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domenica 2 agosto 2009

Scippone l'Africano

Ho sempre trovato qualcosa di tragicomico nel comportamento occidentale di fronte alle disgrazie dei popoli del terzo mondo. L'Occidente - sì, proprio quello della democrazia, della libertà e via cianciando - pone le basi necessarie affinché si verifichino i drammi. Poi, quando accadono, si gode lo spettacolo (opportunamente intitolato "Scippone l'Africano") e - calato il sipario - protesta, si indigna e chiede il rimborso del biglietto. Per comportarsi in questo modo bisogna avere la faccia come le proprie paffute posteriorità, rimpinguate da secoli di scippi e ruberie in Africa. Non può essere altrimenti. Leggo per esempio sul sito dell'agenzia Reuters un articolo intitolato "Cambiano rotte migratorie, aumenta violenza a frontiere Egitto". In parole povere quello che sta succedendo è questo: con l'accordo italo-libico gli immigrati africani non riescono più ad arrivare in Europa e, di conseguenza, cercano di attraversare il confine egiziano per entrare nello stato di Israele. La polizia egiziana spara, gli immigrati africani muoiono e chi si straccia le vesti sulla rete? Le anime belle italiote. Proprio quelle del "se ne stiano a casa loro", quelle che - se potessero - farebbero come Borghezio.

L'articolo della Reuters dice che "L'Egitto teme che un flusso senza controllo di migranti al suo confine strategico del Sinai possa rappresentare una minaccia alla sicurezza in un'area in cui già è preoccupata per le incursioni dei fondamentalisti islamici che ogni tanto trovano rifugio nella zona montuosa e isolata". L'affermazione criptica sopra riportata lascia intendere che l'Egitto spara agli immigrati africani che cercano di entrare in Israele perchè teme per la propria sicurezza. Viene da chiedersi quale minaccia alla sicurezza egiziana possono rappresentare degli immigrati che lasciano l'Egitto. Infatti gli immigrati in questione non rappresentano nessuna minaccia per l'Egitto, che da anni tollera la presenza di centinaia di migliaia di immigrati africani, salvo quando i dipendenti delle Nazioni unite non chiamano le forze dell'ordine per sbarazzarsi dei 3000 rifugiati infuriati accampati per settimane nella piazzetta antistante i loro uffici (poi, quando le forze dell'ordine intervengono, e qualcuno muore nella calca, la colpa è ovviamente dell'Egitto e non delle Nazioni Unite che scaricano i rifugiati, dicendo loro di ritornare nei propri paesi dove "è tutto a posto").

Non a caso l'articolo della Reuters accenna timidamente "alle pressioni di Israele, che vuole bloccare il flusso dei migranti". Già. Ma si sono ben guardati dal dire che proprio Israele ha predisposto recentemente gli ordini di espulsione per circa 3000 bambini e ragazzi, figli di profughi africani e lavoratori stranieri illegali, che si esprimono in ebraico e nella maggior parte dei casi non sono mai usciti da Israele, mentre prosegue l’espulsione degli adulti privi di permessi di residenza e di lavoro: circa 300.000 persone. Un esodo biblico. E a chi viene chiesto - ovvero imposto - di fermare, con le buone o con le cattive, il flusso clandestino di nuovi immigrati? Ovviamente all'Egitto che, se non si adegua ai diktat israeliani, si ritrova immediatamente accusato di connivenza con i terroristi islamici, con i kamikaze e chi più ne ha più ne metta. La Reuters accenna per esempio ad "un attacco aereo contro il presunto convoglio di armi egiziano sul quale viaggiavano anche degli immigrati africani". Mettetevi nei panni dei soldati egiziani al confine: nel buio della notte del deserto del Sinai vedono un mezzo che cerca di attraversare il confine. Gli intimano l'alt e non si ferma. Che fanno? Lo lasciano passare? E se poi le armi arrivano effettivamente in Israele, chi andrà a zittirli, poi, gli israeliani e i loro sostenitori?