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domenica 1 febbraio 2009

Mandati al tappeto

Francesco Alberti, Corriere della Sera

Spogliata di tutto
. Sono stati portati via i mobili e le sedie in legno, ma soprattutto il tappeto di 600 metri quadrati sui quali 5 volte al giorno pregano i quasi 300 musulmani di Parma. Se non fosse per qualche Corano appoggiato qua e là, ci vorrebbe un indovino per capire che quell'enorme capannone affogato in zona artigianale (1000 metri quadrati per 10 metri d'altezza) in realtà è una moschea. E pure nuova, con neanche un anno di vita. Desolatamente vuota, ora. Ma soprattutto priva di quel tappeto che, nel rito islamico, riveste un ruolo di particolare importanza, consentendo al fedele di non venire a contatto con le "impurità" del suolo.

Crociate leghiste? Petizioni? Macchè, per mandare al tappeto gli islamici di Parma è stato sufficiente aggrapparsi ad un cavillo normativo sulle norme antincendio. Da un sopralluogo dei vigili del fuoco è infatti risultato che la presenza del tappeto della preghiera (che contiene nylon), così come della mobilia e delle sedie in legno, poteva costituire un pericolo. Risultato: i vigili del fuoco hanno revocato il certificato di prevenzione incendi e l'assessorato all'urbanistica ha sospeso l'agibilità dei locali. Il problema è che di quel tipo di tappeti al nylon sono piene le moschee d'Italia. "A cominciare da quella di Roma, ma lì nessuno dice niente: e invece qui ci si attacca a tutto" ha denunciato alla "Gazzetta di Parma" il presidente degli islamici, Farid Mansouri, dando voce al risentimento dell'intera comunità: "Ci sentiamo discriminati. Noi non cerchiamo conflitti, ma abbiamo l'impressione che dietro l'applicazione di alcune norme si nasconda un odio nei nostri confronti". Senza considerare poi il danno: il tappeto incriminato è infatti costato 6 mila euro e ce ne vorranno "almeno 21 mila per acquistarne uno in regola".

A far scattare il sopralluogo dei vigili è stata la segnalazione di un artigiano, Cesare Piazza, 45 anni, da tempo in guerra con il Comune per quella moschea che, sostiene, "è stata costruita in un'area che non prevede luoghi di culto". Neanche lui, però, si aspettava di vedere tappeti e mobilia accatastati in strada: "Il mio obiettivo non è svuotare la moschea, ma farla spostare: non ce l'ho con gli islamici". Chi invece segue con apprensione la vicenda è l'assessore all'urbanistica, Francesco Manfredi: "Noi ci siamo limitati ad applicare la legge. Però comprendo l'amarezza della comunità islamica. Si parla tanto di integrazione, poi basta una storia come questa per intossicare il clima...". Problemi che non si pongono ad Azzano Decimo (Pordenone), dove il sindaco leghista, Enzo Bortolotti, si prepara ad emanare un'ordinanza che vieta agli islamici di pregare in tutto il territorio comunale. Decisione, questa sì, ad alta infiammabilità (politica).