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venerdì 20 marzo 2009

Attaccare per non essere attaccati

Nei giorni scorsi si è levata un'incredibile gazzarra mediatica sulla conferenza ONU contro il razzismo (Durban II) in programma a Ginevra in aprile. Ad inaugurarla ufficialmente in Europa (la gazzarra, ndr) è stata l'Italia con il ritiro della propria delegazione dai negoziati. Il ministro degli esteri Franco Frattini ha spiegato che la decisione è stata presa a causa delle "frasi aggressive di tipo antisemita" contenute nella bozza di dichiarazione che sarebbe stata sottoposta all'approvazione degli stati presenti alla Conferenza. La seconda ragione che ha indotto il ministro a ritirare l'adesione è la richiesta dei paesi africani e dell'Organizzazione della Conferenza Islamica di elaborare nuovi «standard complementari» a integrazione della normativa internazionale sul razzismo: in sostanza, una revisione della definizione di razzismo e di discriminazione razziale, per "combattere la diffamazione delle religioni". Sottolineando il "valido contributo di tutte le religioni alla civilizzazione moderna" si chiedeva quindi di fornire una protezione adeguata contro tutti gli atti di odio derivanti dalla "diffamazione delle religioni" e dall' "incitamento all'odio religioso".

Non voglio entrare nel merito delle gravissime accuse rivolte alla bozza. L'aspetto più interessante, semmai, è che sia proprio l'Italia ad indignarsi e ad agitarsi su un tema cosi sensibile come il razzismo. Tanto da spacciare l'azione di protesta che ha portato alla modifica della bozza (dove ora non compare Israele) per una grande vittoria italiana. Addirittura, udite udite, Il ministro Frattini ha spiegato che L'azione dell'Italia per modificare la dichiarazione finale della Conferenza dell'Onu sul razzismo, è nata ''per difendere la credibilità delle Nazioni Unite". Ed io che pensavo che fosse più importante difendere la credibilità dell'Italia. Con quale credibilità, infatti, l'Italia si pronuncia sui temi del razzismo, quando essa stessa è sul banco degli accusati? L'agenzia Onu per il lavoro nel suo ultimo rapporto fotografa un'Italia in cui vige un clima di intolleranza verso gli stranieri. Un'Italia "razzista e xenofoba", questi sono gli aggettivi usati. La colpa, sempre secondo l'agenzia, è anche dei leader politici italiani, colpevoli di usare una "retorica aggressiva e discriminatoria". Vengono anche chiesti interventi "per contrastare il clima di intolleranza e per garantire la tutela ai migranti, a prescindere dal loro status".

Il ministo Frattini respinge ovviamente con forza e sdegno le accuse, definendole "false, non dimostrate con elementi concreti e dunque da respingere al mittente". Se fosse per gli elementi concreti, basta fare un rapido giro su questo blog, nella sezione "razzismo" o "brava gente": ce n'è una minima parte. Basterebbe sfogliare la ricca rassegna stampa estera in materia. Ma senza andare tanto lontano, basta ricordare le parole del Presidente Napolitano: "Siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati, ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse", del Presidente Fini: "non me la sento di suggerire una guardia bassa. Sta riapparendo sulla scena un mostro in forme diverse rispetto al passato", di Veltroni: ''Il pesante clima di intolleranza che si sta diffondendo nel Paese impone a tutti una profonda riflessione. Si ripetono con allarmante frequenza episodi inaccettabili, aggressioni, violenze, discriminazioni", del Presidente della CEI: "Vogliamo credere che non si tratti già di una regressione culturale in atto, ma motivi di preoccupazione ce ne sono, e talora anche allarmi", di Mons. Marchetto: "Il governo italiano insiste: qui non c'è alcun allarme razzismo ma la discriminazione invece esiste".

Per ciò che riguarda il capitolo "diffamazione delle religioni", stendiamo un velo pietoso. Se dovessi limitarmi alla sola religione islamica, ebbene: dall'urina sparsa sui terreni destinati alla costruzione di moschee alle magliette con caricature esibite in diretta televisiva, l'Italia non la batte nessuno. Il culmine è stato raggiunto nel momento in cui l'Inghilterra ricaricava su un aereo il deputato islamofobo autore del documentario "Fitna": in Italia qualcuno lo voleva addirittura accogliere in Parlamento, con tanto di editoriali favorevoli. Voglio quindi capire come fa il Ministro Frattini, alla luce di quanto sopra esposto, a "respingere le accuse al mittente"? Ad affermare che «Il quadro dell'Italia non è quello rappresentato nel rapporto del comitato dell'Ilo»? Se il quadro non è quello descritto dal rapporto, dove vivono le più alte cariche dello stato, i leader dell'opposizione, i vertici della Chiesa, i corrispondenti esteri? Negli altri paesi attenzionati dal rapporto, ovvero il Benin, il Burkina Faso, il Camerun e l'Uganda? O in qualche democrazia del Medio Oriente?