Notizie

Loading...

giovedì 15 ottobre 2009

E' giusto che la ribellione monti!

Giustamente la Procura sta indagando sui compli­ci dell'ingegnere libico che ha tentato una avventura da kamikaze nella caserma di piazzale Perrucchetti a Milano. Altre parti della città, altre istituzioni ed i co­muni cittadini faranno bene a chiedersi perché di un gesto così disperato. Il suicidio, anche quando è com­piuto per una causa ritenuta santa, è una scelta grave che deve essere motivata da ragioni convincenti che è pericoloso liquidare con una generica affermazione di fanatismo. Il libico potrebbe aver coltivato un rancore sordo verso una nazione che tratta lui e tutti i suoi connazio­nali con diffidenza e disprezzo. Forse le condizioni economiche molto precarie, una famiglia pesante con dei figli ai quali non poteva assicurare un futuro dignitoso possono aver logorato le difese e convoglia­to la frustrazione verso la violenza o forse altri motivi ancora. Io conosco e ascolto molti ragazzi di religione isla­mica di prima e soprattutto di seconda generazione. Ragazzi e ragazze che hanno studiato e si sono diplo­mati o laureati a Milano o in Italia i quali fanno una enorme fatica a sopportare tutte le forme di discrimi­nazione quando non di disprezzo di cui sono fatti og­getto: loro e la loro religione, la loro nazionalità. Si sente il desiderio, il dispiacere e la rabbia che monta perché è giusto che la ribellione monti in chi capi­sce di non essere rispettato. Sento che ci stiamo allevando come nemici deci­ne di migliaia di giovani ormai italiani e milanesi o lombardi i quali hanno il diritto al rispetto, che potrebbero diventare cittadini a pieno titolo, che vivranno certamente in­sieme con noi e tra di noi. Troppi atteggiamenti di politici, di amministratori e di cittadini ammaestrati da cattivi maestri sono ingiusti, immorali, pericolosi. Quanti italiani potrebbero sopportare di essere trattati come persone di serie B, uomini e donne che non solo devono percorrere vie burocratiche e onero­se per avere un permesso di soggiorno o il ricongiun­gimento familiare ma anche quando lavorano e paga­no le tasse nella nazione della mafia e della ’ndran­gheta sono sospettati di essere l'origine della crimina­lità e della violenza, un pericolo per la fede cristiana e altre sciocchezze del genere. I giovani islamici, molti islamici moderati che so­no nati e che vivono e vivranno a Milano vogliono essere una risorsa per la città, istituzioni islamiche come il Centro Islamico di Milano cercano il dialogo, la moschea per Milano è diventata una necessità ed una risposta di riconoscimento e di dignità. Possiamo solo sperare, da persone intelligenti ed intellettualmente oneste che l'attentato fallito alla Perrucchetti non diventi un'altra delle logore argo­mentazioni contro.

Don Gino Rigoldi, Il Corriere