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lunedì 2 novembre 2009

La Tv prefabbricata

Ricevo e pubblico volentieri - anche se con un po' di ritardo - il seguente contributo di un lettore del blog.

La puntata di Porta a Porta, del 21 settembre scorso, ha dimostrato l’ennesimo fallimento della Tv pubblica italiana, pagata tra l’altro dalle tasse di tutti i cittadini. La trasmissione di Vespa intitolata “ Sanaa uccisa per amore”, sulla vicenda dell’omicidio della ragazza marocchina da suo padre, ha proposto all’opinione pubblica un quadro dell’islam come religione di odio, terrore e intolleranza. Questo tipo di programmi, come dice Sherif El Sebaie, sono “costruiti per trasmettere un'immagine preconfezionata”. La strategia del resto è stata ben preparata attraverso la scelta degli ospiti: presenti in studio oltre al maestro della scena Vespa, il Ministro Carfagna, Livia Turco e un professore universitario, un ex giornalista, una deputata, tutti questi ultimi di origine da un paese del mondo arabo musulmano e quindi affini ai temi in relazione con l’Islam. In diretta da Pordenone la mamma della vittima Sanaa, lo zio e un gruppo di marocchini tra cui anche l’Imam locale. Per tutto il tempo - tranne il litigio finale tra le due ministre – è stato fatto un interrogatorio all’imam e alla madre di Sanaa. Vespa ha insistito senza tregua perché l’imam dichiarasse la sua posizione sul rapporto uomo donna secondo l’islam, sulla’autorizzazione o meno della convivenza fuori dal matrimonio e sul velo; fino a chiedere il suo parere sulla guerra in Afganistan e la morte dei soldati italiani. Non ho capito che legame esiste tra l’omicidio di Sanaa e i soldati italiani e le domande fatte all’imam sulla presenza delle truppe italiane e della NATO in Afganistan! In tutto ciò mi ha colpito la mancanza di un senso di uguaglianza e di obiettività nel trattare un tema cosi delicato, come quello della violenza a una donna, che per le sue origini e quelle della sua famiglia ha necessariamente richiamato l’attenzione sull’Islam e le sue manifestazioni oggi in Italia. Sembrava davvero di essere in un tribunale. Il povero Imam, spaventato dal contesto mediatico del programma e da ospiti “esperti di migrazione e di integrazione” è stato addirittura incapace di formulare una posizione chiara su talune questioni, malgrado il suo ruolo di referente religioso e questo certo per paura di esprimere idee che potevano attirare aspre critiche. Ed è un peccato perché un imam dovrebbe essere capace di difendere idee e principi religiosi. La convivenza fuori dal matrimonio, sia per gli uomini sia per le donne, nell’islam non è tollerata; ma questo, sebbene discutibile, in un dibattito onesto ed equilibrato può essere presentato come una delle opzioni, come uno degli elementi della realtà su cui si è chiamati a discutere. Invece, nel clima di aggressione mediatica creato da Vespa e la sua trasmissione, la mamma della vittima quasi non parlava l’italiano, il traduttore a tratti interpretava le sue parole trasformandosi in un testimone, lo zio anche lui non era in grado di esprimere chiaramente le proprie idee. A fronte di ciò, l’omicidio di Sanaa rimane un gesto barbaro perché privare una persona della sua vita, per qualsiasi motivo, non può che essere condannato. Il diritto alla vita è un diritto inviolabile e riconosciuto a tutte le persone senza distinzioni di colore, di genere, di religione. Da parte degli altri ospiti così spesso chiamati a intervenire su integrazione e Islam in Italia, nessuno ha discusso con equità, tutti hanno manifestato, in un modo o nell’altro, un atteggiamento di offesa e di superiorità nei confronti dei marocchini di Pordenone. Anche Khaled Fouad Allam che proviene dal mondo dell’università si è limitato solo a dire che l’hijab rappresenta un controllo sulla sessualità delle donne…E’ importante interrogarsi sulle rappresentazione culturali e sull’immaginario arabo-musulmano per capire meglio certe problematiche che oggi ci riguardano, ma un vero approfondimento (sociologico, culturale, storico…) si impone. E poi ne è emersa, come sempre, una grande confusione tra burka e hijab e attenzione a non confondere i due termini ! Avremmo invece bisogno di un dibattito pubblico serio e sereno oggi in Italia, per affrontare, senza pregiudizi, polemiche o strumentalizzazione politica, la questione dell’islam e i rapporti con i musulmani che vivono nel nostro paese, coinvolgendo intellettuali italiani e non, ma soprattutto voci nuove. Limitarsi ogni volta ai contributi di Souad Sbai (deputata PDL) Khaled Fouad Allam (ex deputato Margherita) e Magdi Cristiano Allam (europarlamentare UDC) per parlare di (Islam, integrazione e migrazione) non chiarirà sicuramente la questione e non trasmetterà nessuna novità o messaggio utile al grande pubblico. Infine, attenzione a nascondere agli italiani la realtà della crisi attuale del governo Berlusconi, con delle trasmissioni prefabbricate sugli immigrati !

Mustapha Azaitraoui

Mustapha Azaitraoui. Dottore di ricerca in analisi e governance dello sviluppo sostenibile, Università Ca’ Foscari e IUAV di Venezia. Attualmente è il coordinatore progetti Marocco per la Fondazione spagnola CIREM.