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martedì 30 giugno 2009

Souad Sbai ha gettato fango

Stefania Aoi, Epolis -Torino, 26 giugno 2009

L'Umi (Unione mussulmani d'Italia) torinese ha sporto querela contro la parlamentare del Pdl Souad Sbai che aveva dichiarato ad alcuni giornali che il presidente dell'Umi Khounati non aveva finanziato la nuova moschea di via Urbino in modo trasparente. Che i soldi ricevuti per i lavori di ristrutturazione non provenivano dal governo marocchino. E si domandava, se questi denari non arrivassero da gruppi islamici estremisti. Poi il presidente Khounati annuncia che i lavori per la nuova moschea partiranno ad agosto, in un anno dovrebbero essere terminati e si predicherà anche in italiano. Ritornando alla Sbai, la Costituzione italiana dà ai parlamentari l'immunità quando esprimono opinioni nell'esercizio delle loro funzioni. Quindi è probabile che l'avvocato Emiliano Liba, che rappresenta l'Unione musulmana italiana, non la spunterà davanti al giudice. E che la querela per diffamazione a mezzo stampa non avrà conseguenze. Ma non è questo che interessa a Khounati. Lui stesso spiega che «la nostra querela ha significato politico, vogliamo affermare che operiamo in modo trasparente. E che la Sbai ha gettato fango sul nostro buon nome, facendo intendere che siamo gente pericolosa. Non è così. Anzi noi siamo per l'integrazione e per la convivenza pacifica e lo dimostriamo ogni giorno». Nel centro islamico di via Fiochetto, oltre a khounati, ecco altri rappresentanti della comunità marocchina. Come il viceconsole Ben Omari. Che annuisce mentre khounati ribadisce che i soldi della moschea arrivano dal governo marocchino. Lo dimostra un bonifico dove però non si leggono le cifre che il ministero di Rabat ha erogato. Sono state cancellate. Il presidente assicura: «Le mostreremo se necessario. Abbiamo ricevuto un milione e cento mila euro e l'assessore Curti, i servizi segreti ne sono a conoscenza». Ma perchè la Sbai avrebbe dovuto gettar fango? Il giornalista egiziano Sherif El Sebaie, dà una sua lettura: «Gli arabi sono litigiosi. Come dice una barzelletta pachistana, se uno emerge da un calderone d'acqua bollente, gli altri che sono dentro, invece di aiutarlo a scappare lo acchiappano per i piedi e lo tirano giù».