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domenica 10 maggio 2009

Islam, Politica e i tempi non maturi

Mi si chiede di esprimere un parere sull'esclusione di Gabriele Piccardo da una lista civica vicina alla destra alle elezioni amministrative di Imperia. Un'esclusione - o una rinuncia se preferite - dovuta ad un aut aut della Lega Nord che, in caso di sua elezione, si era detta pronta ad aprire una crisi politica all'interno della maggioranza. Non dipenderebbe, dicono, nè dalla fede musulmana del candidato e tantomeno dal cognome, quello del mediaticamente famigerato Hamza Piccardo, già Segretario dell'altrettanto famigerata UCOII. Viene quindi da chiedersi perché tutto questo baccano, soprattutto se si considera che nel programma del fu candidato non c'era neanche un mezzo minareto. Ebbene: spero che quanto accaduto provi, ammesso che ce ne fosse bisogno, che i partiti maggiori sono a tutti gli effetti ostaggi della Lega. Una forza politica di cui non devo ricapitolare le posizioni o la propaganda in materia di rapporto con l'altro e che - dopo le ultime politiche, lo possiamo dire con certezza - rappresenta ufficialmente il 9-10% della popolazione italiana. L'altro giorno, July, una commentatrice di questo blog, mi diceva che un mio recente post traboccava "di "vorreste impedirmi" e di altre espressioni analoghe. Esattamente chi è che ti impedisce che cosa?. Risposta: vedi frase precedente. Come diceva Giambattista Vico: "i governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati". E in Italia lo sono eccome. Da questa storia, possiamo trarre delle morali generali a beneficio dei musulmani che vogliono lanciarsi in politica. Con tutto il mio rispetto a quelli che ci provano pensando di aprire la strada all'integrazione politica e sociale del resto della comunità, dobbiamo essere realistici e imparare dalle lezioni precedenti: basta candidarsi e finire per essere ridicolizzati, deligittimati o bruciati per racimolare, se va bene, un pugno di voti. I tempi non sono maturi: la comunità islamica è divisa ed è in gran parte costituita da immigrati senza diritto di voto. E se invece si punta sul voto italiano, si deve tenere in conto che l'italiano medio, reduce da anni di bombardamento mediatico, è propenso a diffidare e a non votare islamici. Un musulmano, anche se italiano a tutti gli effetti, per fare politica deve aspettare una nomina dall'alto oppure farsi furbo e lavorare nel retropalco. Altrimenti si fa la fine di Khalid Chaouki, che dopo essere stato spacciato per un fondamentalista dai vecchi "amici moderati" e timidamente difeso da esponenti di sinistra, ha ottenuto appena 7 voti alle elezioni comunali di Roma nella lista di Rutelli. O quella di Khaled Fouad Allam, scaricato dopo appena due anni di mandato. Come vedete, l'unica differenza è che la destra non ti dà neanche il tempo di prenderla, la delusione elettorale: stronca il percorso politico ancor prima che venga imboccato. D'altronde, come si può immaginare di resistere all'interno di un'alleanza che non vuole l'Italia multietnica? In questo paese c'è spazio in politica per un islamico alla volta. E l'islamico in questione deve dimostrare certe capacità: in particolare quella di sembrare abbastanza critico, per usare un eufemismo, nei confronti della sua religione e cultura di origine. Se poi asserisce di essere anche minacciato ed ha la scorta, allora ha tutte le carte in regola per aspirare alla poltrona, in Italia o in Europa. Gabriele Piccardo si è guardato allo specchio chiedendosi se soddisfava questi requisiti? Mi sembra proprio di no. Non si capisce allora come abbia fatto a pensare di farcela.