Leggo su Repubblica la lettera di un editore che, sul treno, ha assistito ad una scena francamente incivile: la vittima un disabile senza braccia. Alcuni dettagli però (la risposta del disabile in un italiano sconnesso, seguito dall' accanimento tipico dei casi in cui è coinvolto un immigrato, per non parlare della risposta del capotreno che tira in ballo il razzismo) mi hanno fatto venire un dubbio atroce: non è che il disabile di cui si parla nella lettera era straniero? In questo caso molte cose si spiegherebbero...
Chiara, anni 13, si stringe nelle spalle e regala un sorrisone. Ma sì, per le nuove generazioni forse sarà più facile il dialogo tra persone che provengono da terre e culture diverse. E Stezzano nel suo piccolo è lo spaccato dell’Italia che verrà: in questo comune di 12 mila abitanti, a salda maggioranza Pdl-Lega, la scuola media locale ha eletto il consiglio comunale dei ragazzi. Risultato? Su 7 eletti, 4 sono stranieri e il baby sindaco sarà David N’doua, originario della Costa d’Avorio. Con lui siederanno l’argentina Camila, la marocchina Nora e l’albanese Brahimi, tutti nati a Bergamo e dintorni esattamente come l’italiana Chiara che col suo candore «detta la linea politica». (Leggi sul Corriere)
Da qualche settimana ormai, il Corriere della Sera propina una specie di pubblicità ingannevole che recita: "Un'informazione di parte crea delle persone immobili. Per questo ci battiamo per un'informazione indipendente che permetta ad ognuno di farsi la sua opinione". Per avere un assaggio dell' informazione indipendente di cui si fregia il quotidiano della borghesiuccia italiota, basta analizzare il modo con cui affronta, da quasi 10 anni ormai, la cosiddetta "questione islamica". Non vi sarà di certo sfuggito che le uniche versioni propinate ai suoi lettori su questo tema sono quelle di persone decisamente imparziali (sic) come Fu Oriana Fallaci "la più grande scrittrice italiana di tutti i tempi", Magdi Allam "il più autorevole esperto di cose islamiche in Italia" e altri nomi dalle posizioni perfettamente sovrapponibili che si fa fatica a capire chi di loro ha scritto cosa. A questa pregiata categoria di persone talmente esperte da risultare inqualificabili, si è accodato ultimamente anche Giovanni Sartori, "il più grande politologo italiano ed uno dei massimi esperti di politologia a livello internazionale".
L'articolo 5 del Testo Unico sull'immigrazione prevede che il permesso di soggiorno venga rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla domanda. Allo stato attuale, invece, i 4 milioni di immigrati che vivono in Italia devono mediamente aspettare dai sette ai quindici mesi, anche solo per il rinnovo di un permesso della validità di un anno. Da domenica 13 dicembre Gaoussou Outtarà - esponente di Radicali Italiani, immigrato dalla Costa D'Avorio e da 29 anni in Italia - è in sciopero della fame per sollevare il problema dei "tempi legali utili per rilascio dei permessi di soggiorno". (...) "La quasi totalità degli immigrati in Italia - ha detto Outtarà, intervistato da Radio Radicale - non solo non ha alcuna speranza di poter ottenere la cittadinanza italiana, ma si trovano spesso privi anche di un semplice permesso di soggiorno, pur avendone diritto". Sono oltre 700 mila, infatti, secondo una rilevazione del Sole 24 Ore, gli immigrati in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Persone che lavorano, studiano, crescono i propri figli in Italia, ma si ritrovano ciclicamente in una sorta di terra di nessuno, dove i diritti di residenza sono sospesi. Senza rinnovo non ci si può muovere per l'Europa, si ha difficoltà a tornare nel paese d'origine, così come a svolgere diverse azioni di vita quotidiana: firmare un contratto d'affitto o di lavoro, prendere la patente, iscrivere all'asilo i nostri figli. "Insomma - ha detto ancora Outtarà - la vita di un immigrato in attesa del permesso di soggiorno, in Italia è paragonabile a quella di una persona reclusa in un carcere a cielo aperto. A seconda dei momenti, noi immigrati siamo effettivamente imprigionati nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) o in libertà vigilata in balìa della possibile revoca del permesso di soggiorno o della sua non ottenibilità". (Leggi su Repubblica)
Ringrazio Karim Metref che mi ha appena segnalato la notizia che è stato arrestato, sulle frontiere Nord-Est del paese, un cittadino che si dichiara apolide (ma che è probabilmente di origini albanesi) che risponde a diversi alias tra cui quello di Claus Santa. Il cittadino extracomunitario era entrato in territorio italiano privo di ogni tipo di documento o visto e quindi, al primo controllo (molto numerosi in questo periodo), è caduto sotto le leggi del pacchetto sicurezza ed è stato subito arrestato con l'accusa di immigrazione clandestina. Dopo i primi accertamenti in questura è stato portato al CIE di Gradisca d'Isonzo, in provincia di Gorizia. L'extracomunitario, arrestato al volante di un veicolo non a norma e in possesso di un quantitativo importante di merce di dubbia provenienza, rischia anche una denuncia per traffico di merci illecite. Ma la sua situazione sta diventando sempre più grave, in quanto accusato anche di false dichiarazioni e usurpazione di identità. In effetti in questura il prevenuto ha dichiarato di essere quello che in Italia si chiama Babbo Natale. Ma le forze dell'ordine hanno prontamente smentito la presunzione confrontando le foto del sospetto con quelle, che sono ormai di notorietà pubblica, del vero babbo natale. Le differenze sono notevoli. “Differenze, tra l'altro, facili da stabilire essendo che il Babbo Natale ufficiale è vestito di rosso (mentre il clandestino è vestito di verde) e ha i tratti somatici di un noto calciatore” ha dichiarato al telefono l'ufficiale della scientifica che ha condotto le indagini. Le autorità giudiziarie hanno dichiarato che il detenuto Claus (alias Nicola, alias Natale, alias Noel, alias Christmas, alias Nicolae...) rimarrà in detenzione fino a quando sarà stabilità la sua vera identità e nazionalità e stabilito dove dovrà essere espulso.
Come si fa a cacciare gli immigrati dal centro del paese? L’idea della giunta leghista di Alzano Lombardo, nella Bergamasca, è semplice e molto pratica: impedendogli di parcheggiare. Le strade sono strette e piazzare l’auto è un’impresa. Ora il Comune costruirà dei box, ma solo per "cittadini italiani". Se poi i vigili del sindaco Roberto Anelli saranno implacabili e termineranno l'opera a suon di multe (etniche), il disegno sarà completato (Leggi su Repubblica)
«Sono qua tranquillo, bello paciarotto, non sono stato arrestato. Le agenzie di stampa sbagliano». Così l’assessore Prosperini ieri sera in diretta ad Antenna. Smentisce in diretta il suo arresto mentre in casa stanno arrivando i finanzieri per la notifica del provvedimento. (Guarda il video)
Prosperini, esponente del Partito della libertà (Leggi mio vecchio articolo su questo blog), avrebbe ricevuto dal gruppo Profit una tangente da 230mila euro trovata dalla Guardia di Finanza di Milano su conti Ubs intestati a fiduciarie elvetiche e riconducibili a Prosperini. La mazzetta sarebbe stata stornata dalla campagna pubblicitaria 2008-2010 da 7,5 milioni di euro concepita per promuovere le bellezze della Lombardia in tivù. Quei soldi sono finiti tutti alle televisioni di Lagostena Bassi, che, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe "ringraziato" l´assessore regionale con un regalino in contanti. In cambio, Prosperini avrebbe avuto anche spazi televisivi adeguati per promuovere la propria immagine soprattutto in concomitanza con gli appuntamenti elettorali. La guardia di finanza ha anche acquisito documentazione e fatture precedenti, a partire dal 2003, e che potrebbero coinvolgere anche altre emittenti televisive, come Antenna Tre, Telelombardia e Telecity. Secondo l´accusa Prosperini avrebbe ricevuto prestazioni gratuite per 200mila euro da Teleombardia e Telecity. Da Radioreporter, invece, l´assessore avrebbe ottenuto 19 interviste per promuovere la propria immagine pubblica. L´arresto su ordinanza del giudice Andrea Ghinetti è avvenuto proprio mentre Prosperini era in collegamento telefonico con la trasmissione Forte e chiaro di Antenna Tre. (Leggi su Repubblica)
di Pap khouma, Repubblica
Affittasi appartamento, "no animali, no stranieri". Bar in centro cerca cameriere, "astenersi extracomunitari". Affitto bilocale in zona Sarpi, "solo italiani, no cinesi". Gli annunci come questi, relativi all’area milanese, su Internet sono centinaia. A pubblicarli sono i maggiori portali di compravendita immobiliare e di offerte di lavoro, da Subito.it a Secondamano. Inserzioni fatte da aziende, proprietari di casa e agenzie. "Simili inserzioni, fino a qualche mese fa, non esistevano quasi — dice Maurizio Crippa, responsabile dell’orientamento al lavoro della Cgil milanese — ora ne compaiono a decine ogni giorno". Crippa, che costantemente scandaglia la rete in cerca di annunci, fornisce una spiegazione del fenomeno, semplice quanto brutale: "Nel montante clima di odio per gli stranieri, il razzismo sembra non avere più bisogno di nascondersi". Per quanto riguarda le offerte di lavoro, c’è poi l’influenza della crisi, "che spinge molti a privilegiare gli italiani nelle sempre più rare assunzioni". E così tornano sul web, questa volta contro gli immigrati, quei cartelli che nella Milano anni Sessanta avvisavano che "non si affitta ai meridionali". O che in periodi più tristi della Storia vietavano l’ingresso nei negozi "ai cani e agli ebrei". La febbre dell’esclusione dello straniero a Milano è un contagio trasversale. C’è il centralissimo caffè a due passi dal Policlinico, che sul portale Kijiji cerca "barista di bella presenza, max 22 anni, no straniero" e l’agenzia immobiliare di Trezzano sul Naviglio che negli annunci di affitto alterna le formule "no animali, no stranieri" e "no animali, solo italiani". La casa editrice pronta ad assumere magazzinieri "solo italiani" e il proprietario di una mansarda vicino al Politecnico che non vuole inquilini "extracomunitari".
Per la segnalazione di simili casi di discriminazione, in città è attivo uno sportello delle Acli convenzionato con l’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni raziali (Unar) della presidenza del consiglio dei ministri. L’avvocato Fiorella Landro, responsabile del servizio legale, spiega: "Nonostante il proliferare di questi annunci, le denunce sono poche, segno che gli stranieri hanno paura a esporsi. Dovrebbero essere gli italiani a chiamare". Al numero verde nazionale dell’Unar, nell’ultimo anno le presunte discriminazioni "su base razziale" segnalate sono 800, in 320 casi sfociate in procedimenti legali. "Nel 24 per cento dei casi si tratta di discriminazioni nell’accesso al lavoro — dice Pietro Vulpiani, antropologo e tecnico dell’Unar — Nel 16 per cento, il problema per lo straniero è proprio trovare casa". Per Dario Guazzoni, presidente dell’associazione milanese degli amministratori di condominio Anaci, "l’ostilità nei confronti degli stranieri è irrazionale, visto che la conflittualità fra condòmini non aumenta con la presenza degli extracomunitari. E anche nella puntualità sui pagamenti dell’affitto, gli stranieri sono mediamente più ligi degli italiani. Il problema è culturale". Per quanto riguarda l’esplicita esclusione degli stranieri negli annunci di lavoro, invece, il razzismo spesso nasconde un calcolo economico. Per Crippa, "scrivendo "solo italiani", il datore lancia un messaggio allo straniero: per avere il posto, devi accettare di essere pagato meno". I casi raccolti da Cgil sono da incubo: lavapiatti cinesi full-time a 500 euro al mese, camerieri nordafricani a 600 euro, commesse moldave che in negozi di abbigliamento guadagnano 750 euro anziché i 1.000 previsti. "Nel caso delle moldave — dice Crippa — l’annuncio era chiaro: non volevano stranieri. Quindi, facendole lavorare, l’azienda ha fatto loro un favore".
A vietare gli annunci discriminatori è il decreto legislativo 215 del 2003, che introduce "la parità di trattamento, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica". Se il cittadino che fa l’annuncio non rischia nulla dal punto di vista legale, la norma obbliga invece chi pubblica le inserzioni a pagare risarcimenti. Il primo processo è in corso a Roma: su segnalazione dell’Unar, l’unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo ha avviato una causa civile nei confronti del giornale di annunci Portaportese, che aveva pubblicato segnalazioni come "non si affitta a persone di colore" e "solo studentesse italiane". La sentenza, attesa entro un anno, è destinata a fare scuola. "Abbiamo chiesto di condannare il direttore del giornale a un risarcimento, e i soldi saranno poi spesi in campagne contro la discriminazione — dice l’avvocato Antongiulio Lana, che segue la pratica — ma l’importante è che la sentenza metta un freno a una pratica discriminatoria che è sempre più evidente". (Fonte: Repubblica)