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mercoledì 9 settembre 2009

L'uomo giusto e la stampa sbagliata

Dal 7 al 23 settembre, i 58 membri del Consiglio esecutivo dell'UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite dedita a propugnare l’educazione, la scienza e la cultura nel mondo, sceglieranno il nuovo direttore generale. Il candidato più papabile, forte dell'appoggio dei paesi africani, arabi ed islamici e diversi paesi europei fra cui - almeno così sembra - l'Italia, è Farouk Hosni, ministro della Cultura della Repubblica Araba d'Egitto. I rapporti che legano Farouk Hosni al Bel Paese sono più che consolidati: negli anni 70 è stato direttore della Accademia d'Egitto a Roma e le sue mostre sono sempre state ben accolte dal pubblico e dai critici italiani. Con questo passato da pittore e un'esperienza decennale in ambito artistico, Hosni è quindi l'uomo giusto al posto giusto. Ma è egiziano, arabo, musulmano (anche se laicissimo e per di più contrario al velo) ed è sensibile alla causa palestinese. Una sensibilità che lo ha spinto a rilasciare alcune dichiarazioni controverse, molte delle quali mal tradotte e manipolate, per le quali si è anche scusato. Per esempio la sua frase sui libri israeliani «da incenerire» era una battuta in risposta a un deputato fondamentalista egiziano che affermava l’esistenza di «libri israeliani che insultavano l’Islam nelle biblioteche pubbliche egiziane». Tolta dal contesto, e priva delle dovute specifiche, ora questa infelice battuta viene usata per dipingere Farouk Hosni come erede del Terzo Reich. Eppure su Le Monde il ministro ha fatto mea culpa e ammesso di aver parlato di getto e senza calibrare le parole. D'altronde è lo stesso Ministro che ha dato il via ai lavori per la ristrutturazione della sinagoga ebraica del Cairo e che ha proposto di creare il primo Museo dell’Antichità e della Cultura ebraica in Egitto (i suoi detrattori invece hanno trasformato la sua proposta in un "si è opposto alla creazione di un museo della cultura ebraica"). Persino il governo israeliano non ha messo il veto sulla candidatura. Eppure i corifei della stampa destrorsa, in particolare italiana, continuano a dargli dell' "antisemita". Alcuni parlamentari - i soliti - hanno addirittura promosso un appello per boicottare la nomina. Fra le varie scemenze scritte sul ministro, ce n'è però una imperdibile di Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera. Secondo Battista - principale accusatore del candidato egiziano - Farouk Hosni avrebbe vietato il "Codice da Vinci di Dan Brown (questo sì per non meglio pre­cisate implicazioni «sioniste»". Evidentemente Battista ambisce a riempire la voragine anti-araba ed islamofoba di cui Il Corriere si è fatto promotore a partire dal 2001. Le conseguenze dell'abbandono di Magdi "ex-musulmano" Allam e del viaggio ultraterreno di Oriana Fallaci (che in questi giorni è stata riesumata dall'oltretomba con annesso coro di prefiche giornalistiche, ovviamente sul Corriere) ora sì che si fanno sentire. Il Codice da Vinci, caro Battista, non è stato vietato per "non meglio pre­cisate implicazioni sioniste", bensì perché "danneggia simboli religiosi cristiani e musulmani mettendo in dubbio ciò che è scritto nei Vangeli e nel Corano sulla personalità di Cristo". Ovviamente si può essere d'accordo o meno con la motivazione, singolarmente in linea anche con il pensiero del Vaticano, ma c'è una gran bella differenza fra una decisione presa su sollecitazione delle chiese locali e per rispetto dei simboli religiosi prima cristiani e poi islamici e una non meglio precisata, questa si che lo è, accusa di antisemitismo. La verità è che a certi ambienti non va affatto giù che l'ennesima eccellenza egiziana approdi per i prossimi anni sulla scena internazionale. Hanno mandato giù con molta difficoltà la nomina di Boutros Boutros Ghali come Segretario dell'Onu, di Jean Selim Kanaan come collaboratore dell'Alto commissariato ONU per i diritti umani e quella di Mohammed El Baradei come direttore generale dell' Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, con annesso Nobel per la Pace. Per non parlare dei Nobel a Nagib Mahfuz, Ahmed Zuwail, Anwar El Sadat. O del successo di scrittori come Alaa Al-Aswany e delle migliaia di egiziani che tengono alta la bandiera delle istituzioni e delle strutture formative e culturali egiziane. Quando è troppo è troppo. Ora che la nomina di Farouk Hosni sembra quasi scontata, i suoi detrattori hanno completamente perso la tramontana, moltiplicando i loro editoriali ed articoli contro di lui. Speriamo che i loro tentativi falliscano miseramente. In ogni caso, è proprio vero: l'invidioso è un impotente incapace di rassegnarsi.