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martedì 31 marzo 2009

Insofferenti piromani

Il rogo doloso divampato all’alba di sabato in un alloggio popolare Arte di via Pedrini, a Begato, è stato il campanello d’allarme. Una famiglia composta da padre, marocchino, madre, genovese, e dalla loro bimba di due anni ha rischiato di morire tra le fiamme. La tragedia è stata evitata grazie all’intervento tempestivo dei vigili del fuoco. Ma il capofamiglia, Omar Sendal, 28 anni, si è fratturato le gambe lanciandosi dalla finestra col proposito di salvare moglie e figlia. Gli inquirenti hanno subito ipotizzato che il gesto possa avere una matrice xenofoba. È ancora tutto da dimostrare, certo. Ma, nel quartiere, la tensione è alta. Anche le testimonianze raccolte a caldo nella zona, hanno un tono più improntato all’insofferenza verso gli stranieri che alla solidarietà. La memoria torna al giugno 2006 quando, in diverse zone della città, esplosero sollevazioni e piccole violenze contro l’insediamento in appartamenti comunali di famiglie di rom slavi provenienti dal campo nomadi della Foce, chiuso definitivamente allora dall’ex giunta Pericu. Tre anni fa, volò qualche pugno e ci fu una minaccia con coltello. A Begato, l’altro giorno, è accaduto di molto peggio. Bruno Pastorino, assessore al Patrimonio del Comune: "Sono preoccupato per le richieste crescenti di alloggi da parte di immigrati e per l’insofferenza degli italiani. Serve un incontro urgente in prefettura per esaminare la situazione".

Vincenzo Galliano, Il secolo XIX

Credo che il capitolo "case popolari" sia uno dei capitoli più discussi quando si accenna alla presenza extracomunitaria in Italia. Si sente spesso, infatti, che gli stranieri - cosi come "rubano" il lavoro e le donne agli italiani - "rubano" anche le "case popolari". Ennesima leggenda metropolitana, ovviamente: La legge italiana, attraverso l’art. 40, comma 6, del Testo unico sull’immigrazione (decreto legislativo n. 286 del 1998), stabilisce che: “Gli stranieri titolari di carta di soggiorno e gli stranieri soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale e che esercitano una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo hanno diritto di accedere, in condizione di parità con i cittadini italiani, agli alloggi di edilizia residenziale pubblica”. In condizione di parità, afferma la legge. Non vengono quindi inseriti in una graduatoria a parte. Non usfruiscono di corsie preferenziali. La domanda sorge quindi spontanea: come fanno, coloro che si lamentano, a credere ancora alla bufala secondo cui gli stranieri "scippano" agli italiani anche gli alloggi popolari? Vallo a sapere. Ma ciò che mi meraviglia ancor di più è che al posto di illustrare al gentile e civile elettorato "insofferente" il motivo per cui non c'è bisogno di andare a bruciare la gente nelle proprie case, c'è chi si dice invece preoccupato per le "richieste crescenti di alloggi da parte degli stranieri". La solita metafora del lupo e dell'agnello: l’agnello si abbevera a valle di un corso d’acqua, il lupo a monte. Eppure quest'ultimo riesce lo stesso ad accusare l’agnello di inquinargli l'acqua. Questa volta, però, a monte pare che ci siano i soliti, simpatici ed insofferenti piromani.