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venerdì 25 dicembre 2009

In un carcere a cielo aperto

L'articolo 5 del Testo Unico sull'immigrazione prevede che il permesso di soggiorno venga rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla domanda. Allo stato attuale, invece, i 4 milioni di immigrati che vivono in Italia devono mediamente aspettare dai sette ai quindici mesi, anche solo per il rinnovo di un permesso della validità di un anno. Da domenica 13 dicembre Gaoussou Outtarà - esponente di Radicali Italiani, immigrato dalla Costa D'Avorio e da 29 anni in Italia - è in sciopero della fame per sollevare il problema dei "tempi legali utili per rilascio dei permessi di soggiorno". (...) "La quasi totalità degli immigrati in Italia - ha detto Outtarà, intervistato da Radio Radicale - non solo non ha alcuna speranza di poter ottenere la cittadinanza italiana, ma si trovano spesso privi anche di un semplice permesso di soggiorno, pur avendone diritto". Sono oltre 700 mila, infatti, secondo una rilevazione del Sole 24 Ore, gli immigrati in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Persone che lavorano, studiano, crescono i propri figli in Italia, ma si ritrovano ciclicamente in una sorta di terra di nessuno, dove i diritti di residenza sono sospesi. Senza rinnovo non ci si può muovere per l'Europa, si ha difficoltà a tornare nel paese d'origine, così come a svolgere diverse azioni di vita quotidiana: firmare un contratto d'affitto o di lavoro, prendere la patente, iscrivere all'asilo i nostri figli. "Insomma - ha detto ancora Outtarà - la vita di un immigrato in attesa del permesso di soggiorno, in Italia è paragonabile a quella di una persona reclusa in un carcere a cielo aperto. A seconda dei momenti, noi immigrati siamo effettivamente imprigionati nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) o in libertà vigilata in balìa della possibile revoca del permesso di soggiorno o della sua non ottenibilità". (Leggi su Repubblica)