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domenica 25 ottobre 2009

Probiviri

Normalmente non mi avventuro sul minatissimo e scandalosissimo territorio delle "questioni interne" italiane. Ho già spiegato il motivo in altre occasioni. Già un immigrato che si esprime sulle vicende che lo riguardano direttamente, come le leggi sull'immigrazione, il razzismo ecc, viene linciato perché un "ospite" non dovrebbe "sputare nel piatto dove mangia". Figuriamoci se si mettesse pure a sindacare sull'autorevolezza e la qualità delle istituzioni che governano il paese in cui si trova. Questo comportamento, abbastanza diffuso per dire la verità nella società italiana, è sostanzialmente un indice di immaturità. Non si vuole capire che l'immigrato veramente "integrato" è anche colui che "interagisce" con la società in cui vive, lavora e paga le tasse. L'integrazione non è l' "adeguarsi alla volontà della maggioranza" e quindi arrendersi allo status quo, come a qualche cretino piace ripetere. Integrarsi è soprattutto interagire con gli altri, dire la propria, provare a cambiare le cose. Solo interagendo, l'immigrato si sente accettato e compartecipe dello sviluppo del contesto in cui vive. Diversamente, si sente emarginato ed escluso e questo - ormai lo sappiamo bene - può portare a sentimenti di rancore e di vendetta che poi sfociano in maldestri tentativi di fare male a sé e agli altri, come è successo a Milano recentemente.

Faccio eccezione alla regola che mi sono autoimposto per dire la mia sul caso Marrazzo, presidente della Regione Lazio, oggetto - a quanto riferiscono i media - di un ricatto da parte di alcuni carabinieri che lo avrebbero filmato in compagnia di alcuni trans. Ora, ciò che mi sconvolge in questa faccenda non è il presunto comportamento di Marrazzo prima, durante o dopo il ricatto. I gusti sessuali sono affari privati e la paura e la vergogna che uno potrebbe provare in una situazione simile sono umanamente comprensibili. Anche se uno poi certe domande se le pone lo stesso: per esempio sul perché una serata di sesso - fossanche con una muscolosissima trans - costa 3000 euro e con quali fondi si può sostenere un simile stile di vita, se è opportuno che una persona soggetta a ricatti copra funzioni pubbliche e si rechi a simili appuntamenti con l'auto blu. Ma non è questo il punto: ciò che mi sconvolge veramente è il modo con cui i media hanno trattato questa questione. E non mi riferisco a come la stanno trattando ora, ma come l'hanno trattata prima. O forse sarebbe meglio dire a come non l'hanno trattata prima. Il video - o i video?- che, a quanto riferiscono i media, ritraggono Marrazzo con trans, strisce di cocaina, ecc non giravano solo nell'ambiente dei viado e dei carabinieri deviati. Tramite alcuni mediatori erano finiti anche nelle redazioni di diversi giornali e riviste. E questo è successo non ieri o l'altro ieri, ma settimane se non mesi fa. Eppure nessuno ha pubblicato niente. Come mai?

Il fatto che un mezzo di informazione rinunci - in una società libera o che si professa tale, mediatizzata e capitalista - a pubblicare una notizia bomba (come quella di cui stiamo parlando), indipendemente dal fatto che tratti questioni private e dal come è stata acquisita, è estremamente allarmante. La domanda che mi pongo quindi è: come mai i video imbarazzanti che coinvolgono Marrazzo non sono stati resi pubblici prima? Prima delle elezioni regionali, prima delle primarie del Partito Democratico, prima che i magistrati scoprissero il girone infernale in cui era caduto il governatore? Avevano forse remore nello sbattere gli atteggiamenti privati di Marrazzo in prima pagina? Non credo proprio. I nomi noti finiti sulle pagine dei giornali per le loro frequentazioni notturne ormai non si contano più. Festini con vagonate di ragazze, molestie telefoniche a sfondo omosessuale, macchine che si fermano vicino a transessuali. C'è stato di tutto, finora. Anche servizi ridicoli e incomprensibili come quello che ritrare il giudice Mesiano coi calzini turchesi mentre aspetta, fumando, il turno dal barbiere (atteggiamenti "stravaganti," secondo la giornalista che ha realizzato il servizio). E i direttori dei quotidiani e dei telegiornali che hanno diffuso queste notizie, vere o false, utili o inutili che siano, hanno tutti difeso il loro operato e invocato la libertà di "rendere nota la notizia". Ciò che è allarmante, però, è che le rendano note quando conviene, o quando viene loro ordinato di farlo, anche se ciò significa aspettare giorni, settimane, mesi se non addirittura anni. Viene quindi spontaneo chiedersi che funzione esercitano, esattamente, i media italiani? Sono organi che tengono informati i cittadini o strumenti utili alla loro manipolazione? Sono megafoni della consapevolezza e della presa di coscienza o buie casseforti di documenti compromettenti che vengono tirati fuori ad orlogeria? Ho frequentato l'ambiente dei media televisivi e cartacei abbastanza per darmi delle risposte precise e convincenti. Quindi non sono io quello che ha bisogno di una risposta ma voi, cittadini, italiani, lettori: siete davvero sicuri di essere liberi e informati?

Foto: Il cardinale Camillo Ruini e Piero Marrazzo siglano, sorridenti, un protocollo d'intesa per la costruzione di nuove chiese nel Lazio.