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lunedì 30 novembre 2009

Non abbiamo bisogno di minareti

Il «no» ai minareti sancito in Svizzera da un referendum promosso da una formazione conservatrice di destra non era affatto "inaspettato", come hanno sostenuto e sostengono ancora oggi diverse anime belle che si dicono "stupite". Era matematicamente impossibile, infatti, che in un'Europa dominata politicamente e mediaticamente - da quasi dieci anni ormai - dalla propaganda del pregiudizio e dell'odio antislamico, che una popolazione autoctona si dicesse favorevole a un qualsiasi elemento visibile che fosse riconducibile a una realtà diversa dalla propria, foss'anche uno slanciato, elegantissimo e per di più silenziosissimo minareto, visto che in occidente, dalla sua vetta, non risuona nemmeno l'appello alla preghiera al fine di non disturbare chi in questa fede non crede.

Né sorprende il fatto che il precedente svizzero stia facendo furore altrove, inclusa l'Italia, dove c'è chi invoca un referendum o altre pagliacciate similari. Ora, se non erro, in Italia, di minareti ce ne sarebbero due: quello della moschea di Roma e un altro dalle parti di Milano. Tutti e due di altezza contenuta, a cominciare da quello di Roma che non doveva assolutamente superare l'altezza della Cupola di San Pietro (sic). Ma evidentemente non è questione di numero o di altezza: in Svizzera ce n'erano solo quattro, di minareti, e ciononostante centinaia di migliaia di persone si sono mobilitate per impedire che ci fosse il quinto. Ai musulmani, è andata anche fin troppo bene: dalla cacciata degli ebrei e dei musulmani dalla Spagna nel 1492 fino all'Olocausto, la storia europea è la dimostrazione che i "diversi" hanno sempre avuto qualche "problemino" con gli autoctoni. Che gli svizzeri, quindi, abbiano votato per impedire la costruzione di qualche minareto, è tutto sommato il minore dei mali. E' già tanto che non abbiano messo ai voti l'eliminazione fisica dei musulmani. E mi si perdoni il pessimismo.

Questo accanimento contro i luoghi e i simboli della fede islamica potrebbe offendere i musulmani, e infatti diversi esponenti politici elvetici hanno specificato che il voto contro i minareti non è un voto contro i musulmani e la loro libertà di culto, che viene invece garantita. La domanda però sorge spontanea: come si fa a garantire la libertà di culto di una minoranza quando la maggioranza interferisce continuamente con referendum popolari, proposte di legge e multe strumentali sui luoghi dove questa fede viene professata? Che differenza c'è tra questa nuova legge svizzera e le leggi che, in Arabia Saudita, impediscono la costruzione di chiese? La verità è che questo referendum era una provocazione bella e buona: i partiti di destra volevano affermare di essere "padroni a casa loro", che i musulmani - anche se sono residenti regolari e pagano le tasse - non hanno voce nemmeno nei capitoli che li riguardano direttamente e quindi - tò - sfregiamo la bellezza architettonica delle moschee togliendo i minareti. Ma chi l'ha detto che i musulmani non possono fare a meno dei minareti? Le prime moschee ne erano sprovviste, e il primo Muezzin, Bilal, annunciava la preghiera dal tetto del santuario della Mecca. I minareti sono stati introdotti più tardi, ispirati dai campanili delle chiese. Se ne può fare volentieri a meno, per ora.

Le affermazioni dei politici svizzeri "a difesa della libertà di culto" suonano come un patetico ed ipocrita tentativo di coprire le loro manchevolezze e la verità dei fatti: il 50 per cento e passa degli svizzeri è, nella migliore delle ipotesi, ignorante e, nella peggiore, razzista. E se questa è la situazione del popolo, è anche colpa dei politici che lo governano. Il fatto che la maggioranza abbia detto di "no" non significa che abbia automaticamente ragione. Significa solo che la maggioranza è stata sapientemente manipolata oppure che è totalmente rincretinita. Perché bisogna essere proprio esserlo, per paragonare, nei manifesti, un elemento architettonico ai missili e alle baionette. Tra l'altro è interessante notare come gli svizzeri "pacifisti" - quelli che hanno votato contro i pericolosissimi minareti - hanno invece fatto fallire, nello stesso identico giorno, un referendum contro le esportazioni delle armi. Evidentemente i veri missili non rappresentano minacce per la pace. A patto che siano pagati in contanti e che piovano sulle teste dei musulmani, of course. Un senso d'affari davvero acuto: sarebbe stato un bel gesto se i governi arabi, come risposta al referendum, avessero ritirato i propri capitali dalle banche svizzere e imposto un bel divieto all'importazione di formaggio Emmenthal. O se qualche monarchia del golfo si fosse messa a fabbricare orologi a cucù da cui spunta un Muezzin, imponendo alla Svizzera di acquistarli assieme ai bidoni di petrolio.

Scherzi a parte, i promotori del referendum svizzero, al pari dei loro corifei in altre parti d'Europa, sono da compatire. Poverini, davvero, cosa cercano di nascondere? Il fatto l'Islam è diventato una realtà integrante della società europea? Che le moschee - anche senza minareto - sono ormai inserite nel panorama del territorio locale? Che centinaia di migliaia di musulmani - anche senza moschee - pregano cinque volte al giorno, se obbligati, anche per le strade e le autostrade dell'occidente? Beh, se si sentono tranquilli senza minareti, facciano pure. Ma questo non cambia, né cambierà la realtà dei fatti: i musulmani ci sono, l'Islam c'è. E qui rimarrà, a meno che l'occidente non rispolveri la pulizia etnica. I musulmani non hanno bisogno di minareti, perché invece di torri svettanti in cielo hanno dei pilastri radicati in terra: la loro identità, la loro tradizione, il loro orgoglio e soprattutto i loro giovani in carriera. Tutto ciò che i destrorsi europei invidiano o che, invano, cercano di recuperare ma che - proprio perché incapaci di aprirsi alle prospettive di una società dinamica e multietnica - mai avranno.