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venerdì 31 luglio 2009

La falsa leggenda di Mohammed Sabaoui

Vi esorto calorosamente a pubblicare questo articolo sui vostri blog e mailing list.

In queste ore sta circolando su internet la traduzione italiana di un testo francese attribuito ad un tale Mohammed Sabaoui, "sociologo dell'università cattolica di Lille". Nel testo in questione, il presunto sociologo - ovviamente un "musulmano fondamentalista" - fa affermazioni del tipo "La nostra invasione pacifica a livello europeo non è ancora arrivata al suo culmine. Noi intendiamo agire in tutti i paesi simultaneamente. Dal momento che ci liberate sempre maggiori spazi, sarebbe stupido, da parte nostra, non approfittarne. Noi saremo il vostro cavallo di Troia" oppure "Le leggi della vostra Repubblica non sono conformi a quelle del Corano e non devono essere imposte a dei musulmani, che non possono essere governati che dalla sharia. Noi dunque agiremo per prendere questo potere che ci è dovuto. Incominceremo da Roubaix, che attualmente è una città musulmana per oltre il 60%. (...) Dopo le negoziazioni con lo Stato e il Dipartimento, noi proclameremo Roubaix enclave musulmana indipendente e imporremo la sharia (legge di Dio) a tutti gli abitanti".

Ora basterebbe avere un po' di buonsenso per fiutare la bufala da almeno 300 km di distanza. Si, certo: l'Occidente è civile, democratico, aperto al dialogo e garantisce la libertà di espressione. E gli occidentali sono - a detta degli islamofobi - tutti degli eunuchi che si preparano a pregare con il culo per l'aria cinque volte al giorno. Ma non si era ancora visto un sociologo musulmano fondamentalista che sbandiera i Protocolli dei Savi di Sion in salsa islamica da un'università cattolica. Francese, per di più. Quando si sa benissimo che i francesi sono tutto fuorché degli smollaccioni quando gli si tocca la République: hanno vietato il velo nei luoghi pubblici e hanno persino negato la cittadinanza ad una che aveva il burka perché “ha adottato, in nome di una pratica radicale della sua religione, un comportamento sociale incompatibile con i valori della società francese, con particolare riferimento all'uguaglianza dei sessi". Viene quindi naturale chiedersi come fa, di questi tempi, un musulmano fondamentalista a balterare impunemente di enclave islamiche indipendenti da un'università cattolica?

E in effetti a me il dubbio è venuto. Anche perché gli unici riferimenti al Sabaoui in rete sono quelli relativi alle sopra riportate affermazioni. Un po' strano per uno che lancia provocazioni col bazooka. E' così che ho scoperto che queste affermazioni non sono mai state proferite da Mohammed Sabaoui semplicemente perché non esiste nessun Mohammed Sabaoui. Lo dice un comunicato dell'Università di Lille - datato 22 aprile 2008 - che afferma che "L’Università Cattolica di Lille conferma che, dal 1996, data della prima diffusione di queste informazioni, questa persona non ha mai fatto parte degli effettivi dell'Università, né come studente, né come insegnante o membro del personale. Essa condanna vivamente le tesi sviluppate in questi messaggi e articoli, attribuiti a questa persona di cui l'esistenza oggi non è stata provata". E in effetti Le Monde Diplomatique, in un editoriale di giugno 1997, parlava già di "falsificazione di un colloquio pubblicato nel "Paradoxe di Roubaix". Un volantino che turba affermando che "Roubaix, città musulmana con una maggioranza del 60%" diventerà un "enclave musulmana indipendente". L'autore del "Paradoxe di Roubaix", Philippe Aziz, aveva - già all'epoca - immediatamente smentito che il suo libro contenesse il sucitato colloquio. Anzi, se volete proprio saperla tutta, secondo i quotidiani Le Monde, La Voix du Nord e Nord-Eclair, il libro stesso è una bufala: la percentuale che quantifica la presenza musulmana nella città di Roubaix al 60% non è basata su statistiche o ricerche ma è l'esito di una passeggiata durante la quale l'autore ha visto in giro "tantissimi musulmani".

Ora, se i siti che hanno lanciato e diffuso la "bufala Sabaoui" in Italia, paventando persino il rischio di un'invasione islamica del Bel Paese, agiscono in buona fede, dovrebbero ritirarla immediatamente, pubblicare una rettifica sul loro sito ed inviarla a chiunque l'abbia da loro ripresa. Mi riferisco in particolare al sito Informazione Corretta, un sito di propaganda filo-israeliana, che ha pubblicato queste affermazioni con un'insistenza a dir poco curiosa: prima il 20 maggio 2008, e poi di nuovo il 28 luglio del 2009 e ancora una volta ieri. E, guarda caso, proprio in questi giorni si assiste ad un abnorme diffusione di questo testo nella rete italiana. Invierò ad Informazionecorretta il link al comunicato dell'Università di Lille e all'editoriale di Le Monde e chiederò la rettifica. Vi terrò informati sugli sviluppi. A proposito: l'Università di Lille ha promesso di querelare chiunque contribuirà alla diffusione di queste false informazioni. E infatti il sottoscritto provvederà volontariamente e personalmente a segnalare all'Università in questione chiunque, in Italia, si ostinerà a portare avanti questa opera di disinformazione, nonostante le segnalazioni comprovanti la loro falsità.

Sherif El Sebaie (Http://salamelik.blogspot.com)

giovedì 30 luglio 2009

Una bella cellula di terroristi...

"Abbiamo scovato e denunciato una bella cellula di Al Qaida in Italia, tra un blog, un forum e un video di You Tube, una di quelle che si nascondono dietro sermoni prolissi sulla Costituzione italiana e accusano il governo di non farla rispettare, uno di quelli che indica i nemici da eliminare in personaggi coraggiosi come Magdi Cristiano Allam, Souad Sbai, l’avvocato Loredana Gemelli, costringendoli a vivere nella paura, e non tutti adeguatamente protetti dal nostro Stato; uno di quelli che intimidiscono i giornalisti che, come chi scrive, continuano a occuparsi di fondamentalismo islamico in Europa, con querele e minacce indirette. (...) Il capo si fa chiamare Usama , è probabilmente italiano, sicuramente laureato in Diritto, e studioso della sharia. (...) un blog italiano, http://unpoliticallycorrect.ilcannocchiale.it, lo ha beccato e segnalato a chi frequenta senza timore la minaccia jihadista e cerca le cellule nascoste di Al Qaida in Italia. (...) Attenzione, non c’è in quello che scrivo nessuna esagerazione, nessuna enfasi inappropriata. (...) Bisogna tornare su http://unpoliticallycorrect.ilcannocchiale.it e soffermarsi su questa sequenza: si comincia da un’immagine di Al Zawahiri che inneggia alla Guerra Santa contro i cristiani, si scende e arriva a Bin Laden, capo indiscusso di Al Qaida e finanziatore del jihad fondamentalista, poi ancora giù e compare una mitraglietta con tanto di spiegazione sul modello, sulle caratteristiche. Sembra un invito all’acquisto, un modo per dire: «Comprate che ve ne saremo grati». Ancora più in basso ed ecco l’ultima immagine. È una foto di Souad Sbai, ha gli occhi coperti e una scritta sulla pancia: «È una musulmana nemica di tutti i musulmani». Ha tutta l’aria di essere la foto di un obiettivo.

Maria Giovanna Maglie, "Se tocchi l'Islam "muori": su internet le minacce a chi denuncia gli estremisti", su Il Giornale

"Le ultime due foto sono due fotogrammi presi da alcuni video realizzati da Usama stesso (spiegheremo tra breve) mentre le prime tre sono altre foto pubblicate dalla blogger: una foto di Al Zarqawi, una di Bin Laden, e una con un mitragliatore. Queste ultime tre foto, però, niente hanno a che vedere con quanto pubblicato su Internet da Usama. Ho chiesto spiegazioni alla blogger via mail. Le ho chiesto se solo le ultime due foto sono prese dai video di Usama. Lei mi conferma: “Sì, le ultime due. Gli altri video appartengono ad un italiano convertito all’islam. Ad ogni modo, si linkano a vicenda” (...) Nella pagina Live Space di Usama, c'è un bottone: “Usama non è incluso/a nella tua rete di amici. Aggiungi Usama come amico”. Allora, per curiosità, verifichiamo anche su Facebook. Sorpresa: lo troviamo anche là. Un terrorista pericolosissimo con il suo nome su Facebbok: già che c’erano quelli de Il Giornale avrebbero potuto chiedergli l’amicizia sul social network e fare un’intervista sensazionale direttamente in chat.

Federico Mello, autore de "L'Italia spiegata a mio nonno" (Mondadori, 2007), sul suo blog

"Avevo diciassette anni quando riapparve una delle mie sorelle naturali, Ivana, la maggiore, che mi aveva rintracciato dopo lunghe ricerche. Non sapevo nulla di lei, mi attaccai comunque al legame di sangue che ci univa e decisi di andare a vivere con lei e il marito. Proprio in quel periodo iniziai anche la corrispondenza con Hesham. Dopo neppure un'anno, Ivana mi comunicò che mi sarei dovua trovare un'altra sistemazione. Lei e la sua famiglia avevano bisogno di più spazio, e per di più, io non lavoravo ancora e quindi non contribuivo al loro bilancio. La mia relazione con Hesham, conosciuto attraverso le pagine di un giornale, non sembrava preoccuparla, anzi. (...) "Stefania, cosa vuoi che ti succeda?" mi incoraggiava Ivana "non vedi quante volte ti scrive e ti telefona Hesham? Non può essere un uomo cattivo. E, in ogni caso, qui da me non potresti continuare a stare. Se sei furba, te lo sposi: è ricco, ha una buona posizione. Sei fortunata, tu. Vedrai che con lui ti sistemi per tutta la vita".

Stefania Atzori, curatrice del blog citato dalla Maglie, racconta su un instant-book che ho trovato su una bancarella come è ingenuamente iniziata la sua tragica esperienza matrimoniale con un cittadino egiziano residente in Kuwait. La sua esperienza adolescenziale diventa però nientepopodimeno che un paradigma internazionale sulla retrocopertina del libretto: "l'amore e l'odio per un uomo e per un mondo, la drammatica denuncia dell'abisso culturale fra due civiltà". La Atzori è una nostra vecchia conoscenza: su La Padania aveva scritto, quattro anni fa, che questo blog contiene "materiale che dovrebbe destare preoccupazione o quantomeno un interessamento da parte delle autorità". Infatti un interessamento l'autore di questo blog l'ha destato: quello del Dipartimento di Stato Americano che mi ha ufficialmente invitato negli Stati Uniti. E all'epoca c'era ancora Bush...

Buone notizie per Maria Giovanna Maglie. L'inchiesta per truffa in cui è coinvolta la giornalista televisiva deve essere archiviata: la richiesta è del Pm della Procura circondariale presso la Pretura Maria Teresa Covatta che ha concluso le indagini sulla documentazione presentata dagli ispettori della Rai. Negli ultimi mesi dello scorso anno i vertici di viale Mazzini avevano infatti presentato una documentazione delle spese della ex corrispondente da New York del Tg2, ipotizzando che la giornalista avesse commesso delle irregolarità nella fatturazione per i rimborsi. In particolare erano state allegate le note spese di 2 milioni e mezzo al mese presentate da Maria Giovanna Maglie per l' acquisto di libri, giornali e riviste; e quelle di oltre 6 milioni al mese per taxi, nonostante avesse a disposizione un auto in leasing che costava alla Rai 1.150.000 lire al mese. Il Pm, pur ritenendo le spese "indubbiamente elevatissime", ha ritenuto che "è del tutto impossibile raggiungere la prova di una falsa rappresentazione delle spese". Per questo ha chiesto al Gip l' archiviazione della posizione della giornalista.


Il Corriere, 1994

martedì 28 luglio 2009

Calderoli e l'Elisir libico

E' un Calderoli davvero inedito, quello che si è espresso ieri sulle pagine de La Repubblica. Leggere per credere: "Anch'io un tempo ero interventista. Poi ho fatto il mea culpa. Interroghiamoci: è migliorata la situazione in Afghanistan? Io sono arrivato alla conclusione che c'è una sfasatura temporale". In che senso? "I tempi dell'emancipazione sono diversi. Non ce la fai a costruire la democrazia, il contesto culturale e storico è diverso dal nostro". Anzi, "la testa alla gente non la cambi con il voto. E poi è la strada giusta? E' una riflessione di pancia che il paese fa. E in Iraq è stato utile abbattere Saddam? Non era democratico, ma di equilibrio. Forse occorreva un passaggio più graduale, aiutare l'Iraq a liberarsi di Saddam". Roba da comunisti trinariciuti.

Come se nom bastasse, Calderoli rincara la dose: "Io mi sono convinto che a foraggiare il terrorismo sono altri, paesi più tranquilli e con le risorse". Allude forse all'Arabia Saudita? "Non faccio casi, altrimenti succede un guaio (uno impara con l'esperienza... ndr). Ma è più facile sostenere i terroristi per un paese con il petrolio. L'Afghanistan mi sembra come la Somalia, dove siamo andati e poi siamo scappati. E anche lì, vogliamo dirlo che senza le armi dell'occidente sarebbe diverso?". Ma dai...Anche Calderoli dà la colpa all'Occidente nella migliore tradizione stalinista? "Mi arrabbio quando penso ai tanti casini che abbiamo creato in passato. E all'ipocrisia dell'occidente. Che guerre farebbero senza le nostre armi?"

Quella di Calderoli è una conversione o un miracolo? Propendo per la seconda ipotesi, anche se trattasi di miracolo graduale. A inizio legislatura, per esempio, fece un'affermazione da Guinness. Ha espresso il "più profondo rispetto per tutte le civiltà" dicendosi "convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi". Non so se ci siamo capiti: non solo ha affermato di credere nel dialogo con il mondo islamico, ma l'ha persino accreditato come Civiltà. Affermazione che farebbe venire la pella d'oca alla maggior parte dei suoi elettori, ammesso che abbiano capito il sottinteso. Viene da chiedersi quale Elisir di buonsenso abbia assunto il Ministro, per mettere da parte le magliette controverse e le Maialiadi.

Le malelingue vociferano di una miracolosa cura libica. Una bevanda a base di datteri e latte di cammella. A regalarne una confezione al Ministro sarebbe stato Saif Al Islam, figlio del Fratello Colonnello Muammar Al Gheddafi (che a inizio legislatura ha parlato di «ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la Libia» qualora l'esponente leghista entrasse nel nuovo governo») e Abdul Alim al Abyat (Lega Araba) (che all'epoca avveva affermato che «se veramente un personaggio di questo tipo diventasse ministro, personalmente penso che ci potrebbero essere problemi nei rapporti con il vostro Paese»). Calderoli è diventato comunque Ministro. Ma un Ministro che fa le affermazioni sopra riportate l'avrei votato persino io. Speriamo che duri.

domenica 26 luglio 2009

Non salga lo straniero!

Segregazione razziale sui bus negli Usa (anni 50)
Alcuni giorni fa, il Tribunale del lavoro di Milano ha accolto il ricorso del 19enne marocchino Mohamed Hailoua, regolare e diplomato in Italia, che lamentava di non poter essere assunto dall’Atm (Azienda di trasporti milanesi) a causa di un regio decreto del 1931 (e cioè un decreto fascista) che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nel trasporto pubblico. Il collegio presieduto dal giudice Chiarina Sala ha dichiarato il “carattere discriminatorio” del comportamento dell’azienda, ordinando ad Atm “la rimozione della richiesta della cittadinanza tra i requisiti di selezione delle offerte di lavoro e delle proposte di assunzione, in moduli cartacei o telematici” in quanto la permanenza del requisito di una determinata cittadinanza, ai fini dell’assunzione, “verrebbe ad assumere i connotati di una disparità di trattamento in senso diseguale e più svantaggioso per il non cittadino”. Un ragionamento cristallino, direi. Ma in Italia - quando si parla dei "diritti" degli immigrati (e solo di quelli) - tutto diventa di colpo molto torbido e, per usare le parole di un politicante milanese, "poco chiaro".

Lo sa bene Hailoua che per avere ragione, ha dovuto presentare un reclamo dopo che era stato respinto un suo primo ricorso. E perché mai? Perché gli avvocati dell'azienda hanno avuto la faccia di tolla necessaria per affermare che: "Il servizio di pubblico trasporto involge delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed è particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati. È proprio di questi giorni la notizia, apparsa sulle maggiori testate giornalistiche, che cinque terroristi magrebini avrebbero organizzato un attentato nella metropolitana milanese che avrebbe dovuto realizzarsi prima delle elezioni del 2006". E ancora: "Il legame personale del cittadino allo Stato dà maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica". In altre parole il giovane marocchino sarebbe un potenziale terrorista. E non conta che il posto di lavoro in questione non sia quello del conducente. "Un'analoga delicatezza deve rinvenirsi, altresì, nell'attività di chi opera manutenzione dei mezzi, o di chi svolge, su di essi, comunque attività di tipo tecnico". Potenziale sabotatore, quindi.

Sorge spontanea una domanda: per quale motivo un aspirante terrorista dovrebbe prendersi la briga di farsi assumere dall'Atm per sabotare un pullman, quando - molto più facilmente - può salirci sopra (e senza pagare il biglietto) con uno zainetto imbottito di tritolo? Eppure questo elementare buonsenso viene a mancare, quando - sacrilegio! -ci si trova davanti ad un giovane immigrato che chiede solo di poter essere autorizzato a presentare il proprio curriculum. Trovo molto originale anche la trovata di portare ritagli di giornale a supporto delle proprie tesi in un processo simile. Anche perché i giornali italiani (come la televisione e la radio, del resto), su questi argomenti danno libero sfogo alla fantasia, abbattendo ogni freno inibitore. Sono molto curioso anche di sapere che fine hanno fatto i potenziali attentatori del 2006. Perché è davvero singolare che ogni tot mesi saltino fuori incredibili piani per sabotare la metropolitana di Milano e distruggere la Basilica di San Petronio a Bologna (evidentemente i terroristi islamici del Bel paese hanno poca fantasia: prendono di mira sempre gli stessi obiettivi anche a costo di essere puntualmente beccati), con tanto di arresti ecc e poi non se ne sa più nulla. Sono stati condannati, incarcerati, espulsi oppure - verosimilmente - assolti e rilasciati? Non sarebbe la prima volta, d'altronde, che viene fuori che dei poveracci sono stati incastrati per far fare carriera a qualcuno.

Quello di Hailoua è un esempio che tutti gli immigrati dovrebbero seguire. Cause, ricorsi e anche scioperi e manifestazioni dovrebbero essere strumenti di lotta quotidiana. Bisogna abbattere dall'interno questo sistema che riconosce solo doveri e niente diritti (non saprei definire diversamente un paese che incassa tasse, forza lavoro ecc senza dare in cambio almeno la possibilità di concorrere per un posto che - a detta dell'Atm stessa - non vogliono nemmeno gli italiani). Qualcuno ha avuto la faccia da bronzo necessaria per definire il ricorso di Hailoua "senzazionalistico", "creato ad arte", "studiato a tavolino", "strumentalizzato"ed "ambiguo" solo perché Hailoua ha fatto la causa senza presentare prima il curriculum. Anche qui, evidentemente, è venuto a mancare il buonsenso italiota. Ma, dico io, se leggo su un annuncio o un concorso che non mi posso presentare al tal lavoro perché è necessaria la cittadinanza, perché mai dovrei prima presentare la domanda, aspettare l'esclusione e quindi fare ricorso? Mi sembra molto più logico ed immediato fare causa per rimuovere l'ostacolo che condannerà comunque la domanda all'esclusione. Matteo Salvini, invece, europarlamentare della Lega ha commentato la sentenza dicendo che era addirittura "aberrante". "È arrivata l’ora che questi giudici si trasferiscano in Marocco, dove potranno assaporare le virtù del sistema giudiziario marocchino". Ecco: l'Europdeputato che ha proposto carrozze per i milanesi (e cioè per gli immigrati) non cerca pubblicità. Sta solo incentivando il turismo marocchino. Ogni commento è superfluo. Anche perché sono sicuro che, fra pochi anni, il posto di Salvini sarà saldamente occupato da un marocchino di seconda generazione.

mercoledì 22 luglio 2009

Scene di ordinario razzismo

Episodio di razzismo a Napoli, al quartiere Forcella. Un giovane di colore è stato aggredito a calci e pugni, vicino alla scuola "Annalisa Durante", per aver chiesto a un uomo di 30 anni, che lo stava per travolgere, di andare più piano con l'auto. Il conducente, riferiscono alcuni membri della Rete sanità e comitato Parco San Gennaro, è sceso dall'auto e, aiutato da altri due ragazzi, ha malmenato il giovane immigrato utilizzando urlando frasi del tipo "vai via nero, te lo meriti". Il giovane è riuscito a scappare. (...) Non è, questo, il primo episodio del genere, quest'anno a Napoli. Qualche mese fa un giovane italo-etiope di 22 anni è stato aggredito da due ragazzi con la testa rasata al grido di "sporco negro".

PS: Hanno ragione quelli che dicono che dovrei smetterla di segnalare gli episodi di razzismo. E che sarà mai, un negro picchiato, in un paese come questo?

lunedì 20 luglio 2009

Un Panorama di desolazione

Sono due o tre anni che sono abbonato a Panorama. Sicuramente vi state chiedendo come fa uno come il sottoscritto ad abbonarsi ad una rivista simile. Veramente me lo chiedo anch'io. All'epoca, però, ero convinto che leggere "l'altra campana" non fosse poi cosi male. Ne sono convinto tuttora, però a tutto c'è un limite. E quindi sono sicuro che mi capirete se, dopo tre anni di ginnastica intestinale, ho deciso di disintossicarmi dagli editoriali di Carlo Rossella (la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'articolo in cui vagheggiava una "Somalia araba e coloniale" dove aggirarsi in abito bianco), di Fu Gianni Bagget Bozzo (pace all'anima sua), di Filippo Facci (che sull'ultimo numero ha scritto un "fondamentale articolo per spiegare una straordinaria operazione culturale" (parole sue). E quale sarebbe, per carità di Dio, questo fondamentale articolo? Un'arrampicata sugli specchi per giustificare il fatto che stava discettando delle protesi anteriori di una concorrente del Grande Fratello) e via di questo passo. A questa rispettabilissima galleria di rispettabilissimi giornalisti e fondamentali articoli, si sono aggiunti da un pò (un bel pò) di tempo, gli essenziali, indispensabili, assolutamente imperdibili editorialoni di Magdi "Cristiano" Allam. Allam? Ma non aveva abbandonato il mestiere di giornalista per fare il politico, o - meglio - l'Europarlamentare? L'aveva persino riaffermato in uno storico discorso all'Europarlamento (lo so, non se n'è accorto nessuno. Anche perché è durato nientepopodimeno che due minuti): "Mi chiamo Magdi Cristiano Allam. Questo è il mio esordio in politica che non a caso avviene nel Parlamento Europeo, dopo 35 anni di professione giornalistica". Quindi non è più giornalista? Non si direbbe: continua a sfornare "papielli" per Libero e Panorama. Converrete con me che è un bel passo indietro per uno era che era Vicedirettore - seppur onorario - dell'ammigraglia della stampa italiana. Forse, a questo punto, sarete ansiosi di sapere cosa scrive Allam nei suoi preziosi editoriali su Panorama, o su Libero, o cosa ha detto nel suo primo discorso all'Europarlamento. No problem: prendete uno qualsiasi dei suoi vecchi articoli sul Corriere, fate il riassunto e - oplà - avete l'intero archivio passato, presente e futuro di Magdi su Panorama e su Libero. Sono sicuro che, fra meno di un mese, i colleghi europarlamentari sapranno indovinare persino il contenuto dei suoi prossimi discorsi. Ammesso che siano svegli. Basta chiedere ai lettori del Corriere. Ammesso che si ricordino ancora chi era Magdi Allam.

lunedì 13 luglio 2009

Carlo Rossella nel Porto delle Banane

"La Somalia va ricolonizzata. Le tre grandi potenze, Italia, Francia, Gran Bretagna, che avevano colonizzato il paese in passato devono rientrare in scena guidando un forte corpo di spedizione europeo, capace di porre fine manu militari al caos, installare un'amministrazione fiduciaria degli stati impegnati, in grado di ricostruire lo stato. E di far rientrare in patria centinaia di migliaia di somali di buone doti che vivono all'estero. Basterà un decennio per normalizzare il paese e ridare serenità ai suoi abitanti. Sarebbe bello vedere di nuovo la bianca Mogadiscio, araba e coloniale. E con Mogadiscio la dolce Merka, il porto delle banane, l'incantevole Brava, la Chisimaio dei bei tempi, dove gli italiani in abito bianco giravano in bicicletta fra le palme da cocco".

Carlo Rossella, Panorama, 9/7/2009

"Gli italiani che colonizzarono la Libia erano gorilla e maiali: non possono essere cambiati in cosi poco tempo. L'evoluzione della specie avviene in millenni, non in poche decine d'anni".

Colonnello Muammar Al Gheddafi, 1988.

"Nel giugno del 1997 si presentò a Panorama una agenzia fotografica pugliese che ci mostrò l'immagine di un ragazzo somalo nudo e sdraiato per terra, al quale alcuni soldati italiani avevano legato mani e genitali agli elettrodi. Accertammo la veridicità e pubblicammo la foto". Panorama non sparò lo scoop in copertina: "Fin dall'inizio non abbiamo ceduto al sensazionalismo delle immagini" (...) A quella prima fotografia ne seguirono altre. La più orribile fu quella dello stupro di gruppo di una donna somala. La foto mostrava alcuni soldati italiani che introducevano una bomba illuminante cosparsa di marmellata nella vagina della ragazza. "Anche in questo caso non sbattemmo la foto in prima pagina. La copertina di quel numero era completamente nera, salvo il titolo 'Le nuove foto della vergogna'. Facemmo tutte le verifiche, compreso un terzo grado all'autore della foto, Stefano Valsecchi, che durò fino alle tre del mattino. (...) Panorama pubblicò anche una videocassetta, girata e montata dagli stessi militari della missione Ibis, nella quale non si vedevano atti di violenza ma si notava l'atteggiamento rambistico e il disprezzo per la popolazione locale di molti dei nostri soldati".

Il Foglio, 2004

"Conoscendo i torti e gli errori del nostro paese, ritenevamo, alla vigilia della partenza per il Corno d’Africa del nostro contingente di truppe, che fosse auspicabile «che l’Italia tornasse in Somalia in sordina e senza protagonismi, con grande umiltà e discrezione. Possibilmente, come avevamo ingenuamente chiesto da un canale della televisione di Stato, con più genieri e meno guastatori, con più medici e meno paracadutisti, con più caterpillar e meno carri armati. Per quanto sollievo l’Italia avrebbe potuto portare a quelle infelici popolazioni, non sarebbe comunque mai riuscita a riparare i danni e a lenire le sofferenze causati in mezzo secolo di dominazione coloniale e in quarant’anni di rapporti viziati da indegne complicità». E invece si andò in Somalia sfoggiando i gioielli di famiglia: i parà del battaglione Tuscania e del Col Moschin, gli incursori del Comsubin e i fucilieri di marina del San Marco, una compagnia di carri M60 della brigata corazzata Ariete e due plotoni di blindo della Centauro. «Si trattava - riconosceva il generale Bruno Loi - di un vero e proprio corpo di spedizione, superiore per dimensioni e per quantità di armamenti e di equipaggiamenti a tutti gli altri contingenti nazionali presenti in Somalia, fatta eccezione, naturalmente, per quello americano» (...) La consapevolezza di poter godere di una larga autonomia e la presunzione di conoscere i somali (e di saperli trattare) meglio degli altri caschi blu, ponevano presto il contingente italiano in grosse difficoltà (...) Questa pretesa di possedere sempre, in qualsiasi epoca e in qualsiasi circostanza, la soluzione ottimale, è una iattura che ci accompagna sin dall’inizio delle nostre avventure coloniali, come la pretesa di essere «diversi» dagli altri, cioè più tolleranti, più rispettosi, più generosi, più capaci «di interpretare meglio la sensibilità del popolo somalo». In omaggio al mito, duro a morire, degli «italiani brava gente»".

Angelo Del Boca

"Per un attimo sembrò che ci fosse la volontà di andare fino in fondo. Successe il contrario.Le inchieste della magistratura ordinaria si sono perse per strada. La Commissione dell'esercito, col segreto militare, emise 12 provvedimenti disciplinari, ma non si sa nei confronti di chi né per quali abusi. La Procura militare, nel 1999, archiviò l'inchiesta per "omessa esecuzione di incarico e violazione delle consegne" nonostante l'accertamento di "azioni inopportune, gravi disfunzioni e sicure anomalie". La Commissione governativa guidata dal compianto professor Ettore Gallo, nella relazione finale di 114 pagine del 1998 scrisse di fatti "veri, verosimili o quantomeno da riscontrare", ma concluse di non avere, purtroppo, i poteri per farlo. L'indagine parlamentare censurò "i responsabili diretti" e chi aveva taciuto, ma non fece nomi né individuò colpevoli. Fiore e Loi furono reintegrati e poi promossi. L'unico condannato è stato Valerio Ercole, il militare che nella prima foto collegava gli elettrodi al somalo. In primo grado fu condannato per "abuso d'autorità" a 18 mesi. La pena fu sospesa e in appello, nel febbraio 2001, il reato fu dichiarato prescritto".

Il Foglio, 2004

venerdì 10 luglio 2009

Marwa. Martire del Razzismo.

Il 1 luglio scorso sono comparsi di fronte al giudice del Tribunale di Dresda, un imputato, Alex W, tedesco, 28 anni, e Marwa al Sherbini, egiziana, 32 anni.

Quest'ultima, madre di un bambino di tre anni e al terzo mese di gravidanza aveva accusato il cittadino tedesco di averla ingiuriata con offese razziste, come "terrorista", "islamista", "puttana", solo perché gli ha chiesto di lasciare l'altalena per suo figlio.

Il giudice riconosce per la querelante un risarcimento di 780 euro. Il vero risarcimento, però, arriva subito dopo: nel bel mezzo del tribunale, Marwa viene uccisa da Alex W con un grosso coltello. Ben 18 coltellate davanti al suo bimbo.

La polizia non è riuscita a impedire l'omicidio. Anzi, i poliziotti hanno involontariamente (sic) ferito il marito di lei, un borsista egiziano in Germania, accoltellato a sua volta mentre difendeva la moglie. E' stato portato in ospedale in coma.

La domanda, che si pongono giustamente anche in Egitto, è: se ad accoltellare qualcuno dentro l'aula di un tribunale fosse stato un musulmano, per quanto tempo ne avrebbero parlato sui media, da queste parti?

Ipocriti.

mercoledì 8 luglio 2009

Pacchetto o Pacco Sicurezza?

Il "pacchetto sicurezza"? E' un pacco. A cosa serve "il reato di clandestinità", i "centri di espulsione", ecc ecc, se poi un ministro del governo ammette candidamente, parlando delle badanti che "contro di loro, di certo nessuno si metterà a fare la caccia"", seguito a ruota da un altro ministro che afferma che "nessuna badante andrà mai in galera"? Come tutte le leggi italiane, anche quelle del "pacchetto" verranno tranquillamente disattese. E i primi ad invitare a farlo sono quelli che le hanno promulgate. Secondo me, quindi, non c'è da preoccuparsi: nessun clandestino andrà in galera o verrà espulso. Perché i clandestini sono una colonna portante dell'economia di questo paese. Oltre alle badanti, ci sono anche quelli che lavorano nei cantieri, nei campi, nelle fabbriche. E pure quelli che spacciano. Tutti, inclusa la minoranza che delinque, sono manodopera al servizio di imprenditori italiani. Imprenditori di cui si conoscono molto bene le inclinazioni elettorali. Non me la sento, quindi, di stracciarmi le vesti di fronte alle sparate propagandistiche che prima o poi verrano sventolate come risultati conseguiti per racattare voti. Quanti provvedimenti altisonanti, seguiti da brevi azioni dimostrative, sono stati sbandierati, prima di tornare - quatti quatti - alla normalità?

Figuriamoci se verrà in mente a qualcuno di andare davvero in giro a controllare i clandestini e provvedere alla loro espulsione. Con quale personale porteranno avanti questo gravoso compito? La polizia sarà impegnata a seguire gli svitati che decideranno di fare le ronde. E sono questi ultimi a preoccuparmi. Uno stato che "delega" la sicurezza dei cittadini a gruppi di "volontari," è uno stato che ha dichiarato il proprio fallimento in materia di sicurezza, altroché. Ma l'opinione pubblica italiana è talmente imbevuta di film con giustizieri della notte da non essere in grado di capirlo. La prima domanda che faccio a qualsiasi persona normale quando si parla di ronde è: "tu avresti il tempo di farlo, il giustiziere della notte?" E la risposta è, ovviamente, no. Perché una persona che ha una vita piena e soddisfacente difficilmente ha il tempo e la voglia di "pattugliare" le strade "armata" di cellulare. Quindi chi andrà a fare questo lavoro? Nel migliore dei casi quelli a cui piacciono i balli in maschera (come quelli delle divise del ventennio) e ,nel peggiore, qualche squilibrato che non è riuscito a diventare poliziotto. In realtà, dietro il fascino delle ronde c'è qualcosa altro di molto "italiano". Per esempio gli appalti da centiniaia di migliaia di euro per "pattugliare". Se va tutto bene, anche quei soldi finiranno all'italiana. Ovviamente avete capito cosa intendo. Se va male, ci scapperà il morto. Speriamo solo che sia negro, cosi quelli che hanno promulgato la legge potranno dire che era l'ennesimo "episodio isolato".

lunedì 6 luglio 2009

Afef Jnifen, Ministro. Contro Allam

ANSAMed - ''Chissa' - dice maliziosamente - voi forse potreste parlare di me come ministro del governo!''. Il governo e' quello italiano, il ''voi'' e' riferito ai lettori del quotidiano di Tunisi Le Temps, al quale Afef Jnifen Tronchetti Provera ha rilasciato un'intervista riportata a tutta pagina. La bellissima Afef, tunisina purosangue nata quarantuno anni fa a Medenine, alle porte del Sahara, aveva appena terminato di partecipare, in qualita' di ospite, ad una diretta negli studi televisivi di Nessma T.V. (25 per cento detenuto da Mediaset), nel corso della quale aveva ricordato la sua militanza attiva a favore degli arabi e dei musulmani. Impegno che ha ribadito subito dopo nell'intervista a Le Temps, sottolineando: ''io, in effetti, conduco una lotta quotidiana contro i pregiudizi nei riguardi degli arabi e dell' Islam. Qualsiasi occasione mi e' propizia per difendere questa causa. Metto la mia notorieta' di top model e di animatrice adulata dagli italiani al servizio dell'ideale di tolleranza che vado predicando''. Tolleranza che non riconosce a Magdi Allam, un tempo suo ''compagno di strada'', ma che ''adesso, dopo che si e' convertito al cristianesimo, non arresta i suoi attacchi virulenti contro l'Islam e i suoi fedeli''. Riferendosi all'Italia (della quale e' cittadina dal 1990), Afef lamenta che, a differenza della Francia, non vi siano associazioni ''forti'' per la difesa delle comunita' maghrebine e arabe. ''Ma - sottolinea - non crediate che tutti gli italiani ci sono ostili. Certo, la crisi mondiale attuale ha esacerbato o risvegliato qualche vecchio riflesso xenofobo (principalmente contro gli arabi), ma non al punto di fare dell' Italia un inferno per le nostre comunita'''. Ad ogni buon conto, ricorda, e' costantemente accompagnata da una guardia del corpo e questo per volere del suo terzo marito, l'imprenditore Marco Tronchetti Provera. L'ultima domanda dell'intervista riguarda il suo futuro, legato al costante impegno nel sociale per il mondo arabo-islamico. Un impegno, afferma, che in Italia suscita l'interesse di molti per cui ''ci si sforza - e' la risposta - di trovarmi una qualsiasi affiliazione politica, ma fuggo costantemente da queste etichette. Non e' ancora giunto il momento che io faccia parte di un determinato gruppo. Ma non tardera'. Ho sempre pensato che la mia carriera di top model e di animatrice alla televisione non rappresenta che una tappa preparatoria per degli impegni piu' politici''. E Le Temps ricorda ai suoi lettori che ''Afef Jnifen fu, per un certo periodo, consigliera di Berlusconi, ma oggi e' consigliera tecnica presso diversi partiti politici, di destra e di sinistra''.

domenica 5 luglio 2009

Lapsus freudiano sul Corriere

Gli hanno urlato «sporco negro», «dovete tornare a casa vostra», poi l'hanno colpito con delle bottiglie di vetro ferendolo al sopracciglio sinistro. Solo le sirene delle volanti della polizia, chiamata da alcuni testimoni, hanno messo fine all'aggressione da parte di tre uomini, tra i 30 e i 50 anni, e permesso all'uomo di origine congolese di mettersi in salvo trovando riparo all'interno dell'androne di un palazzo. Un'aggressione 'a freddo' quella avvenuta il 2 luglio scorso, ma resa nota solo oggi, nel quartiere di Monteverde, a Roma, partita da abitanti di uno dei palazzi che dà sulla via, iniziata con il lancio di bottiglie dalle finestre e proseguita con un vero e proprio inseguimento da parte di tre uomini che sono riusciti a raggiungerlo e colpirlo al volto ferendolo poco sopra l'occhio sinistro. Al pronto soccorso gli hanno diagnosticato anche un trauma cranico. Non solo: lo hanno anche derubato dei soldi che aveva in tasca e del passaporto. Il cittadino congolese - sposatosi in Italia, padre di una bambina - spiega di amare l'Italia, dove vive dal 2004, dopo la fuga dal suo Paese d'origine. Ora si chiede come spiegare alla figlia perchè è stato picchiato: «mia figlia mi guarda e mi dice - spiega in un italiano stentato** ai microfoni del Tg3 - 'papà, che cosa è successo, ti hanno fatto del male?»'. E aggiunge: «mi sono mancate le parole per risponderle perchè non so come può vivere una cosa del genere». I responsabili dell'aggressione sono svaniti nel nulla. (Corriere)

* Il Corriere si astiene dallo spiegare la dinamica, facendo sembrara la faccenda "surreale". Su Repubblica, invece, è esplicitata: "Il congolese è un rifugiato politico in Italia dal 2004, si è sposato in Italia, vive a Roma e ha una bambina di pochi anni. Ha raccontato ai poliziotti che stava distribuendo volantini pubblicitari citofonando agli inquilini della zona quando un cinquantenne infuriato per essere stato disturbato durante il riposino pomeridiano lo ha prima pesantemente insultato dalla finestra e poi è sceso e gli ha rotto una bottiglia in testa. Successivamente sarebbe stato raggiunto da altri due italiani che lo hanno continuato a picchiare".

** Un suggerimento implicito per giustificare la prossima punizione?

venerdì 3 luglio 2009

Terrorismo contro l'Islam

L'altro ieri, un esplosione ha svegliato Borgo Aurora, quartiere di Torino, nel cuore della notte. Provocata da una bomba carta sistemata nei sotterranei dello stabile che ospiterà la nuova moschea di via Urbino. Un ordigno artigianale, carico di un potenziale letale di polvere nera. Non ha fatto vittime per scelta dell’attentatore. Gettato nel corridoio dello scantinato, segando con precisione le grate degli scuri che affacciano sul marciapiede di via Biella, attorno alle due e mezza di notte. «È stata un’esplosione terribile - dicono nel quartiere, il giorno dopo -, una deflagrazione violenta. Pensavamo allo scoppio di una tubatura del gas, ma era una bomba». Un altro episodio che dimostra che l'unico terrorismo da temere in Italia non è quello degli Islamici, ma quello contro gli Islamici.

mercoledì 1 luglio 2009

On. Sbai, si occupi degli italiani!

Torino, finanziamenti trasparenti alla moschea
Sherif El Sebaie

Repubblica-Metropoli, 28 giugno 2009

L’erigenda moschea di Torino, primo luogo di culto privato in Italia a beneficiare di un finanziamento del Regno del Marocco, continua ad essere al centro di accese polemiche politiche. Souad Sbai, parlamentare del PDL, ha recentemente annunciato ai media di voler riferire in parlamento circa il contenuto di un articolo apparso su un quotidiano di Casablanca, Assabah, secondo il quale “L’intelligence marocchina ha svolto indagini sulla somma di due milioni di euro trasferiti dal Marocco sul conto personale di un appartenente all’associazione islamica in Italia, UMI, Unione Musulmani in Italia” scoprendo che “l’associazione ha ricevuto la somma da ignoti in Marocco”. Il comunicato inviato dall’assistente dell’ On. Sbai si conclude affermando che questa supposta indagine ha di fatto “negato un coinvolgimento del Governo di Rabat in tale operazione” ponendo “la comunità marocchina in Italia in una posizione di forte preoccupazione e la spinge a voler sapere che fine abbiano fatto questi soldi e chi sia l’ignoto finanziatore”. Inutile dire che tali affermazioni hanno suscitato un allarmismo politico del tutto ingiustificato. Eppure dai parlamentari ci si aspetterebbe un controllo preventivo sull’attendibilità delle informazioni che si intendono portare in parlamento e non un acritico copia-incolla dalla stampa estera condito da isterici commenti. A fornire risposte certe, infatti, ci ha pensato il sottoscritto pubblicando sul proprio blog, in anteprima assoluta, il documento di trasferimento bancario che attesta il versamento di una somma di denaro da parte del Ministero degli Affari religiosi del Marocco all’Unione dei Musulmani d’Italia con la motivazione “Acquisto immobile associazione culturale”. Il coinvolgimento del governo marocchino e la trasparenza dell’operazione sono quindi fuori discussione. Anzi, persino il Ministro Frattini ha incoraggiato quest’ attività del governo marocchino, sottolineando l’impegno di quest’ultimo nel contrasto dei gruppi fondamentalisti, nella formazione degli Imam e nell’identificazione di referenti affidabili per la comunità marocchina. Il fatto che l’On. Sbai non fosse al corrente del coinvolgimento del governo del proprio paese di origine nel finanziamento del progetto e che le autorità diplomatiche marocchine non l’abbiano nemmeno degnata di una risposta pubblica è davvero curioso, soprattutto se si tiene in considerazione che l’On. Sbai è un parlamentare dello stesso partito di cui è esponente il Ministro Frattini. Ancora più curioso, alla luce della presa di posizione del Ministro, che il Comune di Torino continui ad essere soggetto, proprio sulla base delle informazioni riferite dall’On. Sbai, alle molestie politiche dell’opposizione di destra per il sostegno istituzionale dato al progetto. Evidentemente ci si dimentica che l’On. Sbai sarà pure una parlamentare italiana, ma per il Marocco è una cittadina qualsiasi: non lo rappresenta a livello diplomatico né può vantare l'esclusiva della rappresentanza della sua comunità d'origine in Italia. A questo punto sarebbe davvero auspicabile che l’On. Sbai si occupi delle esigenze degli italiani che l'hanno eletta piuttosto che far perdere tempo al parlamento italiano.