La videocrazia berlusconiana da una parte e la xenofobia sono chiamati dunque a processo in un cinema che vorrebbe dire tutta la verità. (...) La Romania con Francesca , film di neo-realismo girato da Bobby Paunescu, che ha vissuto 10 anni a Milano e accusa gli italiani di razzismo. (...) storia di una ragazza di Bucarest, dove molta gente si spende in energia e volontà, che vorrebbe venire in Italia ad aprire un asilo. Siamo definiti, da suo nonno, «maccheronari » e stupratori come i turchi: «Perciò — dice nel film — ci hanno fatto entrare nell’Unione europea, per le donne ». L’autore si è sentito tradito: «Gli italiani pensano che siamo ladri, zingari, stupratori, un effetto dell’orribile assassinio della Reggiani nel 2007, ma in realtà paghiamo tutti 22 milioni di onesti per 900 delinquenti. Sentivo di dover far qualcosa, reagire per un comprensibile rancore. Pensare che ci sono 1700 imprese romene a Verona e 27.000 imprese italiane in Romania con tanti scambi commerciali... Viviamo una crisi di identità — conclude Paunescu — ci vorrà tempo, ma spero ci sarà modo di aggiustare il tiro da tutte e due le parti, perché siamo popoli storicamente affini ed è molto brutto ora dover proteggersi le spalle». (Il Corriere)

