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lunedì 3 agosto 2009

I Professionisti dell'Anti-Islam

I blog che, in Italia, promuovono l'odio anti-islamico e la xenofobia si riconoscono immediatamente dal loro contenuto. E' del tutto impossibile infatti trovarci dei contributi che siano frutto degli "studi decennali " dei loro autori. Niente lunghi e noiosi papielli che espongano i frutti delle loro "ricerche": loro non sono mica come quei rincoglioniti accademici orientalisti, non a caso tutti "filo-terroristi". Vi si ritrovano, invece, articoli, articoletti e cotillon copia-incollati dai massmedia, in un'accozzaglia che mette insieme gli attentati dei fondamentalisti con le statistiche sugli arresti degli spacciatori, passando dalle liti condominiali per il chiasso notturno. Basta che di mezzo ci sia un arabo o un islamico per buttare dentro il calderone: tanto tutto fa brodo. Eppure i tenutari di questi bordelli internettiani affermano di essere ferratissimi in materia di Shariah, di Fatwe, di Storia islamica ecc. Ne sanno sempre una più del... musulmano. Uno vorrebbe anche abbeverarsi dalle loro sorgenti di infinita saggezza, ma niente da fare.

In realtà, quella adottata da questi individui è una strategia chiara e precisa per nascondere la propria ignoranza e per mettersi al riparo da qualsiasi responsabilità penale e civile. Se proprio devono intervenire lo fanno per lanciare, fra un commento e l'altro, qualche provocazione anti-islamica di epoca medievale, copiata a sua volta da qualche altro sito. La loro difesa è già predisposta: loro "riportano" solo dichiarazioni e parole che sono state pubblicate altrove, cose dette da altri, magari da islamici. Il fatto che i loro "riporti" siano spesso e volentieri delle scelte negative a senso unico accompagnate da titoli o etichette generalizzanti come "la religione di pace" oppure "Islam italiano" sono solo dettagli. Eppure è evidente che costoro vogliono, implicitamente, additare i musulmani come nemici da eliminare. A dar loro man forte c'è sempre l'editoriale dell'espertone/a di turno, che - essendo musulmano/a di nascita - "conosce i suoi polli". Quando però si accenna al fatto che questi venditori di polli hanno costruito fortune editoriali e carriere politiche dicendo agli islamofobi quello che volevano sentire, si viene immediatamente tacciati di essere dei "signornessuno che rosicano dall'invidia". Eggià: di questi tempi, uno che non ambisce a fare soldi con questi stratagemmi non può che essere uno squilibrato invidioso.

I sedicenti esperti-blogger di Islam, invece, sono delle persone per bene. C'è una specie di cliché unificato: se uomini, sono "esperti" perché hanno "lavorato nei paesi arabi per anni" (dove però si sono ben guardati dal rifiutare il pingue stipendio. La loro fissa è che mentre lavoravano là "non si vedevano le donne". E comprarsi una parabola per rifarsi gli occhi con la Tv italiana no, eh?) oppure (se donne) perché sono state "sposata con un musulmano per anni" (Il fatto che queste poverette siano magari un tantino provate da disastrosi rapporti matrimoniali, magari combinati al buio in età adolescenziale, è un dettaglio marginale). Non ho ancora trovato un'escort di alto-bordo che abbia lavorato nel Golfo e che si dichiari esperta di Islam. Ma non disperiamo: prima o poi salterà fuori. In altri paesi questi fenomeni da baraccone sarebbero nel posto più adatto per loro, ovvero al circo. Accanto alla donna barbuta e all'uomo-elefante. In Italia, invece, c'è chi li cita sui giornali. Chi li invita persino a dire la loro in televisione. Un atteggiamento che ovviamente li incoraggia a perseverare nella loro opera di avvelenamento. Magari ci scappa il libro o un posto come portaborse in un partito. In attesa, ovviamente, del giorno in cui guideranno le masse armate di machete per far fuori un po' di islamici.

I magistrati e le forze dell'ordine monitorano - giustamente - siti e blog che inneggiano alla guerra santa, al califfato universale e via delirando. Temo però che non stiano prestando la stessa attenzione all'altro lato della medaglia, ovvero a quelli che, in maniera subdola ma non meno pericolosa, inneggiano all'odio religioso e razziale. Fino a prova contraria, in Italia non ci sono mai stati attentati di matrice islamica. Sui processi per terrorismo internazionale, lungamente sbandierati dai media, non sappiamo quasi nulla: molti degli accusati sono stati assolti, altri espulsi senza processo. In compenso ci sono stati attentati contro le moschee e i centri culturali islamici, episodi di razzismo dove è scappato il morto, roghi e linciaggi. E' dovere di chi ha il compito di tutelare la pace sociale scovare coloro che hanno ispirato queste azioni prima ancora di quelli che hanno materialmente agito. Non si capisce infatti perché degli islamici vengono arrestati solo per una battuta travisata dall'interprete o, peggio, perché incastrati da ufficiali in cerca di promozione e pubblicità (poi vengono rilasciati, in sordina, con alcune centinaia di migliaia di euro di risarcimento a carico dei contribuenti), mentre quelli che affermano - papale papale - che "bisogna far fuori gli immigrati" sono liberi di andare in ferie.