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sabato 21 marzo 2009

Grazie per i biglietti

di Michele Focarete, Il Corriere

Henry Jose Villarroel Centellas, boliviano di 32 anni, è alla guida di un camion su una grande arteria milanese. In tasca ha una patente falsa e un decreto di espulsione del 2005 che il questore di Bergamo gli aveva notificato, ma che il Sudamericano si era ben guardato da prendere in considerazione. Di più. Centellas era già stato rimpatriato, scortato da due agenti e consegnato alla polizia di Cochabamba. E, l'altro giorno, quando i vigili urbani lo hanno fermato, hanno scoperto che era ancora qui. A guidare con una patente falsa. E, come lui, tre giorni più tardi, anche Arie Sharon, 60 anni, israeliano di origini romene, in auto senza patente né assicurazione, era stato pizzicato a Milano. Dopo le verifiche di prassi, la sorpresa: l'extracomunitario era clandestino ed era già stato espulso il 30 ottobre 2008 e rimpatriato. Non casi isolati, ma quasi la norma. Come un marocchino di 31 anni arrestato dalla polizia locale di Milano lo scorso 13 settembre per non avere rispettato due provvedimenti di espulsione. Non solo: era già stato fermato per identificazione o per reati vari 34 volte in diverse città d'Italia. Tra le motivazioni: spaccio di droga, furto aggravato, occupazione abusiva, resistenza a pubblico ufficiale, guida senza patente. Ma c'è dell'altro: nel novembre 2005 era stato fisicamente messo su un aereo con volo diretto per Casablanca. Tre dei tanti episodi che avevano fatto tuonare il vicesindaco e assessore alla sicurezza, Riccardo De Corato, Pdl. «Uno sperpero delle risorse dello Stato. Nonostante i decreti di espulsione e i rimpatri coatti, ce li ritroviamo a circolare per la città. Così come stanno le cose lo Stato paga solo gite turistiche a migliaia di clandestini».

E snocciola i numeri. «Gli agenti della polizia locale, solo lo scorso anno, hanno fotosegnalato 1.013 clandestini, di cui 90 avevano già ricevuto il foglio di espulsione. Uno su dieci». Sempre a Milano, nel 2007 l'espulsione è scattata per 3.088 stranieri, ma solo 653 erano stati imbarcati su un aereo e rimpatriati: uno su cinque. Tutti gli altri sono rimasti in Italia. Nel 2008 il questore Vincenzo Indolfi ha firmato 3.332 decreti di espulsione e la polizia ha arrestato un migliaio di clandestini, perché non avevano rispettato il decreto. Anche i carabinieri, sempre lo scorso anno, hanno arrestato 2.800 stranieri che non avevano rispettato il decreto di espulsione e ne avevano denunciati 2.900 senza documenti. Numeri importanti anche a Roma. Sempre nel 2008, 6.216 cittadini extracomunitari sono stati raggiunti dal provvedimento di espulsione, 1.026 arrestati per non aver lasciato l'Italia, il 16 per cento. Mentre 1.197 sono stati trattenuti presso il Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria. E più di mille cittadini comunitari sono stati allontanati per motivi di sicurezza. Bulgari e romeni espulsi sono ritornati automaticamente grazie all'adesione dei loro rispettivi Paesi all'Unione europea. Perché le cose non vanno? Bizze legislative, un numero insufficiente di centri di identificazione, scarsa collaborazione da parte dei consolati stranieri, giudici buonisti. Al decreto di espulsione segue un ordine di "soggiorno" in un Cie in attesa che sia eseguito il decreto di espulsione, cioè di essere identificati tramite ambasciata e riportati al proprio Paese.

Nell'impossibilità di trattenere lo straniero e rimpatriarlo (spesso capita che i centri siano pieni o che non ci sia la disponibilità di aerei nelle settimane seguenti) al decreto di espulsione fa seguito un invito a lasciare l'Italia entro 5 giorni. Nessuno lo rispetta. Se rimane e viene ricontrollato dalle forze dell'ordine, c'è l'arresto: però al massimo è condannato a qualche mese e rilasciato a piede libero. Se viene ripreso, non può essere giudicato due volte per lo stesso reato. Così il clandestino rimane in Italia, nell'illegalità, senza potersi regolarizzare per 10 anni, in quanto schedato: sarà preda di caporali e compromessi per sopravvivere. Chi deve far rispettare la legge, allarga le braccia. Non se la sente di esternare in pubblico, ma il coro è pressoché unanime: «Vengono espulsi e non se ne vanno. Li arrestiamo e non stanno dentro. Li riprendiamo e non possiamo più farci niente ». L'ultimo esempio, in ordine cronologico, è quello dei fratelli albanesi di 25 e 27 anni. Entrambi clandestini e con una sfilza di precedenti. Già espulsi e arrestati, sono stati di nuovo trovati per strada, ammanettati, condannati, espulsi e, alla fine, rimessi in libertà perché non c'era posto nel centro di identificazione di Milano. I due— e questo è il paradosso — erano stati arrestati di venerdì sera, condannati sabato e rilasciati subito dopo per la sospensione della pena. Ritornati all'ufficio immigrazione sono stati liberati per mancanza di posti al Cie. Se il clandestino non viene riconosciuto entro 60 giorni dal fermo, torna libero. Addirittura, per i brasiliani, è necessario il consenso dell'espulso.

«Così — sottolinea un poliziotto dell'ufficio immigrazione di Roma — riusciamo a rimpatriarli solo a Natale e a carnevale, quando sono contenti di ritornare in famiglia. A spese nostre». Allora ci si può chiedere: è valida la Bossi-Fini? Spiega Saturno Carbone, segretario generale provinciale di Roma del Siulp, il sindacato di polizia: «Dobbiamo ragionare sulle cifre che si conoscono. Ad esempio le espulsioni in Italia nel 2008 sono state oltre 6.000, il 28 per cento in più rispetto all'anno prima. Ma le riammissioni per vari motivi sono state 6.424. Altro dato sconfortante è quello relativo agli sbarchi: 67.000 nei paesi Ue, 36.952 in Italia, più del 50 per cento». E va giù duro anche il segretario nazionale del Siulp, Giuseppe De Matteis: «La soluzione va oltre gli slogan. Quando uno straniero riceve il decreto di espulsione, non se ne va. E quando viene espulso, accompagnato alla frontiera e consegnato alle polizie locali, il più delle volte, dopo appena 48 ore, è già rientrato in Italia. Quando qualche tempo fa si è scatenata l'indignazione pubblica dopo il barbaro omicidio a Roma della signora Reggiani, la politica ha promesso migliaia di espulsioni. A tutt'oggi posso dirvi che le espulsioni reali sono state trentuno, a fronte degli oltre 6.000 decreti di espulsione, dal periodo 1 dicembre 2007 al 20 marzo 2008. E dei trentuno espulsi, quasi tutti sono già rientrati in Italia».