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domenica 29 marzo 2009

Oltre al danno, la beffa

Vi ricordate la strage di Novi Ligure? "Dei due assassini non è ancora possibile capire la nazionalità. Avrebbero agito senza dire una parola e non sarebbero state individuate dall'unica superstite caratteristiche somatiche particolari" annuciava allarmato il Corriere. Erika De Nardo, la "superstite" di cui parlava il Corriere, ricordava "tutto bene e con precisione" secondo il procuratore Carlo Carlesi. Poi si scopre che quella che ricordava tutto e bene e con precisione altro non era che l'assassina di mamma e fratellino. Vi ricordate la strage di Erba? Tutti addosso al marito tunisino, con qualche politico che delirava addirittura di macellazione rituale. Poi si scopre che erano gli italianissimi vicini di casa. A dimostrazione del fatto che anche gli italiani uccidono (e stuprano, e rubano, ecc). Stavolta, però, la presunzione d'innocenza della società italiana era salva: a differenza dello "stupro di capodanno", quello della Caffarella era stato commesso da romeni. Con tanto di confessione che solo Dio sa come è venuta fuori. Poi colpo di scena, li scagiona il Dna. Poi infine si scoprono i veri colpevoli. Ma quelli di prima rimangono dentro lo stesso. Anzi, ad uno di loro - Karol Racz - si tenta di rifilare un altro caso di stupro. E' romeno? E va beh...se non ha commesso questo avrà commesso quell'altro, avranno pensato gli zeloti annidati tra gli investigatori, i politici, i media e l'opinione pubblica. Poi finalmente viene liberato, e per riabilitarlo viene invitato nei soliti famigerati salotti televisivi. Perché parlo di questo caso? Non aggiunge nulla di nuovo a quanto già sappiamo sui pregiudizi, discriminazioni, soprusi commessi a danno degli immigrati, specie se coinvolti in episodi di cronaca nera. Ne parlo perché a Karol Racz, provato e in lacrime nello studio di Porta a Porta, viene offerto finalmente un posto di lavoro: Filippo La Mantia, un famoso chef romano, gli offre un posto come pasticcere (competenza che Karol aveva già acquisito) nel suo ristorante. Ebbene: indovinate come è finita. La Mantia ha dovuto fare retromarcia di fronte ai reclami: tre cameriere si sono «licenziate» prima ancora di firmare, una ditta di facchinaggio ha sostenuto che i colleghi italiani senza lavoro hanno più diritti di Racz a un contratto e un'agenzia turistica ha minacciato via fax di non mandare più clienti. La Mantia non riesce a capacitarsi: "Racz è stato già giudicato, per la gente è e resterà "faccia da pugile". Non importa a nessuno che non abbia un letto. Il mostro non è lui, siamo noi". Già, oltre al danno, la beffa. Razzista, ovviamente, e sennò che beffa è?