam e Ebraismo. Arte, Storia, Convivenza" (curata dal sottoscritto) assieme al Ministro Plenipotenziario dell'Ambasciata Israeliana a Roma, Elazar Coen. Gli altri, invece, rimasero zitti. In particolare il fronte dei blog (vero, rosalucsemblog?), e soprattutto quello dei filo-israeliani di professione. Non uno di loro si è degnato di scrivere due parole due per stigmatizzare le accuse di "complotto islamico". Anzi, qualcuno elogiava e magnificava i deliri di chi avrebbe voluto vietare agli immigrati musulmani di accendere un mutuo. Dove erano tutti quelli che si sono stracciati le vesti per il recente articolo della Magli, quando questa scriveva le stesse cose dei musulmani? Su Google ci sono 4100 risultati per "Ida Magli Progetto Ebraico", molti di condanna e di scherno. Per "Ida Magli Complotto Islamico" i risultati sono 1120. Gran parte di condivisione e sostegno. Con quale faccia, quindi, accusano la Magli di Anti-semitismo? Ma non sono semiti anche gli Arabi contro cui si scagliava negli editoriali di 3 anni fa?