Di Gheddafi mi piace proprio il suo spirito provocatorio. Il suo linguaggio...come dicono in Italia quando parlano di Gentilini e Borghezio? Ah... fiorito. Nel 1988, Gheddafi - dalla Libia - disse che "gli italiani che colonizzarono la Libia erano gorilla e maiali: non possono essere cambiati in cosi poco tempo. L'evoluzione della specie avviene in millenni, non in poche decine d'anni". Oggi, afferma il Colonnello da Roma, l'Italia ha "rotto definitivamente il rapporto con il colonialismo e con il fascismo". Dopottutto la buona educazione quando si è ospiti a casa altrui è un valore arabo, e Gheddafi è a tutti gli effetti un ospite. Come ebbi a scrivere già in altre occasioni, il forte valore simbolico delle sue decisioni coraggiose, seppur controverse, non si può assolutamente mettere in dubbio. Gheddafi è l'unico dittatore che io conosca che sia riuscito - con il suo graffiante armamentario verbale - a trasformare l'onorevole Calderoli in un Obama in salsa padana che esprime - aggrappatevi a qualcosa - il "più profondo rispetto per tutte le civiltà" dicendosi "convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi". Al Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che prometteva di visitare la Libia con grande fanfara, il governo libico non ha esitato a fargli sapere, con nota ufficiale, che "saremo noi a indicare la data e il modo in cui potrà arrivare". Gheddafi è, per dirla in breve, il cittadino arabo cosi come dovrebbe essere, cosi come mi piacerebbe che fosse: non un debole complessato disposto a rinnegare le proprie origini per una cittadinanza o per un posto in questo o quel parlamento, ma un fiero portatore delle proprie tradizioni e della propria storia, sicuro di sè e consapevole di avere il controllo della situazione, anche nei momenti più duri. Gheddafi è l'esempio della dignità araba che non si fa calpestare, che impone il rispetto quando viene meno da parte degli altri, anche minacciando la sospensione della fornitura di gas e petrolio e/o la nazionalizzazione dei beni italiani attualmente in Libia.
Quali sarebbero le colpe del Fratello Colonnello? Si riprende gli immigrati africani che cercano di sbarcare in Europa? E chi glieli riporta, scusate? Non è forse la marina italiana, che si avvicina alle loro misere barche (senza speronarle, stavolta) e li prende per i fondelli dicendo loro che verranno accompagnati in Italia? Chi è che invoca lo speronamento e il bombardamento dei migranti, donne e bambini inclusi, se sorpresi in acque territoriali? Non sono forse i politici eletti con voti italiani? Gheddafi fa semplicemente ciò che un accordo internazionale, fortemente voluto dal governo italiano e graditissimo dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica italiana, gli impone di fare. Questa sinistra non ha più nessuna legittimità di parlare a nome degli immigrati. Qualcuno dell'opposizione, ieri, non si è nemmeno vergognato di definire la foto appuntata sulla divisa di Gheddafi come una "provocazione ostile". Una vergognosa foto ricordo dei fascisti che trascinano in catene un vecchio eroe è una provocazione? Ma questa è opposizione o un rinato partito fascista? Per questo ho lanciato la mia provocazione alle agenzie di ieri. Non solo questa opposizione non ha fatto nulla quando era al governo ma ultimamente rincorre persino la Lega nella sua becera xenofobia, cavalcando il nazionalismo da operetta della migliore tradizione italiota. Ora, addirittura, si sveglia e - per difendere i migranti da un accordo discutibile - se la prende con il presidente della repubblica araba che l'ha sottoscritto piuttosto che con il loro votatissimo presidente che l'ha voluto. Quindi basta ipocrisia e sceneggiate. Ai parlamentari dell'opposizione che diserteranno l'Aula del Senato o che promettono "spettacolari" proteste, dico: risparmiate il vostro fiato e cercate di recuperare il consenso che avete perso , anche tra gli immigrati, facendo le battaglie giuste nei posti giusti. Qui, in Italia. Perché Gheddafi, con o senza discorso al Senato, è venuto in Italia da leone. E da leone tornerà nel deserto della Libia.

