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domenica 22 marzo 2009

Santi e Porci

Il 9 febbraio scorso, affermai che gli immigrati, se non discriminati, non avranno nessuna difficoltà a far fronte alla crisi. Un' affermazione in controtendenza rispetto a quanto sostenuto dai media, in un maldestro tentativo di tranquillizzare l'opinione pubblica impregnata di xenofobia, e cioè che gli immigrati saranno quelli più colpiti dai recenti sconvolgimenti economici. Se è vero che gli immigrati saranno colpiti, scrissi allora, non lo saranno perché "vivono di contratti a termine, lavoro precario e poco pagato" ma perché soggetti a misure discriminatorie tipo le leggi razziali approvate dal Comune di Lucca che recitano - papale papale - che in centro "non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, (ristoranti, ndr) la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse". O le svastiche e minacce sui negozi islamici a Bologna. Oppure i provvedimenti governativi che escludono a priori i contribuenti stranieri da agevolazioni e aiuti. L'aumento delle tasse di ingresso e permanenza regolare in Italia, soldi che andranno a rimpinguare fondi di assistenza da cui saranno esclusi gli immigrati, che pur sono regolari contribuenti, ecc ecc.

Ebbene, a dimostrazione del fatto che c'è un particolare accanimento contro gli immigrati che lavorano, producono e pagano le tasse, arriva l'ultima mossa creativa: Con la circolare n. 27 del 25 febbraio 2009 l'INPS traccia le linee di intervento per l'attività di vigilanza 2009. Secondo tale documento, in questa recessione i controlli degli ispettori non devono ulteriormente danneggiare le imprese. Insomma, ispezioni meno rigide per tutti. Tranne per gli immigrati, ovviamente. Detto altrimenti, più libertà di violare la legge e calpestare i diritti dei lavoratori per le aziende italiane, più controlli e rigore verso le aziende gestite da stranieri. Nero su bianco, nella circolare c'è scritto che nel 2009 “Dovrà essere privilegiata la vigilanza verso le imprese gestite da minoranze etniche o organizzate con l’impiego di lavoratori appartenenti alle citate minoranze”. Perché secondo l'Inps, queste realtà produttive “operano spesso al di fuori di qualunque regolamentazione di carattere lavoristico, previdenziale e fiscale” e “realizzano non di rado vere e proprie forme di sfruttamento della manodopera”.

Nel rilasciare questa sconvolgente circolare, quelli dell'INPS si inventano anche il termine "Azienda etnica", e fingono di adeguarsi a normative europee, in particolare ad una direttiva Ue (ancora in fase di recepimento) che impone sanzioni anche penali per i datori di lavoro che impiegano in nero cittadini irregolari extraUe. In realtà, l'unione europea non dice di controllare le cosiddette "aziende etniche" ma invita gli Stati membri a stanare le imprese che utilizzano lavoratori extracomunitari irregolari. Tutte. Ora identificare tale realtà con il ristorante indiano o il negozio di souvenir senegalesi è una vera e propria presa per i fondelli. Tutti sanno che ad assumere lavoratori extracomunitari in nero sono principalmente i datori di lavoro italiani, forti del loro status di autoctoni e ora anche del lassismo propugnato dall'esecutivo nei loro confronti. Le imprese italiane sono ai primi posti in Europa nella classifica delle violazioni dei diritti dei lavoratori. E tutti sanno che gli immigrati regolari si guardano bene dall'infrangere la legge, assumere clandestini, evadere le tasse o altro, per paura di perdere il permesso di soggiorno o l'opportunità di prendere - "faccetta nera, aspetta e spera" - la cittadinanza.

Poi quando l'agenzia Onu per il lavoro si azzarda a descrivere un'Italia "razzista e xenofoba" dove vengono calpestati i diritti dei lavoratori immigrati, c'è pure chi ha il coraggio di affermare che si tratta di accuse "false, non dimostrate con elementi concreti e dunque da respingere al mittente". Anzi, "Il quadro dell'Italia non è quello rappresentato nel rapporto del comitato dell'Ilo". In realtà il quadro dell'Italia è ancora peggiore: l'INPS non ha fatto che mettere per iscritto ciò che viene praticato da lungo tempo. Lo zelo con cui i vigli urbani danno le multe agli autisti stranieri, tracciano i verbali ai commercianti stranieri, controllano l'agibilità dei locali stranieri, si ingegnano a trovare scuse per chiudere le scuole e le moschee (spesso su commissione dei politici) era a dir poco sospetto. Lo hanno dimostrato anche fior fiore di inchieste e documentari, che c'era un doppiopesismo a dir poco sconcertante, in quanto a controlli. E c'è anche chi ha la faccia tosta di ribattere che ci sono le leggi e che bisogna rispettarle. Che oltre ai diritti (ma dove sono?) ci sono anche i doveri. Grandioso: ma le leggi le devono rispettare tutti oppure no? I doveri, devono essere osservati da tutti oppure no? Pare che, cosi come in Africa ogni giorno una gazzella si sveglia e sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa, in Italia, tutti i giorni, gli italiani si svegliano con la convinzione di essere santi e di dover rintracciare qualche immigrato delinquente. Dopottutto non è una brutta convinzione: come diceva Giovanni Papini, chi non si propone almeno una volta nella vita di essere santo, è un porco.