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lunedì 8 giugno 2009

La moschea? Come la discarica.

L'opinione
Un No ideologico in cerca di scuse
Sherif El Sebaie

Repubblica-Metropoli, 7 giugno 2009

In Italia, le moschee vengono direttamente dopo le centrali nucleari, i termovalorizzatori e le discariche nella classifica delle strutture più odiate ed ostacolate. Una delle domande alla base delle proteste cittadine aizzate da politici in cerca di visibilità e voti è: chi finanzierà il progetto? Domanda di per sé legittima, se non fosse per il fatto che nessuna risposta va bene. Da tempo ormai, la comunità islamica ha fatto sapere che non chiede neanche un centesimo di fondi pubblici. Eppure anche gli immigrati musulmani pagano regolarmente le tasse senza usufruire dell’otto per mille o delle esenzioni ICI concesse invece ad altre fedi. Si è tentata quindi la strada della colletta dopo la preghiera. Apriti cielo: gli Imam promotori sono stati subito bollati, nel migliore dei casi, come dei truffatori e - nel peggiore - come dei finanziatori occulti della Jihad. Qualcuno ha provato la strada delle fondazioni bancarie e anche qui non sono mancate le proteste, come se gli islamici non avessero diritto di presentare regolare richiesta ad una fondazione privata che vive anche grazie ai loro conti correnti, risparmi e bonifici all’estero. Ora, invece, un Imam marocchino residente a Torino - dopo aver costituito una regolare Onlus - è riuscito ad ottenere un finanziamento dal Regno del Marocco. Non va bene lo stesso: gli oppositori si chiedono come mai il Marocco stia investendo questo denaro per la costruzione di una moschea in Italia invece di lottare contro la povertà della propria gente. Evidentemente dimenticano che gli immigrati di cui parliamo sono cittadini marocchini a tutti gli effetti, anche perché ottenere la cittadinanza italiana è virtualmente impossibile. E’ naturale quindi che un governo si interessi ai propri cittadini immigrati quando lo stato che invece li ospita (e che riscuote le loro tasse) se ne disinteressa completamente o addirittura pone ostacoli ai loro più basilari diritti. Ma non è questo il punto. Perché la vera domanda è: se non va bene l’autofinanziamento, non va bene il finanziamento degli enti privati e non va bene nemmeno il finanziamento estero da un paese moderato e amico – considerato comunque un’intollerabile ingerenza straniera – quali sono le strade alternative lasciate a disposizione degli islamici per costruire le proprie moschee? A questo punto il sospetto che le proteste siano solo strumentali è più che fondato. Non è che dietro si stia nascondendo un sentimento razzista teso ad impedire ai musulmani di professare la propria fede?