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domenica 15 febbraio 2009

Libero mercato, libero razzismo

di Gregorio Mattera, Iniziativa

Un altro grave episodio di razzismo è accaduto ieri nel quartiere multietnico di Roma Esquilino. Un gruppo di italiani, al grido di “Nero devi chiudere l'attività", ha aggredito un ragazzo bengalese. Prima gli insulti, poi i pugni, infine la bottigliata in testa. A capeggiare la spedizione punitiva è stato il titolare italiano di un bar di via Giolitti (“ La Capitale ”), stessa strada dove si affaccia il negozio dello zio della vittima, un internet point con annessa rivendita di alimentari. In base agli accertamenti effettuati dalle forze dell’ordine, sembra che l’aggressione sia stata determinata dal fatto che il negozio del bengalese vendesse le bibite ad un prezzo inferiore rispetto al bar “La Capitale ”. Ci troviamo dunque al cospetto di una banale scaramuccia tra gestori o di un’aggressione razzista? La Polizia non ha avuto dubbi nel bollare l’episodio come una semplice questione di “concorrenza”. Ancora una volta, dunque, le autorità minimizzano. La violenza contro l’extracomunitario ha sempre un movente “privato”: donne contese, parole di troppo, portafogli rubati, liti tra spacciatori. Tutto purché non si parli di razzismo. Forse perché si ha paura di screditare l’immagine del Bel Paese? O forse perché non si vuole ammettere che ad incitare alla xenofobia sono anche certi atteggiamenti di alcuni esponenti del Governo italiano?

Ed intanto un rapporto presentato il mese scorso dalla Commissione Libertà Pubblica del Parlamento europeo ci dice che in Italia vi è una situazione “senza precedenti”: aumentano gli episodi di xenofobia e razzismo; “mezzi di comunicazione” e “dibattito pubblico” tendono “ad esasperare, invece che placare, le tensioni esistenti nella società".
Ma le autorità italiane non sentono ragioni. Quella di ieri è stata solo una piccola zuffa tra gestori. Il bengalese è stato medicato all'ospedale e poi dimesso, il proprietario del bar è stato denunciato per lesioni. Questione chiusa. Si tralasciano però gli insulti razzisti pronunciati prima, durante e dopo il pestaggio.

Si dimenticano le numerose aggressioni a cittadini extracomunitari che stanno avendo luogo in Italia negli ultimi mesi. Come quella avvenuta una decina di giorni fa a Nettuno, alle porte di Roma, dove un gruppo di italiani ha dato fuoco ad un indiano che dormiva, ora in fin di vita al Centro grandi ustionati dell'ospedale Sant'Eugenio. Si dimentica infine che la concorrenza è connaturata al mondo del commercio e che ogni imprenditore, per quanto possa essere ottuso, ne accetta le regole nel momento stesso in cui intraprende un’attività economica. Prendere a bottigliate lo straniero che vende le bevande ad un prezzo inferiore ha allora un significato ben preciso: “Già in Italia non ci dovevi stare, come ti permetti di accaparrarti pure i miei clienti!?”. Ed il razzismo ha tante facce: lo straniero disoccupato è un peso per la società; lo straniero che lavora in fabbrica ruba il lavoro agli italiani; lo straniero imprenditore ruba la clientela agli esercizi commerciali gestiti da italiani. Tutti i motivi sono buoni per essere razzisti, tutti i motivi sono buoni per negare il razzismo.