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sabato 29 agosto 2009

Sono in Afghanistan

Con il Mullah Omar e da queste parti il satellitare non prende molto. Appuntamento alla prossima settimana. Nell'attesa, auguri in ritardo di Buon Ramadan.

venerdì 14 agosto 2009

Extracomunitari serie A

Uscita di prigione con un decreto di allontanamento “per motivi di pubblica sicurezza”, essendo svizzera e quindi extracomunitaria, Marusca Schenk dopo aver scontato due anni e sei mesi nel carcere di San Vittore per traffico di droga è rinchiusa da lunedì nel centro in attesa dell’esecuzione del provvedimento. Ma la sua permanenza ha creato un caso. Se entro domani non verrà liberata il consolato svizzero interverrà con la Prefettura. Ieri, nell’udienza di convalida, il giudice di pace avrebbe assicurato alla donna che entro quattro giorni sarà accompagnata al confine, come chiede da tempo. Già durante il periodo di carcerazione, 30 mesi, la Schenk aveva chiesto invano di essere espulsa per scontare la pena in Svizzera. Il vice console a Milano Peter Brunold usa parole misurate, non pone ultimatum sul giorno di rilascio della donna, ma il concetto è chiaro. «La vicenda è quantomeno strana — commenta il vice console — per questo abbiamo fatto richiesta di maggiori spiegazioni alle autorità italiane». La prefettura, che si occupa della questione assieme alla questura, ribadisce che per la donna — con regolari documenti — è stata correttamente applicata la legge. Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in consiglio comunale, commenta: «La vicenda mostra come ci siano disparità di trattamento fra chi viene da Paesi ricchi e da Paesi poveri. La donna non ha responsabilità, né l’hanno le autorità svizzere, ma non si è mai gridato allo scandalo quando a essere trattenuti sono stati cittadini africani o sudamericani».(Repubblica)

giovedì 13 agosto 2009

In Italia comandano i negri

Un cliente dell'albergo di Latina dove lavorava come responsabile del personale lo chiama "sporco negro", la direzione dell'hotel non gli crede e si licenzia. E' accaduto sabato scorso ad un cittadino congolese di 37 anni, Ali Shadadi, in Italia dal 1997, mediatore culturale e regolarmente impiegato in un hotel del capoluogo pontino. L'uomo ha raccontato la vicenda in una intervista a Articolo21. L'uomo ha raccontato di essere stato avvicinato da un abituale cliente dell'albergo che, svegliatosi tardi, chiedeva di mangiare anche se la cucina era ormai chiusa. Di fronte al diniego il cliente ha alzato il tono della discussione: "Possibile che per mangiare io debba chiedere a te, un negro. E' per questo che l'Italia non va avanti, perché iniziano a comandare i negri". Arriva addirittura a strattonare Ali e a minacciarlo davanti al personale dell'albergo e ad altri clienti dicendogli "ho una pistola". Il cittadino congolese, impaurito e ferito nella dignità, si è rivolto alla direzione della struttura: "Questo cliente è scomodo, si può allontanare?" e si è sentito rispondere che si trattava di una "vicenda personale" della quale comunque non c'erano prove. Dopo aver denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine, non ricevendo solidarietà dai suoi datori di lavoro, ha deciso di licenziarsi: "Non si può far finta che non sia successo niente, la dignità non si può comprare". (Repubblica)

domenica 9 agosto 2009

Sogni autorevoli

Sembrava un sogno. Nel giorno del 53esimo anniversario della tragedia di Marcinelle, il Presidente della Repubblica Napolitano ha autorevolmente affermato che l' "Integrazione per gli immigrati" è un' "esigenza sociale e civile e un diritto fondamentale, il cui concreto soddisfacimento sollecita massima attenzione e impegni coerenti da parte delle istituzioni e di tutte le forze sociali". E' la prima volta in assoluto, credo, che un alto rappresentante politico parla dell'integrazione come un diritto e non come un dovere. Ribaltando l'impostazione politico-mediatica che dipinge l'integrazione come una brutta medicina da somministrare a dei bambini riottosi. Il Presidente della Camera Fini, invece, ha autorevolmente ribadito ciò per cui io vengo quotidianamente insultato su questo blog: "gli immigrati non sono ospiti momentanei. Chi lo pensa e parte con il presupposto che poi vadano via non ha capito nulla". Marcello Veneziani, editorialista di Libero, ha autorevolmente (nei limiti concessi da un quotidiano come Libero) scritto: «l'Italia è un paese razzista. Nel nostro Paese c'è un razzismo inquisitorio e poliziesco. Basta avere la pelle un po' scura per scatenare sospetti e panico». Poi Bossi mi ha autorevolmente svegliato: «Noi andavamo a lavorare non ad uccidere la gente». E la Mafia italiana negli Stati Uniti? Quella si che era un sogno. Per Bossi, s'intende.

venerdì 7 agosto 2009

Mai più sotto casa. Nel fiume sì.

Si è uccisa perché era clandestina e non riusciva a regolarizzarsi, e per questo era caduta in depressione. Il corpo senza vita di F.A., 27 anni, marocchina, è stato ripescato ieri sera dal fiume Brembo a Ponte San Pietro. La donna, notata da alcuni passanti, era sotto il ponte del centro storico, è stato riportato a riva alle 21 circa. E' stato il fratello Mohamed stamattina a presentarsi ai carabinieri per denunciare la scomparsa della sorella, uscita di casa ieri alle 14. L'uomo, che invece è regolare (come anche i genitori) e vive proprio a Ponte San Pietro, ha raccontato che F. era disperata: era irregolare in Italia, aveva tentato in tutti i modi di regolarizzare la sua posizione ed era terrorizzata dalla scadenza di domani, giorno in cui la clandestinità diventa reato. E questo l'avrebbe portata a uccidersi. Ma gli inquirenti del posto sono scettici: la ragazza, infatti, era in Italia da cinque anni e viveva presso la famiglia. Si pensa quindi che il suicidio sia legato solo a problemi psichici. (Repubblica)

PS: i politici che, con due o tre famiglie e annesse amanti e escort al seguito, manifestano al "Una Family - l'altra è gratis - Day" sono quelli che permettono che una ragazza di 27 anni, con problemi psichici, non possa ricongiungersi legalmente con il resto della famiglia in Italia solo perché marocchina. Gli inquirenti "scettici", invece, hanno già escluso che lo stato di clandestinità possa aver provocato il suicidio: a provocarlo "solo" problemi psicologici. Il fatto che questi problemi siano stati esasperati dalla scadenza che avrebbe trasformato la ragazza in una criminale non è preso in considerazione. Ha già vissuto cinque anni da clandestina. Li vedo già dimenarsi, quelli della "tolleranza zero". Cinque anni da clandestina? Evidentemente bastano e avanzano. Era ora che si buttasse nel fiume. Una in meno.

mercoledì 5 agosto 2009

Elisabetta Canalis e il Mullah in topless

Elisabetta Canalis nel film Decameron Pie
Desidero fare i miei più sentiti complimenti a Georges Clooney per la presunta "love story" con Elisabetta Canalis. Si tratta di un decisivo salto di qualità per Clooney e sicuramente un buon augurio alla Canalis. Leggo infatti che "le pas­sate fidanzate di Clooney non hanno fatto una gran carriera: non si sa più niente del­la ex cameriera francese, né della ex spo­gliarellista del Nevada, con cui si era fatto vedere negli anni passati". Sono però un pochino preoccupato per l'amico Georges, non vorrei che andasse incontro ad una delusione affettiva: sarà anche l'uomo più sexy del pianeta, ma gli manca un po' di melanina. Alla Canalis, infatti, "piacciono i neri. Spesso li trovo più sexy. E, quando vedo una coppia mista, mi ci riconosco molto". Vi avverto però (non io, la Canalis) che lei non sopporta "le battutine a sfondo sessuale. Uomo nero uguale stallone. Quello è uno stereotipo da razzisti". Affermare però, come ha fatto in un'intervista al Corriere Magazine, "Non visiterei mai i paesi islamici", non è razzismo. La ragazza si impegna, cerca di rilasciare interviste interessanti e al passo con l'attualità, visto che nei film le chiedono solo di mostrare qualcos'altro. E poi si sa benissimo che dalle parti degli islamici difficilmente accetterebbero una Canalis travestita, che ne so, da Mullah in topless. Qui è un'altra cosa, si è travestita da suora con tanto di crocefisso penzolante tra gli attributi materni e nessuno ha fiatato. Manco il Papa. E' solo questione di sicurezza personale, quindi: senza l'invito di un Emiro mutimiliardario, la Canalis rischierebbe la Fatwa. E lei non può permettersi una cosa del genere. E' risaputo, infatti, che il principale problema delle donne minacciate dai fondamentalisti islamici è come «fare shopping ora che dovrò girare con la scorta». Chiedetelo a chi ci è passato.

martedì 4 agosto 2009

Il Vero, il Falso e il Maomettano

In Pakistan 8 cristiani sono stati bruciati vivi per una menzogna, anzi, per una bufala. "Hanno profanato il Corano": questa era l'accusa lanciata da un gruppo di estremisti messo al bando da Islamabad. Tanto è bastato per scatenare un'orgia di follia e barbarie. Non è la prima volta che capita. E non capita solo in Pakistan: anche in altri paesi islamici si sono verificati scontri con la minoranza cristiana, scatenati dall'una o dall'altra parte, a seconda da dove è partita la bufala. Quella prediletta dai fondamentalisti islamici imputa ai cristiani di aver "insultato Maometto" mentre quella preferita dai fondamentalisti cristiani accusa gli islamici di aver "rapito e convertito con la forza una ragazza". Tutte balle, sapientemente suggerite da mercenari della guerra civile che cercano di seminare zizzania per imporsi e ricattare i propri governi, ma che - purtroppo - attecchiscono benissimo nelle periferie degradate e nelle campagne povere. Proprio li, tra l'altro, vengono reclutati i carnefici da portare in pullman fino alla località presa di mira, poiché gli autoctoni cercano sempre di proteggere i propri vicini, invece che partecipare. Ebbene: quando capitano queste tragedie, le grancasse mediatiche suonano a tamburo battente. Ogni musulmano del globo, dagli Stati Uniti all'Indonesia, viene messo sul banco degli accusati assieme ai terroristi pakistani. A ognuno del miliardo e passa dei fedeli del Corano vengono richieste condanne, prese di distanza e scuse. La loro colpa è quella di praticare la stessa fede in nome della quale vengono commessi questi crimini. Che ogni musulmano interpreti la sua fede seguendo un percorso personale, sociale e culturale diverso è un dettaglio di poco conto. L'importante è che si scusino comunque.

Quando invece uno come il sottoscritto smonta - supportato da un editoriale di Le Monde e un comunicato dell'Università Cattolica di Lille - una bufala che attribuisce ad un inesistente sociologo algerino naturalizzato francese dei propositi umanitari tipo "Noi (musulmani, ndr) non abbiamo gli obblighi cristiani di portare assistenza agli orfani, i deboli o i portatori di handicap. Noi possiamo, e dobbiamo, al contrario, schiacciarli se costituiscono un ostacolo, soprattutto se sono degli infedeli", la risposta dei blogger che l'hanno ripresa è stata: "la parola di un Maomettano (cioè il sottoscritto) vale meno di zero". Il concetto non mi è nuovo, l'ha messo per iscritto anche un giudice milanese. E quindi la bufala diventa verità a prescindere. Ok, e Le Monde? "E' un giornale radical-chic di sinistra" (Mica come La Padania e Libero, quotidiani di comprovata serietà anglosassone). Persino il comunicato di smentita dell'Università di Lille si presta alle più fantasiose traduzioni dal francese da parte di questi fini linguisti. Anzi, visto che alla disonestà non possono esserci limiti di sorta, ho letto pure cose tipo "Anche se Mohammed Sabaoui", il sociologo-fantasma per intenderci, "non esiste, le cose che dice sono comunque vere". Non fa una piega. Logica cristallina, direi. Come ho fatto a non pensarci prima? Questi campioni dell'onestà intellettuale sono gli stessi che chiedono "incontri con l'Imam", "tavoli di dialogo" e "sedute di confronto" per "riflettere" sulla costruzione di una moschea. Viene spontaneo chiedersi che dialogo possa esserci con simili figuri, considerato che la parola di un maomettano vale meno di quella di un cammello e che, anche se venissero dette le cose che a loro piacciono, lo sventurato islamico sarà comunque accusato di "dissimulazione".

La verità è che quelli che sparano queste bufale non lo fanno mai in buona fede. Sono animati da un odio feroce, e - spesso e volentieri - sono i volenterosi megafoni di balle appositamente confezionate nei laboratori di guerra psicologica di chi ha interessi strategici in Medio Oriente. Sembra "complottismo", ma non lo è. Non è la prima volta che su internet vengono lanciate bufale che prendono di mira gli islamici e i loro paesi. Tempo fa circolava in rete una sequenza di immagini che - secondo quelli che la diffondevano - documentava la punizione "islamica" inflitta ad un bambino colpevole di aver rubato del pane in Iran. Il bambino veniva steso per terra e una macchina passava sopra il suo braccio. Chi sente parlare della religione islamica dai media ne rimane ovviamente impressionato: solo "le bestie islamiche" potevano punire in questo modo un bambino, per di più per aver rubato del pane. D'altronde questi vogliono persino eliminare gli orfani (una bufala sostiene l'altra). Il fatto che, secondo la Shariah, nemmeno il più fondamentalista dei mullah potrebbe punire chi ha rubato per fame (e poi non si tagliava il braccio?) è roba per accademici. Peccato che le foto che mostravano il bambino con tutte e due le braccia a fine spettacolo, perché di questo si trattava, erano state accuratamente eliminate. Uno spettacolo illusionista messo in scena durante una festa di paese era diventato la prova della barbarie iraniana. Un buon motivo per sganciare un po' di petardi e portare loro la democrazia. Quando la bufala è stata smontata, la risposta dei razzisti della rete fu: "Se un bambino fa questo per vivere, allora l'Iran non è un bel paese per i bambini. E gli islamici sono comunque bestie perché sfruttano il lavoro minorile". Ora, se loro sono bestie perché si sono macchiati del reato di "sfruttamento del lavoro minorile", quelli che hanno lasciato eleggere in Senato un condannato in definitiva per lo stesso reato cosa sono?

lunedì 3 agosto 2009

I Professionisti dell'Anti-Islam

I blog che, in Italia, promuovono l'odio anti-islamico e la xenofobia si riconoscono immediatamente dal loro contenuto. E' del tutto impossibile infatti trovarci dei contributi che siano frutto degli "studi decennali " dei loro autori. Niente lunghi e noiosi papielli che espongano i frutti delle loro "ricerche": loro non sono mica come quei rincoglioniti accademici orientalisti, non a caso tutti "filo-terroristi". Vi si ritrovano, invece, articoli, articoletti e cotillon copia-incollati dai massmedia, in un'accozzaglia che mette insieme gli attentati dei fondamentalisti con le statistiche sugli arresti degli spacciatori, passando dalle liti condominiali per il chiasso notturno. Basta che di mezzo ci sia un arabo o un islamico per buttare dentro il calderone: tanto tutto fa brodo. Eppure i tenutari di questi bordelli internettiani affermano di essere ferratissimi in materia di Shariah, di Fatwe, di Storia islamica ecc. Ne sanno sempre una più del... musulmano. Uno vorrebbe anche abbeverarsi dalle loro sorgenti di infinita saggezza, ma niente da fare.

In realtà, quella adottata da questi individui è una strategia chiara e precisa per nascondere la propria ignoranza e per mettersi al riparo da qualsiasi responsabilità penale e civile. Se proprio devono intervenire lo fanno per lanciare, fra un commento e l'altro, qualche provocazione anti-islamica di epoca medievale, copiata a sua volta da qualche altro sito. La loro difesa è già predisposta: loro "riportano" solo dichiarazioni e parole che sono state pubblicate altrove, cose dette da altri, magari da islamici. Il fatto che i loro "riporti" siano spesso e volentieri delle scelte negative a senso unico accompagnate da titoli o etichette generalizzanti come "la religione di pace" oppure "Islam italiano" sono solo dettagli. Eppure è evidente che costoro vogliono, implicitamente, additare i musulmani come nemici da eliminare. A dar loro man forte c'è sempre l'editoriale dell'espertone/a di turno, che - essendo musulmano/a di nascita - "conosce i suoi polli". Quando però si accenna al fatto che questi venditori di polli hanno costruito fortune editoriali e carriere politiche dicendo agli islamofobi quello che volevano sentire, si viene immediatamente tacciati di essere dei "signornessuno che rosicano dall'invidia". Eggià: di questi tempi, uno che non ambisce a fare soldi con questi stratagemmi non può che essere uno squilibrato invidioso.

I sedicenti esperti-blogger di Islam, invece, sono delle persone per bene. C'è una specie di cliché unificato: se uomini, sono "esperti" perché hanno "lavorato nei paesi arabi per anni" (dove però si sono ben guardati dal rifiutare il pingue stipendio. La loro fissa è che mentre lavoravano là "non si vedevano le donne". E comprarsi una parabola per rifarsi gli occhi con la Tv italiana no, eh?) oppure (se donne) perché sono state "sposata con un musulmano per anni" (Il fatto che queste poverette siano magari un tantino provate da disastrosi rapporti matrimoniali, magari combinati al buio in età adolescenziale, è un dettaglio marginale). Non ho ancora trovato un'escort di alto-bordo che abbia lavorato nel Golfo e che si dichiari esperta di Islam. Ma non disperiamo: prima o poi salterà fuori. In altri paesi questi fenomeni da baraccone sarebbero nel posto più adatto per loro, ovvero al circo. Accanto alla donna barbuta e all'uomo-elefante. In Italia, invece, c'è chi li cita sui giornali. Chi li invita persino a dire la loro in televisione. Un atteggiamento che ovviamente li incoraggia a perseverare nella loro opera di avvelenamento. Magari ci scappa il libro o un posto come portaborse in un partito. In attesa, ovviamente, del giorno in cui guideranno le masse armate di machete per far fuori un po' di islamici.

I magistrati e le forze dell'ordine monitorano - giustamente - siti e blog che inneggiano alla guerra santa, al califfato universale e via delirando. Temo però che non stiano prestando la stessa attenzione all'altro lato della medaglia, ovvero a quelli che, in maniera subdola ma non meno pericolosa, inneggiano all'odio religioso e razziale. Fino a prova contraria, in Italia non ci sono mai stati attentati di matrice islamica. Sui processi per terrorismo internazionale, lungamente sbandierati dai media, non sappiamo quasi nulla: molti degli accusati sono stati assolti, altri espulsi senza processo. In compenso ci sono stati attentati contro le moschee e i centri culturali islamici, episodi di razzismo dove è scappato il morto, roghi e linciaggi. E' dovere di chi ha il compito di tutelare la pace sociale scovare coloro che hanno ispirato queste azioni prima ancora di quelli che hanno materialmente agito. Non si capisce infatti perché degli islamici vengono arrestati solo per una battuta travisata dall'interprete o, peggio, perché incastrati da ufficiali in cerca di promozione e pubblicità (poi vengono rilasciati, in sordina, con alcune centinaia di migliaia di euro di risarcimento a carico dei contribuenti), mentre quelli che affermano - papale papale - che "bisogna far fuori gli immigrati" sono liberi di andare in ferie.

domenica 2 agosto 2009

Scippone l'Africano

Ho sempre trovato qualcosa di tragicomico nel comportamento occidentale di fronte alle disgrazie dei popoli del terzo mondo. L'Occidente - sì, proprio quello della democrazia, della libertà e via cianciando - pone le basi necessarie affinché si verifichino i drammi. Poi, quando accadono, si gode lo spettacolo (opportunamente intitolato "Scippone l'Africano") e - calato il sipario - protesta, si indigna e chiede il rimborso del biglietto. Per comportarsi in questo modo bisogna avere la faccia come le proprie paffute posteriorità, rimpinguate da secoli di scippi e ruberie in Africa. Non può essere altrimenti. Leggo per esempio sul sito dell'agenzia Reuters un articolo intitolato "Cambiano rotte migratorie, aumenta violenza a frontiere Egitto". In parole povere quello che sta succedendo è questo: con l'accordo italo-libico gli immigrati africani non riescono più ad arrivare in Europa e, di conseguenza, cercano di attraversare il confine egiziano per entrare nello stato di Israele. La polizia egiziana spara, gli immigrati africani muoiono e chi si straccia le vesti sulla rete? Le anime belle italiote. Proprio quelle del "se ne stiano a casa loro", quelle che - se potessero - farebbero come Borghezio.

L'articolo della Reuters dice che "L'Egitto teme che un flusso senza controllo di migranti al suo confine strategico del Sinai possa rappresentare una minaccia alla sicurezza in un'area in cui già è preoccupata per le incursioni dei fondamentalisti islamici che ogni tanto trovano rifugio nella zona montuosa e isolata". L'affermazione criptica sopra riportata lascia intendere che l'Egitto spara agli immigrati africani che cercano di entrare in Israele perchè teme per la propria sicurezza. Viene da chiedersi quale minaccia alla sicurezza egiziana possono rappresentare degli immigrati che lasciano l'Egitto. Infatti gli immigrati in questione non rappresentano nessuna minaccia per l'Egitto, che da anni tollera la presenza di centinaia di migliaia di immigrati africani, salvo quando i dipendenti delle Nazioni unite non chiamano le forze dell'ordine per sbarazzarsi dei 3000 rifugiati infuriati accampati per settimane nella piazzetta antistante i loro uffici (poi, quando le forze dell'ordine intervengono, e qualcuno muore nella calca, la colpa è ovviamente dell'Egitto e non delle Nazioni Unite che scaricano i rifugiati, dicendo loro di ritornare nei propri paesi dove "è tutto a posto").

Non a caso l'articolo della Reuters accenna timidamente "alle pressioni di Israele, che vuole bloccare il flusso dei migranti". Già. Ma si sono ben guardati dal dire che proprio Israele ha predisposto recentemente gli ordini di espulsione per circa 3000 bambini e ragazzi, figli di profughi africani e lavoratori stranieri illegali, che si esprimono in ebraico e nella maggior parte dei casi non sono mai usciti da Israele, mentre prosegue l’espulsione degli adulti privi di permessi di residenza e di lavoro: circa 300.000 persone. Un esodo biblico. E a chi viene chiesto - ovvero imposto - di fermare, con le buone o con le cattive, il flusso clandestino di nuovi immigrati? Ovviamente all'Egitto che, se non si adegua ai diktat israeliani, si ritrova immediatamente accusato di connivenza con i terroristi islamici, con i kamikaze e chi più ne ha più ne metta. La Reuters accenna per esempio ad "un attacco aereo contro il presunto convoglio di armi egiziano sul quale viaggiavano anche degli immigrati africani". Mettetevi nei panni dei soldati egiziani al confine: nel buio della notte del deserto del Sinai vedono un mezzo che cerca di attraversare il confine. Gli intimano l'alt e non si ferma. Che fanno? Lo lasciano passare? E se poi le armi arrivano effettivamente in Israele, chi andrà a zittirli, poi, gli israeliani e i loro sostenitori?