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sabato 24 ottobre 2009

Bruno Vespa e la Macedonia Islamica

Mi si chiede un'opinione sull'ora di religione islamica a scuola. Il ritardo con cui rispondo alle sollecitazioni dei miei lettori su questa cosiddetta "apertura" dovrebbe essere di per sè indicativo di ciò che penso in merito. La verità è che sono stufo di queste sparate mediatiche funzionali a farci conoscere la faccia di qualche politico o al regolamento dei conti tra diverse fazioni della maggioranza. Alla lunga, tutti dimenticano che la proposta dell' ora di religione islamica non è stata lanciata da un musulmano ma dal sottosegretario al Commercio Estero Adolfo Urso, in quota Alleanza Nazionale. E il messaggio che serpeggia nell'opinione pubblica è che "i musulmani vogliono imporre la loro religione anche ai nostri bimbi a scuola": un'altra leggenda metropolitana che si aggiunge a quella dei "musulmani che non vogliono il crocefisso", ai "musulmani che non vogliono il presepe" e via discorrendo. Agli imprenditori italiani questa sparata forse frutterà qualche contratto interessante in Libia, che ha prontamente ringraziato l'Onorevole Urso. Ma noi, umili immigrati musulmani residenti in Italia, cosa abbiamo riportato davvero "a casa"? L'ennesimo - indecente - teatrino mediatico in prima serata. Bruno Vespa ha propinato la solita macedonia islamica che serve in queste occasioni: un nauseabondo pot-pourri di "ora di religione islamica", "matrimoni misti falliti", "genocidio in Sudan" e chi più ne ha più ne metta. Con la solita platea di politici e monsignori in vena di sbranare l'Imam di turno. Stavolta è andata male visto che l'Imam, che è anche portavoce dell'Ucoii, era una persona presentabile: viso sbarbato, atteggiamento posato, italiano accettabile. Vogliamo scommettere che alla prossima puntata comparirà - a scelta - un macellaio barbuto e sdentato che sputacchia fatwe a comando in un italiano stentato, un'adolescente velata che non sa come reagire ai trabocchetti mediatici o un/a neofita zelota in vena di provocazioni teologiche? La disinformazione nella puntata di Vespa sull'ora di religione islamica a scuola ha toccato vette inimmaginabili persino per me, già maldisposto nei confronti di Porta a Porta. In un servizio la giornalista ha affermato che "una cristiana per sposare un musulmano deve convertirsi all'Islam". Ovviamente falso. Persino il neofita Magdi Exmusulmano Allam, ospite immancabile in queste orge della manipolazione mediatica, ha dovuto smentire. L'ha fatto ovviamente con grande imbarazzo, e solo quando è stato chiamato in causa da Vespa in persona. Anche perchè lui era tutto impegnato a dire altre sciocchezze, tipo che il Corano contiene versi che giustificano la lapidazione (falso) o che Maometto ha fatto uccidere i membri di una tribù ebraica (vero, ma va spiegato anche il contesto guerriero tribale del VII secolo). A dargli manforte c'era Monsignor Fisichella che affermava che alla conquista araba "i cristiani sono stati mandati via dalla Siria" (non si capisce allora come mai ci siano ancora) e che la storia è "fatta di fatti" (qualcuno gli spieghi per cortesia che la storia è fatta di fonti, e quindi anche di interpretazioni e di ricerca). Alla fine, come una ciliegina sulla torta, è arrivato un servizio sui cristiani crocefissi in Sudan. E chi li ha crocefissi? In una puntata che parla di Islam e di musulmani, viene normale pensare che siano stati gli islamici - questi farabutti! - a commettere l'ennesima atrocità. Il giornalista di Vespa, in realtà, dice apertamente chi ha commesso questa barbarie: "Il Lord Resistance Army". Lo dice però in inglese e senza fornire ulteriori dettagli, tanto i telespettatori italiani sono notoriamente esperti in guerriglia e conflitti africani. Ebbene: sarei davvero curioso di sapere quanti, fra i telespettatori di Vespa quella sera, sapevano che "l'Esercito di Liberazione del Signore" è un gruppo ribelle di matrice cristiana e cioè che stiamo parlando di cristiani che hanno crocefisso altri cristiani per "purificarli". Il bello è che Roberto Cota, candidato a quanto pare alla guida della Regione Piemonte, si è pure messo a sbraitare di "reciprocità". Ora, ammesso e non concesso (e non lo concedo) che siano stati islamici a crocefiggere quei cristiani, di quale reciprocità parla Cota? Dobbiamo crocefiggere sette islamici per farlo contento? Povero Vespa...e dire continuava ad affermare che "si può girare il Vangelo in tutti i sensi senza trovare qualcosa che si presti a giustificare certi atti". Mi chiedevo se sarebbe cosi gentile da spiegarlo anche ai signori dell'Esercito di Liberazione del Signore. Sono sicuro che un bel viaggio nelle zone di conflitto in Uganda o in Sudan, lontano dalle poltroncine bianche imbottite del suo studio, gli farebbe un gran bene.