Notizie

Loading...

venerdì 24 aprile 2009

Perdenti e soddisfatti

Quello che sta andando in onda in questi giorni è la dimostrazione che i musulmani non rappresentano una minaccia. Come può fare paura una comunità che si divide, coprendosi di ridicolo, ogni volta che è in ballo un progetto a suo favore? E' proprio quello che sta accadendo a Torino: Abdel Aziz Khounati, presidente e Imam della "moschea" (leggasi scantinato) di Porta Palazzo, annuncia che la sua UMI (Unione dei musulmani in Italia) - costituitasi per l'occasione come Onlus - ha acquistato un edificio nell'area Spina di Torino. Ne farà una moschea per 500 persone (ora costrette a stiparsi in uno spazio che a malapena ne contiene 100), parte di un complesso dove saranno inclusi un centro conferenze e uno spazio riservato ad attività di sostegno sociale. Il governo del Marocco ha stanziato due milioni di euro come contributo alla realizzazione. Ovviamente siamo già abituati a ciò che accade in queste occasioni: urla, strepiti, cartelloni e raccolte firme, "cittadinanza preoccupata" e "Lega infuriata" e via discorrendo. Con la differenza che, stavolta, c'è di mezzo una appoggio diplomatico e finanziario cospicuo.

Ma qui, a Torino - come accaduto in altre parti d'Italia in occasioni simili - c'è qualcos'altro. Qualcosa di folcloristico, un tocco di colore "islamico" degno di nota: dei musulmani che, per l'occasione, si uniscono alla Lega, urlano e strepitano assieme ad essa, con tanto di conferenza stampa nella sede del partito. Leggo infatti sul Corriere che "Mohamed Lamsuni scrittore, poeta e, adesso anche voce e capo del movimento anti-moschea tori­nese, è il primo a dividere i mu­sulmani della città. Accanto a lui il «diavolo» Mario Borghe­zio, il segretario degli imam pre­dicatori in Italia Abu Anas, il consigliere della Consulta per gli stranieri Mustafa Kobba, l'Associazione dei predicatori di Mohammed Bahre Ddine, imam a Ivrea, il direttore del centro islamico di Moncalieri, Mohammed El Yeudouzi e l'onorevole Pdl Souad Sbai che ha presentato una denuncia al­la polizia per chiedere «chiarez­za sulla raccolta di fondi, sulle attività e sulle prediche nelle moschee torinesi partendo da segnalazioni gravi che mi sono arrivate — spiega la parlamen­tare — attraverso la lettera di un ragazzo musulmano». Sul quotidiano CronacaQui si parla "di accuse pesanti, che a tratti sembrano abbassarsi a una rivalità più personale che ideologica".

Sorge quindi spontanea la domanda: per quale motivo tutti questi rispettabili personaggi dalle cariche altisonanti sono cosi indignati? Vogliono "chiarezza". Mi chiedo, chiarezza de che? Più chiaro di cosi! Di Abdel Aziz Khounati non si è mai sentito nulla di male. Parla bene l'italiano, non ha mai rilasciato - per quanto mi risulta - dichiarazioni controverse o affermazioni assurde. Per accusarlo di qualcosa, qualcuno è stato capace solo di affermare che aveva raccolto soldi a favore di un partito legalmente riconosciuto in Marocco, mica Hamas o Hezbollah. Io stesso avevo candidato Khounati ad un seminario sul multiculturalismo che si è svolto a Milano in presenza di esperti statunitensi, dopo che mi era stato garantito da persone informate sui fatti, qui a Torino, che era un personaggio che ha dimostrato chiara volontà di integrarsi e agire entro le regole della convivenza civile. Se il Re del Marocco ha deciso di contribuire alla costruzione della sua moschea, è ovvio che è in ottimi rapporti con la Casa Reale, alleata dell'Occidente e moderata (sempre secondo i canoni occidentali) e che i servizi segreti marocchini non hanno nulla da ridire in merito. Cosi come è normale che un paese che basa una buona percentuale del suo PIL sulle rimesse degli immigrati cerchi di migliorare le loro condizioni di vita, anche all'estero, visto che ai governi dell'estero non gliene frega niente se i marocchini pregano in un garage o meno. Come dice Renzo Guolo: "è la logica conseguenza delle nostre scelte politiche: oggi per gli immigrati non esistono percorsi di cittadinanza, di "italianizzazione", per così dire. Ed è dunque normale che nascano moschee per stranieri, che in qualche modo si sentono vincolati e controllati non tanto dallo Stato dove vivono ma da quello dal quale provengono".

Fino ad ieri il problema era "Da dove verrebbero i soldi per la moschea?". Ora che i soldi arrivano da un governo amico, e che vengono gestiti da una Onlus perfettamente costituita, senza che venga chiesto un centesimo agli italiani, non va bene lo stesso. Eppure una grande moschea alla luce del sole elimina il rischio di mille piccole nascoste. Personalmente sono a conoscenza e a favore del progetto da almeno due anni. E mi spiace molto che sia stato reso noto sotto elezioni, con tutta la strumentalizzazione che ne consegue. Ho consigliato all'Imam Khounati di non parlare con la stampa, di dire chiaramente che qui in Italia la stampa non è obiettiva su questi temi. Mi auguro che faccia tesoro di questo consiglio. Non è un mistero che in seno alle comunità islamiche, e in particolare la comunità marocchina, ci sia una lotta senza quartiere in gran parte per cose che non ci sono ancora: la rappresentanza dei musulmani in Italia, l'8 per mille, la gestione dei luoghi di culto, i finanziamenti per le attività sociali e culturali. Mi ricordano i bambini che si inventano - letteralmente - la presenza di un cane in casa e poi riescono a litigare per decidere chi dovrà prendersi cura di lui. Il risultato è un "Tutti contro tutti" che non giova a nessuno di loro: ogni volta che un Imam riesce a convincere le autorità politiche della necessità di costruire una moschea decente, compaiono altri dieci che lo accusano di tutto e di più: "Non ha la licenza", "fa prediche integraliste", "ha mire politiche" ecc ecc. Una situazione che lascia perplesse le autorità e i finanziatori e che spesso fa si che tutto si blocchi, mantenendo a tempo indefinito l'attuale, vergognoso, status quo. Dove la religione e la cultura arabo-islamica non godono di alcun riconoscimento degno di tal nome. Tutti perdenti, ma soddisfatti.