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domenica 13 settembre 2009

Fra i tre litiganti, l'immigrato gode

Recita il detto "Fra i due litiganti il terzo gode". Se i litiganti sono invece tre, vi lascio immaginare.

Godiamocela tutta dunque, questa tensione all'interno del governo e tra quest'ultimo e la Chiesa sul tema dell'immigrazione. Anche se non credo che ci sia solo l'immigrazione dietro lo scontro aperto tra il Presidente della Camera e diversi settori della maggioranza o dietro le tensioni fra l'esecutivo e una buona fetta del mondo cattolico. E' un ottimo segnale, però, il fatto che la questione venga continuamente tirata in ballo e brandita sui media come una clava man mano che si infiamma il dibattito politico E' la dimostrazione che per quanto si faccia finta che il tema non sia una priorità e che per questo non faccia parte dell'agenda politica (nella chiave da noi intesa), esso torna irremediabilmente a galla rovinando il piacevole torpore dei politici italiani su ciò che concerne gli stranieri.

Da tempo, ormai, il Presidente Fini si distingue per le sue posizioni di apertura verso gli immigrati. Dalla concessione del diritto di voto al riconoscimento dell'insegnamento del Corano nelle scuole, non ha perso occasione di smarcarsi dai suoi stessi compagni di partito. C'è chi dice che fa questo perché ambisce al Quirinale e chi invece afferma che sta cercando di sottrarre voti alla sinistra. In ogni caso c'è un dato di fatto: la seconda carica dello stato ha assunto una posizione scomoda, in conflitto con la maggioranza ma anche, temo, con l'opinione pubblica italiana. E ancora oggi non ha fatto marcia indietro. Dobbiamo dargliene atto. Per quanto questa posizione sia minoritaria e per quanto sembri non avere prospettive concrete, c'è un alto esponente governativo che dice apertamente le cose che pensiamo anche noi.

L'ultima affermazione di Fini è rivoluzionaria: "negare che accanto alla politica dei doveri verso gli immigrati ci sia la politica dei diritti non credo sia un suicidio politico ma è il suicidio della ragione. Nemmeno della pietà cristiana, della ragione". Il Presidente della Camera ammette quindi pubblicamente che in Italia non esiste una politica di diritti nei confronti degli immigrati mentre esiste, eccome, una politica di doveri. E' un'ammissione di colpa tutt'altro che marginale, che tiene i riflettori accesi sulla questione e che potrebbe mettere il fuoco alle polveri nella santabarbara di questo governo, già surriscaldata dagli scandali che sappiamo e dalla campagna di critica internazionale.

Se opportunamente cosparso di benzina, il tema dell'immigrazione potrebbe quindi contribuire all'esplosione definitiva ed aprire una nuova fase sulle tematiche migratorie, che veda diversi senatori e deputati del PDL alleati a quelli dell'UDC e del PD. Soprattutto in questo momento in cui c'è un clima di tensione con il Vaticano, a sua volta esacerbato dall'attacco al direttore dell'Avvenire. Ci saranno scosse e scenari e imprevedibili, credo. Esattamente come ha detto D'Alema. Ci siamo quasi, signori. E se non ci siamo, non ci vorrà molto per arrivarci. Teniamoci pronti ad assumere le nostre responsabilità di lotta. E di governo.