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giovedì 10 dicembre 2009

Quei "convertiti" che non aiutano la Chiesa

di Edoardo Caprino, FareFuturo Magazine*

“Dio ci scampi dai convertiti!”. Una frase tranchant, non vi è dubbio, che spesso si è sentita pronunciare anche da uomini di Chiesa. Altrettanto spesso in questo periodo di “epiche” e “cavalleresche” battaglie ingaggiate a difesa del cristianesimo e quindi della civiltà occidentale, abbiamo visto assommarsi un battaglione a dir poco assortito. Le proposte stravaganti hanno preso il sopravvento. Una per tutte il nuovo simbolo del Movimento** guidato da Magdi Cristiano Allam disegnato per l’occasione da Giorgio Forattini (il celebre vignettista poteva impegnarsi un poco di più se il risultato è quello presentato dall’ex vicedirettore ad personam del Corrierone): un tricolore con al centro un crocifisso di colore giallo***.


Proposta del celebre Magdi: modificare la bandiera italiana inserendo la croce quale simbolo d’identità della Nazione. Come alleato - che può rivendicare la primogenitura della Riforma – l’ex ministro leghista Roberto Castelli. Sorge il dubbio se un ex ministro della Giustizia, quale il Castelli è, ignori che la modifica dei colori (e dei componenti) della bandiera nazionale richiede una modifica costituzionale. Il dubbio sorge inoltre se egli è consapevole che l’articolo in questione è il 12 il quale appartiene ai principi fondamentali e per questo – per prassi e tradizione – immodificabili.

Da quando Magdi Allam si è fatto Cristiano – nel corso di una cerimonia che certo non poteva passare inosservata quale è la Veglia di Pasqua – nell’anno 2008 abbiamo potuto notare come il neoapostolo della fede in Cristo non abbia mancato occasione per strigliare, bacchettare, richiamare all’ordine, fedeli, preti e ecclesiastici poco pronti a vivere appieno il Verbo della Fede e peggio ancora a difenderlo con le unghie e con i denti contro il nemico che, a seconda delle occasioni poteva essere la deriva islamica del continente, il relativismo, e compagnia cantando.

Non contento ha fondato un movimento politico – sempre per la difesa dell’identità cristiana – e grazie all’alleanza con l’Udc egli ora siede al Parlamento Europeo. Ne sono seguiti libri, articoli, discorsi tutti tesi a richiamare alla Vera Fede da lui da poco scoperta sino a giungere alla proposta dell’introduzione della Croce nella bandiera. Ma di tutto si ha bisogno in questi tempi meno che di slogan, boutade, esche cui spesso abboccano anche eminenti ecclesiastici, movimenti e realtà varie di area cattolica pronte a esaltare ora l’ateo devoto, ora il neoconvertito che richiama alla Fede da lui da poco scoperta.

Queste mosse non aiutano la Chiesa nel suo dialogo con la società di oggi. Vi è sempre da dover osservare con una certa attenzione a proclami, gesti, richiami di chi può essere in alcuni casi più realista del re. Suona un poco inaccettabile farsi fare la predica da chi appare apologeta à la page, pronto a innamorarsi non della fede cristiana – per intero – , ma delle forme esteriori, dei simboli, delle vuote tradizioni. Di tutto ha bisogno la Chiesa, meno che di vuoti simboli. Di testimoni, di silenziosi ma operosi testimoni alla maniera indicata da Paolo VI, di quelli sì. In ogni momento. Sono queste figure che con il loro agire quotidiano rendono possibile e reale il cristianesimo. La croce in sé stessa, è un simbolo come tanti altri. Provocatoriamente parlando, non è importante la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici se quel simbolo non è veramente vissuto. Non solo rispettato a parole e al contempo blandito come arma contro i “nemici” . Se così fosse sarebbe meglio rimuoverlo. Sono più importanti i crocifissi in carne e ossa, quei silenziosi cirenei che senza gesti plateali rendono ogni giorno quel messaggio vivo. Nessuno è escluso, neanche i politici che in maniera più o meno ingenua si ergono come neo difensor fidei.

* La Fondazione Fare Futuro è vicina al Presidente Fini.
** Il Movimento ha cambiato nome: da "Protagonisti per l'Europa Cristiana", è diventato - se possibile - ancora più comico: "Io Amo l'Italia".
*** Memorabile il commento de Il Giornale: "La bandiera nazionale disegnata da Forattini? Non male come umorismo".